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lunedì 19 febbraio 2018

Monte Alpi "Vivi e lascia vivere"



Sabato 10 febbraio è giunta una intensa perturbazione a sud che ha portato piogge, vento e neve in montagna. Quando si verificano nuove nevicate per ragioni di sicurezza è buona norma prestare attenzione alla scelta delle ascensioni per il giorno successivo, soprattutto se si tratta di vie alpinistiche a motivo delle cornici che si possono formare e il pericolo slavine. 


































Di conseguenza ne è seguita una frenetica attività di messaggistica tra me e i compagni del giorno dopo su "dove e cosa" fare. Io avevo pensato alla spettacolare cresta ovest di Celsa Bianca che nonostante sia molto lunga e richieda un notevole impegno non necessita di attrezzature di assicurazione. Dall'altra parte l'amico Davide alias "Vesuviano" era più orientato per una salita tecnica sul Sirino o Monte Alpi, idea dettata più che altro da esigenze di brevità e distanze chilometriche dalla sua zona di provenienza.


Morale della favola, il sabato è trascorso all'insegna dell'incertezza più totale. Per Monte Alpi pendeva anche l'incognita strada transitabile fino al rifugio Armizzone con l'eventuale dirottamento verso una via della parete nord ovest che a motivo della sua esposizione non dava garanzie migliori.
































Alla fine ci accordiamo per una salita sulla nord di Santa Croce (Monte Alpi) sempre che si possa giungere alla località di partenza. Avremmo valutato e scelto in loco tra le innumerevoli vie presenti su quella parete. Fortunatamente ci accorgiamo strada facendo che gli effetti della perturbazione sono stati più contenuti rispetto a quello che si immaginava. E' caduta infatti poca neve, non più di quindici centimetri mista a grandine e sporca di sabbia.



Giunti in località contrada Miraldo e imboccato il bivio per Carbone troviamo però la strada semighiacciata ma riusciamo a raggiungere senza problemi il rifugio dove parcheggiamo le auto. Il gruppo è composto oltre me da Davide, Ciro e Luca già conosciuti sul Sirino, poi tre new entry, Renato, Sofia e gradita sorpresa Giacomo Caputo da Postiglione, un altro "tracciatore" di Wikiloc con cui ci conoscevamo da qualche tempo solo virtualmente.




La montagna è ricoperta interamente di neve e alle quote più elevate è avvolta dalla nebbia ed è spazzata da un vento teso. Siamo intorno ai meno 1 quando ci avviamo direzione Fosso Neviera che raggiungiamo dopo un'ora circa. All'ultima diramazione prendiamo a sinistra verso il suo margine impegnando l'erta pendice che lo costeggia e poi tramite un comodo canalino usciamo all'aperto dove si apre una splendida visuale sul versante nord-nord est della parete di Santa Croce.



In questo settore partono diverse vie alpinistiche tra le quali Via del Corvo, Titanic e Hansel&Gretel. Nelle ultime uscite durante il rientro in discesa lungo la Neviera avevo notato tra il dedalo di rocce e canalini un bel corridoio a forma di S che va ad insinuarsi in una piccola strettoia con salto, una linea molto logica ed estetica che intendevo fare in futuro. Si trattava in realtà di "Vivi e lascia vivere", valutata dagli apritori AD+ 55' con passi a 70 ed è proprio quella che andremo ad affrontare oggi.




C'è da dire che le vie di questo settore paiono quasi tutte uguali e sono molto vicine tra esse. Non è infatti difficile durante la progressione intersecare o toccarne un'altra, perché si tratta più che di canali evidenti e ben delimitati come quelli del settore adiacente, tipo “Solco Dritto” o “Coitus”, di passaggi, corridoi e salti tra rocce sparse che non seguono perfettamente una linea logica.



Siccome non sono così puntiglioso da seguire alla lettera quello che dicono le guide che quasi diventa un "reato" discostarsi dalla via originaria, a volte mi lascio guidare dall'istinto nel valutare e affrontare i vari passaggi, e così se capita di spostarmi dal percorso originale, alla fine chi se ne importa!!




Detto questo formiamo tre cordate, due da due e una da tre. Con me c'è Renato, poi Ciro insieme a Luca e infine Davide, Sofia e Giacomo. Visto che la proposta è stata promossa da me, Davide il capo spedizione mi manda in avanscoperta per tastare la consistenza del manto nevoso perché c'è il dubbio che si possa passare, ed eventualmente vorrebbe dirottare le cordate per la Via del Corvo, sicuramente meno complicata di questa e già risalita da me qualche anno fa.



Dopo esserci legati, con Renato facciamo da battistrada e constatiamo che non ci sono problemi rilevanti nella progressione. Vi è solo una quindicina di centimetri di neve fresca che fa da cappotto alla neve dura sottostante determinando condizioni non eccezionali ma tutto sommato discrete.




Prima di raggiungere la strettoia su un delicato traverso esposto pianto un fittone corto per proteggere il passaggio e la stessa cosa faccio alla base del salto che da lontano pareva più difficile ed invece risulta più' abbordabile. A questo punto dò il via agli altri informandoli via radio che il manto nevoso non desta preoccupazioni.



Dopo il primo salto ne incontriamo un secondo più ostico che sbuca su una selletta con affaccio sull'altro versante della parete. Vista l'esposizione importante uso due fittoni e le picche per fare sicura alternandoci con il compagno nei tiri e usando il mezzo barcaiolo per bloccare una eventuale caduta. Nei tratti meno esposti invece procediamo in conserva assicurata.




Dalla selletta seguiamo accuratamente il filo di cresta spostandoci poi leggermente a sinistra dritti per continuare in progressione frontale lungo la parete completamente "glassata", superando salti di misto abbastanza tecnici ma non eccessivamente esposti. In un punto delicato utilizzo anche un friend medio piccolo riuscendo ad inserirlo nella fessura di una roccia affiorante. La pendenza media non supera i 55, 60' con brevi risalti a 70.



Nel frattempo osserviamo i nostri soci più in basso piuttosto in ritardo, saranno forse molto più meticolosi nell'attrezzare le soste usando più protezioni durante i tiri ma va bene così, in questi casi la sicurezza non è mai troppa. "La montagna è il paese dell'uomo che non ha fretta", scriveva Claire-Eliane Eugel nella sua storia dell'alpinismo. Io e Renato procediamo invece con più scioltezza e disinvoltura badando sempre a mantenere alto il livello di attenzione e concentrazione.




Al termine delle difficoltà le pendenze si abbattono fino a raggiungere le spettacolari rocce della via del Corvo, interamente ricoperte di ghiaccio. Purtroppo il fitto nebbione che si alza riduce la visione del paesaggio praticamente a zero, tranne che per qualche sporadica apparizione della cresta sud. Avvisiamo i compagni via radio che raggiungeremo la cima di Santa Croce e rientreremo successivamente per la cresta nord fino a riguadagnare le tracce dell'andata chiudendo in tal modo l'anello.



Da quel punto scorgiamo le altre due cordate dalla parte opposta lontane e nella nebbia sul filo di cresta alle prese ancora con le ultime difficoltà. Infine ci ricongiungiamo tutti alle auto scambiandoci le impressioni e i pareri di questa bella giornata trascorsa su una delle più ardite montagne dell'Appennino lucano che quest'anno credo ci offrirà ancora tante emozioni. 



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