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domenica 12 maggio 2019

Sul Dolcedorme per la parete Nord Est


Chi se lo sarebbe mai aspettato di fare un’altra uscita in ambiente innevato sui monti del Pollino al 20 di aprile. Certo non potevamo pretendere di trovare neve portante visto le temperature alte di questi giorni, colpa dell’anticiclone africano che ha portato clima sciroccoso su quasi tutta la penisola. Ci siamo accontentati e abbiamo ringraziato. 




La voglia di fare un’alpinistica è tanta cosi con il socio Pasquale ci rechiamo sul settore orientale del massiccio, superiamo Colle Marcione fino a che la strada diviene sterrata e incrocia il torrente del Vascello. Li parcheggiamo l’auto. L’idea è quella di fare una via di misto su Serra delle Ciavole che mi manca ma osservando il versante Est, roccioso, verticale e tormentato notiamo che le vie sono molto discontinue, ci sono salti e uscite scoperte e la neve è magrotta. 




Di conseguenza spostiamo l’attenzione a sinistra dove sorge il nostro gigante,la Serra Dolcedorme che avendo una morfologia meno aspra e inclinazioni minori ha conservato un eccellente manto nevoso e un aspetto tipicamente invernale.La decisione è subito presa.Molliamo corda e ferramenta,ad eccezione di picche e ramponi naturalmente e ci incamminiamo lungo la traccia che si insinua nella foresta della Fagosa.Estesa a perdita d’occhio essa rappresenta l’accesso orientale al Massiccio,servita da una rete di sentieri e sterrate che si inoltrano verso l’interno e permettono di raggiungere il cuore del Parco attraverso la Grande Porta e il Varco del Pollino,rispettivamente a nord e a sud di Serra delle Ciavole. 




La più importante è quella chiamata “strada della Fagosa” che noi incrociamo ad un certo punto dopo aver attraversato un’ampia radura. Dopo un breve tratto si prende il bivio che porta al Piano di Fossa,che introduce l’attacco della nostra via e appena prima troviamo la neve.Davanti si erge maestosa la parete Nord Est del Dolcedorme coperta nella parte iniziale dai faggi. 




In mezzo al bosco però è ben evidente un taglio, un canale dritto che termina intorno ai 1800 m,limite naturale altimetrico della faggeta.A guardia del canale,nella parte alta sorge un poderoso pino loricato bifido quasi secco.Presenta un buon innevamento e non oppone difficoltà tecniche.Le pendenze infatti vanno dai 35° iniziali ai 40° all’uscita. 





E la memoria corre a una quindicina di anni fa quando lo risalimmo per la prima volta con uno dei miei primi compagni di avventura. La neve allora arrivava fino all’anca e fu davvero un calvario procedere senza ciaspole nella neve molle. Alpinismo d’altri tempi dove non si badava tanto a tecnicismi vari, previsioni meteo dettagliate, altezza e consistenza della neve. Si andava e si rischiava. 




Usciti dal bosco siamo colpiti da tanto candore. La parete è un paginone bianco. Solo alcuni gruppetti di loricati sparsi qua e là spezzano quell’uniformità cromatica. La salita ramponi ai piedi è abbastanza agevole anche se il dislivello da colmare è notevole. Verso nord emerge la rocciosa e frastagliata Serra delle Ciavole costellata di pini loricati. 




Lasciamo correre lo sguardo sulla cresta sud est dove scorgiamo “Italus”, il pino loricato più vecchio in assoluto e l’albero più antico d’Europa.Con i suoi 1230 anni supera di gran lunga anche il precedente detentore del titolo, il Patriarca del Pollinello.Riusciamo a fotografarlo zoommando di molto con le nostre fotocamere e dopo averlo ammirato riprendiamo a salire senza percorso obbligato. Nel frattempo una brezza frizzantina che soffia da nord est ci costringe a mettere la giacca a vento. 




Dopo quest’ulteriore pettata guadagniamo il crinale Est del Dolcedorme con i suoi vertiginosi affacci sui dirupi meridionali. Contemplare le sue creste seghettate così ricolme di neve ci porta indietro di qualche mese quando affrontammo i suoi verticali e paurosi canali in un contesto assolutamente invernale. Guardando ad Ovest anche le lontanissime vette della Mula e del Pellegrino, sui monti di Orsomarso conservano un abbondante manto nevoso. 




Risaliamo faticosamente gli ultimi metri lungo il filo di cresta fino a raggiungere la vetta dove dovrebbe essere posizionato il contenitore del libro di vetta, ma è tutto sepolto dalla neve.Cosi oggi la quota del Dolcedorme risulta essere di un metro superiore ovvero 2268 m. Panorami mozzafiato si aprono in tutte le direzioni dal tetto del parco e dell’Appennino meridionale. Lo sguardo corre dallo Jonio con il Golfo di Sibari in bella evidenza alla la Piana omonima e la Sila lontana. Poi tutte le vette più importanti del Parco in processione, dall’Orsomarso al Pollino e i Piani e poi guardando ad Est le Timpe rocciose e il piramidale Monte Sellaro che chiude il quadro. 




Ci sediamo sulla neve a consumare il nostro panino guardando in direzione dell’anfiteatro di Celsa Bianca verso Monte Pollino. Contemplando incantati ogni dettaglio di questo fantastico paesaggio, visto innumerevoli volte ma ogni volta nuovo, diverso ed emozionante. Oggi sui nostri monti regna un silenzio irreale. A parte qualcuno che è salito sul Pollino e su Serra Crispo di cui ho avuto notizia dopo, non riusciamo a scorgere anima viva, ma forse è meglio così. E’ la dimensione selvaggia e aspra di questa terra che in ambiente innevato vede solo pochi scalatori in paragone ad altri complessi montuosi più blasonati. 




Immersi in questa sorta di ascetica meditazione ci rialziamo per tornare sui nostri passi. Ripercorriamo quasi la stessa traccia dell’andata, ridiscendendo al solare Piano di Fossa e poi proseguendo lungo una pista che transita per l’amena sorgente del Vascello. E’ un luogo d’incanto dove diverse polle d’acqua sgorgano dal terreno per incanalarsi nel Vascello che man mano va ad ingrossare la sua portata.




Prima di giungere all’auto abbiamo modo di ammirare la rocciosa Timpa della Falconara che emerge dal bosco e la straordinaria Timpa di San Lorenzo con il suo paretone verticale che si innalza per 800 metri proprio di fronte a noi. Infine concludiamo la nostra magnifica uscita immersi nell’ebbrezza dell’aria primaverile tra i ronzii degli insetti, allietati da fragranze floreali e il fresco profumo dell’erba, salutando anche per quest’anno sulle nostre montagne una stagione invernale capricciosa quanto ballerina ma in ogni caso intensa ed avvincente come sempre. 




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