Piccole ma
belle. Definirei così queste due elevazioni minori che dominano il paese di
Viggianello. Piccole perché Serra dell'Abete, alta 1400 metri si raggiunge colmando
solo 130 metri circa di dislivello partendo da Colle dell'Abete, sulla strada Ruggio
Visitone a qualche chilometro da Piano Visitone. Per Monte Serra bisogna
allungarsi verso nord ovest perdendo quota fino a Piano Jacco 1190 m. e poi
salire in breve ai 1228 m. della cima. Il discorso cambia se si parte da
Viggianello o dalla frazione di Torno, attraverso un sentiero che veniva usato
per portare gli animali in quota. In questo caso l'ascensione diverrebbe un po’
più impegnativa.

Belle perché
costituiscono un classico pilastro tettonico sulla Valle del Mercure. Di
conseguenza la loro posizione estremamente privilegiata offre all'occhio
dell'escursionista la vista di estesi e ampi panorami. Nel tratto inferiore è anche
possibile rinvenire fossili come le Diatomee cementati in conglomerati grossolani.
Nonostante le quote basse esse descrivono un ambiente roccioso aspro e severo. Il
nome Serra dell'Abete risale a fine ottocento, quando prima dei grandi
disboscamenti era coperta da abeti giganteschi. Tuttora ne sopravvivono solo
sparuti esemplari.
Avendo solo
una mezza giornata disponibile avrei dovuto fare una cosa breve e facile ma
sono riuscito a trasformare il facile nel difficile. Credo di avere del talento
nel complicarmi a volte la vita gratuitamente. Alla fine ho percorso la
bellezza di diciannove chilometri e un migliaio di metri di dislivello, manco
avessi fatto una grande attraversata.
Parto di
buon mattino da Colle dell'Abete, fa già caldo ma la brevità dell'escursione mi
dovrebbe consentire di rientrare dopo un paio d'ore. Salgo velocemente seguendo
il filo di cresta e incrociando i segni biancorossi del sentiero CAI 912 molto
sbiaditi. Il panorama comincia a diventare interessante. Più in alto incontro
oltre i soliti faggi, anche alcuni esemplari di abete bianco fino a giungere presto
in vetta dove è posta una croce in legno. Panorama mozzafiato sui Giganti del
Pollino a nord, da Serra Crispo a Serra del Prete. Verso ovest si eleva la
cresta boscosa che unisce Timpa del Corvo, Timpone Stirpe e il Grattaculo. Si
scorge anche la punta della Coppola di Paola mentre nel vallone ai piedi della
montagna sorgono le piccole frazioni di S.Pasquale e Prastio. Peccato soltanto
che l'afa renda la vista un po’offuscata.

Proseguendo
lungo il filo di cresta si attraversa il bellissimo anfiteatro roccioso che
unisce i due culmini di Serra d'Abete. Verso nord si vede la più bassa e glabra
cima di Monte Serra. Per raggiungerla bisogna però scendere lungo un pendio
ripido verso Piano Jacco dove compaiono numerose fioriture di calcatreppole
ametistine. Da qui’ il panorama si amplia ulteriormente su tutta la Valle del
Mercure, i monti Ciagola, Spina e Zaccana, Sirino e Monte Alpi. Verso est si estende
anche il crinale della Caramola. Vista mozzafiato in tutte le direzioni dunque.
Come ho affermato varie volte, non è detto che il panorama più vasto sia sempre
appannaggio delle cime elevate e importanti. A volte dipende dalla posizione.
A questo
punto le mie intenzioni sarebbero quelle di scendere per una traccia di
sentiero lungo la spalla ovest di monte Serra, segnata anche sulla mia mappa, ma
per accorciare mi sposto molto più a sinistra direzione sud ovest tagliando in
diagonale il ripido pendio per raggiungere prima la rotabile che unisce Viggianello
a Prastio. Ma qui’ mi vado ad infrascare in una bassa macchia di ginestre e
piccoli arbusti contorti ed aggrovigliati. Più scendo più peggiora la
situazione. Per uscirne sono costretto a invertire la marcia, superare un fosso
intricato di vegetazione e guadagnare quota fino ad un costone più spoglio. Provo
a scendere da quì puntando non senza difficoltà una fascia boscosa di querce
che costeggia la strada. Alla fine in un caldo afoso e soffocante raggiungo la
strada e faccio una pausa all'ombra per riprendermi prima di percorrere i due
chilometri sull’asfalto che mi separano da Prastio.

Raggiunta la
ridente frazione mi fermo presso un'abitazione per chiedere dell'acqua e
informazioni circa la prosecuzione. Sulla mappa infatti è segnata una traccia
che si stacca lì vicino, risale una ripida pendice e, percorso un crinale identificabile
come Serra Malarosa dovrebbe arrivare a Colle dell'Abete punto di partenza. Purtroppo
la signora mi sconsiglia vivamente di intraprendere questa traccia perché
potrebbe essere chiusa dalla fitta macchia. Più avanti alcuni operai che stanno
ripulendo la strada mi confermano la stessa cosa.


Testardamente
provo ad infilarmi in un sentiero che si inoltra nella boscaglia ma è tutto un
groviglio. Sarebbe un rischio proseguire. In effetti si tratta spesso di
antichi tratturi frequentati dai pastori ma non più in uso da tempo richiusi
dalla vegetazione. In ogni caso si potrebbe verificare la condizione di questo
tracciolino partendo dall'alto e quando fa meno caldo. Preferisco così tornare
sui miei passi e riguadagnare la strada principale. Piu' avanti ad una fontana
mi rinfresco ulteriormente e mi rassegno a compiere il giro più lungo.


Bisogna
percorrere prima la strada asfaltata fino a che essa termina presso una
masseria e poi intraprendere la lunghissima e interminabile pista sterrata che risalendo
Valle Zaperna collega Prastio a Piano Visitone passando per Timpa del Pertugio
e poi per Piano Zaperna. L'ambiente è di solenne faggeta mentre percorro il
sentiero guadagnando quota molto gradualmente. Purtroppo non basta il caldo, ma
ci si mettono anche mosche e tafani a tormentarmi fino alla fine. Dopo
un’estenuante ed infinita sgroppata raggiungo Piano Visitone invaso non solo
dalle mosche ma anche da una miriade di turisti. Punto deciso verso una delle fontane
dalle freschissime acque presenti nel pianoro e letteralmente mi ci butto dentro.
Ma ancora non è finita perché devo percorrere altri tre chilometri,meno male a
scendere per raggiungere l'auto che mi aspetta a Colle dell'Abete chiudendo in
tal modo questo lunghissimo e imprevisto anello.

Nessun commento:
Posta un commento