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mercoledì 27 novembre 2019

Anello Colle Impiso Madonna di Pollino Serra Crispo dalla cresta Nord


Serra di Crispo è l’unico duemila del Pollino a trovarsi interamente in territorio lucano. Si presenta come un immenso giardino roccioso adornato da rocce imponenti, bassi ginepri emisferici e maestosi pini loricati tra i più spettacolari e monumentali; veri e propri bonsai giganti che accrescono l’atmosfera misteriosa ed arcana di questo luogo magico. E’ il “Giardino degli dei”, l’area più affascinante ed emblematica del Parco. 





























Tra i vari percorsi per raggiungere la sua sommità vi è la Cresta Nord che non avevo mai fatto in vent’anni di escursioni. La ragione è che le località di partenza più comode per questo itinerario come Lago Duglia, Bosco Jannace e Madonna di Pollino, per noi “Polliniani” del versante calabro sono veramente lontane e fuori mano.Un ottimo compromesso poteva essere il raggiungimento di Madonna del Pollino partendo da Colle dell’Impiso, che da sola potrebbe già essere considerata un’escursione a se. Da Madonna di Pollino saremmo scesi a Fosso Jannace per risalire all’omonimo piano e da li, operando un aggiramento lungo la base occidentale di Serra Crispo avremmo guadagnato l’attacco alla Cresta Nord. 




Facendo i conti, l’avvicinamento soltanto sarebbe durato ben quattro ore e chiuso l’anello avremmo percorso la bellezza di 23 chilometri in nove ore. Ma noi non siamo tipi che si lasciano spaventare dalle difficolta’ e dalla lunghezza dei percorsi. 




Si programma per sabato 16 novembre. La speranza di trovare il Pollino imbiancato dalla prima timida neve caduta i giorni precedenti si dissolve appunto come “neve al sole”, ma non fa niente, prima o poi arriverà. Partiamo alle 7.30 di una giornata grigia e ci avviamo lungo la sterrata che scende ai Piani bassi di Vaquarro che non vedevo da qualche decennio. Sul fondo vi scorre il torrente Frido, che nasce tra i pini loricati di Serra delle Ciavole a 1950 m di quota, ai margini della Piana del Pollino, il pianoro più alto e suggestivo del massiccio. 




Abbandonato il sentiero che invece curva a destra puntando verso il Pollino, prendiamo la direzione opposta seguendo il corso del torrente fin dove esso si inforra in una splendida gola. Quì ritroviamo “La scaletta”, una traccia che in alcuni punti costeggia ripidi pendii quasi a picco sul torrente. Secondo la mappa in mia dotazione risulta far parte tra l’altro anche del Sentiero Italia. A monte ci sovrastano imponenti pareti rocciose alcune delle quali ricoperte di muschi che rendono l’ambiente ameno e selvaggio, quasi fatato, mentre il bosco nella sua classica veste autunnale aggiunge al tutto un tocco cromatico di grande fascino.




Proseguiamo fino al punto in cui guadando il Frido il sentiero Italia prosegue verso le sorgenti di Acquafredda. Noi invece prendiamo a destra seguendo una traccia segnata con nastrini e bandierine bianco rosse che ci porta ad una tabella in legno con scritta:” Riserva naturale orientata”.Qui si stacca un bellissimo sentiero che risale le pendici occidentali prima boscose e poi rocciose della Cresta della Madonna del Pollino. Attraverso vari tornanti e in forte salita guadagna velocemente dislivello fino a raggiungere la radura in cui sorge il rifugio Pino loricato a quota 1537 m. Il luogo è davvero fantastico e il panorama mozzafiato. 



Scrive il Braschi:” Arroccati su una spettacolare cresta rocciosa, in posizione panoramica superba, il santuario, il rifugio e gli altri edifici del complesso hanno un non so che di irreale, così sospesi tra le nuvole, al cospetto di un orizzonte sconfinato. Si ha quasi la sensazione di essere al centro del mondo, nel luogo….che unisce la dimensione divina ed eccelsa del cielo con le meschinità e le miserie terrene.” 





























Ammirare da questo fantastico balcone la forra boscosa della Valle del Frido e la maestosa Serra del Prete che domina dall'alto con le accese e sgargianti sfumature di rosso, arancio, giallo e verde, davvero non ha prezzo, è la sinfonia massima dell'autunno. Aimè, se ora vogliamo raggiungere la nostra meta ancora tanto lontana, dobbiamo lasciare questo luogo a malincuore e prendere il comodo sentiero che porta dapprima al fosso Jannace servito da pittoreschi ponticelli in legno e proseguire verso Piano Jannace. Nel nostro incedere con passo deciso ma senza fretta e seguiti dallo sguardo indifferente e un po' apatico di alcuni cavalli a brado incontriamo un altro spettacolo della natura. 
































Ci troviamo infatti nel bosco misto faggio-abete bianco, una delle associazioni forestali più preziose e uniche del Parco. Le immense foreste di abete bianco che ammantavano questo areale hanno subito negli anni trenta del secolo scorso un poderoso e indiscriminato disboscamento ad opera di una società tedesca rischiando in tal modo che si estinguessero nel nostro Massiccio.La valenza naturalistica di quest’area è dunque notevole perché si tratta in gran parte di esemplari sopravvissuti a quelle massicce operazioni di taglio.
 



Dal rifugio al Piano Jannace impieghiamo meno di un'ora così ne approfittiamo per fare una meritata pausa mentre ammiriamo all'orizzonte le pendici rocciose di Serra Crispo, il lontano Pollino e l'arrotondata mole di Serra del Prete. Anche un nutrito gruppo di escursionisti appena giunto fa sosta prima di riprendere il cammino.Da Piano Jannace seguiamo il sentiero 951 CAI Rueping che si inoltra nella faggeta ai piedi di Serra Crispo, sormonta una fascia rocciosa e porta dritti all’attacco della cresta Nord. A valle miriadi di abeti bianchi emergono dalle faggete del bosco Tre Valli, Piana di San Francesco e bosco della Duglia. Così dopo aver lasciato il regno dell'abete bianco, entriamo in quello di sua maestà il pino loricato. 




La cresta è ripida ma non eccessiva, rocciosa e tappezzata di ginepri. Cominciamo l’impervia salita lungo il filo per godere dei migliori affacci sul versante orientale, dirupato e tormentato. Lontano la Pietra Castello, un curioso monumento di roccia attira la nostra attenzione, mentre esemplari isolati di pino loricato dalle ragguardevoli dimensioni emergono qua e la fuoriuscendo con la loro chioma elegante dalla faggeta.
 



Dopo un'ulteriore pettata raggiungiamo la cima Nord di Serra Crispo posta a 1919 m. Il colpo d'occhio da questo culmine è superbo. Anche se il cielo è grigio si scorge lontano il lago di Monte Cotugno, Terranova del Pollino e la gola della Garavina con la frazione di Casa del Conte. Verso est invece la fanno da padrona le due fantastiche timpe rocciose della Falconara e San Lorenzo.
 






























Dalla vetta settentrionale bisogna perdere quota e scendere in un avvallamento tra i faggi prima di affrontare l'ultima parte della cresta Nord che ci porta dritti ai 2053 m. della cima e tra i pini loricati dello straordinario “Giardino degli dei”. Passeggiare in silenzio in questo paradiso incantato ci trasporta in una dimensione surreale senza spazio e senza tempo. È un vero rapimento mistico. Al cospetto di questi esseri millenari siamo soltanto delle comparse insignificanti, fugaci presenze evanescenti.




Dopo aver salutato Titano, l’imponente pino loricato forse tra i più longevi del Giardino degli dei, è assolutamente d'obbligo andare a visitare un'altra magnifica creatura che abita questi luoghi, Zeus.È un loricato secco ormai da tempi immemorabili ma assolutamente vivo e dall'aspetto inquietante. Posto a baluardo su di una rupe a strapiombo protende i suoi rami contorti come braccia sull' orizzonte sconfinato quasi volesse spiccare il volo verso l'infinito. Pasquale non resiste alla tentazione di farsi immortalare insieme a lui scendendo alla base del suo tronco robusto e bianco.




































Il ritorno avverrà via Piana del Pollino dove all’altezza della Grande Porta deviamo nel bosco per andare alla ricerca di un sentiero alternativo alla via classica dei Piani. Alla fine secondo la mappa si tratta di un improbabile 925b che serpeggia nel bosco ma che risulta assolutamente inesistente se non per gli ultimi due, trecento metri prima di sbucare alla radura di Rummo. Probabilmente la traccia è scomparsa nel tempo perché non più battuta. Inoltre pensavamo conducesse molto più in basso ai piani di Vaquarro, per cui alla fine non risparmiamo quasi niente in termini di tempo.
 



È stata un'escursione varia, completa e assolutamente avvincente. Abbiamo attraversato ambienti diversificati immergendoci in atmosfere cangianti e arcane. Abbiamo percorso vallate, disceso torrenti, risalito creste rocciose e vertiginose e attraversato vasti e ariosi pianori. Ci siamo addentrati nelle faggete in veste autunnale, incontrato altissimi abeti bianchi e pini loricati tra i più belli e maestosi. Insomma non ci siamo fatti mancare niente. Ancora una volta il nostro Pollino è riuscito ad appagarci, sorprenderci e a regalarci forti emozioni.




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