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lunedì 26 agosto 2019

Monte Rosa al Rifugio Quintino Sella


Avrei voluto raccontarvi la salita al Castore ma stavolta non è andata bene. Qualcosa non ha funzionato, molto probabilmente per una sconsiderata programmazione della gita troppo pretenziosa che prevedeva in tre giorni viaggio di 1300 km andata e altrettanti al ritorno con salita in vetta. Così sono partito in auto dalla Calabria dopo una dura giornata di lavoro, sveglio tutta la notte, preso subito la funivia verso il Colle Betta al mattino di sabato per affrontare la durissima salita al rifugio Quintino Sella già stanco di mio, una ravanata di novecento metri di dislivello su una infida pietraia. Pago dazio non avendo dormito per quasi 48 ore e giungendo all’appuntamento più importante della salita in vetta praticamente bruciato. Stessa sorte ad un mio compagno di viaggio, mentre per gli altri due della compagnia è andata bene. Sono contento per loro visto che erano rispettivamente al primo e terzo quattromila. 





Anche se la rinuncia a 3800 metri sul ghiacciaio ha un inevitabile sapore amaro, saprò fare esperienza ed organizzare la prossima salita sulle alpi con più razionalità, cognizione di causa e con una preparazione adeguata all’ascensione di un quattromila. Mi consolo del fatto che già raggiungere il rifugio Quintino Sella è una bella impresa. Il gestore avrebbe detto che chi sale al rifugio deve avere il coraggio di farlo due volte, uno all'andata, l'altro al ritorno. 





Questo itinerario rappresenta la salita al punto più elevato raggiungibile da Gressoney che non comprenda difficoltà alpinistiche. E’ in ogni caso un percorso duro che non va sottovalutato. Partiti dagli impianti di Staffal in pochi minuti giungiamo al Colle Betta e intraprendiamo il sentiero 9 verso Nord da subito su pietraia. Si procede abbastanza spediti in direzione del Colle Bettolina Inferiore, passando vicino al m. Bettolina. Qui appaiono alla nostra destra dei pittoreschi laghi di origine glaciale e la vista comincia a farsi interessante a trecentosessanta gradi. 





Superato il Colle Bettolina Inferiore si inizia la lunga salita sulla pietraia che porta alla cresta. Attraversiamo alcuni nevai e superiamo un faticoso traverso lungo la spalla sud est fino a raggiungere un culmine con un grosso omino di pietra. Una bella fetta non indifferente del dislivello totale a questo punto è fatta. E già la stanchezza per non avere dormito per troppo tempo affiora tutta purtroppo. Realizzo ahimè’ di aver proprio “sbagliato candeggio”, come recitava una vecchia pubblicità. 





Proseguendo appaiono via via le cime più alte e più lontane, come il Gran Paradiso, la Grivola, il Rutor e il Bianco. Davanti a noi direzione Nord Est alcune cime del Rosa quali la Punta Giordani, la Piramide Vincent con il Corno Nero la cui punta aguzza spicca slanciata e i maestosi Lyskamm con le pareti precipiti sul ghiacciaio. Alla nostra sinistra la valle d'Ayas con il rifugio Guide d'Ayas che sorge su un culmine roccioso, punto d'appoggio dieci anni fa quando salii sul Polluce e sul Breithorn. 





Dopo un ultimo strappo appare la corda fissa che ci accompagna fino al rifugio, ancora invisibile perché coperto dal pianoro su cui è posto, leggermente più in alto di noi. La cresta alterna continue piccole salite a piccole discese. La corda, che fa da mancorrente a volte a destra, altre a sinistra, potrebbe non essere indispensabile, ma offre una certa sensazione di sicurezza.
Si arriva al punto in cui per superare una cresta davvero sottilissima è stata posta una passerella di legno, che costituisce una sorta di ponte tra le due creste vicine leggermente più larghe. In alcuni punti bisogna mettere le mani sulla roccia, difficoltà intorno al II grado ma l'esposizione è davvero notevole. Finalmente si arriva all'ultimo tratto di cresta, che supera anche l'ultimo leggero dislivello. Ed ecco finalmente l'agognato rifugio Quintino Sella, a quota 3585 m. pullulante di alpinisti giunti quasi contemporaneamente. Il rifugio possiede una notevole valenza storica in quanto fondato nel 1885 in onore proprio del fondatore del Club Alpino Italiano. Davanti noi si para la catena dei Breithorn e il Roccia Nera. Invece il Polluce è nascosto dal Castore. Si, proprio il Castore con la sua lunga e affilata cresta che stavolta non conquisterò.
 





Pubblico di seguito alcuni scatti perché lo scenario delle quinte di monti offerto dal Monte Rosa è veramente impareggiabile. Purtroppo considerata la distanza che mi separa da esso il ritorno non avverrà a breve, sicuramente se ne parlerà la prossima estate, si vedrà dove e come. Nel frattempo rientro in Appennino, centrale o meridionale che sia e in particolar modo tornerò al mio Pollino.

A volte credo, il primo passo… è un passo indietro. 





lunedì 12 agosto 2019

Pollino Via della Cengia



La storia geologica del Pollino è riscontrabile osservando le bancate rocciose disposte a pacchi di giornale  o a franapoggio soprattutto nel settore orientale del parco.Esse si sono formate grazie a fenomeni di sedimentazione avvenuti 200 milioni di anni fa sul fondo del mare della Tetide. Con il successivo innalzamento di queste strutture e i movimenti tettonici le stratificazioni hanno assunto un andamento inclinato e sinuoso. L’esempio piu’ eclatante è la parete ovest della Timpa di S.Lorenzo,la Timpa della Falconara,il Sellaro e le pareti di alcune gole fluviali come il Raganello.Compaiono anche nell’avancorpo ovest di Monte Pollino dove si innalzano dei muraglioni di roccia inclinati e regolari intervallati da cenge erbose. 







Questo settore è stato l’oggetto della mia ultima fatica in solitaria.Undici anni fa durante un’escursione solitaria sul Pollino la curiosita’ mi spinse ad abbandonare improvvisamente la via normale che stavo seguendo.Il mio istinto di cercare nuovi percorsi mi fece rivolgere l’attenzione verso queste formazioni rocciose con l’intento di trovare un passaggio seguendone il filo di cresta.Non so se fui il primo a salire da li ma chiamai questa via Direttissima Nord Ovest.In seguito appresi da alcune relazioni di una cresta nord ovest spostata verso Est che pero’ cammina su terreni piu’ facili. Recentemente la ripetei in invernale  di nuovo in solitaria cercando si mantenermi proprio sul ciglio,al limite della sicurezza visto che ero solo e senza attrezzature di assicurazione.Chiamai quella linea Via della Cengia.Dopo qualche anno due alpinisti pugliesi la ricalcarono ma un pò piu’ in alto e la chiamarono Variante invernale alla Cresta Nord Ovest,probabilmente seguendo la mia originale linea di salita fatta la prima volta in estiva.Si tratta in ogni caso di una via molto alternativa e al di fuori dei soliti circuiti escursionistici per gente che ama gli ambienti selvaggi ed isolati. 



























Impegni di lavoro mi impongono di tornare all’auto per mezzogiorno. Parto prestissimo e alle sei e trenta sono gia’ in cammino da Colle dell’Impiso.In realta’ il mio programma comprendeva due vette da sciegliere tra Serra del Prete e Serra Dolcedorme insieme a Monte Pollino.Poi ho pensato che sulla cresta NO del Pollino avrei perso tempo a causa della morfologia aspra del territorio, di conseguenza ho rinunciato all’altra vetta. Nonostante il caldo intenso di questi giorni la temperatura è ideale, perfetta e in quota vi è anche una discreta ventilazione.Nella prima parte del sentiero che parte dall’Impiso e ai piani alti di Vaquarro vi sono consistenti tagli di faggi con i tronchi ammucchiati al suolo pronti per essere trasportati. Mi chiedo se siano regolamentati con la forestale e l’ente parco oppure operati del tutto arbitrariamente.Dopo tre quarti d’ora giungo al brullo Pianoro di Gaudolino,crocevia di sentieri che portano a Monte Pollino,Pollinello,Piani di Pollino e Colloreto a valle. 






Tralascio la via normale per il Pollino e prendo la pista a sinistra che collega Gaudolino a Piano Toscano.Per attaccare la cresta nord ovest,o meglio la variante della cengia,lo abbandono dopo una decina di minuti e comincio a risalire verso destra in libera e in dura erta nella faggeta. Proseguo fino a sbucare alla base di una parete lungo una esile cengia erbosa molto ripida,scivolosa e in notevole esposizione.Devo stare molto attento perche’ un passo falso qui mi proietterebbe giu’ di un centinaio di metri.Con cautela e piede fermo giungo ad un punto morto dove bisognerebbe arrampicare.Essendo solo ritorno sui miei passi di una trentina di metri e aggiro da sopra questa prima fascia di rocce per seguire il filo di cresta.Qualche affaccio mi consente di osservare la mastodontica Serra del Prete,la verdeggiante Valle del Frido e all’orizzonte il Monte Alpi.Il tutto attorniato da tenaci pini loricati che prediligono assolutamente i luoghi piu’ inaccessibili e verticali dal fondo roccioso e substrato terroso quasi inesistente.Sono esseri viventi che sembrano sfidare ogni logica fisica e biologica.


























Cerco di stare sul filo di cresta per avere piu’ visuale ma questo significa ingaggiare un combattimento con i piccoli faggi contorti e fitti su un terreno ripidissimo e reso scivoloso dalle foglie secche e dall’erba.Sono costretto forza maggiore allontanarmi di tanto in tanto dal ciglio dove la faggeta è piu’ rada in modo da avanzare piu’ comodamente.Finalmente,dopo una dura lotta esco allo scoperto dove mi si apre un fantastico scenario di pareti rocciose,pini loricati vivi e secchi,brecciai e dirupi.E’ sicuramente il versante piu’ tormentato e intrigante di questa magica montagna,l’anima selvaggia del Pollino,che ai raggi delle prime ore del mattino acquista una vividezza unica.Da questo punto risalire la parte scoperta della Cresta Nord Ovest è un vero piacere.Continuo lungo la larga cengia e per facili roccette portandomi sul bordo dell’anfiteatro del Valangone.Un altro piccolo sforzo nel risalire l’ultima rampa in dura erta e sono in vetta.Dato il vento teso che soffia da est e che su questa montagna non manca mai mi vado ad accucciare nell’anfratto del muretto di pietre a forma di ferro di cavallo realizzato appositamente come riparo. 






Dopo le foto di rito tutt’intorno e qualche barretta da mandare giu’ comincio la facile discesa per la via normale che costeggia la splendida dolina sommitale.Riesco da questa posizione di favore anche a zummare su alcuni pini loricati della Serretta del Pollinello come il Candelabro e piu’ giu’ svettante dalla faggeta il Patriarca.Presto sono sulla piccola radura dove si inverte direzione per intraprendere il sentiero che mi riportera’ a Gaudolino.Anche qui ne approfitto per immortalare altri loricati famosi quali il Guardiano e il pino ritorto,forse i piu’ fotografati in assoluto.Ce n’è sta un altro che assomiglia un drago pronto a spiccare il volo con la testa che guarda in alto.Mentre seguo il sentiero in discesa incontro diversi gruppi di escursionisti che salgono e per essere lunedi un po’ mi sorprende. 





Da Gaudolino velocemente raggiungo la mia auto. Mi cambio,rinfrescata e via al lavoro.Che vitaccia.Ancora una volta il Pollino non ha deluso le aspettative.Escursione avventurosa,articolata ma di grande siddisfazione,non per tutti e che consiglio soprattutto agli amanti della wirldeness,ai curiosi e ai duri della mintagna.