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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

lunedì 29 agosto 2005

Se potesse raccontare (parte 1°)


Il pino loricato è il simbolo del Parco nazionale del Pollino.E? un albero elegante ed imponente originario della penisola balcanica.Alcuni botanici sono però del parere che l?esemplare del Pollino sia unico al mondo in quanto presenterebbe caratteristiche genetiche diverse rispetto al ?cugino? dei balcani.Il nome deriva dalla costituzione a placche della corteccia,simile alla lorica,la corazza del fante romano.Sono dei veri e propri relitti dell?era glaciale,in perenne lotta per la sopravvivenza contro la furia dei venti e il gelo.Si presenta a bandiera,con la chioma tutta da un lato nella direzione del vento,col risultato che sembrano emergere,forti e possenti e allo stesso tempo contorti e tormentati,dalle rupi impervie e inaccessibili su cui sono abbarbicati.Può raggiungere i 20,30 metri di altezza .Quello che vi presento è il più longevo:il ?Patriarca del Pollino?.Vegeta solitario tra i boschi di faggio del Pollinello e non possiamo che rimanere attoniti di fronte allo spettacolo imponente di una sfida ancora in atto tra il tempo e una creatura del mondo vivente.Ha attualmente 936 anni.

in foto:splendido esemplare di pino loricato sulle creste della Montea

domenica 14 agosto 2005

La traversata del canyon del Raganello


Dopo ben cinque anni mi riesce di compiere nuovamente la traversata del Raganello.In realtà le gole del Raganello sono due:?la gola del Barile ? o ramo alto del Raganello,lunga tre chilometri circa, e il ramo basso, lungo ben sette chilometri.Solitamente la gola del Barile viene percorsa dai torrentisti in andata e ritorno e per questo motivo risulta più comoda visto che basta giungere con una sola auto alla località di partenza.Per compiere la traversata del ramo basso occorrono invece due auto staffetta,una da lasciare a Civita,l?altra a S.Lorenzo Bellizzi dove verrà recuperata alla fine.L?emozione è grande :quando ci si accinge ad entrare in questo santuario della natura non si può che rimanere entusiasti nell?osservare luoghi come ?Pietraponte?,un enorme macigno staccatosi nella notte dei tempi dalla parete sovrastante ed andatosi ad incastrare fra le due pareti del canyon;le formazioni di travertino con stillicidio d?acqua tutt?intorno;la stretta forra d?Illice sovrastata dall?omonimo ponte imbruttito però da antiestetiche impalcature (fra quanti ?secoli ?verrà restaurato?);la soleggiata ?Conca degli Oleandri?;la ?Tetra fenditura?,dove i raggi del sole non raggiungono mai il fondo delle gole;la ?Grande frana?,la ?Grande muraglia?,e alla fine il Ponte del Diavolo.Il tutto sovrastato da pareti alte centinaia di metri.Sempre a contatto con l?acqua destreggiandosi fra le pietre.Quattro ore di intense emozioni.Unico aspetto negativo rispetto a cinque anni fa la ridotta portata d?acqua .Questo mi è sembrato strano,visto l'inverno rigido trascorso e la neve in montagna fino al mese di maggio.Invito tutti i lettori di questo blog a visitare queste meravigliose gole,ma consiglio loro di andarci con una buona preparazione e con un minimo di attrezzatura.L?ambiente è grandioso ma allo stesso tempo pericoloso:bisogna munirsi di casco ,di uno spezzone di corda di una quindicina di metri,ma soprattutto è necessario sapersi destreggiare fra le pietre nell?acqua.Una distorsione,una caduta ecc. può rendere estremamente difficile ritornare sui propri passi e rendere i soccorsi alquanto difficoltosi soprattutto se non si conoscono bene le poche vie d?uscita presenti lungo le gole.Un?ultima nota:come raccomanda Giorgio Braschi nella sua illustre guida ?Sui sentieri del Pollino?,l?entusiasmo non deve mai farci scordare che qui è opportuno muoversi in silenzio,con prudenza e rispetto,badando a non disturbare la fauna e a non lasciare traccia del nostro passaggio.Buona attraversata.

In foto: in ammollo in una pozza (prima attraversata integrale De Luca Giuseppe,Grispino Pietro 3 agosto 1998)

martedì 9 agosto 2005

Sulle orme di Apollo


Lunedì 8 agosto 2005 .La giornata purtroppo non è per niente di quelle estive:la temperatura è scesa notevolmente rispetto alla media (in quota sarà di 12 ? 13 gradi),c?è rischio di pioggia e in montagna c?è la nebbia(la visibilità sarà ridotta a soli 20 metri).Nonostante tutto decidiamo come d?accordo con Francesco (quasi laureato in scienze forestali all?università di Firenze) di scalare il monte Manfriana (1981 m.) partendo da Frascineto,piccolo centro arbresh nei pressi di Castrovillari.Il dislivello da colmare sarà di 1460 m. e ripercorreremo l?antico percorso che gli antichi greci facevano per raggiungere quello che per loro probabilmente doveva essere un luogo sacro.In effetti confrontando il profilo del monte Olimpo in Grecia con il monte Manfriana notiamo una sorprendente somiglianza.Lo scopo della scalata è quello di visionare i misteriosi massi squadrati che giacciono sulla cima . Venticinque per la precisione.Probabilmente,quegli antichi scalpellini volevano edificare un piccolo tempio al dio Apollo o soltanto una vedetta in un punto strategico:eccezionale il panorama che si gode da questa cima che domina a sud ?est tutta la piana di Sibari.Probabilmente il luogo impervio e le intemperie hanno fatto desistere quegli antichi costruttori dal completare l?opera.Sta di fatto che quei massi sono una antica testimonianza della colonizzazione greca nella nostra terra.Il percorso è per quelli che hanno buone gambe:faticoso,aspro e duro,ma ne vale sicuramente la pena.Nella prima parte del percorso esplode in tutta la sua bellezza la macchia mediterranea,con rimboschimenti di pino,lecci,ginestre,carpini e più su vasti querceti di cui ignoravo l?esistenza.Infine,la prateria a sesleria e sua maestà il pino loricato a dominare incontrastato quei luoghi impervi e rocciosi noncuranti della fitta nebbia che li avvolgono ed apparire in tutta la loro bellezza spettrale.Dopo quattro ore di dura salita la vetta è conquistata.Nonostante la visibilità ridotta a zero ,sbuchiamo a soli pochi metri dalla vetta.Bella prova di orientiring.La soddisfazione è massima,finalmente riesco a fotografare le pietre misteriose anche se sotto una pioggia battente.Ora non ci rimane che prendere la via del ritorno.Speriamo che l?archeologia possa svelare al più presto il mistero dei massi squadrati della Manfriana .


In foto: uno dei massi più caratteristici.