E dopo il tramonto sul Caramolo, ci voleva
anche l’alba. In un precedente post avevo scritto che l'alba, a differenza del
tramonto è "più silenziosa e solitaria, adatta a chi ama la pace e
l’introspezione, ma richiede impegno, svegliarsi presto o nel cuore della
notte, e uscire spesso quando fa ancora freddo".Eppure, le emozioni che
suscita la nascita di un nuovo giorno, soprattutto da una delle vette più
iconiche del Pollino, ripagano ampiamente ogni sacrificio.
L’idea parte dall’amico Luca, che mi
contatta con la proposta di far conoscere le "nostre montagne" a
Domenico, un suo amico di Cosenza, che ha all’attivo soltanto qualche
escursione in Sila e nei dintorni. Purtroppo, il caldo di questi giorni è
implacabile e rende poco invitante uscire nelle ore diurne. Così, per aggirare
il problema, gli propongo una notturna. Visto che sono anche fotografi
amatoriali, colgono subito la palla al balzo e si organizzano per cimentarsi
nella fotografia notturna.
Ci ritroviamo intorno alle 23.00 di venerdì
10 luglio allo svincolo di Frascineto mentre alla radio danno le battute finali
di Spagna Belgio, quarto di finale del Mondiale appena concluso. Con noi c’è
anche Marco da Castrovillari, una vecchia conoscenza con cui fa sempre piacere
condividere una nuova avventura.
Partiamo intorno a mezzanotte e un quarto
da Colle Impiso, diretti verso Piano Toscano, che raggiungiamo con
disinvoltura. C'è molta umidità nell'aria, ma le condizioni sono comunque
ideali per la fotografia notturna, così ci sistemiamo con smartphone, macchine
fotografiche e supporti vari per immortalare la Via lattea. Più in alto, sulla
Piana del Pollino, vediamo sorgere un grande e luminoso spicchio di luna che
diventa subito il soggetto di una seconda sessione di scatti notturni.
Poi, quando raggiungiamo i primi pini
loricati, all’altezza della Porticella del Pollino, iniziano altre sequenze
fotografiche. È il momento di immortalare Zeus, uno dei loricati più suggestivi
della zona. Ormai secco e prostrato, rimane ancorato a uno spuntone roccioso da
tempo immemore, sospeso in un equilibrio precario, resistendo ancora alla forza
di gravità e all’inesorabile destino che prima o poi ne decreterà la caduta.
Di "guardia" a Zeus c’è un altro
scenografico pino loricato, dalle forme che ricordano quelle di un gigantesco
bonsai. Con il suo portamento elegante e armonioso è senza dubbio uno degli esemplari
più belli in assoluto e di certo non può sottrarsi ad un'altra sessione
fotografica.
Quando sul display compare finalmente la
sua immagine, stagliato contro una volta celeste ricca di stelle, comprendi che
non è solo la riuscita di una fotografia, ma la sensazione di aver fermato per
un istante la bellezza più autentica di questi antichi e millenari guardiani
della montagna con le loro forme contorte e scolpite dal vento. Una
soddisfazione che si concede soltanto a chi è disposto a raggiungere questi
luoghi nel silenzio della notte, lontano dalla frenesia della civiltà.
Ora non ci resta che rimontare la cresta
sud di Serra Crispo e raggiungere i 2053 m. della vetta, dove attendiamo il
sorgere del sole, previsto per le 5.35. Domenico, alla sua prima esperienza su
queste montagne, è la felicità in persona. Arriviamo però alla croce di vetta
con largo anticipo, già alle 3.50, così ne approfittiamo per recuperare un po'
sonno perso, rannicchiandoci alla meno peggio sul terreno sotto una
"coperta" di stelle.
Poco prima dell’alba ci rialziamo piuttosto
infreddoliti e sistemiamo smartphone, macchine fotografiche e telecamere
preparandoci a immortalare il sorgere del sole. Serra Crispo è una vetta
particolarmente favorevole per assistere e fotografare l’alba, perché verso est
offre una visuale completamente libera da ostacoli fino al mare.
L'aurora è il momento in cui il silenzio è
quasi assoluto, l'aria è fresca e tutto sembra immobile. I colori sfumano
delicatamente dall'arancione al giallo, poi nell'azzurro e infine nel blu
profondo della notte che lentamente si ritira. Al centro del cielo una sottile
falce di Luna, ultimo testimone della notte, resta sospesa come un piccolo
gioiello.
Nell’istante in cui il disco del sole
emerge dal mare, la fatica della salita e le ore di sonno perdute sembrano
svanire, e nei nostri occhi ancora segnati dalla veglia, si legge la
soddisfazione di un’alba conquistata passo dopo passo. Con l'irradiarsi della
luce, la montagna progressivamente si risveglia e il paesaggio si apre in tutta
la sua immensità svelando finalmente l’incanto del Giardino degli Dei, simbolo
di questo luogo magico.
Scesi dalla vetta, torniamo a far visita
agli stessi pini loricati che ci avevano accompagnato durante la notte,
soffermandoci di nuovo su Zeus in veste diurna, con il suo tronco contorto,
scolpito dagli elementi e dal tempo, proteso verso l’immensa Fagosa.
Dalla Porticella del Pollino risaliamo
quindi sulla Serretta della Porticella, quotata 2.000 metri netti,
percorrendone la cresta da nord a sud. Qui ammiriamo esemplari di pino loricato
che rispetto a quelli più tozzi e contorti di Serra Crispo, hanno un portamento
decisamente slanciato e colonnare, quasi a voler cercare il cielo.
Anche se sono appena le 8.30, è ora di
scendere. Il sole comincia a picchiare e il caldo nonostante la quota si fa
sentire. E mentre un leprotto ci osserva da lontano guardingo, riprendiamo la
via del ritorno verso Colle Impiso.
In poche ore abbiamo attraversato un
piccolo universo di emozioni, ovvero le risate e la complicità degli amici, la
volta celeste sconfinata, il sorgere della Luna, una stella cadente ad
incendiare per un paio di secondi l’orizzonte, i pini loricati sullo sfondo del
cielo stellato e, infine, il sole che emerge dal mare.
Sono esperienze che vanno oltre la semplice
bellezza di ciò che si è visto. Alcune albe, soprattutto quelle conquistate nel
silenzio della montagna, rimangono dentro e tornano a riaffiorare ogni volta
che si sente il bisogno di ritrovare quei luoghi, quelle emozioni e quella
sensazione di libertà.














































