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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

lunedì 28 novembre 2011

Sul Monte La Caccia



Un territorio dai forti contrasti cromatici,geomorfologici e climatici. Salire su Monte La Caccia (1744 m.)nel periodo autunnale è un’esperienza molto particolare. Siamo all’estremo lembo sud-occidentale di questo immenso parco del Pollino,nel settore chiamati “Monti di Orsomarso”,caratterizzato da vertiginose pareti,aguzze e seghettate che ad occidente si “gettano” letteralmente sul mare,ad oriente precipitano nelle profondi vallate dell’Esaro e del Corvino. Appartengono a  questo fantastico areale la Montea (1825 m.),il Petricelle(1758 m.),il Faghittello (1432 m.),Serra Croce (1438 m.) e Cannittello (1464 m.).Giungendo dalla ss 18 direzione Belvedere Marittimo la montagna si staglia di fronte in tutta la sua imponenza ,una “montagna sul mare” come l’ho definita in altre occasioni.




Con Pasquale arranchiamo in auto fino alla ridente frazioncina di Trifari posta a 734 m. da dove parte uno spettacolare e panoramicissimo sentiero che dapprima raggiunge una edicola votiva,poi lambisce la base dell’ immane parete sud-ovest de La Caccia ed infine attraversando un’ampia zona erosa,dopo due ore di cammino conduce al Rifugio Belvedere a 1355 m. realizzato dall’Associazione “Amici della Montagna” nel 2004. Insieme al piccolo capanno Gaudolino posto alle falde del Pollino è l’unico rifugio di tipo alpino in tutto il territorio del Pollino, raggiungibile soltanto a piedi.

Recentemente girano voci relative alla realizzazione di un bivacco nel versante sud del Dolcedorme,staremo a vedere. A farci compagnia in una fresca e ventilata giornata di Novembre un asky,con al collo un guinzaglio cortissimo fatto di corda,segno evidentemente di maltrattamenti. Purtroppo non riusciamo a levarglielo. Il simpatico e giocherellone cagnolino ci seguirà quasi fino in vetta dileguandosi infine nel vallone del Castrito e facendo perdere ogni traccia.

Durante la marcia notiamo in lontananza un curioso blocco monolitico molto simile ai “Moai” dell’isola di Pasqua,con lo sguardo rivolto lievemente verso l’alto in direzione del mare. Finalmente siamo al rifugio dove un operaio sta facendo alcuni lavori di manutenzione. Quì un vento freddo e fortissimo spazza tutta la Valle dell’Esaro,e in direzione Montea nuvoloni neri danzano minacciosi sfaldandosi però alla “vista”del mare. Facciamo una sosta all’interno della piccola Cappella della Croce rifocillandoci ed estraendo dagli zaini qualcosa di più pesante da indossare. Aimè,non ho i guanti,e questo è un errore che non si deve commettere visto il loro peso insignificante. Sul costone aderto che si stacca dalla Croce costellato di scheletrici pini loricati il vento fortissimo ci fa traballare non poco costringendomi a tenere le mani in tasca fino al crinale principale.


 
La vista sulla parete sud-ovest che si staglia sul Tirreno è fantastica. Si resta sbalorditi osservando numerosi pini loricati che vegetano senza problemi sugli strapiombi e ancor di più ammirando le evoluzioni  in aria di una coppia di aquile reali che con il loro classico volo a spirale risalgono le correnti ascensionali con estrema disinvoltura per nulla infastidite dal vento.




Sulla cresta principale lo scenario cambia radicalmente:da un ambiente di tipo arido-mediterraneo si passa a quello freddo-umido della faggeta esposta a nord,dove dense folate di nebbia ci investono rendendo il paesaggio arcano e misterioso. Intanto gli occhi corrono ai dirupi impressionanti osservati prima dal basso.



Finalmente in vetta. Foto di rito con sfondo mare e via di corsa. Il vento impetuoso infatti non ci permette di restare a lungo in quel luogo magico. Sulla via del ritorno uno splendido sole riflette sulle azzurre e cristalline acque del Tirreno accompagnandoci fino all’auto.