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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

sabato 10 ottobre 2026

Monte Pollino Spigolo Ovest, la via dai due volti

Prima via di roccia documentata sul Monte Pollino, aperta nel 2018 da me e Pasquale Buono, l’ho definita “la via dai due volti”. Da una parte un'esperienza immersiva tra maestosi pini loricati e rocce tormentate, sempre sul filo di cresta in un contesto selvaggio e isolato di incredibile bellezza. Dall'altra una roccia pessima e instabile che richiede attenzione costante. La via, logica ma un po’ discontinua, non presenta difficoltà tecniche elevate (IV+ massimo), ma è tutt’altro che banale e non va sottovalutata. Bisogna muoversi con estrema delicatezza, diventando leggeri come una piuma, in un gioco preciso di contrappesi per evitare di smuovere sassi.





L’idea di tornare su questa via nasce all’inizio di questa estate (2026), quando Dario, da Torino, mi contatta attraverso un forum al quale sono iscritto: "Buongiorno, scrivo perché vorrei chiedere maggiori informazioni su questa via, che desidero ripetere con alcuni amici. La relazione che ho trovato risale al 2018 e vorrei capire se ci sono aggiornamenti e magari ricevere qualche consiglio sull’attrezzatura da portare…"





Prendiamo così accordi e ci ritroviamo venerdì 14 agosto a Colle Impiso, già in fermento per il Ferragosto. Con Dario ci sono Giuseppe e Silvio. La mattinata è fresca e piacevole e l'avvicinamento, quasi interamente nel bosco, diventa l’occasione per conoscerci meglio e scambiare esperienze vissute ciascuno nella propria terra. Costeggiato il margine orientale di Piano Gaudolino, imbocchiamo il Sentiero Alto del Pollino, che abbandoniamo dopo qualche centinaio di metri per puntare direttamente verso l’avancorpo sud occidentale, solcato da diverse vie alpinistiche invernali. Raggiunto l’attacco, a circa 1.900 metri di quota, ci organizziamo in due cordate da due e iniziamo la salita.








Lo Spigolo si sviluppa tra la via invernale di misto Squirrel e un altro canale, già parzialmente risalito in inverno. Segue una linea logica e obbligata lungo l’intera cresta, fino all’anticima nord del Monte Pollino. Alla nostra destra si trova il Valangone, ampio ed estetico circo glaciale che di solito si risale o si utilizza come via di discesa in ambiente innevato. Il quarto tiro ospita il passaggio chiave, aggirabile sulla destra attraverso terreni apparentemente più facili, ma erbosi e caratterizzati da roccette ancora più friabili. Una variante che può indurre a un falso senso di sicurezza.





La prima lunghezza si sviluppa per 55 m su difficoltà di IV°, con passaggi sporchi e alcuni tratti di roccia instabile. La sosta viene allestita su un piccolo pino loricato. Già da questo terrazzino si apre uno scenario di straordinaria bellezza, dominato da rocce tormentate e da enormi loricati vivi e secchi, in un ambiente estremamente selvaggio. Il secondo tiro, lungo 50 m e particolarmente estetico ed esordisce con un atletico passo di III° in opposizione all’interno di un breve camino, dove la qualità della roccia appare migliore.













La sosta successiva viene attrezzata su un piccolo faggio, allungandola con due fettucce da un metro e mezzo. Un aspetto favorevole di questa salita è la possibilità di utilizzare punti di ancoraggio sicuri per le soste quali faggi e pini loricati. Durante il tiro riesco anche a scorgere due caprioli che risalgono rapidamente il Valangone per scomparire poi tra gli alberi.





La terza lunghezza, di 50 m, si sviluppa su difficoltà di II° tra erba e roccette molto instabili, soprattutto in prossimità della quarta sosta, piuttosto scomoda. Riesco ad allestirla sfruttando una sorta di clessidra in un grosso tronco di pino loricato. Segue il tiro chiave: 35 m di IV+ su roccia molto instabile e con notevole esposizione. Posso proteggermi su due pini loricati, uno sulla sinistra e un altro più su, secco ma solido. Il passaggio finale supera un piccolo tetto e richiede la massima attenzione per non smuovere sassi. Il tiro come dicevo è aggirabile a destra, su terreno meno ripido, ma la presenza di terriccio, pietrisco ed erba insidiosa rende questa variante tutt’altro che consigliabile. Superato il tetto, faccio sosta su un grosso blocco, utilizzando un anello di fettuccia.





La quinta lunghezza, di 15 m, è invece un semplice tratto in cui si cammina fino ad un pino loricato dove si sosta su una radice. Da qui affrontiamo il sesto e ultimo tiro, 30 m di II°, che supera un breve risalto iniziale, prosegue su un’estetica crestina affilata invasa dai ginepri e termina con una breve placchetta. La sosta per recuperare i compagni viene effettuata su uno spuntone roccioso. Lo sviluppo complessivo della via è di circa 230 m. Terminate le difficoltà, raggiungiamo l’anticima nord del Pollino superando facili roccette, quindi completiamo la salita alla vetta seguendo la cresta nord, che costeggia il bordo superiore del Valangone.





Dopo la pausa panino in vetta, ridiscendiamo lungo la via normale transitando per piano Gaudolino, poi Vaquarro e infine all’auto. Prima di salutarci, ci concediamo una meritata birra al punto ristoro di Piano Visitone, animato da frotte di turisti e visitatori per il Ferragosto. Si chiude così una bella giornata trascorsa su una via tanto affascinante per l’ambiente quanto insidiosa per la qualità della roccia che richiede sensibilità e attenzione. Con Dario e compagni ci lasciamo con la promessa di ritrovarci nella prossima stagione invernale, quando il Pollino cambierà volto e ci offrirà un'altra occasione per condividere la montagna.





Scarica  la traccia gpx








sabato 26 settembre 2026

Rafting nel fiume Lao tatto superiore Laino Borgo Campicello

Per la terza uscita “acquatica” della stagione, lunedì 3 agosto ritorno nel mitico fiume Lao per una discesa in rafting sul tratto superiore. A differenza di quello inferiore, affrontato già il 27 giugno, meno “chiuso e verticale”, il percorso alto, chiamato anche “Grand Canyon Tour” prende il via da Laino Borgo e rappresenta senza dubbio il settore più spettacolare dell’intero corso d’acqua. Lungo circa 16 km, il fiume s'incassa per 8 chilometri all'interno delle gole e scorre tra imponenti pareti calcaree che danno vita a passaggi stretti, rapide e cascate, mentre l’acqua assume spesso intense sfumature di verde. Quando la corrente rallenta, basta alzare lo sguardo per cogliere l'imponenza del canyon, le cui pareti rocciose raggiungono altezze vertiginose e sorgenti che sgorgano direttamente dalla roccia. La sola discesa richiede almeno tre ore di navigazione.





Dopo la vestizione ci spostiamo sulla sponda a pochi metri dal centro rafting, per il consueto briefing. L'equipaggio del nostro gommone, guidato da Alberto, comprende me, Giuseppe, Marco, Mattia e Luca, che mi ha invitato per l'occasione. Le guide, tutte sudamericane, provenienti da Argentina, Colombia e Venezuela, considerano questo fiume tra i più spettacolari e tecnicamente interessanti del centro sud Italia. Si parte navigando lungo un tratto relativamente tranquillo e aperto, utile per prendere confidenza con gommone e pagaia. Poi, progressivamente il fiume si inforra, entrando in un vero e proprio canyon dalle pareti sempre più vicine e strapiombanti in un contesto davvero selvaggio. Qui si alternano rapide consecutive, passaggi stretti tra le rocce, piccoli salti, pozze più calme, cascatelle e ruscelli che precipitano dalle pareti, lunghi tratti in cui il gommone scorre letteralmente tra due gigantesche pareti di roccia. In un punto critico bisogna effettuare un trasbordo a piedi per aggirare una serie di rapide pericolose di grado alto. Ne approfittiamo per una pausa tra divertenti tuffi e una nuotata.





Dopo un paio di chilometri dalla partenza, transitiamo sotto il gigantesco Viadotto Italia, che attraversa la gola a un’altezza vertiginosa. Inaugurato nel 1969, è stato per ben 35 anni il ponte più alto d’Europa e conserva tuttora il primato nazionale, con la sede stradale sospesa a 260 metri sopra il fondo della gola, uno scenario che dal basso appare ancora più imponente. Proseguendo, raggiungiamo la Cascata di Malomo, o "dei Briganti" che con i suoi 30 metri di salto, è una delle tappe più attese della discesa. La sosta qui è un vero proprio rito per posare in gruppo o individualmente sotto il poderoso salto d'acqua. Il canyon regala poi un altro luogo incantevole, denominato “Pandora”, caratterizzato da grotte naturali con stillicidio d'acqua tipo acque piangenti.





È un susseguirsi di paesaggi sempre mutevoli, che rendono l’esperienza molto più di una semplice discesa sportiva. Ogni passaggio impegnativo superato con successo è festeggiato con la classica “celebrazione”, una sorta di “batti cinque” collettivo incrociando le pagaie in alto. Non sono mancate neppure un paio di esilaranti cadute in acqua, nei momenti in cui il raft, incastrandosi tra le rocce era sul punto di ribaltarsi. Poi, lentamente, le pareti si abbassano, la vegetazione diventa più rigogliosa e iniziano a comparire piccole spiagge. Il carattere del fiume cambia sensibilmente rispetto alla parte più stretta e selvaggia delle gole, segno che il viaggio ormai volge al termine.





Raggiunta la località Campicello, dove inizia il tratto basso, sbarchiamo sulla riva destra e raggiungiamo un bar ristoro, dove cambiarsi e concederci finalmente un gustoso panino con salsiccia e zucchine grigliate, accompagnato dall’immancabile birra, prima di rientrare alla base in navetta. Sicuramente è stata una discesa intensa e spettacolare, dove la forza del Lao, le gole selvagge e le cascate hanno regalato emozioni che restano dentro, molto oltre l’ultimo colpo di pagaia, lasciandoci anche la voglia di ritornarci il prossimo anno.