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sabato 1 giugno 2019

Gran Sasso Monte Corvo dallo Spigolo Ovest


Imponente, severo, selvaggio. Questi i caratteri che meglio descrivono a mio parere la natura del Monte Corvo.Esso sorge nel settore occidentale del Massiccio del Gran Sasso, del quale fanno parte anche il monte S.Franco,il Morrone, lo Jenca, il pizzo Camarda e le Malecoste.Decisamente fuori dai normali circuiti escursionistici del parco,la sua ascensione costituisce una sfida,da qual versante lo si affronti,imponendo sempre la sua dura legge di montagna difficile. 




Dal lago di Provvidenza,osservando il suo profilo di piramide isolata,perfetta e slanciata incute davvero timore.Il Corvo presenta tre vie classiche di salita,la cresta nord dalla valle del Crivellaro con qualche variante che coinvolge anche il Mozzone,la via normale che dopo aver attraversato la Valle del Chiarino transita per il vallone delle Solagne,dove sorge il rifugio Fioretti e i ruderi della masseria Vaccareccia.Il sentiero continua poi per la Sella del Venaquaro e risale la spalla sud ovest del Corvo.Infine dalla stessa Valle del Chiarino,nel punto in cui si apre il pianoro attrezzato del Castrato senza sentiero punta il vertiginoso Spigolo ovest,una cresta ripidissima e infinita che non da assolutamente tregua. 



Dai 1453 m dell’attacco senza soluzione di continuità ti conduce ai 2533 m. dell’anticima ovest,1100 m di dislivello quasi sempre a 45° di pendenza. Dall’anticima in poi la cresta si addolcisce notevolmente e assume un andamento sinuoso. Piegando decisamente a sud ovest permette di raggiungere l’agognata vetta a quota 2623 m. dove gli affacci sono mozzafiato in tutte le direzioni. 



Raggiungo L’Aquila il pomeriggio del 10 maggio in condizioni meteo molto instabili. Insieme a Gianluca concordiamo di anticipare la salita al sabato 11 invece di domenica perché arriverà un’altra poderosa ondata di maltempo con abbondanti nevicate. Sfruttiamo pertanto l’unica finestra utile di tempo discreto in mezzo al brutto che si protrae dall’inizio del mese e insisterà anche dopo. 



Anche se il mattino successivo come da previsione è sereno e non c’è vento penso alla notevole lunghezza del percorso, alle condizioni della neve che troveremo in quota e alla compatta nuvolosità che avvolgerà la montagna nel primo pomeriggio che potrebbe rendere la discesa lungo il primo tratto della cresta est un po’ delicata per via di alcuni passaggi esposti. 




Partiamo come da programma dal lago di Provvidenza alle sette e mezza e imbocchiamo con la macchina la sterrata che si inoltra nella valle del Chiarino. Cercheremo di arrivare alla masseria Cappelli risparmiando in tal modo cinque chilometri di cammino a piedi all’andata e cinque al ritorno. Qualcuno preferisce incamminarsi direttamente dallo sbarramento, ma con un po’ di attenzione in auto si può procedere, almeno con il fondo stradale trovato da noi. 



Già dal lago è possibile ammirare il complesso montuoso del Corvo con il Pizzo Camarda e le Malecoste in evidenza.Il paesaggio è solitario e selvaggio.Infatti mentre qui siamo solo in due e un’altra manciata di salitori che farà la normale al Corvo,penso all’esercito di escursionisti che oggi sicuramente partirà in processione da Campo Imperatore per invadere le cime circostanti.Provenendo dal Pollino non avverto tanto questo senso di solitudine perche’ dalle mie parti essere soli o in pochi è quasi sempre una consuetudine. Quindi se vogliamo è come se mi sentissi a casa mia. 



“La Valle del Chiarino parla, come le altre valli e ci racconta dei Marchesi Cappelli e dei loro investimenti, della pastorizia e dell’ottima erba dei mulini che macinavano le bacche di faggio. Parla del popolo di Arischia che lottò per riavere i suoi territori. E poi parla di acqua e ne conserva il suono e il sapore che accompagnano l’escursionista dalla diga di Provvidenza fino su a 2000 m. dove sgorga fredda e felice.”(ilcentro.it). 



Con l’auto riusciamo ad arrivare a qualche centinaio di metri dalla masseria Cappelli, parcheggiamo di lato e ci avviamo a piedi nella solenne faggeta. Dopo un po’ siamo al soleggiato pianoro del Castrato dove emerge la mole mastodontica del Corvo.Scegliamo a vista il punto piu’ congeniale per attaccare il crinale.Dopo aver attraversato due fossi guadagniamo il filo senza percorso obbligato su ripido terreno erboso portandoci oltre alcuni piccoli arbusti; da qui costeggiamo sulla sinistra una fascia di roccette, mantenendoci a sinistra del filo di cresta.Facciamo anche un curioso incontro con un formicaio di grosse formiche tutte ammassate tra di esse, roba da foresta amazzonica. Dopo un poderoso strappo raggiungiamo un primo culmine. Voltandoci verso valle notiamo il rifugio Fioretti che nel frattempo è diventato minuscolo. Con queste inclinazioni il dislivello che si colma in poco tempo è notevole. 



Guardando a Nord si dischiude la rigogliosa e verdeggiante Valle del Crivellaro e il vasto lago di Campotosto mentre oltre svettano i monti della Laga.Il tempo tiene abbastanza bene consentendoci anche stupendi affacci sulla spettacolare catena di monti che dal Morrone giunge alle Malecoste con in bella evidenza nel mezzo il culmine acuto del Pizzo Camarda.Nel frattempo alcuni camosci compaiono in lontananza seguendoci con lo sguardo per nulla infastiditi dalla nostra presenza mentre tra le rupi spiccano stupende fioriture di sassifraghe che allietano il nostro incedere. 



Sulla cresta non vi è neve e questo è un bene perche’ ci permette di avanzare con passo costante mai forzato, risparmiando quanto più le nostre energie. Ai nostri fianchi invece si allungano ampi nevai che raggiungono l’anticima. A circa metà cresta il percorso spiana leggermente ma per poco perche’ piu’ avanti riprendiamo l’ascensione in durissima erta. In alcuni punti accarezziamo anche la roccia superando passaggi di I e II grado, ostacoli aggirabili se vogliamo da sinistra.



A quota 2350 incrociamo una lingua di neve che risaliamo agevolmente senza uso di ramponi fino ad una gobba che segna la fine della parte più dura del percorso.Ora per dolci pendii ci andiamo a prendere l’anticima Ovest parzialmente invasa dalle nuvole che stanziano a quelle quote.Riusciamo nonostante tutto ad ammirare lo spettacolare crinale innevato che infine ci porterà in vetta.La montagna a questo punto cambia decisamente volto assumendo un aspetto da pieno inverno.Sono presenti notevoli accumuli e belle cornici che si affacciano a nord.Nei punti in cui la neve invece è stata spazzata dal vento il terreno è costituito da uno strano acciotolato ofiolitico e calcareo misto ad uno strato argilloso che trattiene l’acqua di fusione.



Dall’anticima si perde un centinaio di metri di quota, si passa per una sella e si risale su un vistoso dosso intermedio costituito dal culmine della cresta N di mezzo, detta anche del Mozzone.Da questo punto panoramico si ha un fantastico colpo d’occhio sul versante Nord, caratterizzato da tre ripidi speroni rocciosi che separano le valli glaciali del vallone Crivellaro, il Fosso del Monte e la conca di Capovelle.Al centro svetta aderto e roccioso il Monte Mozzone. 



Poco prima della vetta la nebbia diviene cosi fitta che procediamo quasi in whiteout che è la condizione in cui nebbia e neve si fondono in un biancore tale che non si vede più niente, neanche i contorni della cresta e delle cornici intorno rendendo rischioso il cammino.Con le lenti a fattore 4 riesco a malapena a distinguere i bordi della cresta e avanzare fino ad incontrare la croce di vetta sepolta da un metro e mezzo di neve. Io e il mio compagno sembriamo dei fantasmi nella nebbia che purtroppo ci preclude il panorama che altrimenti sarebbe stato mozzafiato. 



Il tempo di fare qualche scatto nel nulla che cominciamo a prendere la via del ritorno seguendo la via normale che scende verso la Sella del Corvo.Il gps mi dà una mano nell’individuare subito la direzione giusta considerando la nebbia, infatti poco più avanti intravediamo anche i segni bianco rossi. Tra roccette e dirupi cominciamo la nostra discesa tortuosa lungo l’aerea cresta est e in alcuni punti delicati dobbiamo anche utilizzare la piccozza mentre disarrampichiamo a marcia indietro lungo insidiosi pendii innevati.



Scesi di quota ci portiamo al di sotto della coltre più densa di nubi,cosi riusciamo a scorgere parzialmente un altro gigante del Gran Sasso,il Pizzo Intermesoli con il Cefalone defilato alla sua destra più scoperto.Purtroppo dietro l’Intermesoli non sono visibili i due Corni.Un vero peccato,ma poteva andare peggio.In compenso abbiamo modo di ammirare le formazioni rocciose frastagliate e arcuate molto suggestive di questo versante del Corvo.Raggiunta la Sella il cammino diventa piu’ facile e procede su nevaio poco inclinato. 



A quota 1600 circa termina anche il fronte nevoso, e mentre il gruppetto di escursionisti ci precede in fondo al vallone, scendiamo ancora seguendo un fosso che termina all’altezza di un piccolo capanno incustodito nei pressi dello stazzo delle Solagne.Infine su comoda carrereccia raggiungiamo il rifugio Fioretti dove finalmente e dopo tanta fatica ci fermiamo per una meritata pausa. 



Ci fa compagnia anche una mandria di cavalli a brado che pascolano placidamente. Lo scenario mi ricorda molto il verdeggiante Piano Gaudolino ai piedi del Pollino dove spesso vi si possono trovare molti cavalli. Tornati alla macchina ripercorriamo a ritroso e con attenzione la sterrata che ci porterà infine al lago di Provvidenza.



Questo lembo di parco consente di immergersi nella wilderness più autentica, ambiente selvaggio e aspro fatto di cime e vallate scarsamente antropizzate e frequentate. Le quinte di monti che va dal S.Franco all’Intermesoli inoltre mi hanno spalancato scenari maestosi di inaudita bellezza. Quì veramente c’è tanta roba da esplorare, almeno per me che vengo da fuori. 



Ancora una volta ringrazio Gianluca, sempre pronto e disponibile a condividere le mie proposte e ad accompagnarmi in queste trasferte in terra d’Abruzzo.La scelta questa volta è caduta sul monte Corvo messo in programma da tempo e che consiglio a tutti. Penso che non debba mancare assolutamente nel palmares dei veri appassionati di montagna. E’ un’esperienza che bisogna vivere e non mancherà occasione in futuro di viverne altre, sempre avvincenti e remunerative.