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sabato 30 novembre 2024

La Cengia del Raganello

La Via delle capre o Cengia del Raganello è un vertiginoso camminamento in parte attrezzato di circa 3 chilometri che corre lungo la parete in sinistra idrografica del Raganello a 400 metri d'altezza dal fondo delle gole che serpeggiano placidamente fra le placche modellate dall’acqua. Guardando verso nord la vista abbraccia l'intero canyon fin su le timpe di Porace e di Cassano. 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal terrazzo panoramico dove parte il sentiero che conduce alla cengia, la vista impatta anche sul piccolo abitato arbëresh di Civita che praticamente sta ai nostri piedi. Di fronte fa da contraltare la lunga “Tagliata” o Cresta di Civita che culmina con la Timpa del Principe. L’ambiente è quello tipico della macchia mediterranea con i lecci e le ginestre che tappezzano questo straordinario mondo di roccia.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un quarto d'ora si raggiunge il primo tratto attrezzato che permette di superare in discesa una evidente spaccatura fra due falde rocciose. Subito dopo il camminamento diventa non protetto assottigliandosi incredibilmente con un baratro di 400 metri perfettamente verticale sul torrente. Qui è richiesta assenza di vertigini e passo fermo.



Dopo questo primo tratto attrezzato la pista diventa meno stretta e più sicura addentrandosi tra saliscendi ora all'interno di boschetti di leccio, ora su cenge sovrastate da pareti gialle e rossicce. In altri due, tre punti in forte esposizione ritroviamo il cavo d’acciaio. Poco oltre si attraversa un bosco con il fondo franoso estremamente sdrucciolevole per presenza di fine pietrisco. Per evitarlo è meglio procedere a ridosso della parete. In ogni caso è necessario prestare anche in questo caso la massima attenzione e avere piede fermo. Infine si guadagna una larga cengia in forte salita oltre la quale termina la via, interrotta dal canale del Caccavo.



A questo punto ci sono due opzioni: tornare indietro per la stessa via oppure scalare una paretina di 40 metri su roccia poco stabile con due tiri di corda dalla difficoltà max di IV+. Invece se si scende più in basso di una quarantina di metri verso il Caccavo vi è un'alternativa più facile, una paretina in parte gradonata che presenta difficoltà inferiori, II+ con un passo di IV-. L'attacco è riconoscibile per la presenza di un leccio secco di colore scuro aderente alla parete proprio nel punto dell'attacco. Va da sé che oltre al kit da ferrata bisogna munirsi di attrezzatura alpinistica. E' sufficiente uno spezzone di corda da 30 m.



Dopo aver superato le ultime facili roccette e rimontata la parete ci si ritrova sul panoramico Belvedere di Santa Venere dove si può ammirare un paesaggio superbo sulle gole e sull’abitato di Civita. Dal Belvedere si rientra tramite la sterrata che sbocca sulla rotabile che in circa un chilometro e mezzo riporta infine al parcheggio.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da precisare che un'ordinanza dell'Ente Parco del Pollino ne ha interdetto l'accesso e la fruizione da parte di tutti, eccetto studiosi per fini scientifici. Ciò a motivo di avvistamenti avvenuti nel 2017 di una coppia di Capovaccaio e da una possibile introduzione di un piccolo durante la stessa stagione. Si tratta di una specie migratoria che torna in questi luoghi nel periodo che va da marzo ad ottobre per completare il processo di riproduzione.

Scarica la traccia gpx


 


 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' stato un piacere condividere con te questa splendida avventura. Non potevi raccontare meglio la nostra giornata. L'arrampicata poi...

Pollinofantastico ha detto...

È stato un piacere anche per me....alla prossima