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sabato 1 gennaio 2011

Prima invernale sulla Manfriana Or. (1981 m.)


Quattro matti a denominazione di origine protetta,io,Massimo,Franco e Salvatore e un’aspirante matto,Gabriele hanno animato la giornata del 26 dicembre. In paese piove,sui monti irrompono addensamenti di nuvole nere (se a valle piove,li nevica??).Nonostante tutto siamo decisi a partire,entrare nella bufera,affrontare il gelo,la neve spazzata dal vento che ti schiaffeggia,la nebbia. Non posso attendere più,la sete di solcare il ghiaccio è troppo forte,la fame di montagna attanaglia la mente e il cuore e i miei compagni condividono appieno le stesse sensazioni. Scegliamo accuratamente un itinerario che ci permetta comunque di procedere in sicurezza.


Niente di più adatto è la cresta chiamata “dell’infinito” che parte dal Colle di S.Martino a 1200 m. e giunge fino al Dolcedorme.Noi naturalmente raggiungeremo una tappa intermedia vista la notevole lunghezza della stessa. E’ la vetta orientale del Monte Manfriana (1981 m.),montagna misteriosa ed arcana,severa allo stesso tempo. Proprio in cima giacciono una ventina di massi squadrati di fattura umana. Luigi Troccoli scrive nel suo”In cammino sul Pollino” che probabilmente si tratta dei resti di un tempietto che doveva essere dedicato al dio Apollo o,molto più verosimilmente di un punto di osservazione,risalente all’epoca della colonizzazione greca. Sedici di questi blocchi sono lavorati,con grappe;uno a forma di architrave;uno tagliato con una “ANATHYROSIS”,cioè con una modalità seguita dai greci nel tagliare il giunto verticale dei blocchi,col solo bordo levigato,lasciando il centro spossato.

Perché quegli antichi colonizzatori rinunciarono al loro progetto?Non si sa di preciso;forse scoraggiati dalle condizioni estreme in inverno o per la difficoltà di accesso a questa montagna. Durante la dura marcia nel gelo di questa pessima giornata,avvolto dalle nebbie cerco di capire cosa passasse per la testa di questi antichi colonizzatori,ma è noto il loro insaziabile istinto all’esplorazione,alla scoperta, alla ricerca del bello e dell’estetica e,credetemi, il profilo di questa splendida cresta,sospesa tra cielo e terra,spartiacque tra due valli importanti e diverse tra loro,quella del Coscile,ostile,aderta e rocciosa,dominata da un clima tipicamente arido-mediterraneo e la Fagosa,verde e dall’aspetto nordico ne fanno un vero gioiello del Pollino,un’attrazione fatale per i greci rapiti dall’aspetto assai somigliante di questa montagna  al monte Olimpo in Grecia. Ad impreziosire questo ambiente incantato alcuni solitari esemplari di pino loricato abbarbicati sulle rocce come figure spettrali che prostrati ci seguono con il loro sguardo perplesso.
Inoltre vi è una testimonianza di archeologia industriale rappresentata da una stazione della teleferica realizzata dalla Rüeping e usata per trasportare a valle i tronchi del massiccio disboscamento avvenuto negli anni 30 del secolo scorso dal quale questa montagna non si è mai ripresa completamente. Quindi,cavalcare questa cresta spettacolare significa allo stesso tempo calcare la storia,antica e moderna. Ed’è appunto tra storia antica e moderna,tra gelo e freddo,tra fatica e perseveranza in questo ambiente proibitivo per i normali esseri umani che finalmente,dopo una lunga attesa,abbiamo battezzato la nostra prima invernale.





2 commenti:

salvatore.franco@firmo.net ha detto...

E'stata davvero indimenticabile...
una bella sgambata per liberarci dal peso culinario di queste feste.
Ciao Pè...
Auguri di Buon Anno...speriamo di grandi scalate

***IL FALCO*** ha detto...

Una giornata bellissima...la voglia di andare in montagna era tanta e anche se le aspettative di una bella uscita con ramponi e piccozza era saltata per la neve fresca e le condizioni meteo avverse, percorrere la cresta della manfriana è stato superlativo. Poi la compagnia di amici (ciuati) come voi è sempre di buon gradimento. Ciao Giuseppe, ci vediamo alla prossima uscita.