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domenica 30 settembre 2018

La Cresta della "Rasa"(Civita)


Panoramica, aerea, facilmente accessibile ma probabilmente ignorata. Si tratta della cresta rocciosa dei monti Zingomano e Moschereto che domina la “Rasa”, ovvero la vallata a Ovest di Civita attraversata dalla strada montana della Fagosa che raggiunge Colle Marcione proseguendo oltre. L’escursione era in programma per la fine dell’estate onde evitare il caldo dato le quote modeste, ma questo mese di Settembre caldissimo non mi ha risparmiato. L’avevo già risalita anni or sono in solitaria ma in quella occasione avevo dimenticato inspiegabilmente la macchina fotografica e i cellulari non erano i mostri di adesso. Perciò della bella ascensione mi era rimasto soltanto il ricordo. 



Tutta la zona dal punto di vista paesaggistico ti cattura proiettandoti in un ambiente tipico del far west,tra rocce,macchia mediterranea e leccete riportandoti anche indietro nel tempo, una cartolina tipica in bianco e nero antichizzato.L’intera cresta si snoda per un paio di chilometri e si puo’percorrere in tre ore circa,quindi torna utile se si ha a disposizione una mezza giornata a condizione che a monte si sia provveduto a lasciare un’auto staffetta oppure si speri di trovare un passaggio.La volta precedente mi era andata male e dovetti farmi 6 km a piedi sotto un sole cocente con le mosche e i tafani a tormentarmi. 




E’sabato 15 Settembre e ritorno di nuovo nello splendido territorio del torrente Raganello, ormai legato indissolubilmente alla tragedia di un mese fa. Anche stavolta vado in solitaria e prima di entrare in paese svolto a sinistra parcheggiando l’auto ad un bivio qualche chilometro più in alto. Raggiungo poi a piedi una specie di cava in cui sono ubicati alcuni container adibiti allo smaltimento dei rifiuti a circa 548 m. di quota. Purtroppo fa molto caldo anche questa volta e mi tocca colmare i primi 240 metri di dislivello ravanando lungo la ripidissima rampa pietrosa e ghiaiosa che porta in cresta fino a guadagnare la piacevole ombra dei boschetti di leccio.










La prima parte è veramente spettacolare. Procedendo seguendo il filo incontro alcuni torrioni che si affacciano a strapiombo verso valle mentre in basso sbucano dalla macchia mediterranea una miriade di formazioni rocciose caratteristiche che non si distinguono bene osservando il paesaggio dalla strada.Per portarmi su uno degli affacci piu’interessanti devo lasciare i bastoncini e arrampicare su un basso torrione prestando attenzione( II+) alla spiccata esposizione,ma il panorama da questo punto è semplicemente superbo e mentre mi godo lo spettacolo con il piccolo borgo di Civita che occhieggia arroccato su una roccia laggiù, vedo risalire dalla valle un grifone che descrive una spirale ascendente girandomi attorno.


Subito dopo diventano due, tre e infine uno stormo intero. Probabilmente si  faranno un pensierino sul mio conto,”chissa’ magari schiatta”!!.Il caldo umido però non scherza e cerco di avanzare stando all’ombra di piccole querce fermandomi ad osservare la mole del Monte Manfriana con la sua cima bifida che domina incontrastata la scena. 

La seconda parte della cresta è un po’monotona perché costretto ad aggirare zone di fitta vegetazione devo allontanarmi dal filo di cresta per rientrarvi all’altezza di un valico presso Monte Zingomano a 1130m. Sono quasi in dirittura d’arrivo al punto piu’elevato della cresta che nelle carte è segnato come Monte Moschereto 1318 m. anche se in realtà non ha le sembianze di una cima netta e ben definita.





Il paesaggio da questo punto di osservazione però è totale, a trecentosessanta gradi sulla tondeggiante Timpa del Principe dietro di me mentre ad est la vista corre all’orizzonte verso lo scintillante mar Jonio. Di fronte invece la piramide di Monte Sellaro domina sulla spettacolare Timpa del Demanio con le vertiginosi pareti del canyon del Raganello e la Piana di Sibari.Verso nord infine si pongono in bella evidenza le quattro timpe che da qui si possono osservare contemporaneamente, la Falconara, Timpa San Lorenzo, Cassano e Porace, un’area di straordinaria e selvaggia bellezza, un mondo dolomitico fatto di rocce e macchia mediterranea. Infine dietro le timpe sorge il pittoresco borgo di San Lorenzo Bellizzi diviso tra zona nuova e centro storico. 





Dal vertice del Moschereto dopo aver attraversato un’ampia prateria sassosa è breve il tratto per intersecare la sterrata che passa per Colle della Scala riportandomi alla rotabile in località Colle S. Martino. Mentre mi sto abituando all’idea di farmi tutti quei chilometri a piedi fino all’auto giunge da Colle Marcione una Fiat Punto che riesco a fermare al volo e che mi riporta al punto di partenza.



Siccome ho ancora tempo mi sposto un chilometro piu’in basso per salire sul Nido d’Aquila di Civita (l’etimologia del nome Civita deriva dall’antico albanese “Çifti” Nido d’Aquila appunto) , uno sperone a strapiombo dal quale si domina il piccolo borgo che veramente hai sotto i tuoi piedi, una vista mozzafiato sulla vertiginosa parete della Timpa del Demanio e sul canyon del Raganello.Facilmente accessibile si raggiunge in dieci minuti dalla strada asfaltata percorrendo un comodo sentiero e infine gli ultimi metri per roccette. 




Contemplando l’infinito da questo magnifico belvedere naturale e ascoltando il placido brusio del torrente, la mente torna inevitabilmente al giorno della tragedia che ha sconvolto questa tranquilla comunità e tutti noi frequentatori del Pollino e non solo. Il tempo si sa, lenisce ogni ferita e pare cominci a mitigare almeno in parte tristezza e incredulità, ma esse inevitabilmente ci accompagneranno per molto tempo o forse non ci lasceranno mai.




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