In questo folle mese di marzo che alterna
giorni di caldo anomalo ad altri di freddo secco, si va alla ricerca quasi
spasmodica di scampoli d'inverno sempre più rari. In questo periodo infatti, dalle
mie parti le uniche isole felici in cui la "Dama bianca" continua a
deliziarci con la sua presenza sono i versanti settentrionali del Pollino, del
Dolcedorme e del Sirino. Tuttavia, per poter
approfittare di queste occasioni, è necessario anche conciliare il giorno
libero, le condizioni meteo favorevoli e la ricerca di compagni. Dopo
uno scambio di messaggi, in extremis riesco ad accordarmi con Ludovico e Gigi
per puntare alla nord del Pollino e tentare una via del settore della Grande
Frana, da valutare tra "Agata" e "Sofi" in base alle
condizioni.





Si tratta di due vie contigue aperte
entrambe nel 2013 e già ripetute da me in passato: "Agata" pochi
giorni dopo l’apertura con l’amico Pasquale, mentre "Sofi"
nell’aprile 2021, curiosamente proprio con lo stesso Ludovico. Sarà anche un piacere condividere un'ascensione sul
Pollino con Gigi, protagonista di una notevole impresa compiuta nel 2023 sulle
Ande cilene, scalando il Nevado Ojos del Salado, che con i suoi 6.887
metri è il vulcano più alto del mondo. L'appuntamento
è fissato per sabato 22 marzo alle 8:30 a Colle Impiso. Rispetto ai giorni
precedenti, quando le temperature minime erano scese ben sotto lo zero, oggi il
clima è decisamente più mite. Una perturbazione di scirocco proveniente da
sud-ovest trasporta pulviscolo in sospensione, rendendo il cielo grigio e
caliginoso.





Dopo aver distribuito il materiale da
caricare negli zaini, io e Gigi le due mezze corde da 60 metri, Ludo la
ferraglia, ci incamminiamo lungo i consueti sentieri di avvicinamento, l’IPV2
dei carbonai e l’IPV3, entrambi completamente asciutti. La neve compare solo più avanti, nella radura di
Rummo, a quota 1670 metri, poco prima dei Piani del Pollino, permettendoci di
ridurre i tempi di avvicinamento alle vie della parete nord-est. Dai Piani del Pollino, non esiste un percorso univoco
per raggiungere la base della Grande Frana: ognuno sceglie l’itinerario che
preferisce. C’è chi allunga il tragitto per attenuare il dislivello residuo e
chi opta per una linea più diretta ma più ripida. In meno di tre ore, immersi
in un panorama dolomitico mozzafiato, raggiungiamo l'attacco di Sofi, che
preferiamo ad Agata, meno continua e più deteriorata, con diversi salti
scoperti.





Durante
l’avvicinamento, una coppia di campani ci precede, mentre dopo di noi salirà
anche un altro terzetto, tutti diretti su Sofi. Nonostante sia sabato, le
presenze sul Pollino restano comunque limitate a pochi appassionati tra
campani, lucani, pugliesi e calabresi, confermando l’anima autenticamente
selvaggia e non turistica di questa montagna. Allestita la prima sosta,
Ludovico parte da primo, proteggendo la salita con alcuni fittoni su un fondo
nevoso non al top. Nonostante qualche tratto di ghiaccio, le picche
"lavorano" su una neve che definirei "in fase di cedimento",
con pendenze che arrivano fino a 60°. Raggiunto il punto di sosta successivo,
utilizza un friend e un nut posizionato con precisione in una sottilissima
fessura per assicurarsi, poi recupera me e Gigi in successione come secondi.





Nella
successiva lunghezza di 50 metri, affrontiamo l’estetica rampa che conduce
direttamente in cresta, con un’inclinazione ancora più severa, toccando anche i
65°. La neve, più sfatta rispetto al primo tiro, rende la progressione più
impegnativa. Anche in questo tratto utilizziamo esclusivamente fittoni da neve
come punti di rinvio. La terza e ultima sosta viene allestita su un comodo
blocco, ormai fuori dalle difficoltà. L'uscita di Gigi, che vediamo sbucare in
cresta, segna la conclusione di questa via breve ma intensa. Davanti a noi, il
versante nord del Pollino con le poderose cornici della Grande Frana si apre in
tutta la sua bellezza disarmante, regalandoci uno scenario mozzafiato. Dopo
aver smontato tutto e riposto corde e materiali negli zaini, puntiamo decisi
verso la vetta, accompagnati da un vento teso di ponente. Del resto non è
Pollino se non c'è vento. Per concederci una pausa e mangiare qualcosa,
dobbiamo infatti scendere per ripararci nella conca del Nevaio, ancora ben
colmo di neve.





Dopo esserci rifocillati, decidiamo di
scendere dal versante opposto a quello di salita, lungo il Canale
Nascosto, che non è da meno dal punto di vista paesaggistico. Oltre il Canale Nascosto si trovano il Canale
Intermedio, chiuso in alto da una fascia rocciosa, e il Valangone, entrambi
adornati da spettacolari pini loricati, vetusti e imponenti. Alcuni di essi,
ormai secchi e riversi a terra, ricordano gli scheletri di antichi animali
preistorici, conferendo al paesaggio l’aspetto di un immenso giardino bonsai.
Giunti all'altezza dello Spigolo Ovest, alla base del Valangone, assistiamo a
una paurosa scarica di sassi, alcuni di dimensioni notevoli, causata dallo
scioglimento delle nevi in quota. E pensare che cinque minuti dopo saremmo
passati proprio lì!





Per questo
motivo, ci teniamo sulla sinistra nel bosco, allontanandoci dalla traiettoria
di caduta, fino a raggiungere il pianoro di Gaudolino, dove la neve scompare,
lasciando spazio a un tappeto coloratissimo di crochi e altri fiori. L'inverno,
quest'anno, dopo un avvio promettente è sparito, e ormai guardo le mie montagne
come se fosse maggio. Dunque, i giochi sul Pollino sono ormai terminati? Chi
vivrà vedrà.
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