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mercoledì 20 gennaio 2010

Con il cuore e con lo spirito






Raggiunto “Campo Base” ci attende l’enorme tronco secco riverso in terra. Sono trascorse 4 ore da quando abbiamo lasciato il fuoristrada a Valle Piana (900 m.)e siamo notevolmente stanchi e provati. La via è stata resa proibitiva dalle abbondanti nevicate dei giorni precedenti,30,40 centimetri di neve farinosa e ogni passo una via crucis. Ingannati dalle basse temperature registrate nella notte abbiamo deciso ugualmente di muoverci sperando di trovare ghiaccio a sud. Abbiamo cavalcato lo spettacolare crestone dei loricati attraverso passaggi aerei e tecnici nel superare roccioni e labili creste innevate tra i pini neri prima e i pini loricati più in alto. La “Direttissima” al Dolcedorme è di per se una via estremamente dura che richiede impegno e forza di volontà non indifferenti per colmare i 1367 m. di dislivello ma non immaginavamo di dover strappare dal profondo del nostro animo tutto lo spirito e l’ardore necessario a vincere oggi questo avversario formidabile in condizioni estreme.

Proviamo a ripartire ma lo spessore di questa maledetta neve aumenta toccando i 50 centimetri,tanti da scoraggiare e sfiancare anche il più impavido e il più motivato a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ma il Dolcedorme si erge dinanzi a noi come una immensa scultura di cristallo e ci invita .Il suo richiamo è ipnotico come quello delle sirene di Ulisse e non sappiamo resistere. Pensiamo di raggiungere il canalone centrale dopo il lungo traverso nel bosco per ridiscendere. La rinuncia oggi sembra inevitabile. Troppi i 300 metri da colmare da lì in avanti per il ripidissimo canale con quella neve alta.



Il mio compagno raggiunge per primo il grande pino loricato che segna l’attacco al canalone e lancia un urlo che squarcia il silenzio e la pace di quel luogo magico,una perfetta fusione di rocce e ghiaccio con i grandi pini che adornano il paesaggio. E’ un grido di guerra,l’estrema volontà a proseguire,a dare tutto se stessi. Non può finire così,con la coda tra le gambe. Ho più volte ricordato durante la salita come in passato raramente sia stato costretto a rinunciare. Oggi invece è quasi una certezza.

Ma ecco realizzarsi un piccolo miracolo,nel canale la neve diventa più compatta dandoci la possibilità di salire più agevolmente e soffrire di meno. In alcuni tratti gradinando entrano solo le punte degli scarponi. E’ l’esiguo vantaggio che ci concede la montagna. Cerchiamo allora di giocarci questo importante jolly ma la “benzina” è finita;solo la forza di volontà e qualche zolletta di zucchero ci forniscono quel pò di carburante quanto basta per arrivare in vetta. Si!Proprio l’agognata vetta oggi quasi impossibile,invincibile.

Raggiunta la cresta dirò al mio compagno di fermarci ad una ventina di metri dall’omino di pietra che segna la cima,che per me è comunque fatta ,per non profanare quel fazzoletto di roccia che oggi doveva a tutti i costi restare inviolato.


sabato 2 gennaio 2010

La via della neve


Neve e gelo al Nord,caldo e scirocco dalle mie parti (a Palermo c’è chi fa il bagno).Un 26 Dicembre anomalo e strano che ci costringe ancora una volta a cercare la neve con la lente di ingrandimento. Mi sembra di essere “l’uomo all’albero” di Luna Rossa attento a fiutare il vento,in questo caso la neve. E paradossalmente dirigendoci col fuoristrada verso Colle Impiso,nostra località di partenza ,lungo la strada troviamo a tratti abbondante neve non spalata che fa danzare l’auto,mentre le montagne attorno sono asciutte. Ed invece di fare una bella invernale ci toccherà andare “per margherite”. Solo i versanti a Nord-Est e Sud-Ovest in ombra potrebbero alimentare le nostre speranze. Oggi sono in compagnia di tre agguerriti soci del “Gruppo Speleo del Pollino” di Morano Calabro,il suo presidente Roberto (un veterano del Pollino),Natale e Mimmo.




Imbocchiamo il sentiero che conduce a Gaudolino indecisi sul da farsi. A Vaquarro Roberto opta per la Nord del Pollino,straordinaria e adrenalinica se c’è ghiaccio. Oggi purtroppo non è così e allora,in alternativa propongo il canalone Sud-Ovest,molto più avvincente se innevato. La mia mente corre a quel 6 Gennaio 2008 quando in compagnia di due “pazzi”quali Massimo e Salvatore detto “U Lupu”lo affrontammo in condizioni meteo proibitive e senza ramponi. Il vento sulla cresta era così forte da farci quasi volare via se non procedevamo carponi. Massimo chiamò la via “I diavoli ballano sul Pollino”.Vedere il video per credere (Pollino,Canale Sud-Ovest)Da Gaudolino constatiamo che anche il canale Sud-Ovest è privo di neve nel tratto più bello in alto. In una delle sue diramazioni di destra invece sembra zigzagare una interessante lingua di neve. Dunque si va. Il canale è molto bello,l’ambiente favoloso. I pini loricati dalle forme più bizzarre si fondono e si amalgamano perfettamente con le rocce tutt’intorno,sembra di stare in un gigantesco giardino bonsai.

Nella faggeta ci si alterna a procedere su chiazze innevate (una ventina di centimetri) e zone completamente asciutte. Facciamo una sosta per rifocillarci all’ombra del grande pino loricato da cui parte il canalone e le sue varianti. Roberto e Natale estraggono dagli zaini i “Cannariculi” e le “Vecchiarelle” dolcetti tipici della cucina calabrese che fanno parte della tradizione popolare, antichi e molto poveri, fatti con farina,vino , aromi e poi il miele alla fine ; le nostre arance,profumate e succose ed infine un goccetto di grappa alla Genziana che mette il turbo dentro. Altro che barrette energetiche e altre “schifezze”varie.




Nella progressione Mimmo e Roberto sono molto veloci,io vado con più calma per fare le mie foto,Natale si lamenta che sono “dei casi clinici”,non vale la pena stargli dietro. Prima di raggiungere la cresta sommitale mi concedo anche una breve arrampicata incuneandomi all’interno di un canalino roccioso ed infine la vetta, i 2248 m. di Monte Pollino sono nostri. Addirittura c’è meno neve rispetto all’8 Dicembre in occasione della salita al Dolcedorme per la “Rampetta tranquilla”.Vuol dire che per le invernali ancora dobbiamo aspettare.

Per la discesa impegniamo la parete Nord tenendoci a sinistra lungo la cresta per osservare alcune formazioni di Pino Loricato davvero spettacolari. Due di essi,slanciati ed eleganti si stagliano sulla Serra del Prete e rivedo la stessa immagine scattata una trentina di anni fa da Giorgio Braschi pubblicata nella sua mitica guida “Sui sentieri del Pollino”.Più in basso Mimmo ci fa notare il ceppo secco di quello che doveva essere un gigantesco pino loricato,da competere sicuramente con il “Patriarca” del Pollino. Peccato non esista più.



Il ritorno è per il sentiero che congiunge i Piani di Pollino e Colle Gaudolino e poi verso l’Impiso.Per me è stato un vero piacere fare nuove conoscenze,Roberto e Natale , condividendo in tal modo la stessa passione per le nostre belle montagne. All’Impiso,udite udite ci imbattiamo nel mezzo spalaneve e spargisale (mai visto sul Pollino)che ripulisce la strada che porta al rifugio De Gasperi chiuso per l’ennesima volta per lavori di restauro. Speriamo che riapra al più presto e possa divenire il polo di attrazione per chi ama il Pollino. Più su vediamo infatti una allegra famigliola attrezzata di sci e snow-board e questo la dice lunga sul potenziale che la nostra montagna ha da offrire. Forse l’idea di realizzare una pista da sci con relativa cabinovia sul versante Nord di Serra del Prete e un rifugio ai Piani di Pollino non sarebbe male. Darebbe così un forte impulso alle attività di montagna volto a far decollare finalmente il nostro Parco gestito con una mentalità troppo chiusa alla ricettività e al turismo intelligente. Per ora questa è la triste realtà. Peccato che il più esteso parco d’Italia debba avere questo destino.