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sabato 10 novembre 2018

Pollino Spigolo Ovest


Alcune idee a volte mi vengono dalla voglia irrefrenabile di mettere le mani sulla roccia e dall’istinto di “creare qualcosa di nuovo”, e quì sul Pollino le possibilita’ non mancano.Io lo definisco alpinismo o escursionismo esplorativo,che ti da l’ebbrezza di non sapere quello che c’e’ oltre mentre procedi, e dove non hai nessuna informazione in merito al percorso o alla via che stai facendo.Questo è forse lo spirito che animava gli esploratori e i pionieri del passato e che ora inevitabilmente sta scomparendo limitandosi nella stragrande maggioranza dei casi a calcare vie gia’ straconosciute e percorse.

































L’idea da attuare riguardava il Castello di Roccia dell’avancorpo occidentale di monte Pollino, che per la sua bellezza, unicità e solennità non ha eguali in tutto il territorio del parco tanto che gli è stato attribuito l’epiteto di “Castello Incantato”. Sulle sue pareti corrono le mitiche vie di misto quali Dyrekta, Squirrell e I Diavoli ed’e’ incredibile il connubio tra rocce e pini loricati che vegetano in perfetta convivenza in quell’ambiente ostile tra verticalità ed equilibri precari, quasi a sfidare la gravita’ e ogni logica comprensibile.




Anni fa con il socio Pasquale partendo dai ruderi del Colloreto raggiungemmo il pianoro di Gaudolino e individuammo un canale molto ripido che si staccava proprio dallo spigolo ovest appena a sinistra del Valangone.Lo risalimmo con piccozza e ramponi fino ad uno sbarramento roccioso scoperto che ne segnava la fine che valutammo IV+. Non avendo con noi la corda fummo costretti a disimpegnarci in un traverso a destra fino ad uscire sul Valangone. 




Chissà con l’attrezzatura questa volta avremmo forse completato e chiuso quella via che battezzammo “Isabel”. Sta di fatto che in estiva risalire un canale erboso per andare infine a riprendere quella parete di dieci metri a monte non è proprio il massimo dell’estetica e allora ecco l’idea improvvisa. Se facessimo proprio la cresta, quella che separa il Valangone dalla via Squirrell? Detto fatto. Ci si mette d’accordo, ci si carica di corda e ferramenta e si parte sabato 27 ottobre.





Arriviamo a Colle dell’Impiso alle 7.30 circa e partiamo con i nostri “primi zaini pesanti” della stagione. La giornata è fresca al punto giusto tanto da rendere gradevole la camminata tra le faggete dall’aspetto autunnale. Purtroppo l’optimum cromatico si è ormai attenuato, non vi è più quell’esplosione di colori che avevo osservato appena la settimana prima presso Piano Novacco nei monti di Orsomarso. Raggiungiamo in breve tempo piano Gaudolino dove troviamo la solita mandria di cavalli che pascola a brado e che si da’ alla fuga al nostro arrivo. Nel frattempo ci sorprende anche un vento teso occidentale che dara’ filo da torcere durante l’intera ascensione e che fin qui non pareva dar fastidio. 





Dal brullo pianoro dal colore verde intenso Intraprendiamo il sentiero per la via normale al Pollino che abbandoniamo subito dopo tagliando a sinistra nel bosco. Avanzando in forte pendenza che man mano va ad aumentare arriviamo alla base del Valangone.Dopo aver attraversato un infido ghiaione ecco che siamo alla base dello spigolo all’altezza di un tronco secco di loricato adagiato a terra. 


































Ci sono diverse possibilità di attacco, la parete di sinistra e una crestina a destra che ci sembra però abbastanza elementare. Osservando bene lo scenario optiamo per la cresta centrale, quella che affianca il canalino fatto in invernale. L’attacco è una parete verticale di 40 metri circa che permette di svariare durante l’arrampicata. Al centro sorge un immenso loricato il cui tronco esce dalle rocce e si innalza dritto maestoso. 




Preparata la corda e l’attrezzatura attacchiamo il primo tiro. La roccia si presenta a tratti compatta, a tratti marcia e bisogna stare attenti a cosa si prende in mano. Attrezzata la sosta con una fettuccia attraverso un foro di una radice parto da primo cercando i passaggi più comodi. Metto un ottimo chiodo da roccia tanto che il compagno avrà al suo passaggio difficoltà a rimuoverlo e più in alto una fettuccia sul tronco di un loricato. Dopo essermi districato tra i rami riesco a superarla portandomi su una comoda selletta dove sostare sul solito loricato. Ne risulta un bel tiro di IV+ su roccia instabile. Intanto il vento si rinforza rendendo difficoltoso farmi sentire dal socio.





 


































Recuperato Pasquale si fa il secondo tiro più facile, su crestina, direi passaggi di III ma piuttosto esposti. Avanzo fino ad un piccolo sbarramento a forma di diedro sormontato da esemplari straordinari di pini loricati dalle forme bizzarre. Riesco anche ad affacciarmi sull’orlo ad osservare il canale Squirrell, veramente vertiginoso con alcuni massi incastrati che in invernale a seconda delle condizioni creano problemi al loro superamento. 



Terzo tiro,si supera il diedro,un III+ buono e dopo una meritata pausa si prosegue di nuovo su terreno piu’ facile puntando un grosso e tozzo loricato dove faccio sosta dopo essermi insinuato con difficolta’ al di sotto di un altro loricato dal tronco orizzontale (50 m II+).Al di sopra sfrutto un bel foro nel legno secco per fare una comoda sosta.A questo punto il paesaggio si apre grandioso sulla mastodontica Serra del Prete che domina verso nord ovest e sulle balze rocciose del Valangone del Pollino. 


































Ora si para dinanzi una bella parete alta quaranta metri. E’ la stessa fatta alcuni anni fa quando, sempre con Pasquale risalimmo Squirrell e non riuscendo a superare un salto con masso incastrato per le pessime condizioni di innevamento, operammo un adrenalinico traverso sbucando proprio alla base della parete.In tal modo ci apprestiamo a ripeterla. 




Comincio a mettere qualche chiodo piatto e a un certo punto mi parte dal piede un sasso che rotolando prende la direzione del “povero” Pasquale in sosta che però riesce ad evitare senza problemi. Passato l’inghippo supero gli ultimi metri su passaggi di IV, portandomi al di sopra di un loricato secco e un ginepro emisferico dove sosto. Qui’ terminano le difficoltà. Completiamo però la via andando in conserva per gli ultimi quaranta metri su un esile crestina facile ma esposta di I. Davanti abbiamo la spettacolare cresta nord ovest del Pollino con le sue balze rocciose sferzata da un vento fortissimo a dimostrazione che Eolo su questa montagna non manca mai. Per questo rinunciamo alla vetta e ci buttiamo nel Valangone prendendo la via del ritorno. 




Dobbiamo prestare la massima attenzione al ghiaione in fondo che in discesa è infido e pericoloso. Infine accompagnati da una placida e un po’ malinconica atmosfera autunnale rientriamo a Colle Impiso con la certezza che ancora una volta il Pollino ci ha saputo regalare un’altra piccola perla, nuove emozioni, nuove soddisfazioni, che certamente alimenteranno il nostro entusiasmo per nuove prossime avventure. 




Scarica la traccia gpx

1 commento:

bupa77 ha detto...

Altra bella uscita! Le avventure nel nostro Pollino non deludono mai...ciao e alla prossima