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lunedì 25 marzo 2019

Monte Pollino Via dei Lupi variante B


Dopo la terza rinuncia del 2 marzo per l’ennesima “perturbazione di Fantozzi” ci riproponiamo il sabato successivo giorno 9. Questa volta meteo perfetto ma ci lasciamo dietro una settimana di gran caldo che asciuga tutto nei versanti a sud. Per quelli a nord invece nutriamo concrete speranze di trovare buone condizioni di innevamento. Destinazione parete Nord del Pollino che di solito mantiene un buon manto compatto anche a fine inverno. 





Purtroppo ancora una volta per raggiungere Colle dell’Impiso siamo costretti a fare il giro “lungo”. Dal versante calabro si aggira il massiccio e si raggiunge Viggianello per intersecare infine la strada Ruggio Visitone.Due ore di macchina solo perche’ i dieci chilometri di strada che vanno da Colle del Dragone all’Impiso non vengono spalati suscitando l’ira di tutti i frequentatori calabri delle nostre montagne in periodo invernale. 





Colle dell’Impiso è strategicamente la località di partenza più importante dell’intero parco, che permette di raggiungere in tempi contenuti e dislivelli mai eccessivi le cime più importanti ed elevate del Pollino.E il tutto cade nella totale indifferenza di chi dovrebbe provvedere, che si tratti di ente parco, comune di Morano e istituzioni varie. 





Durante la marcia per nostra fortuna troviamo un bel traccione simile a quelli sulle vie alpine che ci evita una ravanata su neve sfondosa. Ringraziamo chi ci ha preceduto anche perché avevamo deciso di non portare le ciaspole. Ormai i segni della primavera che avanza sono molto evidenti, anche se i rilievi conservano ancora un discreto manto nevoso. Raggiungiamo in tal modo l’imbocco di Piano Toscano dopo meno di due ore, punto di osservazione di tutte le vie a Nord del Pollino. 





Al nostro sguardo purtroppo si presenta un quadro piuttosto deprimente perche’ le vie sono quasi tutte scoperte. Quella che ci interessa presenta diversi salti scoperti. In particolare, proprio nel punto più delicato, quando essa volta a sinistra verso la rampa finale è praticamente asciutta. Compare soltanto una labile strisciolina bianca sulla sinistra, ma dal caldo che fa potrebbe anche essere che la neve non sia per niente portante. 





Il gioco non vale la candela e pertanto decidiamo di dirottare i nostri passi verso la Via dei Lupi che storicamente mantiene un bel fondo anche a stagione inoltrata. Ci avviamo risalendo la pendice boscosa che fuoriesce sull’ampio anfiteatro della Grande Frana.Lo spettacolo da questo punto è unico. Le impervie pareti rocciose del versante Nord Est del Pollino fanno davvero impressione e al contempo qui fa davvero tanto caldo perche’ la zona diventa una fornace, una sorta di gigantesca lente che riflette i raggi del sole. 





Dopo aver attraversato il bosco nella neve molle, qui essa pare cambiare consistenza. Calziamo i ramponi e tiriamo su le nostre piccozze. In breve dopo il traverso che taglia trasversalmente la Grande Frana, tralasciamo la rampa che costituisce la via originale della Via dei Lupi, aperta da alcuni componenti del Cai Castrovillari tra cui anch’io che suggerii il nome per via di molte tracce di lupo incontrate durante il cammino e raggiungiamo l’attacco alla variante B, più inclinata e tecnica della prima. Si attrezza la sosta su un tronco e parto ma mi accorgo che la neve non è molto portante. Mi sposto sulla sinistra e metto da subito un chiodo e più in alto qualche fittone anche se trovo difficoltà a piazzarli sulla neve morbida. Devo cercare punti discreti ma non è facile 






Capisco che non sarà come le volte precedenti, occasioni in cui salimmo fluidamente, senza problemi particolari e una volta anche senza corda. Oggi il canale è difficoltoso e ostico e pertanto ci darà filo da torcere. Le picche infatti lavorano solo in appoggio e non hanno molta presa. Il caldo purtroppo è stato devastante anche per questo versante e bisogna procedere con attenzione. Per superare il passaggio chiave, un buco dove la neve sfonda devo andare in opposizione fra due rocce e arrampicare con le mani su un passaggio a 70°. Anche qui faccio vari tentativi con le piccozze ma è inutile. Quest’anno è una maledizione perche’ a trovare ghiaccio o neve dura proprio non se ne parla. 





Superato l’ostacolo riesco a fare una buona sosta su chiodo e recupero il compagno, poi punto decisamente il grosso pino loricato sulla sinistra dove attrezzo la seconda sosta. Il posto è molto angusto e scomodo ma in compenso più sicuro. Dall’albero in diagonale vado verso il canalino rinviando con un fittone e un chiodo su roccia. Su questo tratto la neve migliora divenendo più compatta. Dopo un ultimo sforzo affronto la prima uscita a 55° e guadagno la labile crestina nevosa. Qui attrezzo la sosta su piccozze e recupero il compagno. 







Il più è fatto. Il panorama ora si apre immenso sulla bastionata nordorientale del Pollino, sul Dolcedorme, sui soleggiati Piani di Pollino e le due Serre, Ciavole e Crispo festonate di pini loricati. Dopo una meritata sosta riprendiamo l’ascensione in conserva affrontando la rampa e il canalino finale, percorso comune alla via dei Lupi originale, quella che proviene da nord est. 





Guadagnata la cresta Sud Est smontiamo la ferramenta e riponiamo il tutto nei nostri zaini che ridiventano pesantissimi. Cosi dopo un quarto d’ora arriviamo in vetta tormentati dal solito vento teso che su questa montagna soffia praticamente sempre. E per concludere in bellezza scendiamo per la parete nord dove il vento attraverso strani giochi ha modellato il manto nevoso assolutamente ghiacciato creando forme simili alle increspature del mare. Che dire, anche se la Via dei Lupi l’ho fatta diverse volte è sempre una storia nuova da raccontare e una emozione unica. Di nuovo il Pollino non ha deluso le nostre aspettative facendoci vivere un’avventura intensa e avvincencente. 





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