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martedì 26 gennaio 2016

Prima invernale su Celsa Bianca














Ho dovuto attendere il 18 Gennaio  per la prima invernale di questo 2016. Sembra che i bei tempi in cui si andava in montagna trovando 30,40 centimetri di neve già ad inizio Dicembre siano davvero passati. Bisogna aimè adeguarsi alla situazione perché nel nostro piccolo possiamo poco sul controllo del clima. Senza essere retorici ormai è risaputo che, scienziati, industriali, capi del mondo e magnati del petrolio sanno il perché di questi scombussolamenti climatici e cosa si deve fare per attuare un’inversione di tendenza.
















In merito a ciò ho anche riflettuto sulle parole di Luca Mazzoleni, guida, sci alpinista e gestore del rifugio Franchetti ai piedi del Gran Sasso. In una sua recente intervista in tema di clima ha detto che “ci sono grandi variazioni da un anno all’altro,capita che nella stessa stagione la neve si faccia desiderare oppure cada abbondante per settimane,o che si alternino grandi nevicate a giorni di scirocco che rovinano tutto…..mi sembra ci siano sempre state stagioni buone con tanta neve e altre meno propizie…non voglio dire che non esista effetto serra o riscaldamento globale:io vado in montagna,non sono un climatologo e lascio ad altri le conclusioni.”












Anche questo è vero,ma senza andare lontano basti vedere quello che sta avvenendo ai ghiacciai delle nostre Alpi per rendersi conto che in effetti qualcosa è cambiato. Ultime tristi notizie arrivano dall’Alto Adige dove si registrano arretramenti delle fronti glaciali con un valore medio annuo fino a 40 metri, accompagnati da una forte diminuzione della massa glaciale.

















Torniamo alla nostra escursione.Lunedì 18 Gennaio con Mimmo indoviniamo davvero una giornata eccezionale. Erano undici mesi che non andavamo in montagna insieme ed è stato un bel ritrovarsi. Giornata ideale perché i giorni precedenti erano stati davvero brutti e il giorno seguente all’escursione è arrivata la neve anche in pianura. Molto vento però e temperature che nel primo pomeriggio hanno toccato i -10,-13.















Il ghiaccio sulle strade montane dei versanti a nord ci impone un itinerario a sud e lo sguardo corre alle Murge di Celsa Bianca, spazzata da un vento impetuoso ed avvolta da fastidiose e turbolente folate di nubi. La speranza è che il vento possa spazzare e ripulire il tutto. Poi, quando si parte dagli 800 metri del sottopasso autostradale si sa già che si affronteranno dislivelli notevoli un po’ addomesticati dal comodo sentiero che partendo da Valle Piana porta al Valico del Pollinello.

















Ci avviamo con passo deciso e con temperature già rigide,uno,zero. Rispetto alla direttissima fatta con Pasquale qualche mese fa in cui attaccammo la cresta dalla base,sfruttiamo il succitato sentiero per andarla ad intercettare in quota, ma optando questa volta per  la via normale, ovvero l’avancorpo Ovest o la normale del Monolito come viene chiamata. Per capirci meglio, ci andiamo ad infilare nell’anfiteatro dei canaloni a sinistra del monolito,e da qui puntando ai 2000 metri della vetta.
















Il paesaggio è superbo,come lo è ai versanti sud in special modo d’inverno caratterizzato da uno scenario roccioso,ripidi versanti e pini loricati ricoperti di galaverna che sembrano sculture di cristallo. In condizioni più propizie avremmo puntato sicuramente uno dei canali più tecnici,ma la neve è scarsa e farinosa,le picche non avrebbero lavorato al meglio e ci saremmo presi forse qualche rischio di troppo.
















D’altra parte l’ampio canalone centrale dà la massima garanzia di una salita più comoda e al cospetto di panorami eccezionali anche se per evitare sfiancanti zone di accumulo dobbiamo rasentare le creste marginali e seguirne il filo. Dopo una dura erta ecco il Grande Monolito di Celsa Bianca dal quale si apre anche uno stupendo sipario sulle pareti di vetta di Sua Maestà il Dolcedorme con un’argentea luna piena che gli fa capolino. Dopo un ultimo sforzo siamo in vetta che non è un vero e proprio culmine, ma come suggerisce il nome “Murge” si tratta di un rilievo montuoso che somiglia a una muraglia, una cresta ad andamento piuttosto orizzontale.















Bella e rimunerativa salita. Le nostre strade però a questo punto si dividono. Mimmo proseguirà per il Dolcedorme anche perché armato di ciaspole che qui sarebbero servite fino alla lontana sella tra Timpa di Valle Piana e Dolcedorme. Io ritorno esattamente per la stessa strada. Alle 16.30 e zero gradi sono alla macchina. Molto soddisfatto per il tenore della salita,un po’ meno per le condizioni di mediocre innevamento e zero ghiaccio,ma va bene così,la “prima”è andata..