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lunedì 29 novembre 2021

Appezzami l'Asino con uscita alpinistica SS 18 Torre dei Crivi

Non poteva che destare curiosità il nome bizzarro di questo sentiero che si sviluppa lungo la costa sud di Sapri, scoperto casualmente su YouTube. Leggendo poi la relazione della traccia su Wikiloc corredata da altre ricerche su Google ecco svelato l’arcano.“Il nome del percorso, una volta noto col nome di ‘Apprezzamm u’ Ciucc', come si può immaginare è ovviamente dovuto agli asini. Questi ultimi un tempo rappresentavano l’unico modo tramite il quale trasportare beni o persone. Il che significa che questi animali venivano utilizzati fino agli inizi del 900 anche per attraversare questo tratto di terra, ovvero la pista che collegava Sapri a Maratea. Ma, poiché alcuni segmenti di percorso, come affermato, erano e sono davvero stretti e di difficile superamento, quando due asini si incontravano, l’uno in direzione opposta dell’altro, c’era da capire come fare per risolvere un problema logistico di attraversamento.







Sarebbe stato impossibile per entrambi superare quel lembo di terra, per cui si era studiata una tattica, alquanto crudele. Si passava a una fase di apprezzamento davvero difficile. L’asino che veniva maggiormente apprezzato secondo criteri quali prestanza fisica e carico trasportato, sopravviveva a discapito dell’altro, il quale purtroppo finiva in mare per permettere all’animale prescelto di proseguire lungo il sentiero” (grandenapoli.it). Leggenda? Fondo di verità nella leggenda? Probabilmente non lo sapremo mai, ma considerando che un asino non “sa” procedere in retromarcia e tantomeno girare di centottanta gradi in uno spazio molto angusto come potrebbe capitare in alcuni punti di questo sentiero, si presume che una base di verità nella leggenda ci sia.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta di uno spettacolare tracciolino costiero che corre a picco sul mare con affacci superbi su costoni dirupati, falesie vertiginose, calette frastagliate inaccessibili, strette insenature e canaloni profondi avvolti da una lussureggiante macchia mediterranea e un mare blu cobalto. A questo fa da sfondo l’incantevole golfo di Policastro con il monte Bulgheria sempre in bella mostra. È stato paragonato in quanto a bellezza addirittura al celebre Sentiero degli Dei della costiera Amalfitana.







Il percorso si può suddividere in quattro parti. La prima parte che inizia al porto di Sapri chiamato anche Sentiero degli Innamorati, è turistico, facile, pianeggiante e adatto anche ai bambini. È in buona parte ombreggiato con delle fontanelle. Esso termina ad un piazzale panoramico o posto di ristoro. Da questo punto inizia la seconda parte dove il percorso diviene più stretto ma ancora comodo che conduce alla Torre di Mezzanotte. Dopo pochi metri si stacca un sentierino molto scosceso che scende in spiaggia e permette di andare a visitare la Grotta delle Colonne.







Dalla Torre di Mezzanotte il proseguimento è sconsigliato perché compromesso a causa di crolli dei muri a secco e frane, ma con un minimo di attenzione si può ancora procedere fino all’attraversamento del canale di Mezzanotte che segna il confine tra la Basilicata e la Campania. Si può risalire ancora la sponda opposta e continuare fino a raggiungere lo spigolo di una immane parete con un piccolo gendarme a destra. Questa è la terza parte. A questo punto per chi è sprovvisto di mezzi di assicurazione è vivamente consigliato fermarsi e tornare sui propri passi.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualora si volesse procedere ulteriormente lungo quest’ultimo tratto si raccomanda di farlo con attrezzatura alpinistica perché l’esile cengia, seppur esistente è malmessa, a tratti interrotta ed esposta, percorribile con difficoltà e attraversa una zona ancora più erosa e interessata da diverse frane. Con le dovute precauzioni si taglia trasversalmente un secondo canale sormontato da un ponte sul quale transita la statale. Procedendo a mezza costa su un terreno ghiaioso e franoso si arriva ad impattare infine su una crestina rocciosa affilata, per aggirare la quale bisognerebbe scendere di parecchio.







Per una questione logistica abbiamo stoppato in questo punto guadagnando la ripida ed erosa pendice dirigendoci verso un altro ponte. Il punto più comodo per uscire è una parete obbligata di 25 metri a destra del ponte con grado di difficoltà valutato IV- da affrontare in arrampicata su roccia rotta e pessima. Il punto di uscita si trova all’altezza della Torre dei Crivi. Mentre recuperavo il compagno facendo sicura alla sbarra del guardrail una ciclista di passaggio mi ha urlato:”e voi da dove sbucate?”-“dal nulla!” ho risposto, per dire come la nostra uscita sia stata nell’ultimo tratto del tutto esplorativa. Al ritorno abbiamo percorso la statale fino ad intersecare l’ultima parte del Sentiero degli Innamorati fino al porto.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I motivi di interesse oltre il panorama mozzafiato che si estende dal golfo di Policastro alla costa di Maratea spingendosi fino alle cime più elevate dell’Orsomarso sono tre in particolare. Percorrendo il sentiero degli innamorati ci si affaccia su un isolotto a cinquecento metri dalla terraferma, lo scoglio dello Scialandro, avvolto tra storia e leggenda. Su di esso è posizionata la statua della celebre Spigolatrice, simbolo importante per ricordare le gesta eroiche di Carlo Pisacane, riportate nella poesia di Luigi Mercatini, che aveva lo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle due Sicilie.







La leggenda invece narra di una nave proveniente dall’Eubea e diretta a Cuma, la più antica colonia greca in Italia. Sorpresa da una tempesta lungo la costa degli Infreschi fece naufragio. Si salvò solo un uomo, Scialandro che sospinto fino alla costa di Sapri riuscì ad issarsi su questo scoglio e lì giacque tramortito finché fu tratto in salvo dai pescatori. In seguito si integrò con la gente del villaggio, ne divenne il capo e si sposò. Difese eroicamente quella gente da bellicosi invasori greci battendosi come un leone e sterminandoli, ma anch’egli infine fu ferito a morte. L’eroe fu sepolto vicino la sua fattoria con la spada al fianco in una splendida tomba sigillata da un’enorme lastra di pietra.







Un secondo motivo di interesse è la splendida Grotta delle Colonne che si raggiunge scendendo molto ripidamente per uno scosceso sentiero fino in spiaggia costituita da rocce sedimentarie, vulcaniche con porzioni di arenarie, risultato di solchi e piattaforme di abrasione. Vi sono le Saline, scogli piatti capaci di trattenere l’acqua marina durante le mareggiate e il sale dopo evaporazione. Il luogo è incantevole e sembra di attraversare un paesaggio lunare. In fondo sul margine sud vi è la grotta, spettacolare cavità carsica dal colore avorio, ricca di stalattiti, alcune del tipo tabulari e cannule, stalagmiti in formazione, vele, clessidre e poi la magnifica colonna che la taglia in due al centro e collega il fondo con l'ampia volta. All’interno si cammina su un pavimento di carbonato di calcio che sembra sale. Da sola vale quasi l’intera escursione.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi vi è la Torre di Mezzanotte, una torre saracena a difesa dei confini di mare del Regno di Napoli. Nonostante le sue condizioni non siano eccellenti, sorge come un baluardo su un aguzzo sperone roccioso a picco sul mare, posizione assolutamente strategica dal quale si domina una vasta porzione di costa permettendo agevolmente l’avvistamento di eventuali invasori. Continuando per zone molto erose si guadagna il canale di Mezzanotte, punto di confine tra Sapri e Acquafredda e tra la Campania e la Basilicata. Uno spettacolo della natura da contemplare sopra i costoni rocciosi del Tirreno.








Un ultimo motivo di interesse, se vogliamo, la gustosa birra artigianale “DMC” sorseggiata al porto con Damiano che la produce e Pasquale, miei compagni di escursione per chiudere una splendida e soleggiata giornata al cospetto di uno dei territori costieri di maggior fascino del Tirreno meridionale.