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lunedì 19 ottobre 2020

Via Luzzo in estiva alla terza Anticima del Dolcedorme

 

Il versante sud del Dolcedorme ha da sempre esercitato in me un fascino magnetico del tutto particolare. Contemplare con timore reverenziale le sue pareti maestose e imponenti, la sua aspra e selvaggia bellezza ti trasporta in paesaggi dolomitici d’altre latitudini ma con l'anima inconfondibile e unica dell’Appennino meridionale.





Anche se il Pollino è tutto bello, quando si tratta di salire per i versanti a sud mi si accende qualcosa dentro perché in ogni caso sarà una grande avventura in un ambiente severo e grandioso. L'ultima ha avuto come obiettivo l'esplorazione a vista della parete sud dell'anticima Est del Dolcedorme per trovare l'eventuale prosecuzione di un canale che parte dal basso osservato da lontano o di una variante del canale Primavera fatto qualche anno fa. Anche se le precedenti osservazioni non davano molte chance, purtroppo la sud dell'anticima pare confermarsi (voglio usare il condizionale) una parete implacabile, una bastionata rocciosa verticale e priva di punti deboli.





L'idea era quella di risalire il canale Luzzo dal quale ad un certo punto in alto, a quota 2000 si stacca sulla sinistra un altro canale ghiaione. Esso corre lungo la base della parete sud ed infine va ad impattare su un contrafforte della stessa arrestandosi. Da qui’ avremmo osservato meglio la situazione.Si parte così molto presto dall'orto botanico di Castrovillari. A causa delle recenti e intense piogge il fondo stradale che arriva al sottopasso dell'autostrada si è completamente dissestato, prolungando ulteriormente l'avvicinamento alla già lontana Valle Piana di altri dieci minuti.



Iniziata la marcia un pastore maremmano che chiameremo Giorgione comincia a seguirci e pensate un po,si farà l'intera ascensione per il Canale Luzzo fino all'anticima di quota 2120 m. per un dislivello di 1600 m. Il giorno dopo seguirà altri due escursionisti fino quasi in vetta, un vero cane alpinista che salirà sul Dolcedorme dal versante sud per due giorni consecutivi colmando un dislivello di 3200 metri circa.





Fino al passo di Valle Cupa la traccia è comune anche con quella della Direttissima. Questa si prende attaccando direttamente il Crestone dei loricati che divide nettamente Valle Piana da Valle Cupa. Noi svalichiamo scendendo nel cuore di quest’ultima seguendo il sentiero che raggiunge il Timpone Campanaro fino a che non incrociamo un primo e un secondo canale, ovvero la via V.Luzzo che cominciamo a risalire inerpicandoci lungo il fondo molto ripidamente. 






 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A quota 1800 circa ritroviamo la diramazione con quello di Pietra Colonna. Così dopo una buona porzione di marcia nel bosco, comincia ad aprirsi un mondo incantato fatto dalle immani pareti di roccia bianchissima e tormentata delle cime del Dolcedorme festonate di pini loricati. Alcuni di questi fieri guerrieri allignano in anfratti inaccessibili e impensabili. Proseguendo ancora dritti superiamo anche un secondo ramo, quello del canale Primavera. Avanziamo in dura erta su sfasciumi ancora per poco e ci troviamo finalmente all’ingresso del canale vero e proprio della Luzzo che descrive una breve forra.




Si tratta della più orientale di tutte le vie di salita del versante sud, ad eccezione del Vallone del Faggio Grosso che spesso si usa per la discesa. Di solito questi canali vengono affrontati in ambiente innevato come vie invernali. In ogni caso anche senza neve si lasciano salire con i disagi che comportano per la presenza di roccia rotta e ghiaioni che vanno affrontati lungo il bordo. Inutile dire che si tratta di circuiti riservati ad escursionisti molto esperti ed allenati, abituati ad addentrarsi in ambienti selvaggi e a mettere le mani sulla roccia.






Giunti infatti all'attacco del canale indosso il casco e dopo una pausa si comincia ad arrampicare superando i primi salti, quelli più impegnativi. Si tratta di passaggi di I e II grado su roccia spesso marcia ed erosa. Notiamo che il nostro amico Giorgione è un po’in difficoltà. Cerchiamo di scacciarlo per evitare che scivoli e si ferisca ma lui imperterrito dopo un attimo di esitazione su un punto delicato, torna indietro e con il suo istinto va a cercarsi vie più comode, a volte intersecando il nostro passaggio.




Il canale, molto estetico ha un andamento sinuoso che culmina in una bella strettoia che segna la fine delle difficoltà. Prima di questa giungiamo alla diramazione con l'altro ghiaione che risale in direzione ovest, oggetto della nostra osservazione e che pensavamo di risalire. È davvero ostico e renderebbe difficile e complicata una eventuale quanto probabile disarrampicata su roccia estremamente erosa e marcia.





Un po’più in alto però, inerpicandoci su pendii erbosi estremamente inclinati tra pini loricati monumentali contempliamo la possibilità di osservare ugualmente e quanto basta la morfologia della parete sud in via esplorativa. Purtroppo constatiamo che è insuperabile, chiaramente in prospettiva della ricerca di una eventuale via invernale. È tutto sbarrato, una parete di circa sessanta metri valutata oltre il VI grado che termina su un terrazzo inclinato. Dal terrazzo si innalza un'altra parete verticale che culmina infine con la parte alta dell'anticima.





Sarebbe interessante giungervi dall'alto per osservare meglio e tagliare la testa al toro definitivamente, ma a meno che non ci sia un qualche improbabile canalino nascosto, una spaccatura celata dalle rocce, sembra non ci sia nessuna speranza. Solo la porzione di parete limitrofa al canale Luzzo presenta vie di salite fattibili, ma si tratterebbe solo di una variante della stessa via. Fine della storia.






Per il resto, superata la bellissima strettoia della Luzzo guadagniamo la cresta e la terza Anticima est a quota 2120 circa. Il nostro Giorgione giuntovi esausto si sdraia concedendosi un meritato riposo per la grande fatica. Intanto la vetta del Dolcedorme comincia ad essere avvolta dalle nubi provenienti da sud e comunque non lo raggiungiamo. La nostra missione oggi era un'altra.





Dopo una bella pausa si scende lungo il Faggio Grosso che ci porterà infine all' auto. Intanto di Giorgione, che abbiamo visto l'ultima volta nella parte bassa del vallone, perdiamo definitivamente le tracce. Sapremo il giorno dopo che sarebbe di nuovo risalito fino a quota 2050 sotto la vetta del Dolcedorme. Complimenti anche a lui.



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