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sabato 2 gennaio 2010

La via della neve


Neve e gelo al Nord,caldo e scirocco dalle mie parti (a Palermo c’è chi fa il bagno).Un 26 Dicembre anomalo e strano che ci costringe ancora una volta a cercare la neve con la lente di ingrandimento. Mi sembra di essere “l’uomo all’albero” di Luna Rossa attento a fiutare il vento,in questo caso la neve. E paradossalmente dirigendoci col fuoristrada verso Colle Impiso,nostra località di partenza ,lungo la strada troviamo a tratti abbondante neve non spalata che fa danzare l’auto,mentre le montagne attorno sono asciutte. Ed invece di fare una bella invernale ci toccherà andare “per margherite”. Solo i versanti a Nord-Est e Sud-Ovest in ombra potrebbero alimentare le nostre speranze. Oggi sono in compagnia di tre agguerriti soci del “Gruppo Speleo del Pollino” di Morano Calabro,il suo presidente Roberto (un veterano del Pollino),Natale e Mimmo.




Imbocchiamo il sentiero che conduce a Gaudolino indecisi sul da farsi. A Vaquarro Roberto opta per la Nord del Pollino,straordinaria e adrenalinica se c’è ghiaccio. Oggi purtroppo non è così e allora,in alternativa propongo il canalone Sud-Ovest,molto più avvincente se innevato. La mia mente corre a quel 6 Gennaio 2008 quando in compagnia di due “pazzi”quali Massimo e Salvatore detto “U Lupu”lo affrontammo in condizioni meteo proibitive e senza ramponi. Il vento sulla cresta era così forte da farci quasi volare via se non procedevamo carponi. Massimo chiamò la via “I diavoli ballano sul Pollino”.Vedere il video per credere (Pollino,Canale Sud-Ovest)Da Gaudolino constatiamo che anche il canale Sud-Ovest è privo di neve nel tratto più bello in alto. In una delle sue diramazioni di destra invece sembra zigzagare una interessante lingua di neve. Dunque si va. Il canale è molto bello,l’ambiente favoloso. I pini loricati dalle forme più bizzarre si fondono e si amalgamano perfettamente con le rocce tutt’intorno,sembra di stare in un gigantesco giardino bonsai.

Nella faggeta ci si alterna a procedere su chiazze innevate (una ventina di centimetri) e zone completamente asciutte. Facciamo una sosta per rifocillarci all’ombra del grande pino loricato da cui parte il canalone e le sue varianti. Roberto e Natale estraggono dagli zaini i “Cannariculi” e le “Vecchiarelle” dolcetti tipici della cucina calabrese che fanno parte della tradizione popolare, antichi e molto poveri, fatti con farina,vino , aromi e poi il miele alla fine ; le nostre arance,profumate e succose ed infine un goccetto di grappa alla Genziana che mette il turbo dentro. Altro che barrette energetiche e altre “schifezze”varie.




Nella progressione Mimmo e Roberto sono molto veloci,io vado con più calma per fare le mie foto,Natale si lamenta che sono “dei casi clinici”,non vale la pena stargli dietro. Prima di raggiungere la cresta sommitale mi concedo anche una breve arrampicata incuneandomi all’interno di un canalino roccioso ed infine la vetta, i 2248 m. di Monte Pollino sono nostri. Addirittura c’è meno neve rispetto all’8 Dicembre in occasione della salita al Dolcedorme per la “Rampetta tranquilla”.Vuol dire che per le invernali ancora dobbiamo aspettare.

Per la discesa impegniamo la parete Nord tenendoci a sinistra lungo la cresta per osservare alcune formazioni di Pino Loricato davvero spettacolari. Due di essi,slanciati ed eleganti si stagliano sulla Serra del Prete e rivedo la stessa immagine scattata una trentina di anni fa da Giorgio Braschi pubblicata nella sua mitica guida “Sui sentieri del Pollino”.Più in basso Mimmo ci fa notare il ceppo secco di quello che doveva essere un gigantesco pino loricato,da competere sicuramente con il “Patriarca” del Pollino. Peccato non esista più.



Il ritorno è per il sentiero che congiunge i Piani di Pollino e Colle Gaudolino e poi verso l’Impiso.Per me è stato un vero piacere fare nuove conoscenze,Roberto e Natale , condividendo in tal modo la stessa passione per le nostre belle montagne. All’Impiso,udite udite ci imbattiamo nel mezzo spalaneve e spargisale (mai visto sul Pollino)che ripulisce la strada che porta al rifugio De Gasperi chiuso per l’ennesima volta per lavori di restauro. Speriamo che riapra al più presto e possa divenire il polo di attrazione per chi ama il Pollino. Più su vediamo infatti una allegra famigliola attrezzata di sci e snow-board e questo la dice lunga sul potenziale che la nostra montagna ha da offrire. Forse l’idea di realizzare una pista da sci con relativa cabinovia sul versante Nord di Serra del Prete e un rifugio ai Piani di Pollino non sarebbe male. Darebbe così un forte impulso alle attività di montagna volto a far decollare finalmente il nostro Parco gestito con una mentalità troppo chiusa alla ricettività e al turismo intelligente. Per ora questa è la triste realtà. Peccato che il più esteso parco d’Italia debba avere questo destino.

6 commenti:

falcotrek ha detto...

questi post sulla montagna, testimonianze autentiche, questi video e queste foto sono documenti unici, indispensabili per nutrimento interiore e condivisione di emozioni.

complimenti e in bocca al lupo (a te e a tutti voi che vi muovete in armonia per il il Pollino e per le montagne) con un forte abbraccio ... prima o poi, oltre il web, ci si incontrerà su questi angoli del Pollino

***IL FALCO*** ha detto...

Grande Giuseppe... come al solito sia le tue imprese che i tuoi racconti sono semplicemente fantastici.
Complimenti e arrivederci alla prossima, ora che la neve finalmente ha imbiancato le nostre montagne, tante avventure ci aspettano.
ciao ciao

indio ha detto...

Caro Pollino Fantastico, nel tuo post hai saputo esaltare, come sempre, la bellezza selvaggia di alcuni angoli del Pollino (come quella ghiacciata cresta Nord che scalai una volta d'inverno!). Ecco, come mostri anche tu tramite le tue belle e originali ascese è quella dimensione selvaggia del Pollino l'aspetto più profondo della nostra montagna. E arrivo qui per aprire un confronto e per farti un appunto critico sul passo del post in cui parli di rifugi, seggiovie e piste da sci. Certo, è importante incentivare il turismo. Ma francamente al turismo (o meglio, ad un "certo" tipo di turismo) non si può sacrificare, nemmeno per un po', l'integrità armoniosa di una montagna selvaggia come il Pollino! Quello che penso io è che prima di tutto viene la montagna, poi vengono i turisti con le loro esigenze ricreative... Quante montagne sono state offese e svendute da quel turismo di massa banale e senza rispetto per la loro integrità naturale! Il turismo sportivo va bene, ma semplicemente deve rispettare le esigenze della salvaguardia naturale della montagna. E quest'ultimo è un valore prioritario soprattutto per noi, noi che che nei nostri post non facciamo altro che parlare della wilderness della montagna! Ecco perciò che alla pista da sci si deve preferire sci di fondo (come a Piano Ruggio per esempio)o scialpinistico; al rifugio d'alta quota (secondo me non necessario sul Pollino) si deve preferire la tenda. Molti turisti non vedono montagne, vedono piste; non vedono pareti, ma vedono solo vie di questo o quel grado. La montagna è qualcosa di più di questo. I Piani di Pollino sono così belli e integri che anche un piccolo rifugio ne sminuirebbe il valore di parte di natura ancora incontaminata e non intaccata dai segni dell'uomo. E' un discorso, anche quello dei nuovi rifugi che in generale dovrebbe aprire un dibattito anche all'interno di associazioni come il C.A.I. Strutture come impianti di risalita e seggiovie, strade, rifugi e altre strutture sminuirebbero, proprio quell'armonia (io parlo quasi di "anima") che solo la nostra montagna, come poche altre sa dare! Altrimenti le sensazioni che noi sappiamo descrivere così bene nei nostri post non saranno più le stesse!
Si fa un gran parlare di turismo ma se i visitatori sono pochi non è per l'assenza di strutture, ma perchè il Pollino e le sue bellezze non solo naturali ma anche storiche e archeologiche sono ignorate dai più... Be' scusa se mi sono dilungato troppo. Magari ne parleremo più diffusamente se riusciamo a fare assieme quella tanto decantata escursione assieme (che per colpa mia non s'è mai fatta!). Un caro saluto
l'Indio

Anonimo ha detto...

Ciao Master,
leggerti e' sempre un piacere e mentre seguivo il tuo racconto, mi sembrava di sentire il profumo di quelle arance (che in montagna sono ancora piu' gustose) e la dolcezza di vostri dolcetti, ma ancora di piu', quella ricerca della neve e il percorso da seguire... allungando lo sguardo per ammirare tutto quello che la natura ci offre.
Fortunatamente da noi la neve non manca e io me la sto godendo tutta, anche se non faccio escursioni impegnative.
Comunque nel leggerti mi fai venire voglia di venire ad espolare le vostre belle montagne.
Ciao a presto!!!
Pralina

Edva ha detto...

E' sempre emozionante leggere le tue avventure in posti incantevoli...
lo testimoniano le immagini con panorami mozzafiato!
Sempre attento ai particolari...
come quel ceppo gigantesco di pino loricato che resta lì a segnare il tempo...bellissimo!

Un bacio :)

...Edva...**

Anonimo ha detto...

Io sono d'accordo con le piste per lo sci alpino, perchè portano turismo sviluppo e lavoro,in tutti i parchi nazionali d'Italia esistono le piste da sci senza per questo rovinare l'equilibrio naturale che esiste.
Il Parco Nazionale d'Abruzzo è l'esempio più lampante di come si possa tutelare l'ambiente e favorire lo sviluppo...ma ci pensate di cosa vivrebbero in inverno i vari paesini come Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea e altri paesi del parco se non ci fosse il turismo invernale? Meditate...