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lunedì 12 ottobre 2009

Direttissima alla Montea



Quello di ieri è stato un “cappotto”tremendo,un 4 a 0 subito in casa dal meteo che ha rispedito me e altri 16 intrepidi indietro a casa,motivati più che mai ad effettuare la difficile scalata alla Montea per la “direttissima”.Ad un tiro di schioppo dal Passo del Faghittello il boato dei fulmini e poi la furia della pioggia ci ha letteralmente infradiciati fino all’osso,e addio Montea (per ora).Qualcuno del gruppo si è consolato con il ritrovamento di alcuni funghi porcini e la storia si chiude qui. Sarà per la prossima volta; vedrò di recuperare l’escursione alla prossima data utile.

Per la cronaca ho la possibilità di esporre ugualmente il resoconto di questa ascensione perché realizzata la settimana precedente con Dino come esplorativa. La Montea è la regina dei Monti d’Orsomarso,di difficile scalata ma con un fascino straordinario. La“Direttissima Ovest” è un’esperienza dura per via del notevole dislivello da colmare lungo un itinerario che non dà tregua,dolce all’inizio e sempre più ripido man mano si sale ,fino ad affrontare le rampe finali della cresta Ovest.

Si inizia dalla località Renazzo e subito dopo si procede nell’alveo asciutto del fiume Esaro,conosciuto e usato sin dal tempo dei Greci per il collegamento Jonio-Tirreno.L’Esaro ha due rami sorgentizi separati dal Monte Faghittello.Il ramo in destra orografica è uno spettacolare canyion la cui discesa è realizzabile soltanto con attrezzatura alpinistica,quello di sinistra è accessibile e porta dopo pochi minuti a tre sistemi di splendide cascate miste a stupende marmitte. Le cascate si possono risalire sulla sponda sinistra lungo una traccia di sentiero molto ripida per poi calarsi in corda doppia.

Lungo il sentiero che conduce dapprima al Passo del Faghittello e successivamente alla Melara abbiamo la possibilità di rinvenire un piccolo esemplare di “Salamandrina dagli occhiali”. Si tratta di un Anfibio di interesse comunitario, indicatore di ambienti con un buon grado di naturalità. E' attiva esclusivamente in condizioni di elevata umidità, spesso di notte o nelle giornate uggiose. Se disturbata solleva la coda e le zampe mostrando il vivace colore rosso delle parti ventrali, per disorientare i predatori.

Notiamo che il percorso è sufficientemente segnalato con spezzoni di nastro bianco-rosso ma noi,ugualmente integriamo con nastro isolante bianco. Giungiamo dopo una serie di tornanti a ridosso del Passo del Faghittello e qui comincia a comparire il cavo d’acciaio della vecchia teleferica appartenente alla Rueping,vestigia di archeologia industriale. Basterà seguirlo per rinvenire una prima puleggia metallica. Più in alto al Passo della Melara la stazione della teleferica in buone condizioni.




Il comune di Saracena e questa ditta tedesca, la Rueping S.P.A., stipularono un contratto, nell'agosto del 1910, col quale veniva concesso alla ditta lo sfruttamento delle risorse boschive per almeno un ventennio. In un primo tempo furono interessate le zone montane di Saracena e, successivamente anche quelle di Lungro, Acquaformosa, Firmo, Morano Calabro, Mormanno, S. Donato di Ninea, San Sosti e Verbicaro.

Scrive Carmelo Migliocco in La faggeta nelle montagne calabresi: " Nel volgere di tal lasso di tempo, più precisamente dal1911 al1933, furono tagliate all'incirca 100.000 piante di faggio, risparmiando soltanto un centinaio di matricine per ettaro."

Anche se da un lato creava occupazione ( vi lavoravano circa 600 persone), dall'altra si è proceduto ad un taglio indiscriminato del bosco, come si può rilevare dai dati sopra riportati. Naturalmente per il trasporto dei tronchi di faggio vennero realizzati tracciati ferroviari e funicolari che si possono rinvenire praticamente in tutto il territorio del Pollino.

Il Passo della Melara è un crocevia importante per l’ascensione a tutte le vette del gruppo della Montea: Monte Petricelle,Faghittello,La Caccia,Serra Croce,Cannittello,La Castelluccia e Montea appunto.

Da Renazzo alla Melara abbiamo impiegato 3 ore circa. La stanchezza si fa sentire ma bisogna rompere gli indugi e affrontare il costone che si stacca sulla nostra destra. Dopo un primo tratto abbastanza “tranquillo”affrontiamo di petto una prima rampa molto ripida e insidiosa;a tratti bisogna carponare. Più su usciamo allo scoperto tra i pini loricati e attacchiamo una seconda rampa tra le rocce fino a guadagnare un’anticima dalla quale si staglia il versante Ovest della Montea .Panorama mozzafiato in tutte le direzioni.





Un saliscendi e siamo su una seconda anticima. Nel frattempo nuvole minacciose si avvicinano da sud e mentre cominciano a coprire il territorio circostante sembrano risparmiare la nostra zona. Così sarà fino in vetta. Si sale ancora sul filo di pareti precipiti alla nostra sinistra,sono i paurosi canaloni Ovest e Nord che convergono in cima. Saranno la nostra meta il prossimo inverno quando ricoperti di ghiaccio li affronteremo con ramponi e piccozze.

Un ultimo sforzo e dopo quattro ore e mezza di dura salita e 1231 m. di dislivello colmato siamo sulla vera cima di Montea a 1825 m. L’altra cima,quella col pilastrino in ferro dell’IGM sorge più ad Est a tre quarti d’ora di cammino. Il bosco tra le due cime ha già assunto la tipica colorazione autunnale. Stanchi ma soddisfatti dell’ennesima impresa consumiamo il nostro pranzo frugale mentre allietiamo i nostri occhi di paesaggi sconfinati in tutte le direzioni. Questi è senza dubbio il territorio più aspro e selvaggio del Parco del Pollino,a scarso indice di antropizzazione e forse è l’unica montagna dalla quale tutt’intorno non si notano tracce di civiltà e dell’uomo….Se di civiltà possiamo parlare.







3 commenti:

dino ha detto...

"Comunque è sempre la Natura a comandare sull'uomo, anche se l'uomo cerca di distruggerla".
Secondo me è stata una bella escursione anche con la tempesta che imperversava; fa parte del gioco e dell'avventura!
Vuol dire che la meta rimane ancora più ambita e l'attesa per la prossima ascesa più piacevole.
P.S. -lancio un appello a chi potrebbe o vorrebbe recuperare la bellezza e la Storia della Stazione Teleferica del Passo della Melara essendo la stessa in buone condizioni, ma nello stasso tempo si presenta come un ammasso di rottami. Sarebbe un ottimo punto di visita e di attrazione per gli escursionisti.
Ciao Giuseppe alla prossima... Dino

Planeta ha detto...

Riguardo al panorama...
ogni commento è superfluo!
:-o

quello che si vede in foto cos'è, un argano?
(Stazione Teleferica)?

------------

in parte concordo con Dino:
L'uomo tenta invano di domare la natura, ma questi, quando vuole, predomina su tutto!
------------
recuperare un pezzo di storia come la Stazione Teleferica, sarebbe un gran bel passo.


un saluto.

Edva ha detto...

Anche da me domenica ha piovuto...
solo che io mi trovavo a casuccia al calduccio...
non avrei voluto essere al tuo posto ,bagnato come un pulcino!!! :))

Eh bravo!!!
te l'escursione l'avevi già fatta...
ed ecco pronto a deliziarci con le foto...meravigliose!!!
Si può giocare di fantasia sulle forme che lasciano i tronchi degli alberi,proprio come si fa con le nuvole...che bello!!! :))

Un bacio :*

...Edva...**