Panoramica, aerea, facilmente accessibile ma probabilmente ignorata.
Si tratta della cresta rocciosa dei monti Zingomano e Moschereto che domina la “Rasa”,
ovvero la vallata a Ovest di Civita attraversata dalla strada montana della Fagosa
che raggiunge Colle Marcione proseguendo oltre. L’escursione era in programma per
la fine dell’estate onde evitare il caldo dato le quote modeste, ma questo mese
di Settembre caldissimo non mi ha risparmiato. L’avevo già risalita anni or
sono in solitaria ma in quella occasione avevo dimenticato inspiegabilmente la
macchina fotografica e i cellulari non erano i mostri di adesso. Perciò della
bella ascensione mi era rimasto soltanto il ricordo.

Tutta la zona dal punto di vista paesaggistico ti cattura
proiettandoti in un ambiente tipico del far west,tra rocce,macchia mediterranea
e leccete riportandoti anche indietro nel tempo, una cartolina tipica in bianco
e nero antichizzato.L’intera cresta si snoda per un paio di chilometri e si
puo’percorrere in tre ore circa,quindi torna utile se si ha a disposizione una
mezza giornata a condizione che a monte si sia provveduto a lasciare un’auto
staffetta oppure si speri di trovare un passaggio.La volta precedente mi era
andata male e dovetti farmi 6 km a piedi sotto un sole cocente con le mosche e
i tafani a tormentarmi.
E’sabato 15 Settembre e ritorno di nuovo nello splendido
territorio del torrente Raganello, ormai legato indissolubilmente alla tragedia
di un mese fa. Anche stavolta vado in solitaria e prima di entrare in paese
svolto a sinistra parcheggiando l’auto ad un bivio qualche chilometro più in
alto. Raggiungo poi a piedi una specie di cava in cui sono ubicati alcuni
container adibiti allo smaltimento dei rifiuti a circa 548 m. di quota. Purtroppo
fa molto caldo anche questa volta e mi tocca colmare i primi 240 metri di
dislivello ravanando lungo la ripidissima rampa pietrosa e ghiaiosa che porta
in cresta fino a guadagnare la piacevole ombra dei boschetti di leccio.
La prima parte è veramente spettacolare. Procedendo seguendo
il filo incontro alcuni torrioni che si affacciano a strapiombo verso valle
mentre in basso sbucano dalla macchia mediterranea una miriade di formazioni
rocciose caratteristiche che non si distinguono bene osservando il paesaggio
dalla strada.Per portarmi su uno degli affacci piu’interessanti devo lasciare i
bastoncini e arrampicare su un basso torrione prestando attenzione( II+) alla
spiccata esposizione,ma il panorama da questo punto è semplicemente superbo e mentre
mi godo lo spettacolo con il piccolo borgo di Civita che occhieggia arroccato
su una roccia laggiù, vedo risalire dalla valle un grifone che descrive una spirale
ascendente girandomi attorno.
Subito dopo diventano due, tre e infine uno stormo intero. Probabilmente si faranno un pensierino sul mio conto,”chissa’ magari schiatta”!!.Il caldo umido però non scherza e cerco di avanzare stando all’ombra di piccole querce fermandomi ad osservare la mole del Monte Manfriana con la sua cima bifida che domina incontrastata la scena.
La seconda parte della cresta è un po’monotona perché costretto
ad aggirare zone di fitta vegetazione devo allontanarmi dal filo di cresta per
rientrarvi all’altezza di un valico presso Monte Zingomano a 1130m. Sono quasi in
dirittura d’arrivo al punto piu’elevato della cresta che nelle carte è segnato
come Monte Moschereto 1318 m. anche se in realtà non ha le sembianze di una
cima netta e ben definita.
Il paesaggio da questo punto di osservazione però è totale, a
trecentosessanta gradi sulla tondeggiante Timpa del Principe dietro di me
mentre ad est la vista corre all’orizzonte verso lo scintillante mar Jonio. Di fronte
invece la piramide di Monte Sellaro domina sulla spettacolare Timpa del Demanio
con le vertiginosi pareti del canyon del Raganello e la Piana di Sibari.Verso
nord infine si pongono in bella evidenza le quattro timpe che da qui si possono
osservare contemporaneamente, la Falconara, Timpa San Lorenzo, Cassano e Porace,
un’area di straordinaria e selvaggia bellezza, un mondo dolomitico fatto di
rocce e macchia mediterranea. Infine dietro le timpe sorge il pittoresco borgo
di San Lorenzo Bellizzi diviso tra zona nuova e centro storico.
Dal vertice del Moschereto dopo aver attraversato un’ampia
prateria sassosa è breve il tratto per intersecare la sterrata che passa per
Colle della Scala riportandomi alla rotabile in località Colle S. Martino. Mentre
mi sto abituando all’idea di farmi tutti quei chilometri a piedi fino all’auto
giunge da Colle Marcione una Fiat Punto che riesco a fermare al volo e che mi
riporta al punto di partenza.
Contemplando l’infinito da questo magnifico belvedere naturale
e ascoltando il placido brusio del torrente, la mente torna inevitabilmente al
giorno della tragedia che ha sconvolto questa tranquilla comunità e tutti noi
frequentatori del Pollino e non solo. Il tempo si sa, lenisce ogni ferita e pare
cominci a mitigare almeno in parte tristezza e incredulità, ma esse inevitabilmente
ci accompagneranno per molto tempo o forse non ci lasceranno mai.

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