Anche quest'anno
com'è ormai consuetudine abbiamo realizzato la nostra notturna sui monti del
Pollino,avvincente come le precedenti ma meno spensierata perché più dura,risalendo una cresta molto
aderta dal notevole dislivello.Tutto questo al buio totale perché fatta in una
notte senza luna. Insomma una prova muscolare di grande impegno.Soltanto le
frontali ad illuminare i nostri passi,le
imponenti e bianche rocce calcaree e i maestosi pini loricati.A valle le
flebili luci di Castrovillari e Morano Calabro ci accompagnano vegliando in una
notte silente mentre lontani da tutto e da tutti vaghiamo chissà in quale
dimensione,chissà in quale era.Giunti lassù dove la stanchezza si impossessa di
noi salutiamo il nascere del nuovo giorno ammirando il sorgere il sole sullo
Jonio.
Poi quando la
luce soffusa e radente che lambisce le creste dei monti avvolge il paesaggio ecco che per incanto tutta la fatica della notte
iniziata 1300 m. più in basso e cinque ore prima pare svanire.Attorno e'
soltanto silenzio,pace e perfetta armonia.Le notturne suscitano sempre emozioni
particolari e la montagna assume un volto arcano e misterioso nel quale noi
piccoli uomini immersi in questo maestoso universo osiamo svelarne i misteri come se aprissimo con un
gesto sacrilego uno scrigno segreto.
A contendersi
l'itinerario di salita sono la Via dell'Infinito e la Cresta Ovest di Celsa
Bianca con possibile prosecuzione verso il Dolcedorme.Infine si fa quest'ultima
anche perché l'Infinito in notturna l'avevo già in bacheca.Se vogliamo
immortalare la nascita del nuovo giorno dobbiamo affrettarci a partire presto
in modo da arrivare in tempo sulla cima di Celsa Bianca.

Si parte all'una
dal sottopasso dell'autostrada a 800 m. di quota dopo l'orto botanico e con le
nostre frontali per riscaldarci ci sorbiamo i due chilometri gratuiti della
pista strerrata non più praticabile con le auto fino alla vera località di
partenza Valle Piana.Qui vi sono alcune tabelle informative e tavoli in legno.
Imbocchiamo subito il sentiero per la Direttissima e al primo bivio giriamo a
sinistra sulla traccia che conduce ai 1700 m. del Varco del Pollinello che
raggiungiamo alle 3.45 colmando 900 m.di dislivello in due ore e mezza
circa,non male.
Nel frattempo
azzardiamo qualche scatto notturno su Castrovillari e Morano e sui primi pini
loricati che incontriamo illuminandoli solo con la luce delle frontali.Dopo una
breve pausa al Passo attacchiamo la cresta Ovest rimontandola fino al suo
culmine dove spiana decisamente.La ovest e' abbastanza aderta ma non oppone
difficoltà tecniche.Le uniche sono rappresentate da alcuni passaggi fra le
rocce sempre sul filo e alcuni fitti
boschetti di faggio da aggirare.Da quel poco che si riesce a vedere però
si comprende che si tratta di una cresta estremamente panoramica che
meriterebbe una ripetizione di giorno.In realtà un paio di anni fa ne risalii
una parallela a questa partendo però dalla vetta del Pollinello.Ai primi
barlumi siamo già ai 2057 metri di Celsa Bianca dove la sagoma scura del
Dolcedorme si staglia davanti a noi alta e maestosa.

Mentre
continuiamo ad avanzare sul bordo dei dirupi costellati di loricati cerchiamo
di individuare il punto in cui dovrebbe sorgere il sole.Per essere più sicuri
decidiamo di oltrepassare la cresta di Celsa Bianca portandoci un po'più avanti
sulla Timpa di Valle Piana a quota 2167m.Infatti vi giungiamo proprio
nell'attimo preciso in cui il sole sta sorgendo tra il Dolcedorme e le creste
di Serra Ciavole riuscendo in tal modo a cogliere l'attimo della nascita del
nuovo giorno di sabato 21 luglio.

Dopo le foto di
rito mi sdraio giusto una mezz'oretta per chiudere gli occhi e recuperare un
po' di energie.Infatti decidiamo di proseguire verso sua maestà dando alla
nostra uscita un senso di completezza.Non facevo la cima del Dolcedorme dal
marzo dell'anno scorso quando la raggiunsi in solitaria invernale nella nebbia
totale e tantissima neve.

Stavolta il
panorama e' grandioso e i miei occhi cadono sui dirupi impressionanti a sud
cercando di seguire con lo sguardo le varie
crestine e canali che caratterizzano questo versante davvero tormentato
oggetto di innumerevoli salite alpinistiche invernali e non.Tiriamo fuori anche
il libro di vetta per apporre una dedica e notiamo con piacere come queste cime
siano frequentate non soltanto dai locali ma da tanta gente proveniente
soprattutto dal centro Italia in giù.
Il ritorno
avviene dalla parte opposta lungo la cresta Est andando a guadagnare la piu'
comoda via di discesa di questo versante,la Valle del Faggio Grosso che si
trova provvidenzialmente in ombra.Sono le 7.30 e fa già un caldo bestiale.La
cresta che scende fino al Passo del Vascello e' veramente mozzafiato,di una
bellezza unica e impreziosita dai raggi radenti del sole che l'accarezzano
dolcemente.
Arrivati alla
fine del vallone che si chiude come un imbuto dove la Bocca e i Denti del Dolcedorme ci stanno a guardare, prendiamo la pista che ci
condurrà in una infinita discesa prima al Passo di Valle Cupa e poi
ricongiungendoci col percorso dell'andata al bivio per il varco Pollinello ed
infine al sottopasso dell'autostrada chiudendo così un fantastico anello.
1 commento:
un altra bella uscita non c'è che dire!
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