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lunedì 23 maggio 2016

Pollinello Cresta Sud



Rieccomi a casa dopo la bella trasferta in terra d’Abruzzo. Lasciataci alle spalle una avarissima stagione invernale ripartiamo alla grande puntando ancora una volta il versante sud della bastionata rocciosa del Dolcedorme che dall’alto dei duemila metri precipita vertiginosamente verso valle. Questa volta con Pasquale decidiamo per il Pollinello, uno sperone roccioso alto 1820 m. prolungamento della cresta sud ovest del Pollino.



Il Pollinello è facilmente raggiungibile dal versante Nord partendo da Colle dell’Impiso percorrendo un comodissimo sentiero e non facendo più di 300 m. di dislivello. Dal versante sud la musica cambia completamente. Esso appare come un’ imponente piramide rocciosa tormentata, selvaggia e impervia raggiungibile impegnando un lungo crinale che giunge fino alla base delle pareti di vetta e successivamente aggirando la stessa verso destra, risalendo la cresta rocciosa terminale colmando ben 1100 metri di dislivello. Queste sono le caratteristiche di tutte le ascensioni da questo versante,quelle  che francamente amo di più.


La giornata di Sabato 7 Maggio è buona, solo un po’ disturbata da innocue folate di nubi alle quote più alte. Si parte dall’uscita dello svincolo di Morano Calabro, nei pressi di una fabbrica di manufatti di cemento e intraprendendo la strada bianca che passa proprio sotto l’autostrada. La pista non sempre evidente si inoltra in un boschetto di pini e ginestre seguendo un fosso dapprima asciutto fino ad inforrarsi nel punto in cui  lascia vedere le sue acque più a monte.


Per impegnare il crestone principale dobbiamo ritornare sui nostri passi per un centinaio di metri e salire direttamente il suo fianco passando in mezzo alla vegetazione che diventa in questo punto più rada. Al ritorno provvederemo a sistemare un piccolo ometto di pietra dove operare la deviazione, in ogni caso duecento metri dopo un piccolo cancelletto in legno adagiato a terra. Aimè notiamo purtroppo su qualche pino il caratteristico bozzolo della processionaria, che qualche anno fa fece stragi di questa conifera un po’ dappertutto alle quote medio basse.



Dal crinale il panorama si apre sulla Piana di Morano da una parte e sui versanti a sud del Dolcedorme e Celsa Bianca. Davanti a noi invece la piramide del Pollinello si staglia poderosa e imponente, aderta e festonata di pini loricati, alcuni dei quali fuoriescono addirittura dalle pareti verticali dicendola lunga sulla tenacia e sulle straordinarie capacità di adattamento di questa meraviglia della natura che non teme il clima rigido, i venti impetuosi e le più avverse delle intemperie riuscendo a vegetare fiero e  solitario anche negli anfratti rocciosi più inaccessibili.




























Un’altra meraviglia della natura è una coppia di enormi rapaci che volando a spirale e sfruttando le correnti ascensionali guadagna quota velocemente: la maestosa aquila reale che da queste parti nidifica e si riproduce. Dopo una bella pettata finalmente raggiungiamo la base della parete. A sinistra si va verso il grande ghiaione e subito dopo si risale per quella che tempo addietro abbiamo chiamato “La Direttissima” fatta da me due volte, un passaggio in arrampicata posto fra la parete Ovest del Pollinello e i contrafforti di Gaudorosso.





























Stavolta invece andiamo verso destra con l’intento di rasentare la parete fin dove all’altezza di un ghiaione parte una cresta che dapprima segue la linea Est Ovest e successivamente cambia direzione puntando verso Nord e quindi guadagnando infine la vetta del Pollinello. Noi decidiamo però di complicarci la vita anticipando questo passaggio e risalendo per cenge e passaggi alpinistici senza usare però alcuna attrezzatura.



Ora su questo argomento vorrei aprire una piccola parentesi traendo spunto da un racconto relativo al Monte Vettore di Antonio Palermi sul sito  www.auaa.it: “Questo itinerario lo si può classificare alpinistico. Non occorre attrezzatura particolare ma solo una predisposizione all'esposizione e la capacità di superare brevi paretine rocciose (I e II grado). Un alpinismo base, facile, ma sempre alpinismo. Spesso quando si parla di difficoltà si fa un po' di confusione, alcuni parlano di "zona grigia", cioè si quel terreno che non è più escursionismo perchè troppo difficile e non è alpinismo perchè troppo facile.


E' un falso problema. La scala alpinistica parla molto chiaro, esiste il grado tecnico e il grado d'impegno, se abbiamo passaggi di I grado sempre di gradi alpinistici stiamo parlando, se abbiamo F (Facile) come impegno, sempre di grado alpinistico stiamo parlando. Quindi, quando dobbiamo usare le mani per progredire, su di un terreno anche facile ma pericoloso, stiamo parlando di Alpinismo; quello con la A maiuscola.”



































La cresta sud del Pollinello che si tratti della Direttissima o quella fatta da noi come tante altre vie di questo versante è un esempio calzante, troppo impegnativa per un escursionistica ma, se si ha un minimo di esperienza alpinistica, diventa praticabile senza grosse difficoltà.



Continuando l’ascensione non può certamente sfuggire al nostro sguardo il triste fenomeno che ha colpito le faggete a cavallo tra Aprile e Maggio. Si nota chiaramente una fascia marrone come se gli alberi avessero assunto la veste autunnale. In realtà sono le foglie che il freddo dell’ultima settimana di Aprile ha bruciato, freddo che ha addirittura portato neve sui nostri monti e dove le temperature sono precipitate al di sotto dello zero, e questo subito dopo una fase di caldo.



 






























Purtroppo le  foglie bruciate non ricresceranno più per questa estate e probabilmente i nostri faggi saranno un po’  più spogli del normale, mentre per quanto riguarda i faggi stessi non dovrebbero aver subito danni di particolare rilievo. Un altro aspetto negativo di questo inverno anomalo ed ora di questa primavera capricciosa. Speriamo che la natura riuscirà a recuperare i suoi “sbalzi d’umore” per dirla con una frase dell’amico Roby Motta (sentierimoranesi.it).


Ritornando alla nostra ascensione continuiamo a seguire accuratamente il filo di cresta per tutta la sua lunghezza godendo appieno dello spettacolo dei dirupi rocciosi, i ghiaioni, le pareti e i pini loricati su di esse abbarbicati fino a raggiungere la vetta del Pollinello, quota 1820 m. Guardando verso Monte Pollino si notano ancora le tracce dell’ultima nevicata e solitario, svettante tra i faggi “autunnali” il Grande Patriarca del Pollino che Pasquale ritrae con lo zoom della sua reflex. Fa anche freddo e folate di nebbia a sprazzi avvolgono il paesaggio.



Non ci resta che consumare la nostra colazione ed intraprendere la via del ritorno che faremo non esattamente per la stessa via ma andando in direzione “Varco del Pollinello” cercando una via più comoda. Non è così perché spostandoci un po’ troppo verso Est ci imbattiamo nella barriera del muro roccioso posto tra il Pollinello e il Varco costringendoci a ripetuti saliscendi per trovare il passaggio meno esposto per guadagnare infine la base della cresta. Sarebbe convenuto semplicemente scendere seguendo a ritroso la via di cresta ma spostati leggermente a sinistra per procedere su un terreno più comodo. Si sa però che  con il senno di poi tutto diventa più facile.


Bella salita, faticosa ma rimunerativa, panorami grandiosi in tutte le direzioni e l’assoluta certezza che anche nel nostro profondo sud abbiamo stupende e superbe montagne.


Scarica la traccia GPX

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