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venerdì 2 aprile 2010

Notturna nel Canalone del Pellegrino

ATTENZIONE
Si prega di leggere a fondo pagina le “considerazioni finali” riguardanti i canaloni del Pellegrino e de La Calvia .
Quante emozioni questo Pellegrino ci ha procurato,purtroppo,devo dire anche in negativo. Ma andiamo con ordine. Mi si illuminano gli occhi quando Sabato sera ci sentiamo con Mimmo il quale mi propone l’ascensione al Canalone del Pellegrino in notturna tra la Domenica successiva e il lunedì, e già il livello di adrenalina comincia a salire anche perché stando alle previsioni quella notte le nuvole dense che i giorni precedenti ricoprivano come una cappa tutto quel versante si sarebbero dissolte regalandoci nella mattinata di lunedì una giornata praticamente perfetta. Così è stato. Due settimane addietro avevamo già scalato l’adiacente canalone del Monte La Calvia con neve semidura. Ora il manto nevoso sarebbe stato sicuramente solido come il marmo,roba da far fischiare i nostri ramponi. L’appuntamento è fissato per le 2.30 di Lunedì mattina a Marcellina,una frazione di Santa Maria del Cedro lungo il litorale tirrenico. Sono talmente agguerrito che alle 2.00 sono già lì. C’è solo un po’ di preoccupazione perché lungo il tragitto pioviggina,salire di notte con la nebbia penso non sia tanto simpatico. Ma è soltanto il rimasuglio della vecchia perturbazione che rimarrà bassa verso il mare e in seguito si dissolverà del tutto. Imbocchiamo così la stradina di fondo valle dell’Abatemarco verso Carpinosa,stessa località di partenza per il Canalone de La Calvia.Una splendida luna piena ci accompagnerà durante il viaggio e l’ascensione e come un faro illuminerà il nostro percorso lungo il canalone.

Giunti a Carpinosa a 650 m. di quota l’atmosfera è maestosa;la magnifica vista dell’anfiteatro di vette innevate che ci circondano illuminate dalla luna semplicemente ci fa trasalire. Alle 3.30 siamo pronti. Gli zaini pesanti gravano sulle nostre spalle ma si procede nella boscaglia con il prezioso aiuto delle lampade frontali. Abbiamo ben 1337 m. di dislivello da colmare con pendenze di 40° e più all’uscita. Alle nostre spalle la luna fa capolino sulla sagoma piramidale di Monte Trincello.Ben presto siamo all’attacco del Canalone che si presenta subito con il suo fronte nevoso,sembra la morena terminale di un ghiacciaio alpino. La neve compattissima ci costringe a fermarci per calzare i ramponi. Si va avanti con passo deciso,uno dietro l’altro. Il Canalone sale dritto per dritto verso la vetta. Il cielo stellato rende il tutto sublime,irripetibile. Ci fermiamo per una breve sosta e qui accade l’imponderabile. Mimmo sente arrivare un sasso da monte rimbalzando e rotolando sul duro manto di ghiaccio,andando a sbattere con violenza contro un tronco d’albero. La nostra espressione si tinge di incredulità .Probabilmente si sarà trattato di un caso isolato e comunque procediamo con estrema attenzione puntando lo sguardo e le frontali davanti a noi facendo sosta di volta in volta dietro i tronchi di grossi alberi.
Ne arrivano purtroppo altri ,grossi quanto un pugno. Li sentiamo staccarsi dalle pareti circostanti , rimbalzare sul manto ghiacciato e schizzare verso valle. E’ molto strano perché sapevamo che questo canale in determinati periodi scarica pietre, quando durante il giorno il sole scioglie la neve sulle pareti che però sono asciutte e il sole non c’è;la temperatura è anche prossima allo zero. Risolviamo quindi che dev’essere una caratteristica di questo canalone fatto di roccia marcia in perenne erosione.A questo punto un senso di incertezza e sbigottimento si impossessa di noi. Cosa fare? Siamo a metà del canale. Tornare sui nostri passi non avrebbe senso anche perché ci arriverebbero i sassi da dietro. Decidiamo dunque di continuare a salire visto che albeggia e le scariche diminuiscono andando più in alto. Inoltre ci manteniamo al margine destro che sembra più sicuro. Il canalone è piuttosto largo e ci dà la possibilità di vedere i sassi che partono da monte.
Finalmente,con un pizzico di angoscia nel cuore raggiungiamo le pareti al di sotto della vetta del Cozzo del Pellegrino. Siamo rinfrancati perché l’unica cosa che viene giù da sopra sono piccoli e innocui frammenti di ghiaccio.Il peggio ce lo siamo lasciato alle spalle.
Siamo sul tratto più divertente e tecnico del percorso. Procediamo lungo una strettoia che corre al di sotto della parete di vetta del Pellegrino che ci porterà ad’una delle uscite a destra del canale. Qui troviamo ghiaccio vivo sulle pareti,così duro da permettere anche l’inserimento di chiodi da ghiaccio se necessario. Dopo la strettoia affrontiamo un breve traverso ghiacciato con l’uso di due piccozze e infine l’uscita finale in cresta in un’atmosfera da sogno. Attorno a noi tutto ghiacciato. Il cielo terso permette di vedere nitidamente anche le vette più alte del Cilento quali il Cervati ,il Gelbison e…udite udite verso sud-ovest scorgiamo rapiti la mole svettante dell’Etna completamente innevato. Pensate,in linea d’aria dista 240 chilometri da noi. Per avvistarlo da qui è necessario che ci siano condizioni atmosferiche pressocchè perfette. Dal Pellegrino è inoltre possibile vedere contemporaneamente i due mari della Calabria,lo Jonio a Est e il Tirreno ad Ovest. Fantastico infine il colpo d’occhio che esso offre su tutte le vette del Pollino.Le sorprese non finiscono qui. Spaziando con lo sguardo verso La Calvia noto una sagoma che si muove. Dapprima sembra un cinghiale ma aguzzando meglio la vista si tratta di un magnifico esemplare di lupo che si concede la tintarella sotto un sole cocente. Sembra non curarsi di noi considerato la distanza che ci separa e si mette a prendere il sole sdraiandosi come si trovasse in spiaggia. Il nostro amico però ci saluta e si dilegua nel bosco una volta giunti alla sella che separa il Pellegrino da La Cavia. Che sorpresa inaspettata. La nostra odissea però ancora non è finita. Per il ritorno discendiamo il canalone de La Calvia,già fatto due settimane fa tranquillamente. Purtroppo anche questi si diverte a fare il tirassegno con continue scariche di pietre che per fortuna seguono direzioni obbligate. Rimaniamo allibiti vedendo più a valle i tronchi degli alberi bersagliati e sfregiati da sassi di diverse dimensioni. Dopo una discesa rapida,ripida e affannosa,con lo sguardo costantemente rivolto dietro di noi ci sentiamo completamente al sicuro soltanto al termine del Canalone. Finalmente nel bosco tranquillo,il tepore del sole e i primi cespi di primule che ci salutano regalandoci finalmente un po’ di serenità dopo una notte e una mattinata di ansia e adrenalina.

Considerazioni finali:

Dopo le due esperienze fatte a distanza di 15 giorni nei Canaloni de La Calvia e del Pellegrino a fine inverno/inizio primavera NE SCONSIGLIO FERMAMENTE L’ASCENSIONE. Si potrebbe ipotizzare di salire solo con neve morbida o semidura (comunque non dura o ghiacciata)perché in caso di caduta pietre, queste affonderebbero nella neve morbida fermandosi li. Diversamente cadendo,rimbalzerebbero sulla neve ghiacciata acquistando velocità come proiettili sibilanti fino alla base del canale. Inoltre le pareti del canale dovrebbero essere ghiacciate in modo tale che il ghiaccio tenga “incollate” le rocce come una sorta di verglass. Altra valutazione potrebbe essere quella di osservare la superficie del canale;se è sporca e disseminata di sassi vuol dire che scarica,se è bianca e pulita è più sicura. Comunque,si possono fare tutte le considerazioni del caso ma resta il fatto che questi canaloni per gli escursionisti presentano RISCHI OGGETTIVI NOTEVOLI ANCHE MORTALI.

5 commenti:

U Lupu ha detto...

Complimenti davvero e bravo a mettere queste precauzioni...innanzittutto il puro e sempice divertimento per la montagna!!!

Luca l'Alpinauta ha detto...

bella salita, spero di poter venire a saggiare queste cime un giorno di questi. la prossima volta che vado in sicilia, mi fermerò un pò prima!!

NuwandaDeadPoet ha detto...

COMPLIMENTISSIMI...LA PRUDENZIA, diceva Totò, NON E' MAI TROPPO.
Un forte abbraccio Giù.

naturalmentepollino ha detto...

Complimenti per l'ascesa e le informazioni date!
L'incontro con il lupo...fantastico!

Edva ha detto...

Oh Master!
Ma che ci facevi sotto quella pioggia di sassi eh?!? :)
Cmq daiii la prudenza sempre al primo posto e hai fatto bene ad evidenziarlo...bravo!

Le immagini sono divine...
mi piace in particolare la prima dove si intravede il mare...
quella dove spunta l'Etna...
e poi quella con il bellissimo esemplare di lupo...complimenti!

Un bacio e un sorriso immenso :)

...Edva...**