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giovedì 13 ottobre 2011

Timpa di S.Lorenzo via "Lamia"


Emblematica l’osservazione del “massaro” ,una volta sbucati attraverso non poche difficoltà alla sua fattoria dopo la discesa dalla Timpa di S.Anna districandoci nella  fitta macchia della valle del Raganello.  Descrivendo per sommi capi l’itinerario appena compiuto avrebbe domandato: “ma vuj siti just’i capa?”Traduzione: “ma voi,siete a posto con la testa?”La risposta scontata la lascio a voi. Un percorso estremamente difficile in un ambiente severo,primordiale,selvaggio come solo la zona del Raganello – Timpa di S.Lorenzo sa offrire. L’idea era quella di ripetere un itinerario per la Timpa di S.Lorenzo fatto molti anni fa con Francesco di Morano.Questa volta a seguirmi con il suo inesauribile entusiasmo è Gianni che non si tira mai indietro ad’ogni chiamata.
Poco dopo l’alba,in auto raggiungiamo e superiamo Colle Marcione fino alla masseria Francomano dove termina l’asfalto ( più “sfatto” che asfalto. Chissà quando e chi rinnoverà il manto stradale di questa bellissima e panoramica stradina).Qualche decina di metri oltre si stacca una sterrata che dai 1050 m. di quota porta in basso verso un’altra masseria e poi,ricercando la labile traccia di un sentiero giunge agli 800 m. del greto del Raganello,alla base della straordinaria parete Ovest della Timpa di S.Lorenzo,impressionante monoclinale calcarea,fra le più imponenti di tutti gli Appennini.In questo punto la parete a strapiombo si innalza per 800 m. Siamo alla “Lamia”,una ripidissima conoide detritica parzialmente cementata dal calcare posta proprio sulla verticale della vetta della Timpa. Almeno così la ricordavo diversi anni fa. Ora quasi completamente ricoperta di fitta macchia impenetrabile , molto erosa e franata nelle parti scoperte. Difficile la scalata fino all’attacco del “cengione” per via del pietrisco scivoloso che rende il terreno estremamente instabile e pericoloso. Spettacolare poi il “liscione” che fiancheggia la Lamia.Ne percorriamo un tratto con estrema cautela,da farsi tutto in “aderenza” e guai scivolare.

Ritroviamo i segni rossi e bianco-rossi del sentiero che si sviluppa verso sinistra “in concordanza con l’inclinazione degli strati rocciosi lungo la linea di contatto tra il lastrone su cui poggia S.Anna,e il resto della sovrastante immensa parete rocciosa”(G.Braschi). Anche la cengia appena descritta la ricordavo piuttosto spoglia,ora ricoperta di rigogliosa vegetazione. Quasi alla fine d’essa rinveniamo dapprima la grotta di “Tozze” e subito dopo il caratteristico arco naturale detto “Occhio di S.Anna”.Spettacolare colpo d’occhio(scusate il gioco di parole)affacciandovisi per ammirare gli strapiombi di S.Anna. Da qui  il sentiero risale verso il Fosso di S.Anna nei pressi del quale vi è la Masseria Armentano.

Una bella fatica,ma siamo solo a metà. Guardando di fronte vi è una evidente spaccatura nel crinale N. della Timpa.E’ li in mezzo che bisogna passare senza percorso obbligato risalendo dapprima un ripido canalone che termina nei pressi di un “Sassone”. Qui incrociamo il sentiero della normale proveniente da Colle di Conca dove nel frattempo sopraggiunge un gruppetto di escursionisti pugliesi. Questo è l’itinerario più frequentato e facile per la Timpa perché  il Colle di Conca è facilmente raggiungibile in fuoristrada da S.Lorenzo Bellizzi o da Terranova del Pollino. Il sentiero,molto bello e ben sistemato pazientemente con pietre ai lati porta ad un belvedere che permette di ammirare in tutta la sua bellezza la lussureggiante Valle del Raganello,l’immenso bosco della Fagosa con il Dolcedorme che si staglia su tutto.

Da questo punto,il sentiero,accidentato ma divertente zigzaga tra le rocce fino alla crestina finale di vetta. Panorama indimenticabile dalla cima della Timpa,sull’anfiteatro di vetta e su tutte le cime che compongono la mitica “Attraversata dell’Infinito”.Puntando lo sguardo di fronte rinveniamo quel minuscolo puntolino che è la mia auto. Servirebbe adesso un bel parapendio per raggiungerla in qualche minuto,ma aimè dobbiamo rifare tutto a piedi puntando il Fosso di Anna verso la chiesetta. Da questa rustica ed isolata cappella edificata a 1268 m.,la domenica successiva al 26 Luglio muove una processione sul Piano di S.Anna,”relitto folklorico di rara autenticità”(L.Troccoli).Discendiamo così il fianco sinistro della Timpa di S.Anna rintracciando una stradaccia realizzata forse con una pala meccanica che penetra letteralmente nella macchia di ginestre fino al fosso paludoso in cui confluiscono diversi rigagnoli che danno vita al Raganello.Nei pressi sorge un rudere quasi completamente avvolto dalla vegetazione. E’ davvero straordinario vedere in questi luoghi così isolati mandrie di mucche pascolare placidamente con i pastori a distanza.

L’ultima irta salita attraverso i campi fino alla masseria e alla strada che incrociamo subito dopo,e gli ultimi 6 chilometri prima di tornare all’auto molto provati ma immensamente soddisfatti. Dunque,”simu just’i capa?”