Imponente, severo,
selvaggio. Questi i caratteri che meglio descrivono a mio parere la natura del
Monte Corvo.Esso sorge nel settore occidentale del Massiccio del Gran Sasso, del
quale fanno parte anche il monte S.Franco,il Morrone, lo Jenca, il pizzo
Camarda e le Malecoste.Decisamente fuori dai normali circuiti escursionistici
del parco,la sua ascensione costituisce una sfida,da qual versante lo si
affronti,imponendo sempre la sua dura legge di montagna difficile.
Dal lago di
Provvidenza,osservando il suo profilo di piramide isolata,perfetta e slanciata
incute davvero timore.Il Corvo presenta tre vie classiche di salita,la cresta
nord dalla valle del Crivellaro con qualche variante che coinvolge anche il
Mozzone,la via normale che dopo aver attraversato la Valle del Chiarino transita
per il vallone delle Solagne,dove sorge il rifugio Fioretti e i ruderi della
masseria Vaccareccia.Il sentiero continua poi per la Sella del Venaquaro e
risale la spalla sud ovest del Corvo.Infine dalla stessa Valle del Chiarino,nel
punto in cui si apre il pianoro attrezzato del Castrato senza sentiero punta il
vertiginoso Spigolo ovest,una cresta ripidissima e infinita che non da
assolutamente tregua.

Dai 1453 m
dell’attacco senza soluzione di continuità ti conduce ai 2533 m. dell’anticima
ovest,1100 m di dislivello quasi sempre a 45° di pendenza. Dall’anticima in poi
la cresta si addolcisce notevolmente e assume un andamento sinuoso. Piegando
decisamente a sud ovest permette di raggiungere l’agognata vetta a quota 2623
m. dove gli affacci sono mozzafiato in tutte le direzioni.
Raggiungo
L’Aquila il pomeriggio del 10 maggio in condizioni meteo molto instabili. Insieme
a Gianluca concordiamo di anticipare la salita al sabato 11 invece di domenica
perché arriverà un’altra poderosa ondata di maltempo con abbondanti nevicate. Sfruttiamo
pertanto l’unica finestra utile di tempo discreto in mezzo al brutto che si
protrae dall’inizio del mese e insisterà anche dopo.

Anche se il mattino
successivo come da previsione è sereno e non c’è vento penso alla notevole
lunghezza del percorso, alle condizioni della neve che troveremo in quota e alla
compatta nuvolosità che avvolgerà la montagna nel primo pomeriggio che potrebbe
rendere la discesa lungo il primo tratto della cresta est un po’ delicata per
via di alcuni passaggi esposti.
Partiamo
come da programma dal lago di Provvidenza alle sette e mezza e imbocchiamo con
la macchina la sterrata che si inoltra nella valle del Chiarino. Cercheremo di
arrivare alla masseria Cappelli risparmiando in tal modo cinque chilometri di
cammino a piedi all’andata e cinque al ritorno. Qualcuno preferisce incamminarsi
direttamente dallo sbarramento, ma con un po’ di attenzione in auto si può
procedere, almeno con il fondo stradale trovato da noi.
Già dal lago
è possibile ammirare il complesso montuoso del Corvo con il Pizzo Camarda e le
Malecoste in evidenza.Il paesaggio è solitario e selvaggio.Infatti mentre qui siamo
solo in due e un’altra manciata di salitori che farà la normale al Corvo,penso
all’esercito di escursionisti che oggi sicuramente partirà in processione da
Campo Imperatore per invadere le cime circostanti.Provenendo dal Pollino non
avverto tanto questo senso di solitudine perche’ dalle mie parti essere soli o
in pochi è quasi sempre una consuetudine. Quindi se vogliamo è come se mi
sentissi a casa mia.
“La Valle
del Chiarino parla, come le altre valli e ci racconta dei Marchesi Cappelli e
dei loro investimenti, della pastorizia e dell’ottima erba dei mulini che
macinavano le bacche di faggio. Parla del popolo di Arischia che lottò per
riavere i suoi territori. E poi parla di acqua e ne conserva il suono e il
sapore che accompagnano l’escursionista dalla diga di Provvidenza fino su a
2000 m. dove sgorga fredda e felice.”(ilcentro.it).
Con l’auto riusciamo
ad arrivare a qualche centinaio di metri dalla masseria Cappelli, parcheggiamo
di lato e ci avviamo a piedi nella solenne faggeta. Dopo un po’ siamo al soleggiato
pianoro del Castrato dove emerge la mole mastodontica del Corvo.Scegliamo a
vista il punto piu’ congeniale per attaccare il crinale.Dopo aver attraversato
due fossi guadagniamo il filo senza percorso obbligato su ripido terreno erboso
portandoci oltre alcuni piccoli arbusti; da qui costeggiamo sulla sinistra una
fascia di roccette, mantenendoci a sinistra del filo di cresta.Facciamo anche
un curioso incontro con un formicaio di grosse formiche tutte ammassate tra di
esse, roba da foresta amazzonica. Dopo un poderoso strappo raggiungiamo un
primo culmine. Voltandoci verso valle notiamo il rifugio Fioretti che nel
frattempo è diventato minuscolo. Con queste inclinazioni il dislivello che si
colma in poco tempo è notevole.
Guardando a
Nord si dischiude la rigogliosa e verdeggiante Valle del Crivellaro e il vasto
lago di Campotosto mentre oltre svettano i monti della Laga.Il tempo tiene
abbastanza bene consentendoci anche stupendi affacci sulla spettacolare catena
di monti che dal Morrone giunge alle Malecoste con in bella evidenza nel mezzo
il culmine acuto del Pizzo Camarda.Nel frattempo alcuni camosci compaiono in
lontananza seguendoci con lo sguardo per nulla infastiditi dalla nostra
presenza mentre tra le rupi spiccano stupende fioriture di sassifraghe che allietano
il nostro incedere.
Sulla cresta
non vi è neve e questo è un bene perche’ ci permette di avanzare con passo
costante mai forzato, risparmiando quanto più le nostre energie. Ai nostri
fianchi invece si allungano ampi nevai che raggiungono l’anticima. A circa metà
cresta il percorso spiana leggermente ma per poco perche’ piu’ avanti
riprendiamo l’ascensione in durissima erta. In alcuni punti accarezziamo anche la
roccia superando passaggi di I e II grado, ostacoli aggirabili se vogliamo da
sinistra.

A quota 2350
incrociamo una lingua di neve che risaliamo agevolmente senza uso di ramponi
fino ad una gobba che segna la fine della parte più dura del percorso.Ora per
dolci pendii ci andiamo a prendere l’anticima Ovest parzialmente invasa dalle
nuvole che stanziano a quelle quote.Riusciamo nonostante tutto ad ammirare lo spettacolare
crinale innevato che infine ci porterà in vetta.La montagna a questo punto cambia
decisamente volto assumendo un aspetto da pieno inverno.Sono presenti notevoli
accumuli e belle cornici che si affacciano a nord.Nei punti in cui la neve
invece è stata spazzata dal vento il terreno è costituito da uno strano
acciotolato ofiolitico e calcareo misto ad uno strato argilloso che trattiene
l’acqua di fusione.


Dall’anticima
si perde un centinaio di metri di quota, si passa per una sella e si risale su un
vistoso dosso intermedio costituito dal culmine della cresta N di mezzo, detta
anche del Mozzone.Da questo punto panoramico si ha un fantastico colpo d’occhio
sul versante Nord, caratterizzato da tre ripidi speroni rocciosi che separano
le valli glaciali del vallone Crivellaro, il Fosso del Monte e la conca di
Capovelle.Al centro svetta aderto e roccioso il Monte Mozzone.
Poco prima
della vetta la nebbia diviene cosi fitta che procediamo quasi in whiteout che è
la condizione in cui nebbia e neve si fondono in un biancore tale che non si
vede più niente, neanche i contorni della cresta e delle cornici intorno
rendendo rischioso il cammino.Con le lenti a fattore 4 riesco a malapena a
distinguere i bordi della cresta e avanzare fino ad incontrare la croce di vetta
sepolta da un metro e mezzo di neve. Io e il mio compagno sembriamo dei fantasmi
nella nebbia che purtroppo ci preclude il panorama che altrimenti sarebbe stato
mozzafiato.
Il tempo di
fare qualche scatto nel nulla che cominciamo a prendere la via del ritorno
seguendo la via normale che scende verso la Sella del Corvo.Il gps mi dà una
mano nell’individuare subito la direzione giusta considerando la nebbia, infatti
poco più avanti intravediamo anche i segni bianco rossi. Tra roccette e dirupi
cominciamo la nostra discesa tortuosa lungo l’aerea cresta est e in alcuni
punti delicati dobbiamo anche utilizzare la piccozza mentre disarrampichiamo a
marcia indietro lungo insidiosi pendii innevati.

Scesi di
quota ci portiamo al di sotto della coltre più densa di nubi,cosi riusciamo a scorgere
parzialmente un altro gigante del Gran Sasso,il Pizzo Intermesoli con il
Cefalone defilato alla sua destra più scoperto.Purtroppo dietro l’Intermesoli non
sono visibili i due Corni.Un vero peccato,ma poteva andare peggio.In compenso
abbiamo modo di ammirare le formazioni rocciose frastagliate e arcuate molto
suggestive di questo versante del Corvo.Raggiunta la Sella il cammino diventa
piu’ facile e procede su nevaio poco inclinato.

A quota 1600
circa termina anche il fronte nevoso, e mentre il gruppetto di escursionisti ci
precede in fondo al vallone, scendiamo ancora seguendo un fosso che termina
all’altezza di un piccolo capanno incustodito nei pressi dello stazzo delle
Solagne.Infine su comoda carrereccia raggiungiamo il rifugio Fioretti dove
finalmente e dopo tanta fatica ci fermiamo per una meritata pausa.
Ci fa compagnia
anche una mandria di cavalli a brado che pascolano placidamente. Lo scenario mi
ricorda molto il verdeggiante Piano Gaudolino ai piedi del Pollino dove spesso vi
si possono trovare molti cavalli. Tornati alla macchina ripercorriamo a ritroso
e con attenzione la sterrata che ci porterà infine al lago di Provvidenza.
Questo lembo
di parco consente di immergersi nella wilderness più autentica, ambiente
selvaggio e aspro fatto di cime e vallate scarsamente antropizzate e
frequentate. Le quinte di monti che va dal S.Franco all’Intermesoli inoltre mi
hanno spalancato scenari maestosi di inaudita bellezza. Quì veramente c’è tanta
roba da esplorare, almeno per me che vengo da fuori.

Ancora una
volta ringrazio Gianluca, sempre pronto e disponibile a condividere le mie
proposte e ad accompagnarmi in queste trasferte in terra d’Abruzzo.La scelta questa
volta è caduta sul monte Corvo messo in programma da tempo e che consiglio a
tutti. Penso che non debba mancare assolutamente nel palmares dei veri
appassionati di montagna. E’ un’esperienza che bisogna vivere e non mancherà
occasione in futuro di viverne altre, sempre avvincenti e remunerative.

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