Canale Castiglione atto terzo. Dopo le
precedenti discese del 2014 e del 2022 rieccomi a Papasidero per un'altra
avventura carica di fascino e adrenalina. Papasidero è un piccolo borgo
calabrese affacciato sulla valle del Lao, nel cuore del Parco Nazionale del
Pollino. La presenza dell’uomo in questa terra è antichissima, come testimonia
la vicina Grotta del Romito, importante sito preistorico che conserva la
celebre incisione del “Bos primigenius”. Il centro abitato, di origine
medievale, si sviluppò tra l’XI e il XIII secolo attorno a una rocca, poi
trasformata e ampliata nei secoli successivi.
È anche una delle capitali calabresi degli
sport d’acqua. Oltre al rafting sul Lao, nelle sue gole si pratica il canyoning
nel torrente Castiglione, una forra selvaggia e tecnica, dove l’acqua ha
scavato profondamente la roccia. Il percorso si sviluppa tra cascate, pozze,
scivoli naturali e calate in corda, con una spettacolare verticale finale di
circa 35 metri. Anche durante le estati più secche il torrente mantiene generalmente
una buona portata, rendendo il Castiglione una delle più interessanti palestre
di torrentismo della Calabria. Scenderlo significa quindi entrare in un
ambiente nascosto e quasi primordiale, dove acqua, roccia e vegetazione
accompagnano ogni passo, trasformando una semplice escursione in una vera
esperienza di avventura.
Il canyoning qui affonda le sue origini almeno nei primi anni Duemila. Una delle prime esplorazioni documentate risale al 18 agosto 2002, quando Michele Angileri e Renato Donati discesero la forra, allora ancora un ambiente poco conosciuto. Non fu una semplice escursione. Angileri racconta che quel giorno furono affrontati i tratti verticali con calate in corda, in condizioni rese più delicate dalle abbondanti piogge dell'estate 2002. Furono effettuate tre calate e raggiunta la grande cascata finale.
Da quelle prime esplorazioni il Castiglione
si è progressivamente affermato come una delle forre più interessanti e
frequentate della Calabria. Oggi viene proposta anche dalle attività outdoor
locali di Papasidero, insieme alle altre esperienze fluviali del Lao. Tra
queste associazioni opera "Canyoning Calabria" capitanata dal
"mitico" Antonio Calandra con cui mi vedrò sabato 18 luglio.
La mente torna a quattro anni fa quando
affrontammo la forra con un gruppo molto numeroso, cosa che comportava
inevitabilmente tempi morti consistenti e attese prolungate durante le manovre
di calata e nelle varie fasi della discesa. Questa volta, invece, siamo appena
in cinque, una scelta dettata dal desiderio di affrontare l’itinerario con
maggiore tranquillità e meno apprensione, favorendo al tempo stesso un maggiore
affiatamento tra i partecipanti e permettendoci di completare la discesa in
tempi più brevi.
Anche la portata d’acqua risulta più
ridotta a causa di questa torrida estate e il livello più basso delle pozze
comporta qualche toboga e qualche tuffo in meno. Inoltre, la divertente
teleferica situata nella parte finale del percorso è stata smantellata.
Mentre procediamo, osserviamo oltre una cascata laterale, anche i resti di antichi mulini ad acqua incastonati sulle pareti della gola, testimonianze di un passato che meriterebbe di essere riscoperto e valorizzato. Questi luoghi potrebbero infatti costituire interessanti itinerari di escursionismo storico archeologico, capaci di unire l’esplorazione del territorio alla conoscenza della sua storia.
Purtroppo, la vegetazione ha ormai inghiottito gran parte dei sentieri e delle tracce che un tempo permettevano di raggiungere questi siti, rendendoli difficilmente accessibili. È davvero un peccato che non si faccia nulla per recuperarli, ripristinarne l’accessibilità e valorizzare una parte così interessante del patrimonio storico del territorio.
Ciò che invece non è cambiato è la maestosa
e impetuosa “Cascata degli Ubriachi”, con il suo poderoso salto nel vuoto di 35
metri, che conclude la discesa e rappresenta senza dubbio il pezzo forte
dell’intero itinerario. Dopo l’adrenalinica calata lungo la parete, ricoperta
di muschio e capelvenere, non resta che concedersi un po’ di relax nell’ampia
pozza sottostante, ideale per immortalare con foto e video l’esperienza appena
vissuta.
La stessa cascata può essere raggiunta
anche dal basso, attraverso il sentiero nel bosco che parte dal ponte sul
Castiglione, in località Vitimoso, dove in precedenza avevamo lasciato le auto.
Si tratta di un accesso completamente diverso, che naturalmente non offre le
stesse emozioni della discesa in canyoning. Il modo migliore per concludere questa
seconda esperienza “acquatica” nel canyon del Castiglione, intensa e ricca di
divertimento non poteva che essere il classico buon panino accompagnato da una
birra gelata, presa al bar del paese prima di ripartire e tornare alla “civiltà”.


















































