Finalmente! Non
vedevo l’ora di ritornare dopo mesi di assenza nel versante lucano del Parco e riabbracciare
la sua montagna simbolo, il Pollino. Giunto però a Colle Impiso noto che c'è molta
gente, tanta che quasi non trovo parcheggio, cosa inusuale per il mese di
giugno. Apprendo in seguito da un tg regionale che questi gruppi, anche
numerosi sarebbero arrivati da varie parti d'Italia, anche dal nord. Una vera e
propria esplosione di libertà ed evasione dopo il blocco delle regioni dovuto
all'emergenza sanitaria. Io invece, in controtendenza e pacificamente giungo da
solo.

La meta di
oggi è il Monte Pollino per una via insolita, il Canale Nascosto che come dice
il nome non si lascia vedere quasi da nessuna parte tranne che dalla vetta di
Serra del Prete. Essendo un percorso poco conosciuto approfitto dell'occasione per
registrare la traccia col GPS. Si tratta di un itinerario alpinistico invernale
alternativo al più frequentato Valangone quando questi risulta non essere in condizione.
Probabilmente l'esposizione o una maggiore superficie in ombra gli permette di
mantenere un innevamento migliore, più compatto rispetto al Valangone decisamente
più soleggiato.
In ambiente
estivo si può fare tranquillamente ma con un po’ di attenzione per via di
alcuni ghiaioni abbastanza infidi. Credo sia più comodo impegnare la cresta
rocciosa che sale in parallelo invece del pendio erboso del fondo del canale. In
questo caso bisogna avere un po’di dimestichezza nel mettere le mani sulla
roccia per superare alcuni passaggi elementari. A parte queste piccole
difficoltà non mi sento di classificarlo come alpinistico; va bene escursionistico
per esperti, non tanto adatto ai camminatori della domenica. La giornata è
fresca e ventilata, ideale per una bella salita in quota nel periodo estivo. Parto
da Colle Impiso di buona lena a motivo di un contrattempo che mi ha fatto accumulare
un certo ritardo. In ogni caso dopo un'ora e un quarto sono già a Piano Gaudolino
che oggi è piuttosto movimentato. Infatti il piccolo rifugio è attorniato da frotte
di campeggiatori con le loro tende assiepate tra esse.

Il gigante s'innalza
davanti a me, mi aspetta e mi chiama, per cui non perdo tempo e continuo per la
via normale. Costeggiato il Piano dal lembo orientale, rientro nel bosco e subito
dopo un breve tratto sul sentiero lo abbandono deviando a sinistra senza percorso
obbligato. Cerco però di non portarmi troppo a destra per evitare di incappare
nell'area della slavina ricolma di piccoli e fastidiosi faggiolini, ricresciuti
dopo la valanga e lo sfasciume di tronchi spezzati e rami riversi in terra,
fascia boscata trasformatasi in una vera e propria macchia. Durante lo
zigzagare incontro anche una bella orchidea neottia, priva di pigmentazione il
cui habitat è il sottobosco.


Dopo essermi
districato tra i faggi, esco allo scoperto all'estremita’ dello Spigolo dell'avancorpo
Ovest del Pollino. Mi accolgono monumentali pini loricati abbarbicati sulle rocce,
padroni indiscussi di questi luoghi arcani e selvaggi. Salgo con attenzione per
un tratto infido di ghiaione molto inclinato che lambisce le pareti
circostanti. Da questo punto il paesaggio si apre maestoso sull'ampio e
soleggiato Valangone. Non indugiando su questa pietraia estremamente instabile
e sconnessa risalgo per un'altra settantina di metri guadagnando terreni
migliori e depositandomi all'ombra di un provvidenziale loricato dove faccio
una sosta.

Adesso
bisognerà attraversare fino a svalicare una prima cresta che si supera nella
parte bassa per cenge esposte. Essa immette in quello che sembra un canale ma
in realtà si tratta di un anfiteatro chiuso a monte da una parete. Lo
attraverso portandomi sulla cresta oltre la quale sale il Canale Nascosto. L'ultima
volta fu nel 2016 alla ricerca di neve e ghiaccio in un inverno incredibilmente
magro. Fu in ogni caso una bella salita.Invece di buttarmi nel canale erboso e
pietroso opto per una salita più divertente lungo il filo di cresta. In certi
punti bisogna mettere le mani sulla roccia per superare facili passaggi di I e II
grado evitabili da sinistra. Dalla cresta il paesaggio è davvero superbo. L’orizzonte
si amplia ulteriormente con vista circolare sull'immenso circo glaciale del
versante ovest del Pollino. Sullo sfondo invece fa da contraltare la
mastodontica Serra del Prete dalla sagoma arrotondata e il piccolo pianoro di
Gaudolino. Da questo punto d’osservazione privilegiato si ha la sensazione di
trovarsi davvero al centro del mondo.


Un ultimo
sforzo e giungo nei pressi della cima con il pilastrino dell'igm spostato a sud-est.
Nel frattempo è sopraggiunta una coppia di escursionisti che si accinge a
scendere per dare un'occhiata alle spettacolari doline di vetta. Purtroppo
soffia un vento fortissimo da nord-est per fortuna non freddo. La montagna di
Eolo anche stavolta non si smentisce e forse per questo accanto al pilastrino è
stato costruito il piccolo riparo circolare in pietra che spesso risulta
provvidenziale e utile allo scopo. Mi ci infilo dentro per godermi un po’di
sole al riparo dal vento e per consumare il mio panino. Stoppo anche il GPS e
vedo che ho impiegato tre ore tonde tonde. Niente male. Pare che abbia
recuperato definitivamente una forma ideale dopo il lock down.
Dopo le foto
di rito in vetta per immortalare il panorama che si estende sulle maggiori
elevazioni del Pollino e dei monti d'Orsomarso me ne scendo con calma lungo la
via normale. Da qui' si gode un' ulteriore vista mozzafiato sul complesso Serra
del Pollinello, Grande dolina e Pollinello con i due loricati tra i più caratteristici
e maestosi, il millenario Patriarca e il loricato che io conoscevo come “Candelabro”
e che invece hanno chiamato con mio forte disappunto “Broccolo”, solo perché a
parere di alcuni avrebbe le fattezze del comune ortaggio. Complimenti al botanico,
dendrologo, esperto forestale o quel che sia per questo colpo di genio nel
nominare una simile meraviglia. Dopo il Patriarca, Titano, Zeus e Italus, ecco
che abbiamo “Broccolo”, autentico insulto alla decenza. Lancerò prima o poi una
petizione per fargli cambiare nome.
Sempre in
tema di loricati, raggiungo infine il Valico di quota duemila dove svettano quelle
che chiamo le tre meraviglie, i pini loricati che danno il benvenuto ai
visitatori diretti sul Pollino: il “Guardiano”,il “Drago volante” e il “Pino Elicoidale”.Infine
dopo aver lambito il Piano di Gaudolino dove pascolano alcuni branchi di
cavalli, passo per la graziosa fonte di Spezzavummola che fa sgorgare le sue
acque freschissime sotto l'ombra dei faggi. Pare sia la sorgente più fredda del
Pollino, tanto che ai pastori riusciva a rompere i contenitori di terracotta, le
“vummole”, allorché venivano riempite. Da lì a breve sono all'auto dove convergono
diversi gruppetti di escursionisti al rientro dalle loro escursioni.

E dopo
questo periodo di timore e incredulità vorrei concludere semplicemente con una
bella citazione di Jeffrey Rasley: ”Se vai in cerca di angeli o in fuga dai
demoni vai in montagna”….mai frase fu così azzeccata.
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