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lunedì 15 gennaio 2018

Monte Alpi Mavavì

Sabato 6 Gennaio si torna in montagna. Con me ci sarà il socio Pasquale che non vedevo dallo scorso fine Giugno in occasione di una discesa torrentistica. Come al solito si valuta meteo e condizioni perché dopo un avvio scoppiettante dell'inverno ora si assiste ad una fase anticiclonica che innalza le temperature fino a 20 gradi al livello del mare proprio  dai tre giorni prima della data prefissata.































Il risultato prevedibile è che la cospicua quantità di neve caduta i giorni precedenti fino a 1400 m. di quota viene bollita nel giro di poco tempo soprattutto nei versanti a sud dove non ne rimane praticamente niente tranne qualche chiazza sulla sommità delle vette più alte.





Quindi si va verso le nord dove la neve deve essersi anche trasformata. Per quanto riguarda il Pollino continua a sussistere il problema della viabilità perché paradossalmente nonostante la quantità di neve non sia eccessiva l'unica via d'accesso a Colle dell'Impiso risulta transitabile solo con catene e richiede circa due ore di macchina dal mio paese. Si potrebbe anche andare ma preferiamo "buttarci" su una via di ghiaccio o misto a Nord di monte Alpi che dà sempre garanzie di riuscita. Poi considerando che la località di partenza e' raggiungibile in auto e l'avvicinamento all'attacco è breve, allora è fatta.



Ci organizziamo per una via di fianco Hansel e Gretel, fatta l'anno scorso ma giunti ai tornanti dove è visibile la parete nord rimaniamo di sasso perché è tutta una macchia di leopardo. Qualche canalone è abbastanza pieno ma le uscite sono tutte scoperte. Ci sono condizioni simili a quelle che si riscontrano a primavera inoltrata dalle nostre parti. Rischiamo di andare a fare dry tooling, la tecnica di progressione con piccozze su roccia invece che su ghiaccio.




Però ci sta una via che attira la nostra attenzione e pare sia innevata fino all'uscita, Mavavi', la più a destra del ventaglio di linee sulla parete nord. Portiamo l'attrezzatura necessaria perché la relazione parla di pendenze che vanno dai 55 ai 70 gradi. In realtà i 70 gradi non li abbiamo mai incontrati, direi che si toccano al massimo i 55.In compenso la neve è abbastanza portante nella prima parte nel bosco dove il canale appare dritto, stretto ed elegante.



All'uscita della vegetazione si apre ad anfiteatro delimitato da pareti rocciose alte una quindicina di metri. La neve è più compatta, a volte crostosa, a volte sfondosa e poi diventa ghiaccio. In prossimità delle rocce però si formano dei buchi profondi al nostro passaggio perché in effetti lo strato non è molto spesso. Decidiamo di salire slegati procedendo in scioltezza in una progressione divertente e non difficile.




Alle nostre spalle un anonimo monte Raparo dalla mole tondeggiante e completamente asciutto ci accompagna per tutta la nostra salita. Dopo un'ultima pettata sulla rampa finale sbuchiamo proprio sulla sella che separa il Pizzo Falcone, la vetta più elevata di Monte Alpi e Santa Croce. Dopo una breve pausa a scattare qualche foto profondiamo un ultimo sforzo impegnando proprio la parete nord del Pizzo Falcone completamente ghiacciata con l'intento di raggiungerne il suo culmine a 1901 m.



Da questo punto e su questa montagna isolata il panorama è assolutamente a trecentosessanta gradi coprendo una porzione vastissima di tre parchi nazionali: il Pollino, il Sirino e il Cilento per non parlare di varie cime dell'Appennino campano e poi le isole Eolie con lo Stromboli fumante, Alicudi e Filicudi e poi se si aguzza lo sguardo anche l'Etna innevato molto lontano.




Delle cime più elevate del Pollino si mettono in bella evidenza Serra del Prete, il Pollino, Serra Dolcedorme e una bellissima Serra delle Ciavole con la sua caratteristica forma trapezoidale. Di fronte si pongono invece i monti Zaccana e La Spina con il lago di Cogliandrino adagiato nella Val Sinni. Ad ovest sorge la poderosa mole del Sirino innevato e a seguire il Gelbison, Cervati e addirittura in lontananza riusciamo a scorgere anche la vetta del Panormo, la cima più alta dei Monti Alburni. Un panorama davvero mozzafiato complice la bellissima luce di questa giornata spettacolare.




Dopo esserci saziati gli occhi di tanta bellezza facciamo dietro front andando a riguadagnare la sella scendendo in diagonale per la parete ghiacciata (molta attenzione).Dalla sella risaliamo il pendio occidentale di Santa Croce completamente scoperta con i ramponi ai piedi. Curioso l'odore di zolfo generato dallo sfregamento tra le punte dei ramponi e le rocce.




Raggiungiamo in breve la vetta per scendere subito per la Neviera che è una lastra ghiacciata. Pare infatti che il ghiaccio migliore si trovasse proprio in questo versante. Scendere la Neviera in queste condizioni e con simili pendenze richiede la massima attenzione. Un errore qui potrebbe avere serie conseguenze.



Giunti alla parte bassa del fosso la neve diventa morbida e ad ogni passo si affonda fino all'anca (ogni passo un'imprecazione). Dopo questa piccola odissea finalmente guadagniamo il sentiero fermandoci a consumare il nostro meritato panino. Bella e rimunerativa ascensione in una giornata che sembrava essere nata male. Ora speriamo soltanto di ritrovare condizioni un po' più invernali per le prossime uscite. 


Panorami

















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