
Il risultato prevedibile è che la cospicua quantità di neve caduta
i giorni precedenti fino a 1400 m. di quota viene bollita nel giro di poco
tempo soprattutto nei versanti a sud dove non ne rimane praticamente niente
tranne qualche chiazza sulla sommità delle vette più alte.
Quindi si va
verso le nord dove la neve deve essersi anche trasformata. Per quanto riguarda
il Pollino continua a sussistere il problema della viabilità perché
paradossalmente nonostante la quantità di neve non sia eccessiva l'unica via
d'accesso a Colle dell'Impiso risulta transitabile solo con catene e richiede
circa due ore di macchina dal mio paese. Si potrebbe anche andare ma preferiamo
"buttarci" su una via di ghiaccio o misto a Nord di monte Alpi che dà
sempre garanzie di riuscita. Poi considerando che la località di partenza e'
raggiungibile in auto e l'avvicinamento all'attacco è breve, allora è fatta.

Ci organizziamo
per una via di fianco Hansel e Gretel, fatta l'anno scorso ma giunti ai
tornanti dove è visibile la parete nord rimaniamo di sasso perché è tutta una
macchia di leopardo. Qualche canalone è abbastanza pieno ma le uscite sono
tutte scoperte. Ci sono condizioni simili a quelle che si riscontrano a
primavera inoltrata dalle nostre parti. Rischiamo di andare a fare dry tooling,
la tecnica di progressione con piccozze su roccia invece che su ghiaccio.


Però ci sta una
via che attira la nostra attenzione e pare sia innevata fino all'uscita, Mavavi',
la più a destra del ventaglio di linee sulla parete nord. Portiamo
l'attrezzatura necessaria perché la relazione parla di pendenze che vanno dai
55 ai 70 gradi. In realtà i 70 gradi non li abbiamo mai incontrati, direi che
si toccano al massimo i 55.In compenso la neve è abbastanza portante nella
prima parte nel bosco dove il canale appare dritto, stretto ed elegante.

All'uscita della
vegetazione si apre ad anfiteatro delimitato da pareti rocciose alte una
quindicina di metri. La neve è più compatta, a volte crostosa, a volte sfondosa
e poi diventa ghiaccio. In prossimità delle rocce però si formano dei buchi
profondi al nostro passaggio perché in effetti lo strato non è molto spesso. Decidiamo
di salire slegati procedendo in scioltezza in una progressione divertente e non
difficile.
Alle nostre
spalle un anonimo monte Raparo dalla mole tondeggiante e completamente asciutto
ci accompagna per tutta la nostra salita. Dopo un'ultima pettata sulla rampa
finale sbuchiamo proprio sulla sella che separa il Pizzo Falcone, la vetta più
elevata di Monte Alpi e Santa Croce. Dopo una breve pausa a scattare qualche
foto profondiamo un ultimo sforzo impegnando proprio la parete nord del Pizzo
Falcone completamente ghiacciata con l'intento di raggiungerne il suo culmine a
1901 m.
Da questo punto
e su questa montagna isolata il panorama è assolutamente a trecentosessanta
gradi coprendo una porzione vastissima di tre parchi nazionali: il Pollino, il
Sirino e il Cilento per non parlare di varie cime dell'Appennino campano e poi
le isole Eolie con lo Stromboli fumante, Alicudi e Filicudi e poi se si aguzza
lo sguardo anche l'Etna innevato molto lontano.

Delle cime più
elevate del Pollino si mettono in bella evidenza Serra del Prete, il Pollino, Serra
Dolcedorme e una bellissima Serra delle Ciavole con la sua caratteristica forma
trapezoidale. Di fronte si pongono invece i monti Zaccana e La Spina con il
lago di Cogliandrino adagiato nella Val Sinni. Ad ovest sorge la poderosa mole
del Sirino innevato e a seguire il Gelbison, Cervati e addirittura in
lontananza riusciamo a scorgere anche la vetta del Panormo, la cima più alta
dei Monti Alburni. Un panorama davvero mozzafiato complice la bellissima luce
di questa giornata spettacolare.


Dopo esserci
saziati gli occhi di tanta bellezza facciamo dietro front andando a
riguadagnare la sella scendendo in diagonale per la parete ghiacciata (molta
attenzione).Dalla sella risaliamo il pendio occidentale di Santa Croce
completamente scoperta con i ramponi ai piedi. Curioso l'odore di zolfo generato
dallo sfregamento tra le punte dei ramponi e le rocce.


Raggiungiamo in
breve la vetta per scendere subito per la Neviera che è una lastra ghiacciata. Pare
infatti che il ghiaccio migliore si trovasse proprio in questo versante. Scendere
la Neviera in queste condizioni e con simili pendenze richiede la massima
attenzione. Un errore qui potrebbe avere serie conseguenze.

Giunti alla parte bassa del fosso la neve diventa morbida e ad ogni passo si affonda
fino all'anca (ogni passo un'imprecazione). Dopo questa piccola odissea
finalmente guadagniamo il sentiero fermandoci a consumare il nostro meritato
panino. Bella e rimunerativa ascensione in una giornata che sembrava essere
nata male. Ora speriamo soltanto di ritrovare condizioni un po' più invernali
per le prossime uscite.

Panorami














