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lunedì 31 marzo 2025

Monte Pollino "Sofi"


In questo folle mese di marzo che alterna giorni di caldo anomalo ad altri di freddo secco, si va alla ricerca quasi spasmodica di scampoli d'inverno sempre più rari. In questo periodo infatti, dalle mie parti le uniche isole felici in cui la "Dama bianca" continua a deliziarci con la sua presenza sono i versanti settentrionali del Pollino, del Dolcedorme e del Sirino. Tuttavia, per poter approfittare di queste occasioni, è necessario anche conciliare il giorno libero, le condizioni meteo favorevoli e la ricerca di compagni. Dopo uno scambio di messaggi, in extremis riesco ad accordarmi con Ludovico e Gigi per puntare alla nord del Pollino e tentare una via del settore della Grande Frana, da valutare tra "Agata" e "Sofi" in base alle condizioni. 





Si tratta di due vie contigue aperte entrambe nel 2013 e già ripetute da me in passato: "Agata" pochi giorni dopo l’apertura con l’amico Pasquale, mentre "Sofi" nell’aprile 2021, curiosamente proprio con lo stesso Ludovico. Sarà anche un piacere condividere un'ascensione sul Pollino con Gigi, protagonista di una notevole impresa compiuta nel 2023 sulle Ande cilene, scalando il Nevado Ojos del Salado, che con i suoi 6.887 metri è il vulcano più alto del mondo. L'appuntamento è fissato per sabato 22 marzo alle 8:30 a Colle Impiso. Rispetto ai giorni precedenti, quando le temperature minime erano scese ben sotto lo zero, oggi il clima è decisamente più mite. Una perturbazione di scirocco proveniente da sud-ovest trasporta pulviscolo in sospensione, rendendo il cielo grigio e caliginoso.





Dopo aver distribuito il materiale da caricare negli zaini, io e Gigi le due mezze corde da 60 metri, Ludo la ferraglia, ci incamminiamo lungo i consueti sentieri di avvicinamento, l’IPV2 dei carbonai e l’IPV3, entrambi completamente asciutti. La neve compare solo più avanti, nella radura di Rummo, a quota 1670 metri, poco prima dei Piani del Pollino, permettendoci di ridurre i tempi di avvicinamento alle vie della parete nord-est. Dai Piani del Pollino, non esiste un percorso univoco per raggiungere la base della Grande Frana: ognuno sceglie l’itinerario che preferisce. C’è chi allunga il tragitto per attenuare il dislivello residuo e chi opta per una linea più diretta ma più ripida. In meno di tre ore, immersi in un panorama dolomitico mozzafiato, raggiungiamo l'attacco di Sofi, che preferiamo ad Agata, meno continua e più deteriorata, con diversi salti scoperti.






 

 

 

 

 

 

 

Durante l’avvicinamento, una coppia di campani ci precede, mentre dopo di noi salirà anche un altro terzetto, tutti diretti su Sofi. Nonostante sia sabato, le presenze sul Pollino restano comunque limitate a pochi appassionati tra campani, lucani, pugliesi e calabresi, confermando l’anima autenticamente selvaggia e non turistica di questa montagna. Allestita la prima sosta, Ludovico parte da primo, proteggendo la salita con alcuni fittoni su un fondo nevoso non al top. Nonostante qualche tratto di ghiaccio, le picche "lavorano" su una neve che definirei "in fase di cedimento", con pendenze che arrivano fino a 60°. Raggiunto il punto di sosta successivo, utilizza un friend e un nut posizionato con precisione in una sottilissima fessura per assicurarsi, poi recupera me e Gigi in successione come secondi.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella successiva lunghezza di 50 metri, affrontiamo l’estetica rampa che conduce direttamente in cresta, con un’inclinazione ancora più severa, toccando anche i 65°. La neve, più sfatta rispetto al primo tiro, rende la progressione più impegnativa. Anche in questo tratto utilizziamo esclusivamente fittoni da neve come punti di rinvio. La terza e ultima sosta viene allestita su un comodo blocco, ormai fuori dalle difficoltà. L'uscita di Gigi, che vediamo sbucare in cresta, segna la conclusione di questa via breve ma intensa. Davanti a noi, il versante nord del Pollino con le poderose cornici della Grande Frana si apre in tutta la sua bellezza disarmante, regalandoci uno scenario mozzafiato. Dopo aver smontato tutto e riposto corde e materiali negli zaini, puntiamo decisi verso la vetta, accompagnati da un vento teso di ponente. Del resto non è Pollino se non c'è vento. Per concederci una pausa e mangiare qualcosa, dobbiamo infatti scendere per ripararci nella conca del Nevaio, ancora ben colmo di neve.





 

 

 

Dopo esserci rifocillati, decidiamo di scendere dal versante opposto a quello di salita, lungo il Canale Nascosto, che non è da meno dal punto di vista paesaggistico. Oltre il Canale Nascosto si trovano il Canale Intermedio, chiuso in alto da una fascia rocciosa, e il Valangone, entrambi adornati da spettacolari pini loricati, vetusti e imponenti. Alcuni di essi, ormai secchi e riversi a terra, ricordano gli scheletri di antichi animali preistorici, conferendo al paesaggio l’aspetto di un immenso giardino bonsai. Giunti all'altezza dello Spigolo Ovest, alla base del Valangone, assistiamo a una paurosa scarica di sassi, alcuni di dimensioni notevoli, causata dallo scioglimento delle nevi in quota. E pensare che cinque minuti dopo saremmo passati proprio lì!





Per questo motivo, ci teniamo sulla sinistra nel bosco, allontanandoci dalla traiettoria di caduta, fino a raggiungere il pianoro di Gaudolino, dove la neve scompare, lasciando spazio a un tappeto coloratissimo di crochi e altri fiori. L'inverno, quest'anno, dopo un avvio promettente è sparito, e ormai guardo le mie montagne come se fosse maggio. Dunque, i giochi sul Pollino sono ormai terminati? Chi vivrà vedrà.





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