Risale a tredici anni fa la mia ultima e unica presenza
sulla Majella dove in compagnia di un agguerrito gruppo del Cai di Guardiagrele
salimmo su Monte Amaro per la via classica dal rif.Pomilio.A motivo della
lunghezza e la fatica ricordo che fu Amaro di nome e di fatto.Quando successivamente
feci ricerche sull’etimologia del nome Majella ne rimasi affascinato perché se è
vero che per gli abruzzesi è la “Montagna madre”, di primo acchito non afferrai
il nesso tra nome e significato attribuito.


Ed ecco svelato l’arcano. Esiste una leggenda che parla
della “dea Maja donna gigantesca, fuggita dalla Frigia che per portare in salvo
il suo unico figlio Ermes, caduto in battaglia sul campo di Flegra, approdò,
con una nave malandata, al porto di Ortona.Di qui, si rifugiò tra le selve e i
dirupi delle montagne d'Abruzzo per il timore di essere raggiunta dai nemici e,
soprattutto, per curare amorevolmente il suo unico figlio.
Maja non riuscì a curarlo e poco dopo morì. Sconvolta dal
dolore, lo seppellì sul Gran Sasso, dove ancora oggi, chi osserva da levante,
può riconoscere il "Gigante che dorme”. Affranta e prostrata, esalò
l'ultimo respiro proprio sulla montagna che porta il suo nome. La Majella,
prese così la forma di una donna impietrita dal dolore, con lo sguardo fisso al
mare, i gomiti tra le ginocchia, e la testa avvolta in funebri bende tra le mani.
Maja oggi singhiozza ancora, e non si consola!
I pastori, tra gli stazzi, odono ancora i suoi lamenti nelle
giornate di vento e di bufera, quando i boschi e le valli riproducono la voce
triste di una Madre in lacrime”. (cisarmaiella.org)
Benche’ il Monte Amaro con i suoi 2798 m rappresenti la
seconda elevazione dell’Appennino dopo il Corno Grande, i monti della Majella hanno
caratteristiche geomorfologiche diverse. Si tratta di rilievi piuttosto
arrotondati con ampi pianori in quota e canaloni detritici molto larghi detti
“rave”.
Durante la parte iniziale di quella escursione pero’ gettai l’occhio
sul versante delle Murelle che a differenza dei monti circostanti era
costituita da alte pareti rocciose, anfiteatri glaciali e creste affilate che le
conferiva un aspetto dolomitico decisamente più vicino alle vette del Gran Sasso.Qualcuno
del gruppo all’epoca mi disse che “le Murelle erano veramente belle”, ma poi la
cosa fini’ li.
E sono cosi’ trascorsi ben tredici anni. Guardando alcune
recensioni sulle vie di salita alle Murelle per cercare qualcosa che attirasse
la mia attenzione, trovai alcune foto relative al “Sentiero dell’Aeroplano” che
mi impressionarono. Le relazioni parlavano di un giro molto lungo e impegnativo
che però forza maggiore avrei organizzato in novembre, quindi con meno ore di
luce a disposizione e minacciati anche dal meteo avverso che in quei giorni
stava sferzando la penisola.
Consultando i soliti siti meteo noto che giorno tre novembre
vi è l’unica finestra di tempo “meno cattivo” in tutt’Italia e che interessa
l’area sud orientale dell’Abruzzo.Che colpo di fortuna anche se mi rendo conto
che non sarà una giornata eccezionale. Si prevede anche un po’ di pioggia la
mattina, nuvolosità diffusa e vento a sessanta km orari. Insomma un bel
quadretto. Si spera almeno che non ci sia la nebbia che possa precludere la
vista dei panorami mozzafiato che le Murelle offrono. Insieme a me c’è il
mitico Gianluca da Ortona, ormai compagno fisso nelle uscite abruzzesi, e proprio
come per la dea Maja, da Ortona inizierà la nostra avventura.
Dalla cittadina costiera partiamo verso l’entroterra
direzione Passo Lanciano in una giornata grigia tenendo d’occhio la coltre
nuvolosa compatta che sovrasta la Majella e che potrebbe minacciare la nostra
salita.Le condizioni pero’ sono migliori rispetto al giorno precedente e cosi
si va senza pensarci troppo.Attraversiamo Il borgo di Pretoro semi immerso
nella nebbia e dopo aver superato Passo Lanciano raggiungiamo finalmente la
Majelletta dove sorge il rifugio Pomilio con gli attigui e orribili ripetitori
radiotelevisivi e telefonici.

Ci avviamo in un’atmosfera desolata lungo il sentiero
panoramico intitolato a Indro Montanelli, interdetto alle auto e che giunge
dopo due chilometri alla base del Blockhaus. Il nome deriva dalla guarnigione
di mercenari austriaci che presiedevano questo passaggio. Quì nel 1866 i
piemontesi fecero ricostruire questo edificio di origine borbonica come
deterrente per il passaggio dei briganti in questo luogo strategico.
Accompagnati da qualche goccia di pioggia scorgiamo
lontanissimo il nostro itinerario che da questo punto è visibile quasi per
intero e che nella parte centrale taglia praticamente da ovest a est le pareti
settentrionali delle Murelle.Sono presenti chiazze di neve e ci chiediamo se
non sarà necessario l’uso dei ramponi. Il panorama in direzione dell’Adriatico è
invece un tappeto di nubi ovattate e ogni tanto appare la sagoma inconfondibile
del Corno Grande che fa capolino all’orizzonte.
Il sentiero selciato termina all’altezza di una edicola
dedicata alla Madonna delle Nevi.Da questo punto aggiriamo il colle del
Blockhaus da destra lungo un comodo sentiero che in leggera discesa si fa largo
tra i pini mughi e dopo una ventina di minuti conduce alla sella di Scrimacavallo
che divide il vallone dell’Orfento da quello delle Tre Grotte i quali
preservano ancora i colori autunnali.
Prima di raggiungere il Fontanino presso Monte Cavallo
appunto, deviamo per qualche metro all’interno del boschetto per andare ad ammirare
la Tavola dei Briganti. Qui giacciono dei lastroni di roccia calcarea con
incisioni fatte dai briganti e dai pastori a fine ottocento per raccontare la
loro vita e i loro ideali. Un luogo di grande suggestione.

Ora entriamo nel vivo dell’escursione. Al Fontanino o Sella
di Acquaviva a quota 2100 m. una tabella indica Cima delle Murelle dandola a
due ore e trenta e questo ci sembra inverosimile perche’ il giro dovrebbe
essere più lungo. Infatti si tratta della via normale che risale direttamente l’Anfiteatro
delle Murelle e non il Sentiero dell’Aeroplano che invece lo attraversa proseguendo
verso Est.
Cosi’tralasciata la pista che sale verso il Bivacco Fusco voltiamo a sinistra entrando in un boschetto di pino mugo.Dopo aver guadato un piccolo corso d’acqua che scorre tra le rocce usciamo allo scoperto giungendo al cosiddetto “Passaggio Obbligato” a quota 2122 m.,una stretta cengia a strapiombo sulle vertiginose pareti sottostanti e una gobba servita da due catene di sicurezza nei pressi della Grotta del Cavone. Un po’ più avanti, allo spigolo o Incrocio uno spezzone di cavo metallico ci introdurrà nel fantastico e poderoso Anfiteatro delle Murelle. E’un immenso ghiaione circondato da pareti rocciose e sovrastato in alto da un muro e piu’ su dalle creste di vetta. Questo circo glaciale letteralmente mi cattura perché è di una selvaggia ed austera bellezza mozzafiato.
A questo punto Gianluca, che è già stato sulle Murelle suggerisce
che bisogna seguire il sentiero che risale lateralmente il circo e rimontare il
muro in alto per guadagnare i terrazzamenti,ma questa è la via normale,o il
sentiero ufficiale,quello delle due ore e mezza visto in tabella.La mia traccia
Gps mi dice invece che dobbiamo attraversare l’anfiteatro facendo un ampio giro
a U e spostarci sull’altra sponda.Cosi’ facciamo e giungiamo su un’altra
selletta che ci condurrà nell’ancor più fantastico Anfiteatro della Parete Nord.Sembra
di essere sulle Dolomiti circondati come siamo da complessi rocciosi di
straordinaria bellezza, fatti di torrioni, pinnacoli, guglie, castelli, grotte
calcaree, canaloni innevati e quant’altro. Cerchiamo a vista un punto debole per
risalire questa struttura in apparenza insuperabile.
Mentre guardo, ecco dall’alto di una rupe appare in tutta la
sua fierezza un magnifico camoscio che ci osserva e subito dopo, proprio sopra
di me altri tre esemplari che incuriositi si affacciano dalle rocce. Essi sono
i signori indiscussi di queste montagne e noi siamo soltanto gli estranei di
turno. L’anfiteatro ha una forma di perfetto imbuto e per guadagnare la via di
salita dobbiamo attraversare alcuni nevai prestando molta attenzione.
Mentre folate di nebbia risalgono dall’Adriarico incombendo
sulle pareti rocciose arranchiamo faticosamente lungo il ripidissimo e severo pendio
erboso che ci porta alla base di una serie di canali parzialmente innevati che
vanno a terminare sul crinale delle Murelle.Indoviniamo in tal modo quello piu’
comodo fino a guadagnare il Passo della Capra a quota 2295.A questo punto
ignoriamo la traccia ufficiale del sentiero dell’aeroplano che a mezza costa va
ad intersecare la più lontana e comoda Cresta della Carozza per impegnare
invece la più ripida e avvincente cresta Nord che dopo una faticosa pettata, in
direttissima ci porta ai 2596 m. della croce di vetta delle Murelle.
Purtroppo non riusciamo a godere appieno dei panorami che la
vetta offre perche’ siamo immersi quasi interamente dalla nebbia e sferzati da
raffiche di vento che non danno tregua. Dopo qualche veloce foto di rito,
all’una circa riprendiamo il cammino perché ora inizierà una nuova escursione.
Il percorso è ad anello e quindi dobbiamo andare avanti
cavalcando la fantastica cresta delle Murelle, in alcuni punti molto aerea ed
affilata che in tali condizioni meteo assume i connotati di un percorso ardito
simile a quelli alpini. Alla nostra sinistra si intravedono nella nebbia i
pendii settentrionali più dolci di Monte Acquaviva striati di neve. A destra invece
possiamo ammirare il fantastico anfiteatro delle Murelle questa volta dall’alto.
Mentre perdiamo quota cominciamo a pensare a quale traccia
seguire perché sul gps ne ho registrate due, una risale il ripido pendio che
porta sul Focalone, l’altra va verso il basso entrando e tagliando a mezzacosta
l’anfiteatro al di sotto della cresta. Infine però tutt’ e due si
ricongiungeranno sul crinale sotto il Focalone che porta al Bivacco Fusco.Per
l’asperità del tracciato e la nebbia rinunciamo alla seconda soluzione
preferendo colmare altri duecento metri di dislivello per raggiungere il
Focalone.
Il duro pendio ci mette alla prova non poco perche’ di
strada fin’ora ne abbiamo fatta tanta e ancora ne manca parecchia. La neve si
trasforma in ghiaccio e siamo obbligati a tirar fuori le picche per una
progressione in sicurezza, mentre lasciamo i ramponi negli zaini perché il
tratto ghiacciato è piuttosto breve e giunge alla sella che separa il Monte
Acquaviva dal Focalone.
Ci ritroviamo in un misterioso paesaggio lunare, una sorta
di landa desolata fatta di ciotoli e lingue di neve attraversata la quale ci
porterà sull’elevazione maggiore della nostra uscita, i 2676 m. di Monte
Focalone dove vi è stata posta una targa. Dopo la foto di rito sulla seconda
vetta di oggi finalmente in tutta discesa seguiamo il costone e raggiungiamo il
bivacco Fusco a 2455 m., una struttura metallica gialla che ospita 9 scomodi
posti. All’interno, riparati dal vento incessante vi troviamo due escursionisti,
intenti a programmare qualcosa per il giorno successivo. Dal canto nostro ne
approfittiamo per consumare il nostro meritato panino e recuperare un po di
energie perche’ ora dovremmo scendere tra numerosi tornanti lungo il sentiero
che giunge al Fontanino a tratti invaso dalla neve che ci dara’ qualche
problema.
Dal Fontanino percorriamo a ritroso la pista dell’andata,risalendo
su monte Cavallo,passando per la sella e poi il Blockhaus.Infine al buio
riguadagnamo finalmente il rifugio Pomilio dopo 10 ore di dura marcia.Il
ritorno in paese avverrà nella nebbia più fitta che ci costringerà con l’auto a
procedere lentamente fino a valle.Ma ormai siamo ad Ortona e l’ultima fatica
sarà quella di attraversare a piedi corso Vittorio Emanuele(non è consentito il
transito alle auto) dove alloggio, viale stracolmo di gente a passeggio in
abito da sera,mentre io mi faccio largo a fatica in tenuta da alta montagna e con
la piccozza in bella evidenza.

Un’ascensione di grande soddisfazione, nella solennità di un
ambiente selvaggio e primordiale come la Majella.Trovarci soltanto noi due in questi
luoghi arcani e con condizioni meteo avverse a renderli ancor più severi e con
poche ore di luce a disposizione non ha prezzo.Credo che per le sue
caratteristiche, l’Anello dell’Aeroplano includendo anche la vetta del Focalone,
non abbia nulla da invidiare a molte salite che si fanno sulle Alpi.Ancora una
volta ringrazio Gianluca,sempre presente,positivo e propositivo.Non c’era davvero
modo migliore per terminare la stagione estiva in questa generosa e meravigliosa
terra d’Abruzzo.
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