L'ambiente è fantastico,
la via tecnica e adrenalinica, probabilmente una delle vie di misto più difficili del Pollino. Siamo sull'avancorpo roccioso della
parete ovest, definito il "castello incantato, sicuro scrigno tenutario
dei più reconditi segreti del Monte; ci si trova nel vero cuore pulsante del
Pollino, respirandone l’anima più autentica"(roccia&resina). L'
itinerario che si incunea tra rocce verticali, canali ghiacciati, cenge sospese
e Pini Loricati ti proietta in un'atmosfera di assoluta bellezza. La parete
ospita oltre Dyrekta anche "I diavoli ballano sul
Pollino","Pollinya" e Squirrel, tutte vie di superba
spettacolarità ma anche di notevole impegno tecnico e fisico.
Erano anni che
corteggiavo Dyrekta ma ogni volta sorgeva un problema, soprattutto legato alla
mancanza di condizioni favorevoli. La sua conformazione particolare la rende
una via articolata e complessa ad andamento tortuoso e con esposizioni diverse.
Il primo tiro esposto a nord quasi sempre abbondantemente innevato va ad
introdurre la vera incognita della via, il canalino che sale in direzione est
assolutamente invisibile fino a quel momento. Stretto tra pareti di roccia
marcia, solitamente è ricoperto da una sottile lingua di neve interrotta da
alcuni salti quasi sempre scoperti. L'ultimo di essi a 60' o III+ va ad
impattare sulla parete di roccia rotta e quasi verticale.
A questo punto
si cambia completamente direzione voltando verso sud ovest. Si affronta una
rampa innevata a 60' gradi, stretta e molto esposta che termina su di una esile
crestina tra rocce e pini loricati che si affaccia su Squirrel. Facendo sosta
su un pino loricato si aggredisce un'ostica forretta che termina con un risalto
strapiombante da superare atleticamente oppure spostandosi a sinistra vincendo
con i ramponi in spaccata una placca piuttosto liscia. Un passaggio di IV+ dove
un chiodo messo al punto giusto risulta davvero provvidenziale nel superamento
dello stesso.

Mi sento con
Falk da Altamura conosciuto sul sito di tracce gpx wikiloc dandoci appuntamento
alle 5 al bivio di Mezzana sulla strada proveniente dalla Sinnica e da
Viggianello. Purtroppo e per l'ennesima volta la strada da Piano Ruggio per
Colle Impiso non è spalata; da Rotonda è addirittura interrotta da un tronco
abbattutosi sulla strada. E' nostra intenzione partire molto presto perché le
temperature sono davvero alte sperando ad ogni modo di trovare la via in
condizione, soprattutto il canalino oggetto della ritirata del mio compagno di
cordata nel precedente tentativo di fine dicembre.


Nel lungo tratto
di avvicinamento fino a Gaudolino, merito il rigelo della notte siamo
decisamente veloci perché si cammina su neve portante, ma quando ci immettiamo
nella deviazione dal sentiero della normale per raggiungere la base della
parete aimè dobbiamo faticare abbastanza procedendo su neve farinosa che ci fa
sprofondare di venti, trenta centimetri ad ogni passo, considerando gli zaini
strapesanti che contengono tutta la ferramenta e le corde.

A quota 1800
circa dove la faggeta cede il posto ai pini loricati raggiungiamo l’attacco
della via. Lo spettacolo è sublime, la via si para davanti in tutta la sua
arcana e trascendentale bellezza. Nei pressi di uno spigolo e facendo sosta su
un loricato ci prepariamo tirando fuori l'intero arsenale. Purtroppo il canale
scarica copiosamente ma si tratta più che altro di frammenti di ghiaccio che si
staccano in alto dalle chiome dei loricati tradendo l'innalzamento in atto
delle temperature. Ogni tanto durante queste scariche arriva sibilando anche
qualche sasso.
Mi avvio da
primo affrontando la rampa abbondantemente innevata a 50' arrivando ad una ventina
di metri del canalino. Qui' riesco ad attrezzare una solida sosta su una roccia
affiorante con chiodi piatti che si rivelano provvidenziali e azzeccati per
questo tipo di roccia marcia. Quelli tradizionali in acciaio dolce avendo un
certo spessore tendono invece a spaccarla.


Ad un tratto
udiamo un vociare nella faggeta in basso e qualcuno che mi chiama a gran voce
avvisandomi che stiamo provocando delle scariche. Si tratta dell'amico Mimmo,
il quale insieme a Giacomo di "Vivi e lascia vivere"e altri due stanno per attaccare I Diavoli ballano
sul Pollino. Avrebbero fatto i primi due tiri di questa splendida via per
deviare successivamente portandosi su Dyrekta realizzando così un bel
concatenamento.



Mi raggiunge il
mio compagno che riparte nel secondo tiro per affrontare il canalino. Con non
poche difficoltà e le raffiche intermittenti di ghiacciolino che arrivano dalla
parete investendolo riesce infine a vincerlo piazzando alcuni pezzi tra
fittoni, anelli e friends. Il canale molto più in condizione rispetto ad un
mese e mezzo fa che era completamente scoperto, ora è ricoperto da un esiguo
strato di neve dura quanto basta ad utilizzare le piccozze per la progressione.
Il primo salto di roccia bagnata è a 65', poi si abbatte a 55 nei tratti
innevati e III+ risultano i salti rocciosi scoperti. La sosta viene attrezzata
a ridosso della parete su un grosso spuntone utilizzando un anello.

Ora cambiando
direzione ci apprestiamo a risalire la rampa nevosa che ha una pendenza di 60' che
presenta anche un’inclinazione laterale abbastanza pronunciata, risultando in
tal esposta sulla parete verticale. Questa volta senza disfare la sosta parto
io tenendomi al margine della parete e rinviando con fittoni e friends fino a
superare un grosso loricato raggiungendone un altro più comodo sul bordo destro
dove attrezzo la sosta con anello e fettuccia. Mi ritrovo proprio su di
un'esile crestina che si affaccia su Squirrel, altra suggestiva via di questo
complesso.

Lo sguardo
impatta sul versante sudoccidentale del Pollino dove i pini loricati sono gli
indiscussi dominatori di questi scenari fantastici. Se il canalino si è rivelato
delicato nei passaggi non è da meno l'ostica forretta che si trova difronte, ultima
difficoltà da superare. Per i primi metri è ricoperta da neve inconsistente con
pendenza a 60'. In alto invece è scoperta, sulla sinistra vi è una placca
liscia mentre a destra un salto strapiombante che scaverna. Passaggio valutato
VI+ con un provvidenziale chiodo in alto a destra posto dagli apritori. A ciò
si aggiunge il problema della neve che si sta sciogliendo bagnando copiosamente
la roccia.
Falk nel
superarlo atleticamente si infradicia completamente e costretto a spostarsi
sulla sinistra abbandona la picca piantata alla testata del salto senza
possibilità di recuperarla. Il poverino arrampica senza guanti trovandosi ben
presto con le mani gelate che non sente più. Alla fine vince la placca
graffiando con i ramponi e portandosi al di sopra del salto. Uscito affronta
infine il comodo pendio a 40' fino ad uno spuntone su cui monta la sosta.

E' il mio turno
e non solo devo superare l'ostacolo ma anche cercare di recuperare la piccozza
dell'amico. Affronto il salto dritto per dritto sfruttando la presa della
piccozza su una sottilissima fessura cercando di trovare con l'altra una buona
presa sulla neve morbida. Commetto l’ingenuità di non togliere prima il rinvio
dal chiodo ma di aspettare che superi il punto cruciale.


Mi trovo così
incastrato mentre la corda rimane in tiro fra chiodo e imbrago. Devo urlare a
gran voce di darmi un pò di corda in modo da estrarre il rinvio. Alla fine in
precario equilibrio e con uno sforzo immane mi libero dall'incastro e riesco
anche con la punta della mia piccozza a recuperare quella di Falk. E'fatta!!!! Ci
vuole poco a raggiungerlo risalendo il facile pendio fino all'ultima sosta di
giornata.



Riprendiamo
fiato e mentre ammiriamo il maestoso paesaggio che oggi il Pollino ci offre, fatto
di rocce, neve, pini loricati e un vento teso da ovest che qui non manca mai,
risaliamo la cresta nord-ovest fino in vetta dove incontriamo un gruppetto di
scialpinisti capeggiati da Guido Gravame, l'autore di "Sud
Verticale", la nuova guida di alpinismo del sud Italia. Finalmente dopo
diverse e mail anche per fornire un piccolo contributo alla realizzazione del
libro,è un piacere conoscerlo di persona


La via ha uno
sviluppo di 215 m. 65' e IV+. Abbiamo utilizzato mezze corde da 60 m., cordini,
fettucce, friends, fittoni e chiodi da roccia piatti. Sarebbe classificata come
AD+ ma credo che con lo scarso innevamento trovato che ha reso la salita molto
tecnica soprattutto per le condizioni dell'attacco del canalino bagnato e privo
di neve nonché dell'ultima forretta mi sento di assegnarle senza dubbio anche
una bella D.
Per la discesa
impegniamo come al solito il Valangone per poi sorbirci la via crucis del
ritorno da Gaudolino con neve morbida per tutto il tragitto e tratto finale in
salita. A parte tutto grande soddisfazione per questa bellissima via rincorsa
da tempo che sono riuscito a chiudere grazie alla perizia e competenza del
nuovo compagno di cordata Falk che ringrazio infinitamente.
