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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

mercoledì 29 aprile 2009

Pollino Forever


Chi poteva immaginare di trovare condizioni tipicamente invernali e tanta neve il 25 Aprile sul Pollino. Da non credere!Eppure,in mezzo a tante brutte giornate siamo riusciti a scorgere un’isola di sereno proprio quel giorno. Ma partiamo dall’inizio. Sveglia alle 3 del mattino e partenza alle 4 per Morano Calabro,splendido presepe arroccato su un colle alle falde del Pollino e da qualche tempo anche “Borgo d’Italia”.Mi sento particolarmente motivato. Nel buio una stella cadente riga il cielo terso quasi a schiantarsi sulla sagoma scura dei monti. Lungo il tragitto in un’ autostrada deserta ,dallo stereo a volume sostenuto le note dell’ultimo disco di Avril Lavigne mi accompagnano dandomi la carica giusta.Ad aspettarmi c’è Mimmo che vedo sbucare da un vicoletto armato di zaino,bastoncini e attrezzatura varia. Davvero encomiabile la sua passione e il suo entusiasmo per la montagna. Durante la discesa mi racconterà di un incidente serio occorsogli in passato che non smorzò la sua voglia di andar per monti. Pensando alla scarsità di neve decidiamo di attaccare il versante N di Monte Pollino. La via è quella che qualche anno fa chiamai “Via dei Lupi”per le numerose orme di lupo rinvenute lungo la marcia. Il canale si sviluppa a sinistra della “Grande Frana”.Anche la temperatura è alquanto bassa per questo periodo, tra 0 e 2° a Colle Impiso alle 6.


Consapevoli che si sarebbero innalzate rapidamente ci avviamo per raggiungere i Piani almeno alle 7.30 e al canalone alle 8 per trovarlo in condizione. Dall’Impiso ai piani una spettacolare neve compatta rende la marcia agevolissima,quasi come se camminassimo sull’asfalto. A Piano Toscano viviamo uno spettacolo unico,la bruma dell’alba si alza dalla conca nevosa ai piedi di Serra delle Ciavole rendendo magica l’atmosfera. Milioni di anni fa era un antico lago pleistocenico prosciugatosi per l’apertura di antichi inghiottitoi. Sembra di essere i protagonisti del “Signore degli Anelli” che vagano nella Terra di Mezzo. Non voglio essere retorico,ma pur avendo calcato questi luoghi decine di volte,è sempre diverso; come osservare i tramonti,nessuno identico all’altro. Oggi è un luminoso giorno di eccezionale bellezza. Risaliamo il ripido pendio del canale di slancio e senza tanti patemi, con l’impeto di due bimbi presi dal loro gioco preferito. La neve non è ghiacciata(non potevamo pretendere anche questo),ma abbastanza compatta da rendere indispensabile l’uso dei ramponi. Un’ora più tardi e la neve sarebbe stata una “pappetta”.Dopo il canale l’ultima rampa ci porta sulla spalla principale e poi in vetta. Sono le 9.30.

Tutto meravigliosamente perfetto:le condizioni,la temperatura,la visibilità,anche se la valle è ricoperta da uno strato di foschia e qualche nube si addensa sul vicino Dolcedorme.



Foto di rito e discesa per il canale sud-ovest che è ricoperto di uno spesso manto di neve. Incredibile spettacolo di rocce e pini loricati. Mimmo mi mostra tutte le possibili vie di risalita su ghiaccio che questo versante offre. Non potrò mai dimenticare l’avventurosa risalita dello stesso il 6 Gennaio 2008 in piena bufera di neve e raffiche di vento spaventose insieme agli eroici Franco e Max. La nostra ciliegina sulla torta è di provare a risalire la parte più ripida di uno di questi canali (ca. 60°) con la tecnica della “piolet-traction”.Che sballo ragazzi!! Ormai non ci resta che buttarci lungo la linea di massima pendenza verso il Colle Gaudolino e via verso l’auto. Un prato fiorito di gialli crochi da immortalare e il Pollino invernale ci saluta così lasciando spazio alla primavera e al disgelo. Si! Il nostro Pollino,Pollino Forever.









lunedì 6 aprile 2009

Via Pietra Colonna al Dolcedorme

In questo momento di cordoglio voglio esprimere la piena solidarietà alle vittime del terremoto in Abruzzo.Vivendo in una zona ad alta densità sismica mi sento particolarmente coinvolto e partecipe. La mia speranza è che le vittime non aumentino ulteriormente e che tutti possano operare attivamente per il bene della popolazione colpita da questa immane tragedia.



“Il Dolcedorme comanda a Sud.”Queste le parole del mio amico Mimmo dopo essere scesi dal versante Sud della Grande Montagna calabrese.Rispetto a quello opposto,più “morbido”e accessibile;a sud il Dolcedorme è una bastionata rocciosa,aderta,imponente,strapiombante,sicuramente non da tutti,un vero dedalo di canali,creste e pareti rocciose in ogni dove. La via che abbiamo realizzato è un’alpinistica d’eccellenza in tutto il Parco del Pollino: la risalita del canalone che porta direttamente alla vetta di Serra Dolcedorme,chiamata “Pietra Colonna”perché al culmine d’esso sorge un curioso monolito piatto e sottile che visto di taglio appare di forma colonnare.

Questo percorso lo avevamo già affrontato altre volte ma,a causa di passaggi insuperabili che incontravamo lungo la via eravamo costretti sempre ad effettuare una deviazione sulla sinistra nel bosco ripido di pini loricati,chiamata “Bretella”che reinnestava proprio a ridosso del monolito Pietra Colonna.Questa volta,più agguerriti che mai e con attrezzatura alpinistica ci siamo promessi di risalire il canale seguendo il tracciato integralmente,cioè senza abbandonarlo mai o aggirarne gli ostacoli.

Partenza da Valle Piana (m.900) alle 6.15.La giornata non è solare ma ideale vista l’esposizione a sud. Dopo aver valicato il Passo di Valle Cupa a 1317 m. ci dirigiamo verso l’attacco del canale che inizialmente risulta sgombero di neve. Per evitare la marcia sulla pietraia proseguiamo lungo il sentiero salendo di quota in modo da “prenderlo”con la neve. Giunti all’attacco tastiamo il terreno per verificare la compattezza dello strato nevoso che risulta perfetto,tanto che si potrebbero già calzare i ramponi. Davanti a noi l’effetto di una slavina staccatasi una ventina di giorni addietro a causa del cospicuo innevamento dell’inverno. Pare di trovarci davanti alle morene dell’Aconcagua. Ramponi ai piedi si procede legati in cordata perché la pendenza via via va ad aumentare: inizialmente con 35° fino a toccare punte di 65,70° in alto.

Superiamo agevolmente il “Crepaccio”,un masso enorme che con la neve a ridosso forma ai suoi bordi un pericoloso buco. L’ultima volta ci aveva costretto ad aggirarlo a sinistra. Lo strato ghiacciato che lo ricopriva non ci dava nessuna possibilità di arrampicare. Più su incontriamo il primo vero ostacolo,un masso levigato che ci sbarra la strada (il “Liscione”).Unico modo per superarlo è quello di sfruttare una fessura a sinistra,bagnata e invasa in parte da una brutta neve. I ramponi raschiano la roccia ma continuano inesorabilmente a scivolare.Al primo tentativo,Mimmo rischia anche di cadere e non vi è possibilità di fare sicura. Provo io al centro del roccione ma non ci sono appigli,e le punte dei ramponi non trovano appoggi. Dopo un faticosissimo tentativo lungo la fessura che costringono Mimmo a movimenti contorti e difficoltosi si riesce a vincere l’ostacolo.

La seconda difficoltà è in agguato poco più in alto,una parete di una quindicina di metri che all’apparenza sembra più abbordabile (“La radice magica”).Questa volta facciamo sicura sfruttando un tronco di un piccolo albero qualche metro in alto sulla destra,in una posizione scomoda per evitare di trovarsi sulla traiettoria di eventuali cadute di pietre. Mimmo,da primo attrezza una protezione (cordino attorno una grossa radice) e una seconda (chiodo) poco più su. Infine la sosta e salgo io. Senza smontare la sosta vado io da primo e supero non senza difficoltà un pericoloso pendio invaso da erba e pietrisco fino a raggiungere un loricato in modo tale da attrezzare la sosta e assicurare Mimmo che sale subito dopo.

I tempi morti di questi tre tiri di corda (due di 20 m. e uno di 15) ci fanno perdere circa un’ora rispetto alla tabella di marcia ma va bene così. In queste situazioni ciò che proprio bisogna evitare è di avere fretta. Da lì in avanti si prosegue in conserva. Raggiungiamo Pietra Colonna,nome dato al monolito da Eugenio Iannelli e Salvatore Sisca (Cai Castrovillari) che per primi lo scoprirono venendo però dall’alto. Il paesaggio è irreale. I “Denti” e la “Bocca” del Dolcedorme troneggiano alla nostra sinistra con i vari canali che qui confluiscono invasi da maestosi pini loricati.Il pendio sempre ripidissimo punta dritto verso la cresta. Alla nostra sinistra una interessante variante per raggiungere la cima:una spettacolare lingua di neve che sale sulla Bocca del Dolcedorme.La tentazione è forte ma la stanchezza ci fa desistere,preferiamo continuare su terreni a noi già noti. Magari esploreremo il canale venendo da sopra un’altra volta. Ormai è fatta,dopo un ultimo intenso sforzo siamo in cresta a pochi metri dalla vetta alle 12 in punto.

Folate di nebbia giungono da S-E e rendono il paesaggio innevato attorno a noi ancora più surreale,magico. Tutta la fatica dei 1367 m.di dislivello su un percorso di misto estremamente accidentato e dalle forti pendenze è ripagato da sublimi visioni .Oggi su questa splendida montagna non c’è nessuno e regna un silenzio assoluto,quasi musicale.Crediamo che Sua Maestà il Dolcedorme abbia voluto premiare l’audacia di due temerari che lo hanno scalato certamente per la via più difficile.