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martedì 6 luglio 2010

Dominando il Raganello lungo il "Sentiero delle Capre"

Intervenendo nel corso della celebre gara ciclistica “Maratona delle Dolomiti” Mauro Corona,si è espresso sulla ricerca della “naturalità” ormai quasi persa,soprattutto in città,dicendo che i bambini camminano poco e non si insegna loro ad usare le mani,come fare lavoretti manuali anche semplici o addirittura cose come piccoli mucchietti di pietre,spezzare rametti ecc. Ha aggiunto che in alcune scuole elementari alto atesine vi sono corsi di arrampicata per abituare i bambini sin da piccoli ad entrare in simbiosi con la natura e a non vedere la montagna e gli ambienti ostili come cose da evitare assolutamente. E’ ingiusto definire “assassina” la montagna o dire “la montagna mi ha tradito”quando accadono incidenti. La montagna se ne sta li a “fare il suo lavoro”da milioni di anni. Piuttosto siamo noi piccoli uomini che nel nostro “aggredire” il poco tempo che abbiamo, ci trasformiamo d’un tratto in escursionisti o alpinisti improvvisati della domenica e a volte per nostra imprudenza,mancanza di preparazione e conoscenza veniamo respinti dalla montagna come fuscelli.



Qui dalle mie parti l’alpinismo e l’arrampicata sono praticati con il contagocce anche se il Pollino,credetemi ha un potenziale notevolissimo. Colpa lo sappiamo della scarsa pubblicità,della mancanza di infrastrutture, del fatto che non si fa nulla nel creare i presupposti alla pratica di tali attività e deve venire la Lega Montagna Uisp con i suoi istruttori/tracciatori dal Nord per concretizzare progetti come quello delle falesie di Frascineto dove da qualche anno è stata realizzata una splendida palestra di arrampicata. Vedi “CAI CASTROVILLARI .Seppur nell’areale del Pollino se ne potrebbero creare a decine, esistono soltanto due vie ferrate che potrebbero avvicinare la gente e i giovani all’alpinismo. Una di queste è la ferrata del Caldanello nel territorio di Cerchiara di Calabria,l’altra,oggetto di questo post è la “Cengia del Raganello”,anche chiamata “Sentiero delle Capre”che domina dall’alto il torrente Raganello.In una sua descrizione l’amico Mimmo Pace dice che si tratta di “un sentiero o meglio una traccia, che corre per 3 km circa su di una cengia naturale, che si sviluppa lungo la parete Nord del canyon e che si affaccia su paurosi strapiombi. “.Le impressioni di un altro compagno di mille battaglie,Massimo: “Una volta scesi si entra in un'altra dimensione... ‘lasciate ogni speranza voi che entrate’... i 400 metri di vuoto che abbiamo sotto i piedi si vedono e si sentono tutti, in particolar modo in alcuni passaggi stretti dove c'è bisogno di piede molto fermo. E' tutto molto emozionante ed adrenalinico.”






Anche Mimmo “Speleo” che mi ha affiancato in questo splendido itinerario ne è rimasto alquanto affascinato ed entusiasta. L’unica pecca a mio avviso è che alla fine bisogna o tornare indietro e ripercorrere a ritroso la cengia o impegnarsi in una arrampicata assicurando ca. 40 m. di via con fettucce e rinvii su roccia instabile. Chiaramente bisogna dotarsi di attrezzatura da arrampicata. Superate due paretine si entra nel bosco e a breve si sbuca sulla strada asfaltata dove si ritorna a recuperare l’auto. E’ pacifico che bisogna procedere con attenzione avendo piede fermo soprattutto nei tratti non protetti dal cavo metallico dove è indispensabile il set da ferrata perché una scivolata potrebbe essere fatale. Sarebbe auspicabile proseguire la via attrezzando i tratti più esposti fino al territorio di S.Lorenzo Bellizzi realizzando in tal modo una spettacolare e completa attraversata mozzafiato.




Comunque l’itinerario è superbo e offre visioni paesaggistiche impareggiabili in un ambiente dove roccia e macchia mediterranea in tutto il suo splendore la fanno da padrona. L’immagine scattata ed elaborata da Mimmo Pace rende benissimo l’idea dei luoghi che si vanno a calcare. Chissà se riusciremo mai ad appropriarci delle grandi capacità istintive delle capre di percorrere con estrema facilità e naturalezza questi passaggi aspri e dirupati,saltellando tra uno spuntone di roccia strapiombante all’altro come se stessero facendo una tranquilla passeggiata. Da precisare che ho visto fare certe acrobazie alle capre tali da non invidiare nulla neanche agli stambecchi delle Alpi.Almeno,proviamo lontanamente ad avvicinarci.


2 commenti:

mushin ha detto...

ciao Master :-)
il tempo vola, ma anche se sto in silenzio sto sempre qua :)
bello rileggerti, stupende le foto, questo posto (che non conosco) merita davvero :-)
a presto

dino ha detto...

Bravo Giuseppe, con i tuoi scritti riesci sempre a trasferire al lettore le stesse emozioni che si provano nel compiere "questi contatti ravvicinati con la montagna".
Ogni volta è una scoperta ed è diversa anche se fatta precedentemente.....come due innamorati che si amano!!!!