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giovedì 18 aprile 2019

Monte Cervati Canale dell'Uscita Mancata



Abbiamo dovuto attendere il 23 marzo per realizzare finalmente una salita alpinistica con ottime condizioni e che ci ha ripagato infine di tutta la neve morbida patita quest’inverno. Per l’occasione però ci siamo recati in terra cilentana su Monte Cervati. Scelta strategica e opportuna in quanto il suo dirupato versante nord est spesso ha la peculiarità di non risentire del rialzo termico e pertanto mantiene un ottimo fondo di neve compatta e ghiaccio anche quando altrove si combatte con neve papposa. 



Il Cervati con i suoi 1898 m. è la vetta più elevata della Campania e ricade nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano, che con i suoi 181.048 ettari è la seconda area protetta per estensione in Italia dopo il Pollino ed è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. 











Oggetto delle nostre attenzioni è il Canale Centrale che parte dal basso e più in alto si divide in due rami originando il Canale dell’Eglise a destra e la variante dell’Uscita Mancata a sinistra. Quest’ultimo è un canalino inforrato e circondato da alte pareti, più tecnico ed elegante rispetto all’Eglise, piuttosto largo e meno inclinato.Già sette anni fa, dietro invito dell’amico Mimmo feci questo canale, e nell’occasione ci accompagnò anche l'amico Rocco. Serbo ancora un ottimo ricordo di quella magnifica ascensione fatta il 10 di aprile con neve assestata. 



Con il socio Pasquale raggiungiamo la località Vallescura nei pressi del pittoresco borgo di Monte S.Giacomo. Parcheggiamo l’auto ad uno spiazzo e prendiamo il sentiero che si inoltra in forte salita. Esso costeggia un torrente ed è sovrastato tra l’altro da massicce formazioni rocciose. 



Se lo si segue integralmente, il sentiero porta al rifugio Cervati attraverso una splendida faggeta ben curata e poi continua verso la vetta lungo la via normale. Invece noi per raggiungere l’attacco del canale, nei pressi della Fontana degli Zingari tiriamo dritti insinuandoci nel bosco senza percorso obbligato avendo come riferimento visivo le alte pareti dell’anfiteatro nord est. 



Mentre procediamo in dura erta e prima di sbucare all’aperto sull’ampio canale troviamo delle tracce che puntano verso il canalino di sinistra, il nostro obiettivo. Cosi in una comoda piazzola tiriamo fuori corda e ferramenta accingendoci a procedere con i tiri. Partiamo in tal modo legati anche se non sarebbe necessario visto le pendenze contenute nei primi due tiri. 



Durante le lunghezze rinvio su fittoni e un piccolo arbusto e poi faccio sosta su piccozze prima di raggiungere lo sperone che divide i due canali. Da adesso faremo sul serio perche’ l’inclinazione si accentua notevolmente con il fondo che diventa ghiaccio. 



Faccio sosta su chiodo e prima che il canalino pieghi decisamente a destra ne metto un altro in parete e allungo abbondantemente il rinvio con una fettuccia di un metro per evitare attriti alla corda. Sfrutto quasi tutta la sua lunghezza prima della sosta successiva che faccio in un punto davvero difficile. Mi trovo infatti su una pendenza di 55° con presenza di ghiaccio di fusione. 



Mentre recupero il compagno raccolgo la corda sulla caviglia del mio piede perche’ non riesco a scavare con i ramponi una piazzola a causa del ghiaccio duro. Quando riparto per il tiro successivo inevitabilmente la corda se ne va giù ma per fortuna non si ingarbuglia e non si formano asole. 



Al tiro successivo metto ancora un chiodo piatto in un roccione sporgente e allungo il rinvio con una fettuccia lunga fino a sostare a una decina di metri prima di un piccolo crepaccio. Esso è sovrastato da un risalto a 70° molto delicato perche’ vi è ghiaccio di fusione, talmente duro che sembra ferro nel quale neanche la piccozza riesce a bucare. 



Alla sosta questa volta riesco a creare un piccolo anfratto per raccogliere la corda. La posizione però è davvero infelice, al limite dell’equilibrio così cerco di non sollecitare il chiodo evitando di appendermi. Poco prima del passaggio chiave rinvio ancora su chiodo, davvero indispensabili in queste condizioni e supero atleticamente il gradino a 70 con ghiaccio vivo puntando poi dritto verso la rampetta finale. 










Sulla sinistra vi è un alberello con un anello di corda ma lo ignoro perche’ raggiungerlo sarebbe scomodo e macchinoso. Poi dovrei spostarmi di nuovo a destra facendo fare alla corda una V che genererebbe attrito eccessivo.Ormai ci siamo. Il sole che sbircia dal bordo terminale del canale indica che l’uscita è vicina. Un altro paio di colpi di piccozza e sono agli ultimi cinque, sei metri che risultano scoperti, ma non importa perché è fatta. Esco al di sopra di un roccione, gli giro la corda attorno e recupero il compagno. 



Siamo veramente stanchi ma soddisfatti perché è stata una prova maiuscola in condizioni di ghiaccio vivo, soste scomode e complicate su inclinazioni molto pronunciate. Insomma una salita davvero tecnica. Che bello il passo a 70 sul piccolo crepaccio e con ghiaccio di fusione. Oggi è stato tutto spettacolare, tutto perfetto. 



Prima di intraprendere la via del ritorno ci fermiamo nei pressi della Madonna del Monte Cervati a consumare il panino e ad osservare il paesaggio che verso Est si apre verso la Valle del Tanagro e a sud ovest sulle doline, la vetta e le creste ondulate del Cervati. Ora le opzioni di discesa sono due. Andare in retromarcia lungo il canale dell’Eglise o seguire la lunga via normale. Optiamo per quest’ultima perche’ non vorremmo rovinare una salita sontuosa ridiscendendo un canale che nel frattempo ha preso sole e che in diversi punti presenta salti scoperti.



Cosi invece di ripetere la via di discesa fatta sette anni fa d’accordo col compagno preferiamo percorrere a ritroso il sentiero storico della Madonna delle Nevi.Ad un bivio con tabelle indicative scendiamo seguendo l’evidente sentiero che porta prima al Campo delle Chianolle e poi alla Sorgente Acqua che Suona.Subito dopo giungiamo al rifugio Cervati. 


Continuando lungo la pista incrociamo il percorso dell’andata fino a rientrare alla piazzola dov’è parcheggiata l’auto. Facendo questo giro più lungo per il rientro abbiamo avuto modo di visionare l’area sommitale del Cervati con il proposito di ritornarci in futuro per salire questa volta in vetta e goderci con più tranquillità i paesaggi che questa spettacolare montagna ha da offrire.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

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