Domenica 27 giugno inauguro la stagione
"acquatica" con un'adrenalinica discesa in rafting sul fiume Lao,
considerato uno dei corsi d'acqua più spettacolari e importanti della Calabria
settentrionale, nonché uno dei simboli naturalistici del Parco Nazionale del
Pollino. Meta rinomata per rafting, kayak e trekking fluviale, il Lao è lungo
circa 50 chilometri e nasce dalla confluenza di diversi torrenti provenienti
dai rilievi tra Calabria e Basilicata. Dopo aver attraversato i territori di
Laino Borgo, Papasidero e Orsomarso, scorre tra imponenti gole e suggestivi
canyon, per poi sfociare nel Mar Tirreno nei pressi di Scalea.
Sul Lao operano diverse associazioni
sportive, accomunate dall'obiettivo di valorizzare il fiume. Ognuna gestisce il
tratto più vicino alla propria base logistica, offrendo percorsi adatti a
diversi livelli di esperienza. Accanto a due segmenti dalle acque tranquille,
ideali per principianti e famiglie, spicca il celebre "Gran Canyon del
Lao", il tratto simbolo del rafting che ho già percorso un paio di volte.
L'itinerario parte dal centro rafting di Laino Borgo e termina nei pressi della
Grotta del Romito, attraversando un ambiente spettacolare caratterizzato da
imponenti pareti rocciose alte anche alcune centinaia di metri, rapide e stretti
passaggi tra le gole.
Quello che mi mancava invece era il tratto
successivo, lungo circa 11 chilometri, che dal Ponte Gioia conduce a
Papasidero, terminando sotto il suggestivo ponte a doppia arcata della chiesa
di Santa Maria di Costantinopoli. Gestito dall'associazione Rafting Lao
Papasidero, alterna rapide emozionanti a tratti più tranquilli concludendo la
maggior parte delle discese.
Dopo la vestizione presso il centro
rafting, ci spostiamo in minibus verso la Grotta del Romito, una tappa che
consiglio vivamente per il suo eccezionale valore storico, artistico e
archeologico. Questo importante sito del Paleolitico superiore ha restituito
nove sepolture e numerosi reperti di grande interesse. Tra questi spicca il
celebre "Bos primigenius" (o uro), una straordinaria incisione
rupestre risalente a oltre 12.000 anni fa, considerata uno dei massimi
capolavori dell'arte paleolitica europea e una delle più importanti
testimonianze preistoriche d'Italia, celebre per l'eccezionale qualità e il
realismo della sua incisione.
Dopo l'immancabile briefing dove la guida
per legge deve illustrare le norme di sicurezza, i principali comandi di
pagaiata e le manovre da eseguire, alle 16.00 prendiamo il via dal punto in cui
sorgeva il ponte che collegava i territori di Papasidero e Laino Borgo,
realizzato nel 2000 dal consorzio di bonifica. Dedicato a Stefano Gioia, guida
turistica e accompagnatore di rafting di Laino Borgo, scomparso prematuramente
in Cile all'età di soli 32 anni, crollò il 7 dicembre 2017.
Poco dopo l'imbarco il fiume si incassa tra
alte pareti rocciose, formando un canyon profondo con scorci di grande
suggestione. Si affrontano numerose rapide di media difficoltà, generalmente di
II e III grado (che possono aumentare con livelli idrici elevati), intervallate
da pozze calme dove è possibile ammirare il paesaggio. Dopo un po' sbarchiamo
per esibirci in alcuni spettacolari tuffi da una rupe laterale. A circa metà
percorso raggiungiamo una caratteristica cascata in destra idrografica, angolo
ideale per una sosta e per farsi fotografare sotto il getto d'acqua della
cascata.
Circondati da boschi di lecci, ontani e
salici, si prosegue navigando in acque limpide e cristalline che, nei tratti
più profondi, assumono splendide tonalità verde smeraldo. Poco alla volta il canyon
si apre, offrendo anche l'occasione per una piacevole nuotata fino al punto in
cui il fondale si abbassa. Subito oltre, il canyon si restringe e possiamo
ammirare interessanti concrezioni carsiche di natura erosiva sulle alte pareti
laterali.
Dopo circa 11 chilometri la discesa termina
nei pressi di Papasidero, passando sotto il caratteristico ponte a doppia
arcata accanto alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. La sua campata
originaria risale a un periodo compreso tra il XII e il XIV secolo, mentre
quella ricostruita è del 1904. Uno scorcio di grande impatto scenografico,
impreziosito da un notevole valore storico.
È una discesa che racchiude in sé sport,
geologia, natura e storia, offrendo un'esperienza completa e autentica nel
cuore del Parco Nazionale del Pollino, ideale per chi desidera vivere il volto
più rappresentativo e suggestivo del rafting calabrese.









































