Per la terza uscita “acquatica” della
stagione, lunedì 3 agosto ritorno nel mitico fiume Lao per una discesa in
rafting sul tratto superiore. A differenza di quello inferiore, affrontato già
il 27 giugno, meno “chiuso e verticale”, il percorso alto, chiamato anche
“Grand Canyon Tour” prende il via da Laino Borgo e rappresenta senza dubbio il
settore più spettacolare dell’intero corso d’acqua. Lungo circa 16 km, il fiume
s'incassa per 8 chilometri all'interno delle gole e scorre tra imponenti pareti
calcaree che danno vita a passaggi stretti, rapide e cascate, mentre l’acqua assume
spesso intense sfumature di verde. Quando la corrente rallenta, basta alzare lo
sguardo per cogliere l'imponenza del canyon, le cui pareti rocciose raggiungono
altezze vertiginose e sorgenti che sgorgano direttamente dalla roccia. La sola
discesa richiede almeno tre ore di navigazione.
Dopo la vestizione ci spostiamo sulla
sponda a pochi metri dal centro rafting, per il consueto briefing. L'equipaggio
del nostro gommone, guidato da Alberto, comprende me, Giuseppe, Marco, Mattia e
Luca, che mi ha invitato per l'occasione. Le guide, tutte sudamericane,
provenienti da Argentina, Colombia e Venezuela, considerano questo fiume tra i
più spettacolari e tecnicamente interessanti del centro sud Italia. Si parte
navigando lungo un tratto relativamente tranquillo e aperto, utile per prendere
confidenza con gommone e pagaia. Poi, progressivamente il fiume si inforra,
entrando in un vero e proprio canyon dalle pareti sempre più vicine e
strapiombanti in un contesto davvero selvaggio. Qui si alternano rapide
consecutive, passaggi stretti tra le rocce, piccoli salti, pozze più calme, cascatelle
e ruscelli che precipitano dalle pareti, lunghi tratti in cui il gommone scorre
letteralmente tra due gigantesche pareti di roccia. In un punto critico bisogna
effettuare un trasbordo a piedi per aggirare una serie di rapide pericolose di
grado alto. Ne approfittiamo per una pausa tra divertenti tuffi e una nuotata.
Dopo un paio di chilometri dalla partenza, transitiamo
sotto il gigantesco Viadotto Italia, che attraversa la gola a un’altezza
vertiginosa. Inaugurato nel 1969, è stato per ben 35 anni il ponte più alto
d’Europa e conserva tuttora il primato nazionale, con la sede stradale sospesa
a 260 metri sopra il fondo della gola, uno scenario che dal basso appare ancora
più imponente. Proseguendo, raggiungiamo la Cascata di Malomo, o "dei
Briganti" che con i suoi 30 metri di salto, è una delle tappe più attese
della discesa. La sosta qui è un vero proprio rito per posare in gruppo o
individualmente sotto il poderoso salto d'acqua. Il canyon regala poi un altro
luogo incantevole, denominato “Pandora”, caratterizzato da grotte naturali con
stillicidio d'acqua tipo acque piangenti.
È un susseguirsi di paesaggi sempre mutevoli,
che rendono l’esperienza molto più di una semplice discesa sportiva. Ogni
passaggio impegnativo superato con successo è festeggiato con la classica
“celebrazione”, una sorta di “batti cinque” collettivo incrociando le pagaie in
alto. Non sono mancate neppure un paio di esilaranti cadute in acqua, nei
momenti in cui il raft, incastrandosi tra le rocce era sul punto di ribaltarsi.
Poi, lentamente, le pareti si abbassano, la vegetazione diventa più rigogliosa
e iniziano a comparire piccole spiagge. Il carattere del fiume cambia
sensibilmente rispetto alla parte più stretta e selvaggia delle gole, segno che
il viaggio ormai volge al termine.
Raggiunta la località Campicello, dove
inizia il tratto basso, sbarchiamo sulla riva destra e raggiungiamo un bar
ristoro, dove cambiarsi e concederci finalmente un gustoso panino con salsiccia
e zucchine grigliate, accompagnato dall’immancabile birra, prima di rientrare
alla base in navetta. Sicuramente è stata una discesa intensa e spettacolare,
dove la forza del Lao, le gole selvagge e le cascate hanno regalato emozioni
che restano dentro, molto oltre l’ultimo colpo di pagaia, lasciandoci anche la
voglia di ritornarci il prossimo anno.















































