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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

lunedì 16 febbraio 2026

Spalla dell'Imperatrice via Highlander var.destra e Timpa Scazzariddo Pulp Traction (Sirino)

 

Nel mezzo di una fase di intenso maltempo che sta colpendo il sud da diverso tempo riusciamo a cogliere una breve finestra in cui il meteo concede una tregua. Così martedì 10 febbraio, con il socio decidiamo di recarci nel massiccio del Sirino che per profilo e morfologia amo definire i "Piccoli Sibillini". Con le ultime perturbazioni è venuta giù altra neve, ma a quote piuttosto elevate, attestata intorno ai 1600, che ha mitigato almeno in parte il quadro di magra deprimente di quest'ultimo periodo.



Giungiamo al parcheggio di Lago Laudemio alle 8 nella totale desolazione fatta eccezione per uno snowboarder solitario. Il cielo è coperto di un grigio uniforme che diffonde una luce morbida, quasi ovattata. Il lago Remmo, il bacino glaciale più meridionale d'Europa è ghiacciato, ricoperto da un sottile strato di neve fresca. Gli alberi nudi e fitti accentuano un senso di quiete profonda e in alto, le cime si intravedono parzialmente celate dalla foschia.



In un'atmosfera contemplativa, quasi immobile ci avviamo zaino a spalla accompagnati da una leggera pioggerella. Aggiriamo il lago da destra e seguendo i piloni della vecchia funivia raggiungiamo la base della Costa dell'Imperatrice. La neve simil primaverile lievemente portante nei canali e zone di accumulo, oggi non ci consente di azzardare vie più verticali su misto.



Così puntiamo la parete de "Le sorelle", l’appellativo dato alla serie di crestine intervallate da canalini gemelli che si trovano sul versante orientale della Spalla dell’Imperatrice. Tralasciamo Highlander, il canale più evidente e posto più a sud, che con un crescendo di pendenze fino a 60° raggiunge la cresta a quota 1820 m e scegliamo invece la variante di destra, praticamente identica ma con un’uscita che mi è parsa leggermente più inclinata, poco oltre i 60°.



Procediamo in conserva assicurata con corda da 30 metri e proteggendoci con alcuni friends e un nut raggiungendo la cresta senza particolari difficoltà. Restando legati ma passando in modalità "conserva corta", percorriamo il filo di cresta fino alla sella dalla quale si innalza il maestoso "Spallone dell’Imperatrice", diretto verso la vetta De Lorenzo. Da lì cominciamo a scendere obliquamente lungo la parte alta dell'anfiteatro glaciale, descrivendo un ampio semicerchio per non perdere eccessivamente quota.



Ci spostiamo così sul versante occidentale della Timpa Scazzariddo e andiamo ad attaccare la nostra seconda via, "Pulp Traction", nome che può evocare "piccozze che tirano su ghiaccio plastico lavorabile"(chissà a cosa si sono ispirati gli apritori). E' un canalino elegante, ripido e incassato che incide lo sperone roccioso sotto la cresta in prossimità della vetta. Probabilmente è la via più accattivante e gettonata del versante seppur relativamente breve, con circa 70 metri di sviluppo. Rispetto a due anni fa la troviamo più "carica" di neve compatta, condizione che consente una progressione divertente e disinvolta ma sempre in modalità conserva assicurata.



Durante la salita inizia a venire giù del nevischio che con il vento teso che soffia da ovest diventa via via più fitto e insistente. Raggiunta la cresta, senza slegarci e rinunciando alla cima dello Scazzariddo ormai completamente chiusa, iniziamo la discesa lungo la cresta nord per poi tagliare nel bosco in direzione del lago e accorciando il rientro.

















Qui ci imbattiamo in accumuli notevoli e fino alla sterrata è una mezza ravanata su 30,40 cm di neve farinosa. Infine, al riparo sotto la tettoia di un vecchio rifugio in disuso dell'ex comprensorio sciistico Laudemio consumiamo il nostro panino prima di ripartire. 





















Una giornata sospesa tra grigio e silenzio, dove più della vetta, oggi ha contato l’armonia del gesto e il piacere di una bella “piccozzata” dentro l’inverno del Sirino.



Scarica la traccia GPX




domenica 1 febbraio 2026

Monte Alpi "Solco Dritto" e vetta del Santa Croce

 

In attesa della grande nevicata, quella che ancora manca, quella importante e solenne, che ricopre copiosamente i monti regalando puro piacere agli occhi, approfittiamo della momentanea finestra di bel tempo di mercoledì 14 gennaio per organizzare un'uscita con l'amico Pasquale.




















Accontentandoci della situazione attuale, tentiamo finalmente qualcosa di tecnico sulla parete nord del Santa Croce (Monte Alpi), obiettivo rimasto irrealizzato lo scorso anno a causa della carenza di condizioni e di innevamento su questa splendida montagna.



Dalla webcam appare evidente che la parete nord è piuttosto magra e qualche dubbio si fa strada. Decidiamo comunque di partire, considerando che tra le due possibili località di accesso almeno una è sicuramente raggiungibile, ovvero quella di "Vena Nera", lungo la strada principale che conduce a Castelsaraceno, a quota 1000 metri. Per la seconda opzione, il rifugio Tellus Mater, a una quota maggiore, circa 1300 m, mi riferiscono che sulla strada, esposta a nord e quindi in ombra "c’è ghiaccio, ma si passa". Ci affidiamo così alle mie termiche Dunlop, confidando che facciano il loro dovere.



Nelle curve che precedono il bivio dell'Armizzone possiamo finalmente osservare il versante nord del Monte Alpi, che conferma quanto avevamo intuito dalle immagini un po’ sgranate viste il giorno prima su uno schermo. Superato senza particolari difficoltà il tratto di strada ghiacciata, raggiungiamo il rifugio in perfetta solitudine. Decidiamo di tentare la via "Solco Dritto" fatta già varie volte. Si tratta di un canale elegante che sale diritto, inizialmente nel bosco, che poi sbuca in un ampio anfiteatro, a mio avviso il luogo più suggestivo dell’intera parete nord del Santa Croce.



Dopo aver raggiunto in circa un’ora la “Neviera”, scendiamo sulla destra nell’omonimo Fosso e quindi traversiamo fino a intercettare la linea del nostro canale, che ci accoglie con un bel salto iniziale di circa 25 metri a 65°, su neve non eccellente ma comunque abbordabile. Superato questo primo ostacolo, si prosegue diritti fino a uscire dal bosco, all’altezza di una crestina che aggiriamo da sinistra, risalendo poi fino a una selletta panoramica. Da questo punto di osservazione si apre davanti a noi l’anfiteatro, che si svela in tutta la sua magnificenza.



Qui ci leghiamo e iniziamo a risalire il ripido pendio innevato in conserva assicurata. Purtroppo, a causa della scarsa qualità della neve, riesco a individuare con difficoltà punti affidabili per fare sicura riuscendo ad utilizzare solo alcune grappette da ghiaccio "bulldog", qualche friend e un nut. Solo ora mi pento di non aver portato con me i fittoni da neve, sempre validi e utilissimi in situazioni come questa.



Costeggiando le rocce sulla sinistra tentiamo l’approccio a "Surprise", la bellissima e ardita variante aperta da me e Pasquale nel 2017, che purtroppo si rivela estremamente magra, almeno nel primo salto, il più difficile. Decidiamo quindi di rinunciare e di proseguire lungo la nostra via originale.



Con inclinazioni che aumentano progressivamente fino a 60°, raggiungiamo il restringimento a imbuto dell’anfiteatro chiuso dal muro di circa 30 metri che rappresenta il passaggio chiave dell’itinerario. La parete è chiaramente magra, con neve molle e cedevole che ne accentua ulteriormente le difficoltà. Dopo aver allestito una sosta infilando un friend in una fessura ben profonda parto da primo mentre il compagno mi fa sicura.



Alla meno peggio, a colpi di piccozze tra neve sfatta, ciuffi d’erba e fessure nella roccia, affronto nella prima parte pendenze fino a 75°, senza alcuna possibilità di protezione. Dopo una decina di metri mi sposto lungo uno scivolo laterale sulla sinistra, molto delicato ed esposto, che mi immette in una rampa meno inclinata ma altrettanto ostica, intorno ai 65°. Concludo l’ultimo tratto su pendenze di circa 60°, sfruttando l’intera lunghezza della corda e piazzando infine la sosta su un masso, utilizzando un anello di fettuccia da un metro e mezzo.



Recupero il compagno e, dopo aver finalmente ripreso fiato, proseguiamo in conserva lungo l’ultima parte della parete, circa 150 metri su pendenze costanti attorno ai 50°, con un breve tratto finale che tocca i 55°. In uscita rivediamo il sole e, purtroppo, anche il forte vento da sudovest, con temperature stimate non inferiori ai 2 °C.



Smontiamo rapidamente il materiale sotto le sferzate del vento e percorriamo la cresta, aerea e affilata, quasi priva di neve, fino a raggiungere i 1893 m della croce di vetta. Il panorama è mozzafiato in tutte le direzioni e mette particolarmente in risalto il versante nord del massiccio del Pollino e quello orientale del Sirino, grande accumulatore di neve. Dopo le immancabili foto di vetta, scendiamo lungo la ripida cresta nord del Santa Croce, dalla quale si gode di un magnifico colpo d’occhio sull’anfiteatro della Neviera, che storicamente accumula metri di neve, ma non oggi, purtroppo.



Infine, dopo il meritato panino, rientriamo per lo stesso sentiero, baciati da un sole ormai caldo e accompagnati dalla quiete solenne del bosco di faggi e pini, fino a raggiungere il rifugio, abbandonato e in stato di degrado da oltre venticinque anni. E così anche la quarta uscita invernale di stagione e la prima dell'anno è andata.



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