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sabato 9 marzo 2013

Monte Alpi,"I Moschettieri"





















4 Marzo 2013.Finalmente dopo 10 anni (dico dieci!) tondi tondi realizziamo la prima ripetizione di questa entusiasmante via. Lunga,tecnica,impegnativa,difficile fino allo spasimo. Dall’uscita del canale proseguiremo lungo l’aerea cresta dell’Alpi fino in vetta a goderci uno spettacolare tramonto quale meritato premio per l’impresa compiuta. Ma andiamo per gradi. I primi conquistatori del marzo 2003 furono Montel,Ingaldo,Peragine e Polito. Ora i Moschettieri sono due,io e il prode Mimmo il quale si è letteralmente superato,ostacolo dopo ostacolo,salto dopo salto. Una via effettuata in sicurezza (tiri da 60 metri),e i tratti "tranquilli"  in“conserva” .








Il versante Ovest del Monte Alpi è una parete vertiginosa,gradonata che ricorda vagamente l’Eiger per la sua morfologia. Proprio nel mezzo parte il nostro canalone che sin dall’inizio impone la sua legge:dapprima bisogna risalire con attenzione un primo tratto a gradoni con massi instabili sino ad incontrare un salto roccioso di venti metri circa con colatoio laterale, quasi sempre privo di ghiaccio che bisogna superare in arrampicata (IV +).Ora un conto è arrampicare con pedule d’arrampicata senza zavorra,un altro è farlo con scarponi da ghiaccio e zaini pesanti  addosso. La “Cheminee” dell’ Alpi,posta a guardia del canale,impossibile aggirarla. Devi affrontarla e basta. Sosta su degli arbusti laterali in pendenza e via,si riparte attaccando con un lungo tiro nel primo tratto di canale molto estetico che si incassa piegando a destra, costeggiato da alte pareti rocciose,su neve compatta. 








































































Raggiungiamo il primo salto,cinque,sei metri,ghiacciato. Le nostre piccozze e i ramponi cominciano a fare scintille mentre cercano a forza di colpi decisi sul ghiaccio la presa migliore,quella che ti consente di superarlo atleticamente. Naturalmente proteggiamo il salto rinviando su più punti sfruttando sia bellissimi pini loricati che i vari arbusti presenti sul fondo del canale e sulle pareti circostanti,poi mediante la “posa in opera” di qualche chiodo da roccia e fittoni. Lo scenario tutt’intorno è sublime:il ghiaccio,le alte pareti rocciose,i pini loricati che ci osservano e il mastodontico Monte Sirino che occhieggia all’orizzonte,che con tutte le sue cime pare un piccolo Monte Rosa. Più in alto il secondo salto,più verticale e difficile e subito dopo il terzo ancora più complicato,causa il ghiaccio che a tratti si sfalda ai colpi di piccozze che stentano a trovare sicuri appoggi.






























































































Dopo il terzo salto il canale spiana leggermente e si apre a ventaglio,sovrastati da un’imponente torrione punteggiato da pini loricati dalle forme più bizzarre,alcuni dei quali affiorano dalle pareti verticali. A questo punto sarebbe possibile uscire a sinistra per una larga parete gradonata con pendenze che non superano i 50 gradi oppure più logicamente a destra dove il canale si incassa nuovamente e diviene più verticale. Nonostante la stanchezza accumulata optiamo per questa uscita più tecnica e difficile anche per dare un senso di completezza alla via. Seguiranno circa cento metri impegnativi con lunghi tratti 70 o 80 gradi.
































































Le difficoltà a questo punto si moltiplicano perché ci troviamo di fronte neve porosa. Le piccozze  non trovano appigli e i ramponi cedono. Per superare il primo risalto e raggiungere una piccola grotta dove sostare,Mimmo deve fare diversi tentativi,prima da destra,poi a sinistra e nuovamente a destra mentre io gli faccio sicura dal basso. Raggiunta la grotta dopo un estenuante sforzo (non ho mai visto Mimmo così provato) e attrezzata la sosta,parto io da primo dove risalgo una delicatissima rampa su neve morbida con una pendenza paurosa (70,75 gradi) per raggiungere un provvidenziale pino loricato contorto sulla destra su cui piazzare una fettuccia e rinviare. Ora mi sento più sicuro nell’affrontare l’ultimo difficile tratto fino all’uscita. Mancano circa trenta metri. Mentre mi faccio “strada”chiedo quanta corda mi è rimasta. Cinque metri grida Mimmo dall’anfratto in basso. Non ce la faccio a raggiungere l’uscita e riesco a sfruttare due alberelli per una ulteriore “audace” sosta e richiamare il compagno recuperando corda. Gli ultimi dieci metri sono suoi mentre io assicuro in una posizione molto scomoda. Ormai è fatta,all’uscita un urlo liberatorio sancisce la vittoria,i due moschettieri ce l’hanno fatta.




Come dicevo all’inizio,profondiamo un ultimo sforzo per risalire l’intera bellissima cresta innevata fino alla vetta,accompagnati dalle nostre ombre che si allungano sulle immacolate cornici  per concederci il piacere di un acceso tramonto all’orizzonte e poi giù,ridiscendendo per la “normale” con le lampade frontali ritornando all’auto accompagnati infine da un suggestivo e brillante cielo stellato.