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mercoledì 13 febbraio 2019

Canale dei Tarantini al Santa Croce


E’ ancora vivo il ricordo della grande ravanata fatta l’ultima volta sulla neve alta di Celsa Bianca. Nell’organizzare questa uscita invernale ancora una volta dobbiamo fare i conti con la neve fresca caduta Giovedi 31 gennaio anche se meno abbondante e a quote più elevate. Dunque per scongiurare una sfacchinata bis teniamo conto della quota e della esposizione dell’itinerario che andremo a fare perché il giorno precedente, venerdì si è verificato anche un rialzo termico notevole sciogliendo molta neve nei versanti a Sud e impedendo di trasformarla in quelli a Nord. 


La nostra destinazione di sabato 2 Febbraio pertanto diventa Monte Santa Croce, rimandata l’ultima volta. E’ una delle tre cime di Monte Alpi, la splendida montagna dal profilo piramidale a Ovest con una lunga e rocciosa cresta a sud est che a ridosso del paesino di Latronico raggiunge i 1893 m. della croce di vetta. 



Latronico, posto a 888 m. è conosciuto per La Pietra Calcarea Grigia “di Latronico”, una roccia sedimentaria a grana fine estratta dal Monte Alpi e dalle terme in località “Calda” le cui sorgenti note fin dalla notte dei tempi, offrono acque ipotermali bicarbonato calciche e sulfuree che sgorgano alla temperatura di 22°. 



Giungo nell’accogliente borgo della Val Sinni già alle 7 e in attesa che arrivi anche Falk dalla Puglia ne approfitto per fare qualche scatto al paesino con lo sfondo le aderte cime di Monte Alpi discretamente innevate nei versanti di sud ovest. Ci dirigiamo poi in località Salicone nei pressi di una cava che raggiungiamo in dieci minuti e ci prepariamo armandoci di attrezzatura alpinistica per conquistare la nostra meta, il Canale dei Tarantini. 




Si tratta di una spaccatura dritta nella parete detta Pietralonga che non è visibile dal nostro punto di partenza avendo un orientamento a Nord Ovest.Lo avevamo inizialmente confuso con un altro canalone più in alto dall’andamento sinuoso ma meno inclinato (da fare). 



Diviene assolutamente evidente scendendo invece per la via del ritorno nel vallone Malconsiglio.Ci avviamo dunque lungo la pista che fa anche parte del Sentiero Italia e procediamo finche’ individuiamo l’attacco del canale alla nostra destra. 




Dalle informazioni ottenute in precedenza constatiamo che si tratta di una via di media difficoltà con inclinazioni che vanno dai 40 gradi iniziali ai 45 prima del passaggio chiave, un saltino a 60 per poi rientrare sulle pendenze precedenti. Siccome però non conosciamo le condizioni del fondo del canale che rimane quasi per intero in ombra preferiamo caricarci di ferraglia da tirar fuori in caso di necessità. 



Durante la progressione utilizziamo solo le due piccozze e naturalmente i ramponi perche’ il manto nevoso piuttosto molle riduce quasi a zero i rischi di eventuali scivolate. In caso di ghiaccio o neve compatta avremmo proceduto sicuramente in conserva assicurata attrezzando un tiro nel passaggio chiave. 



Nel complesso il canale risulta molto bello e lineare e al di sopra del salto posto nel mezzo vi è la possibilità di operare delle varianti molto tecniche sulla sinistra anche se la quota d’attacco, circa 1300 e l’esposizione difficilmente gli consentono di andare in condizione. 




Appena usciti sulla cresta a 1700 m. circa ci sorprende un vento teso da sud, non particolarmente freddo ma estremamente fastidioso che ci accompagnerà per tutta la cavalcata fino in vetta e anche oltre durante la discesa verso la sella tra Pizzo Falcone e Santa Croce. 



All’uscita del canale, dopo una meritata pausa al riparo dal vento riprendiamo la marcia e raggiungiamo Punta Corvo, quotata sulla carta 1742 m. Da questo culmine lo spettacolo delle cime di Monte Alpi è assoluto ma la cresta da percorrere su neve fresca è ancora lunga. 



Per proseguire dobbiamo perdere quota e raggiungere una selletta boscata dove la cresta diviene un crinalino affilato finché si congiunge alla base della rampa per la cima di Santa Croce.Da qui proviene il sentiero normale da Bosco Favino.Inoltre vi è stata installata in tempi recenti anche una stazione meteo con webcam incirporata. 



Faticosamente e con il vento incessante che tormenta il nostro lato sinistro raggiungiamo la croce incrostata di ghiaccio del Santa Croce. Intanto un timido, glabro e imbiancato Monte Raparo ci osserva da Nord mentre a sud occhieggia il borgo di Latronico disposto a macchia d’olio. 



Il cielo ingrigito di nubi dove un sole pallido appare e scompare, non ha il miglior aspetto ma ugualmente ci permette di ammirare il paesaggio. Spicca nel suo elegante profilo la vetta di Pizzo Falcone, di un bianco candido e dalla perfetta forma a piramide. 



Dopo le foto di rito abbandoniamo la cima e scendendo di pochi metri raggiungiamo la Timpa del Corvo, dalla quale giungono le diverse vie alpinistiche della parete Nord.La spettacolare cresta che stiamo percorrendo divide la parete rocciosa a sud dall’anfiteatro della Neviera a Nord.Si ha veramente l’impressione di percorrere una cresta sulle Alpi e invece siamo sull’Appennino meridionale a poco meno di duemila metri.



In poco tempo guadagniamo la sella che divide Santa Croce da Pizzo Falcone dove è posta una tabella indicative. Riprendiamo la discesa incuneandoci nella faggeta su neve alta ma che non crea grossi problemi durante la marcia. 



Anche se esiste un sentiero ufficiale, scendiamo giù dritti senza tenerne conto fino ad intercettarlo in basso quando il faggio lascia il posto al pino nero seguendolo fedelmente onde evitare di incappare nella vegetazione fitta tipica delle quote più basse. Su una radura abbiamo modo di osservare il nostro canale che da questo punto è visibile per intero.



Dopo essere passati per la sorgente Fontanelle ritroviamo la sterrata che infine conduce nei pressi della cava e alle nostre auto. Così anche questa è andata, aggiungendo al nostro palmares una via nuova di questa montagna spettacolare che d’inverno ci da sempre tante soddisfazioni.





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