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lunedì 28 maggio 2012

La misteriosa Manfriana Orientale



Domenica 20 Maggio 2012. Metabolizzato l’inverno appena trascorso ho voglia di primavera,di sentire il profumo del Pollino fatto delle sue varie fragranze e poi,le orchidee selvatiche finalmente,gialle e viola. Con Gianni che scalpita da sette mesi pensiamo ad un percorso di cresta,uno dei più suggestivi di tutto il parco,il tratto della grandiosa “Cresta dell’Infinito” che parte dal Colle della Scala e raggiunge il misterioso Monte Manfriana.




Immagino l'emozione che provarono gli antichi greci una volta sbarcati a Sibari allorchè volsero lo sguardo verso Nord –Ovest, rapiti dal profilo di quella montagna molto somigliante al loro Monte Olimpo. Pensarono magari di edificare un tempio al dio Apollo sentendosi a casa loro. Probabilmente scelsero l’itinerario più facile dirigendosi verso il Raganello,risalendo la pendice che porta alla Timpa del Principe per raggiungere la cima bifida della Manfriana.Una volta lì avranno notato che le rocce calcaree del posto si prestavano ad essere facilmente squadrate e così ne lavorarono venticinque blocchi in loco ,uno eccezionale in cui si nota la forma dell’architrave. Terminato il lavoro di scultura avrebbero dovuto trasportarle in cima ed assemblarle,ma qualcosa andò storto. Difficile capire cosa,  probabilmente il luogo impervio e le intemperie fecero desistere quegli antichi costruttori dal completare l’opera? Tutt’ora rimane un mistero. Sta di fatto che quei massi sono una antica testimonianza della colonizzazione greca nella nostra terra.


Troviamo anche residuati industriali di quella che fu una pagina amara per il Pollino,l’indiscriminato e massiccio disboscamento del Pollino da parte della Rueping,società tedesca che operò negli anni trenta. Basti osservare lo spessore dei cavi d’acciaio delle teleferiche per capire cosa trasportassero a valle. Peccato che interi boschi di abeti bianchi tra i più belli d’Italia siano andati distrutti. Oggi ne rimangono aimè solo pochi esemplari che vegetano  in ristrette aree del massiccio. In compenso vegetano i pini loricati, contorti e tozzi quanto splendidi e unici,muti testimoni delle generazioni passate che qui regnano sovrani. Il panorama:mozzafiato in tutte le direzioni a dominare l'intera Piana di Sibari con lo Jonio sullo sfondo,l'immenso bosco della Fagosa con la Valle del Raganello e la poderosa Timpa di S.Lorenzo. Ad Ovest il profilo alpestre di Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole e Serra Crispo.Ed infine,noi piccoli uomini che osiamo solcare queste terre forse senza capire pienamente di tornare indietro nel tempo,un tempo in cui uomini possenti e forti,in nome di nobili ideali  furono disposti a compiere eroiche gesta.





lunedì 7 maggio 2012

Dolcedorme Rampetta Tranquilla



Lunedì 30 Aprile 2012. Chiudiamo una buona stagione invernale sulla vetta del Parco e del Meridione,la Serra Dolcedorme,versante Nord dove pensiamo di trovare una delle ultime vie invernali in “condizione”.In realtà di neve ce n’è ancora tanta a partire dai 1600 metri di quota,ma il gran caldo degli ultimi giorni l’ha “mollata”di colpo. Un inverno davvero strano quest’anno, caratterizzato da notevoli nevicate nel mese di Febbraio ma dove i forti venti successivi  hanno letteralmente spazzato la neve dalle zone culminali accumulandola nei pendii sottostanti soprattutto nei versanti nord-orientali. Ed’è stato curioso osservare come negli altipiani e nei pendii non era difficile imbattersi in neve alta,fino ad un metro e trovare poi la cima completamente scoperta.

La via,da affrontare insieme a Pasquale è la “Rampetta Tranquilla”,aperta da me,Max,Domenico,Franco e Gigi  nel Dicembre 2009. Si parte  chiaramente da Colle dell’Impiso sull’asciutto e attraversando i piani di Vaquarro tappezzati di crochi scendiamo al Torrente Frido caratterizzato da una portata molto maggiore del normale quasi ad assumere l’aspetto di un fiume,a testimonianza del fatto che la neve a monte si sta sciogliendo in maniera assai rapida. Qualche centinaio di metri al di sotto della radura di Rummo appare la neve,da subito abbondante e i rami dei faggi prostrati ad ingombrare la traccia.

Giunti ai Piani lo scenario è maestoso. Accolti da un ovattato cielo blu intenso ci appaiono disposti a corona il Monte Pollino,Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole e Serra Crispo,quattro vette che superano i 2000 m. Per raggiungere l’attacco è necessario attraversare completamente il letto di questo antico lago pleistocenico fino a portarsi a ridosso del contrafforte settentrionale del Dolcedorme risalendo e superando un piccolo culmine posto a destra della “Fossa del Lupo”.Molto pittoreschi i laghetti che si formano dopo lo scioglimento della neve nei quali si specchia Serra delle Ciavole quasi completamente spoglia.

Però dopo un avvicinamento di tre ore risulta davvero breve l’ascensione per la rampetta,dapprima colma di neve e di botto finito,niente,a “raccogliere margherite”come direbbe l’amico Mimmo. Ormai non ci resta che raggiungere la vetta lungo la dorsale Nord-Ovest e imprimere i nostri pensieri nel libro di vetta,protetto da un contenitore metallico e avvolto da un bustone nero. Ultimi a salire la vetta un gruppo del Cai di Isola del Gran Sasso,il giorno precedente.

La stanchezza è insolitamente tanta,complice il gran caldo che soffro parecchio e ne approfitto,dopo aver consumato il panino per schiacciare un pisolino al Sole. Ci sarei rimasto fino alla sera,ma Pasquale mi chiama,è ora di tornare. Ridiscendiamo ai Piani,che a differenza dell’andata,vista l’ora,diventano una sorte di “lente di Archimede”,una fornace solare che ad attraversarli è quasi un incubo. Dopo otto ore di duro cammino siamo al punto di partenza. Ripartiamo e a Piano Ruggio è d’obbligo fermarsi al rifugio De Gasperi per una bella bibita fresca. Ora ricomincia la stagione estiva e speriamo di aprirla alla grande,sempre a caccia di nuove emozioni,nuove avventure e,magari nuovi amici.