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giovedì 10 settembre 2026

La ferrata del Caldanello...il ritorno

Dopo tredici anni (l'ultima nel 2013) torno sulla Ferrata del Caldanello, a Cerchiara di Calabria, la prima via ferrata realizzata nel Mezzogiorno e l'unica in Calabria. L’idea di tracciare una via attrezzata nella spettacolare Gola del Caldanello risale alla fine degli anni Ottanta ed è attribuita a Michele Colloca. La posa in opera vera e propria avvenne invece nel 1992, a cura della ditta Drygos di Alessandria del Carretto.


La Gola del Caldanello è una profonda incisione nella roccia calcarea ai piedi del Monte Sellaro, proprio sotto l’abitato di Cerchiara. Per conformazione e ambiente, può ricordare il suo “fratello maggiore”, il Raganello. Le pareti della forra, ripide e articolate, offrivano le condizioni ideali per tracciare un itinerario capace di addentrarsi progressivamente nel cuore della gola. Sfruttando cenge, pareti, traversi e passaggi fortemente esposti lungo il percorso, consentiva di attraversare un ambiente altrimenti difficile da esplorare.





Uno degli aspetti più suggestivi è il suo punto di partenza (o di arrivo), situato proprio nei pressi dei ruderi del castello medievale di Cerchiara, arroccato su un crinale roccioso dal quale si domina la Piana di Sibari e la sottostante Gola del Caldanello. Il sistema fortificato risale almeno all’epoca longobarda e sfruttava la naturale posizione difensiva offerta dalle pareti rocciose. Un’altra peculiarità della ferrata è la sua articolazione in due tronconi, disposti sulle pareti opposte della forra. Questa particolare conformazione permette di cambiare prospettiva, offrendo scorci sempre diversi sull’ambiente circostante.


Non è dunque una ferrata da "passeggiata". Alcuni tratti sono molto esposti, altri richiedono un certo impegno, vi sono passi atletici, e in diversi punti il cavo corre senza una grande quantità di appigli artificiali. È quindi un itinerario che richiede buona esperienza su terreno attrezzato, sicurezza nei passaggi esposti e assenza di vertigini.


Nel settembre 2012, un gruppo di giovani volontari del Soccorso Alpino realizzò il "Ramo Imperiale", con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente la Gola del Caldanello e affiancare alla ferrata originaria un tratto decisamente più aereo ed esposto. Il ramo sfruttava una stretta cengia sulla parete sinistra orografica della gola, proprio sotto i ruderi del castello. Era relativamente breve, ma sensibilmente più impegnativo del percorso originario. Classificato D (difficile) contro il PD della ferrata principale, presentava nei primi 60 metri una notevole esposizione e alcuni passaggi atletici che richiedevano parecchio lavoro di braccia. Riuscii a percorrerla soltanto una volta, anche perché ebbe vita breve.


Già alcune descrizioni tecniche ufficiose evidenziavano la posizione scomoda del cavo e la difficoltà di alcuni passaggi, caratterizzati da una forte trazione sulle braccia. In un paio di punti veniva addirittura suggerito di assicurare i partecipanti dall’alto, soluzione poco compatibile con la normale percorrenza di una via ferrata. Il ramo venne dismesso definitivamente.
















Infine nel 2018 il Comune emanò un’ordinanza che vietava la percorrenza dell’intera ferrata per motivi di sicurezza, a causa di ancoraggi danneggiati e di altri non più a norma. Da allora l’itinerario rimase a lungo in condizioni di manutenzione insufficienti.


Nell’estate del 2026 però, grazie a un finanziamento regionale, furono eseguiti lavori di manutenzione straordinaria sulla sola sezione in sinistra idrografica, corrispondente al ramo che dalla Briglia sale verso il Castello. Il ramo destro, invece, non fu interessato dagli interventi e venne pertanto ritenuto non idoneo alla riapertura. Martedì 28 luglio 2026, il Ramo del Castello fu finalmente dichiarato agibile e, contestualmente, inaugurato.


















Pochi giorni dopo, nel pomeriggio di sabato 1°agosto, con Pasquale, Damiano e Angelo, ci rechiamo a Cerchiara di Calabria per ripercorrere questo storico itinerario.














Nonostante il gran caldo e i numerosi incendi che stanno devastando le nostre zone, compresi quelli nelle campagne a nord del mio paese, ci dirigiamo verso il centro storico di Cerchiara. Indossati imbrago, casco e kit da ferrata, raggiungiamo il depuratore del paese, percorrendo in discesa una ripida strada in cemento.


Dal depuratore una traccia di sentiero liberata dalla vegetazione pochi giorni prima della nostra escursione, conduce alla briglia in cemento. Speravamo di trovare il versante in ombra, ma dopo il primo tratto ci ritroviamo già sotto il sole. Affrontiamo quindi cenge e spigoli rocciosi impegnativi ed esposti ma molto divertenti, con il vuoto che si apre sotto di noi, fino a raggiungere i ruderi del castello.



Da questo punto si apre un panorama sconfinato sulla Piana di Sibari, fino alla costa jonica. Alle spalle e ai lati incombono le imponenti pareti del Monte Sellaro e le profonde gole del Caldanello.













Dopo le foto di rito, Damiano, impegnando il sentiero di accesso al castello, torna all’auto per effettuare alcune spettacolari riprese con il drone. Io, Pasquale e Angelo, invece, ripercorriamo il sentiero attrezzato a ritroso fino alla briglia. A mio avviso, il modo più completo per affrontare la ferrata è percorrerla in andata e ritorno, iniziando proprio dalla briglia.


Terminato il troncone di sinistra, decido di verificare anche quello in destra idrografica. È sicuramente la parte più adrenalinica dove bisogna calarsi lungo un tratto verticale ed esposto su uno strapiombo di 50 metri solo a forza di braccia. Ci si deposita così su una spettacolare cengia che si percorre interamente, fino a interrompersi bruscamente all’inizio del bosco.


Dopo aver controllato con attenzione cavi e ancoraggi, non rilevo particolari criticità e la struttura appare sostanzialmente invariata rispetto alla mia ultima visita. Di conseguenza decido di proseguire e completare il percorso. Non essendo più stata sottoposta a interventi di manutenzione, la traccia risulta in parte invasa da sterpaglie e vegetazione. Tuttavia è doveroso segnalare la presenza dei cartelli di divieto e, proprio per questo, ne sconsiglio la percorrenza.



















Infine, la consueta birra al bar della piazza sancisce l’ennesima ripetizione, questa volta dopo tredici anni, di questa magnifica via ferrata, unica in Calabria e incastonata in un ambiente di assoluta bellezza.


Scarica la traccia gpx




 




mercoledì 26 agosto 2026

Canyoning nel torrente Castiglione

 











Canale Castiglione atto terzo. Dopo le precedenti discese del 2014 e del 2022 rieccomi a Papasidero per un'altra avventura carica di fascino e adrenalina. Papasidero è un piccolo borgo calabrese affacciato sulla valle del Lao, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. La presenza dell’uomo in questa terra è antichissima, come testimonia la vicina Grotta del Romito, importante sito preistorico che conserva la celebre incisione del “Bos primigenius”. Il centro abitato, di origine medievale, si sviluppò tra l’XI e il XIII secolo attorno a una rocca, poi trasformata e ampliata nei secoli successivi.











È anche una delle capitali calabresi degli sport d’acqua. Oltre al rafting sul Lao, nelle sue gole si pratica il canyoning nel torrente Castiglione, una forra selvaggia e tecnica, dove l’acqua ha scavato profondamente la roccia. Il percorso si sviluppa tra cascate, pozze, scivoli naturali e calate in corda, con una spettacolare verticale finale di circa 35 metri. Anche durante le estati più secche il torrente mantiene generalmente una buona portata, rendendo il Castiglione una delle più interessanti palestre di torrentismo della Calabria. Scenderlo significa quindi entrare in un ambiente nascosto e quasi primordiale, dove acqua, roccia e vegetazione accompagnano ogni passo, trasformando una semplice escursione in una vera esperienza di avventura.



Il canyoning qui affonda le sue origini almeno nei primi anni Duemila. Una delle prime esplorazioni documentate risale al 18 agosto 2002, quando Michele Angileri e Renato Donati discesero la forra, allora ancora un ambiente poco conosciuto. Non fu una semplice escursione. Angileri racconta che quel giorno furono affrontati i tratti verticali con calate in corda, in condizioni rese più delicate dalle abbondanti piogge dell'estate 2002. Furono effettuate tre calate e raggiunta la grande cascata finale.



Da quelle prime esplorazioni il Castiglione si è progressivamente affermato come una delle forre più interessanti e frequentate della Calabria. Oggi viene proposta anche dalle attività outdoor locali di Papasidero, insieme alle altre esperienze fluviali del Lao. Tra queste associazioni opera "Canyoning Calabria" capitanata dal "mitico" Antonio Calandra con cui mi vedrò sabato 18 luglio.



La mente torna a quattro anni fa quando affrontammo la forra con un gruppo molto numeroso, cosa che comportava inevitabilmente tempi morti consistenti e attese prolungate durante le manovre di calata e nelle varie fasi della discesa. Questa volta, invece, siamo appena in cinque, una scelta dettata dal desiderio di affrontare l’itinerario con maggiore tranquillità e meno apprensione, favorendo al tempo stesso un maggiore affiatamento tra i partecipanti e permettendoci di completare la discesa in tempi più brevi.



Anche la portata d’acqua risulta più ridotta a causa di questa torrida estate e il livello più basso delle pozze comporta qualche toboga e qualche tuffo in meno. Inoltre, la divertente teleferica situata nella parte finale del percorso è stata smantellata.






















  Mentre procediamo, osserviamo oltre una cascata laterale, anche i resti di antichi mulini ad acqua incastonati sulle pareti della gola, testimonianze di un passato che meriterebbe di essere riscoperto e valorizzato. Questi luoghi potrebbero infatti costituire interessanti itinerari di escursionismo storico archeologico, capaci di unire l’esplorazione del territorio alla conoscenza della sua storia.



Purtroppo, la vegetazione ha ormai inghiottito gran parte dei sentieri e delle tracce che un tempo permettevano di raggiungere questi siti, rendendoli difficilmente accessibili. È davvero un peccato che non si faccia nulla per recuperarli, ripristinarne l’accessibilità e valorizzare una parte così interessante del patrimonio storico del territorio.

















Ciò che invece non è cambiato è la maestosa e impetuosa “Cascata degli Ubriachi”, con il suo poderoso salto nel vuoto di 35 metri, che conclude la discesa e rappresenta senza dubbio il pezzo forte dell’intero itinerario. Dopo l’adrenalinica calata lungo la parete, ricoperta di muschio e capelvenere, non resta che concedersi un po’ di relax nell’ampia pozza sottostante, ideale per immortalare con foto e video l’esperienza appena vissuta.



La stessa cascata può essere raggiunta anche dal basso, attraverso il sentiero nel bosco che parte dal ponte sul Castiglione, in località Vitimoso, dove in precedenza avevamo lasciato le auto. Si tratta di un accesso completamente diverso, che naturalmente non offre le stesse emozioni della discesa in canyoning. Il modo migliore per concludere questa seconda esperienza “acquatica” nel canyon del Castiglione, intensa e ricca di divertimento non poteva che essere il classico buon panino accompagnato da una birra gelata, presa al bar del paese prima di ripartire e tornare alla “civiltà”.