Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!
mercoledì 1 ottobre 2008
Monte Aquila prima invernale sul Gran Sasso
Incredibile!E’ un anno segnato. Dopo la rinuncia al Cervino e al M.Bianco per condizioni meteo avverse,si ripete la storia anche quì sul Gran Sasso dove ieri,domenica 29 Settembre avremmo dovuto scalare la Vetta Centrale del Corno Grande.Così,partiti da Roma con il cielo pressoché sereno e tanto entusiasmo,giungiamo a Campo Imperatore immersi in una coltre di nebbia densa e trenta centimetri di neve un pò più in alto e punte di un metro nei canali.E pensare che non avevo con me le ghette da neve perché neanche per l’anticamera del cervello pensavo di trovarla. Le previsioni parlavano di pioggia il giorno prima,da nuvoloso a poco nuvoloso la domenica;quindi tempo in netto miglioramento. Invece è stata una giornata di pieno inverno che ci ha costretto ad avviarci lungo il sentiero che sale verso la Sella di Monte Aquila in un biancore assoluto e visibilità zero.Si punta verso il “Sassone”,un enorme masso dal quale si staccano il sentiero alpinistico per il Bivacco Bafile(raggiunto due anni fa) e la Vetta Centrale;la “Direttissima” al Corno Grande(fatta quattro anni fa).Durante la prima parte del percorso un piccolo errore ci porta verso M.Aquila,ma credetemi,con visibilità zero e i segnavia coperti dalla neve un errore del genere ci può stare. Notadivertente : altri gruppi di escursionisti avviatisi dopo, si sono ritrovati tutti su M.Aquila seguendo le nostre impronte
Ritorniamo sui nostri passi.Carlo ne approfitta per registrare i punti nel suo GPS e finalmente imbocchiamo per il Sassone ma il meteo non ne vuole sapere di migliorare,soltanto una sporadica e fugace apertura del cielo ci consente una sublime visione su Pizzo Intermesoli che dura soltanto il tempo di immortalare il paesaggio con qualche foto.
Superiamo il Sassone e raggiungiamo più in alto il bivio per il Bafile.Non ci è voluto molto per realizzare che sarebbe stato proibitivo prendere quella via.Indecisi puntiamo verso la Direttissima. Quì incontriamo un ragazzo che come noi si era fermato,indicandoci che sarebbe stato possibile risalire il canale adiacente alla direttissima (Bissolati )ma la neve alta e morbida,da affondare alle anche ci ha fatto immediatamente desistere. Impossibile proseguire. Ultima alternativa,la Direttissima .Risaliamo a fatica i primi ripidi canali cercando di arrancare nella neve alta,ma dopo questa difficoltà il tempo già brutto si incupisce ulteriormente e incomincia a nevicare. Riconosco che forse avremmo potuto proseguire (anche se c’era da considerare due passaggi esposti di II grado che con la neve avrebbero potuto costituire un serio pericolo),ma la salita in vetta con quelle condizioni e senza la possibilità di vedere niente,sarebbe stata solo fine a se stessa.
Dunque si rinuncia.
Comunque sia, possiamo dire di aver inaugurato la stagione invernale anzitempo e nel Gran Sasso.
Ci consoliamo degustando i mitici “arrosticini” di pecora,una squisitezza assoluta in un localino spartano a Fonte Vetica.Provare per credere.
Bella lo stesso Master, la montagna e così! A volte ci premia, a volte ci insegna a saper rinunciare, E' una maestra di vita la montagna sta a noi capire e accettare il suo linguaggio senza volerla troppo sfidare. Lei è sempre li e prima o poi si fa abbracciare. Auguri per la tua prossima speriamo sia di buon auspicio. Domenico
ciao, tutto bene, grazie ! sono contenta di aver conosciuto tanta gente, tutti appassionati ed allegri ! complimenti per la tua gita, dalla descrizione sembra un contesto himalayano, più che l'italia centrale !!! comunque, bravi per la grinta, il coraggio, la passione, ci sarà di sicuro un'altra volta :-))) ti abbraccio eka
Masterrrr...non sempre si può raggiungere una meta, la montagna è imprevedibile,quindi non dipende da te. Anche se non si arriva in cima ,il paesaggio stesso ti deve soddisfare e deliziare. Queste foto mi fanno venire in mente il mese di Dicembre brrrrr che freddo!!!
beh comunque è stata una bella avventura. le condizioni avverse anzi rendono la montagna ancora più affascinante... l'importante è l'avventura. io a metà novembre forse me ne vado sulla maiella.. u saluto da roma
Pollino atto terzo. La necessità di conciliare le esigenze imposte dai decreti e le condizioni in montagna mi conducono per la terza vol...
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La frase celebre
L'escursionismo è una pratica più romantica, quasi “sognante” e meditativa molto più di quanto non lo sia l'alpinismo dove la concentrazione è assai più determinate per l'uscita. Una differenza apparentemente sottile ma essenziale, una differenza che rende l'escursionismo una attività completamente diversa dall'alpinismo. Ben inteso, considerazione questa che non toglie nulla ne all'una ne all'altra delle due attività di montagna.
Ci sono cose, che non possono essere descritte o mostrate in una semplice immagine poichè devono essere intimamente vissute per poterne cogliere tutta la loro bellezza o il misterioso fascino che le circonda. Il Pollino è una di queste "cose".
Il Parco Nazionale del Pollino ha una superficie di 184.000 ettari ed è stato istituito con D.M. del 31 dicembre 1990 e successivamente con D.P.R. del 15 novembre 1993. Il territorio è interamente montuoso e raggiunge la massima altitudine nei 2.267 m della Serra Dolcedorme; le cime sono aspre e calcaree, mentre i versanti sono ricoperti da una fitta foresta temperata, composta anche da specie rare, come il pino loricato che costituisce l'elemento naturalistico più peculiare del parco. Custodisce un patrimonio faunistico ricco e di valore straordinario comprendendo specie molto rare, come il capriolo, il capovaccaio, la lontra il lupo, il gatto selvatico, lo scoiattolo, il cinghiale, il tasso, l'istrice e un piccolo roditore imparentato con il ghiro, il driomio (Dryomis nitedula). Tra gli uccelli, presenze importanti sono l'aquila reale, il corvo imperiale, il falco pellegrino e, soprattutto, il picchio nero.
L'area è divisa in due versanti: quello settentrionale, in Basilicata, rivolto verso la valle del fiume Sinni, digrada dolcemente ed è caratterizzato da boschi, prati e pascoli che presentano un gran numero di feomeni carsici (doline, inghiottitoi) e di erosione glaciale (depositi morenici, massi erratici); il versante meridionale, in Calabria, dall'orografia più accidentata ,scende ripido verso la costa occidentale e verso la piana di Sibari, a est, è inciso dall'azione erosiva dei corsi d'acqua ed è spoglio di vegetazione. Al suo interno, sulle pendici dei monti dell'Orsomarso, si trova una delle più estese zone wilderness della penisola; mentre sul Pollino, montagna sacra per gli antichi, esiste ancora un'isola etnica di lingua albanese.
Alle quote più basse compaiono associazioni vegetali xerofile: si tratta di praterie aride che, in base al substrato e alla pendenza, assumono via via forma di cespuglieti e poi di boschi tra cui leccete, ed estesissime formazioni di latifoglie comprendenti querce, aceri, frassini, castagni.
Intorno agli 800-1000 m appare il faggio, che impera fino alle quote più elevate, dove lascia il posto a rare formazioni di pino loricato (Serra delle Ciavole, Serra di Crispo), il vero gioiello vegetale del Parco. Infine, vi sono le praterie d'alta quota (Piani di Pollino, Piano Jannace). A seconda dell'esposizione dei versanti e dell'altitudine, al faggio si associa l'abete bianco, dando origine a una formazione ormai rarissima sull'Appennino meridionale.. Il versante calabro è solcato dal torrente più conosciuto del massiccio, il Raganello, che scava il proprio corso fra imponenti e spettacolari gole. Al suo sbocco, nella piana di Sibari, si trova la bella Civita, uno dei numerosi centri abitati di origine albanese del massiccio.
I Monti dell'Orsomarso l'Orsomarso si pone come un invalicabile ostacolo ai venti carichi d'umidità che arrivano dal Tirreno. Questi, innalzandosi e raffreddandosi, si condensano dando origine a una cappa che sembra coprire costantemente le vette. Umidità, pioggia, influenza marina, diversità nell'asprezza e nell'esposizione dei versanti determinano un'incredibile varietà di combinazioni degli assetti vegetazionali, che comprendono tanto specie mediterranee quanto d'alta montagna. In alcuni luoghi vegetano affratellati il corbezzolo, lacera, il faggio, il pino nero e il pino loricato, situazioni pressoché uniche in Italia.
Il Pino Loricato,simbolo del Pollino
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Il pino loricato è il simbolo del Parco nazionale del Pollino.E' un albero elegante ed imponente,foto 1originario della penisola balcanica.Alcuni botanici sono però del parere che l'esemplare del Pollino sia unico al mondo in quanto presenterebbe caratteristiche genetiche diverse rispetto al "cugino" dei balcani.Il nome deriva dalla costituzione a placche della corteccia,simile alla lorica,la corazza del fante romano.Sono dei veri e propri relitti dell'era glaciale,in perenne lotta per la sopravvivenza contro la furia dei venti e il gelo.Si presenta a bandiera,foto 2 con la chioma tutta da un lato nella direzione del vento,col risultato che sembrano emergere,forti e possenti e allo stesso tempo contorti e tormentatifoto 3dalle rupi impervie e inaccessibili su cui sono abbarbicati.Può raggiungere i 20,30 metri di altezza .Il più longevo è il "Patriarca del Pollino".Vegeta solitario tra i boschi di faggio del Pollinello e non possiamo che rimanere attoniti di fronte allo spettacolo imponente di una sfida ancora in atto tra il tempo e una creatura del mondo vivente.Ha attualmente 963 anni.foto 4
4 commenti:
Bella lo stesso Master, la montagna e così! A volte ci premia, a volte ci insegna a saper rinunciare, E' una maestra di vita la montagna sta a noi capire e accettare il suo linguaggio senza volerla troppo sfidare. Lei è sempre li e prima o poi si fa abbracciare.
Auguri per la tua prossima speriamo sia di buon auspicio.
Domenico
ciao, tutto bene, grazie !
sono contenta di aver conosciuto tanta gente, tutti appassionati ed allegri !
complimenti per la tua gita, dalla descrizione sembra un contesto himalayano, più che l'italia centrale !!!
comunque, bravi per la grinta, il coraggio, la passione, ci sarà di sicuro un'altra volta :-)))
ti abbraccio
eka
p.s.
le foto sono pazzesche, grande !
Masterrrr...non sempre si può raggiungere una meta, la montagna è imprevedibile,quindi non dipende da te.
Anche se non si arriva in cima ,il paesaggio stesso ti deve soddisfare e deliziare.
Queste foto mi fanno venire in mente il mese di Dicembre brrrrr che freddo!!!
Ciao ...Edva...**
beh comunque è stata una bella avventura. le condizioni avverse anzi rendono la montagna ancora più affascinante... l'importante è l'avventura. io a metà novembre forse me ne vado sulla maiella.. u saluto da roma
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