La primavera astronomica quest'anno inizia
inaspettatamente all'insegna del freddo accompagnata da copiose nevicate anche
a quote medio basse azzerando il quadro delle condizioni nivologiche degli
itinerari alpinistici. E allora non resta che dire: "benvenuto
inverno". Così domenica 22 marzo, giornata grigia e fredda che non ha
nulla a che vedere appunto con la primavera, portiamo a casa un'altra bella
uscita sui monti del Pollino.
Tra i vari settori montuosi troviamo il
giusto compromesso optando per il monte Alpi, che presenta un innevamento in
proporzione più contenuto rispetto ai rilievi più elevati. E tra i suoi
innumerevoli itinerari scegliamo la via del Corvo, forse l'unica della parete
nord del Santa Croce che può garantire una godibile progressione con piccozza e
ramponi risparmiandoci una penosa e inutile ravanata su neve alta e farinosa.
Mentre procediamo, la via si presenta
infatti con uno strato di circa quindici centimetri di neve fresca che ricopre
quella vecchia, più compatta e portante. Le vie più tecniche della parete per
contro, paiono ad occhio molto magre e ricoperte da neve inconsistente, quindi
impraticabili.
Partenza molto presto dal Tellus Mater che raggiungiamo senza problemi visto che con nostra sorpresa la strada è completamente libera. Il tratto più ostico risulta il costone che dalla Neviera risale e costeggia l'omonimo Fosso. Troviamo neve assolutamente inconsistente che ricopre sfasciumi e blocchi insidiosi che richiede una buona lettura del terreno, prima nell'intrico dei faggi e poi nel delicato traverso inclinato che ci porta fino all'attacco destro della via del Corvo. Poco più in alto vi è quello originale che però in sostanza non cambia niente.
La via logica e lineare corre lungo una fascia rocciosa costellata di stalattiti e candelotti di ghiaccio che separa l'anfiteatro della Neviera dalla parete nord e raggiunge in direttissima la Timpa del Corvo quotata 1880 m. ma che su diverse mappe non è nominata.
L’uscita tecnica in corrispondenza di una
parete rocciosa sommitale è impraticabile e poco proteggibile. Vi è roccia
affiorante con copertura discontinua di neve sottile, instabile e ghiacciolino
effimero. Non ci resta che continuare a seguire la rampa nevosa fino in cresta.
Invece di dirigerci poi a sinistra verso il
Santa Croce puntiamo stavolta su Pizzo Falcone che con i suoi 1900 m tondi è la
vetta più elevata del Monte Alpi. Dopo essere scesi alla sella che separa le
due cime affrontiamo la cresta aerea ed elegante che ci conduce direttamente in
vetta. Il cielo è coperto da nuvole dense e grigie, creando un’atmosfera fredda
e austera mentre la luce è diffusa, senza ombre nette. La temperatura stimata è
di qualche grado sottozero.
Procedendo sulla neve dura spazzata dal
vento nel primo tratto raggiungiamo in breve la vetta dove compare un omino di
pietra ricoperto da neve soffice. Inutile sottolineare come questa montagna
isolata regala panorami mozzafiato in tutte le direzioni anche se i monti in
lontananza appaiono sfumati, quasi dissolti in tonalità bluastre e grigie.
Scendendo lungo il versante nord ovest
sottovento vi sono accumuli notevoli di neve pesante che crea il tipico e
fastidioso zoccolo sotto i ramponi. Entrati in faggeta andiamo ad intercettare
la testata di un canale che presenta alcuni salti ripidi da disarrampicare
faccia a monte, davvero interessante se si dovesse fare in risalita. Potrebbe
essere oggetto di un futuro sopralluogo, ma vista la quota e lo sviluppo
all'interno del bosco potrebbe essere difficile che vada in condizione.
Al termine seguendo a ritroso il sentiero
del Belvedere di Monte Alpi, oltrepassati due bivi ci ricolleghiamo al sentiero
di partenza fino al rifugio dove ci aspetta l'auto a chiudere questo bellissimo
e inedito anello.





























