Video in Evidenza

IN PRIMO PIANO: Gli ultimi post

Pollino - "Ferrata del Caldanello" vedi

Pollino - "Canyoning nel Castiglione" vedi

Pollino - "Serra Crispo Serretta Porticella alba e notturna" vedi

Pollino - "Rafting Lao tratto basso" vedi



CONTATTO dgiusep@tiscali.it
Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!
Visualizzazione post con etichetta crochi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crochi. Mostra tutti i post

sabato 16 maggio 2026

Monte Pollino Via alpinistica "Sofi" free solo

Dopo un mese di stop forzato a causa di un problema fisico, domenica 3 maggio riesco finalmente a rimettermi in movimento. Proprio come per la prima invernale di dicembre, vado in solitaria per affrontare di nuovo una via alpinistica sulla parete nord del Pollino. La giornata è soleggiata e arriva dopo alcuni giorni di tramontana, che hanno portato un deciso calo delle temperature, con minime notturne scese anche sotto lo zero. Condizioni ideali che dovrebbero garantire un discreto rigelo del manto nevoso.



Le premesse dunque per trovare buone condizioni nei canali esposti a nord sembrano esserci tutte, anche se la scelta definitiva dell’itinerario sarà fatta sul posto a vista. So per certo però che la Via dei Lupi e la sua variante bassa si presentano ben cariche di neve. L’obiettivo però, è riuscire a ripetere per la terza volta “Sofi”, già salita in due occasioni precedenti, ma sempre in cordata e assicurato. Si tratta di una linea più tecnica e impegnativa rispetto alle altre due, situata più a destra.



Pur sviluppandosi per meno di 100 metri, la linea è tutt’altro che banale e richiede attenzione, soprattutto se percorsa in solitaria e con le condizioni di fine stagione incontrate in parete. Con innevamento continuo la difficoltà può attestarsi intorno a AD+, 70°, III/2 (AI), mentre in presenza di tratti scoperti o misti il grado può aumentare in modo sensibile. Anche con un salto di circa 5 metri scoperto e in marcata esposizione, la valuterei comunque AD+. La pendenza degli ultimi metri può inoltre avvicinarsi alla verticalità, soprattutto se l’uscita si presenta sbarrata da una cornice.



Giunto a Colle Impiso, mi avvio lungo il sentiero mantenendo un ritmo costante e regolare, ascoltando il mio corpo senza forzare, evitando accelerazioni inutili in salita e concedendomi diverse pause. So che dovrò risparmiarmi il più possibile in vista dello strappo finale sulla via.



Ai piani alti di Vaquarro si apre davanti a me una scena dal sapore tipicamente bucolico. Il pianoro è popolato da diversi cavalli dal mantello baio, marrone con criniera scura, tra cui spicca una coppia formata da una giumenta e il suo puledro, mentre altri esemplari pascolano liberamente integrandosi perfettamente con l’ambiente circostante. L’equilibrio tra la natura aspra e selvaggia dei monti ancora innevati e la quieta dolcezza del pascolo restituisce perfettamente la bellezza incontaminata del Pollino nel periodo post invernale. Noto anche con piacere che sono state ripristinate alcune tabelle con colori più naturali, indicando distanze, tempi e dislivelli.



Proseguo attraversando il comodo ponticello sul Frido, gonfio d’acqua e carico di quel sentore di neve che lentamente si arrende alla stagione. Dopo aver incontrato un innevamento già abbondante all’altezza della Radura di Rummo, intorno ai 1700 metri, faccio il mio ingresso a Piano Toscano, immerso in una solitudine quasi irreale.




Il paesaggio, in questo luogo magico, riesce sempre a emozionarmi. Il cielo si presenta di un azzurro vivido, interrotto soltanto da qualche nuvola bianca e sfilacciata. Lo sguardo verso il Pollino viene catturato dal contrasto netto, quasi tagliente, tra il bianco abbagliante della neve, il grigio argenteo delle rocce e il blu profondo del cielo terso. Una scena che trasmette un forte senso di silenzio, solitudine e maestosità, tipico di quei momenti sospesi che precedono il disgelo completo. Con la macchina fotografica provo a zoomare su “Sofi” e noto che la via appare continua, interrotta soltanto da un salto scoperto di un paio di metri circa a metà percorso. Nel complesso, però, la situazione mi sembra del tutto gestibile.




Dopo una pausa riparto, risalendo il pendio boscoso sulla destra in direzione Grande Frana. In alcuni punti la neve supera abbondantemente il metro di spessore, ma si presenta compatta e portante, consentendomi di avanzare senza sprofondare. All’uscita dal bosco, prima di entrare nel circo glaciale, calzo i ramponi perché adesso le pendenze iniziano ad accentuarsi sensibilmente. Poco prima dell’attacco, sotto una parete rocciosa, ripongo il bastoncino e preparo le piccozze. Nel frattempo riesco ad immortalare anche un'aquila reale (si nota in alto a sinistra della foto) mentre plana maestosa ed elegante sulle pareti rocciose sottostanti.




Parto così risalendo una prima rampa nevosa a 60° che introduce una stretta colata di ghiaccio vivo di diversi metri a 75°, che rappresenta il passaggio chiave della via. Superato il salto, la pendenza si addolcisce leggermente fino ad una seconda colatina a 65°superata la quale raggiungo una paretina, dove lo scioglimento ha creato un piccolo crepaccio tra la neve e la roccia, da scavalcare e portarmi all’interno in una posizione più sicura.













Qui la via cambia direzione verso sud, ma per quattro o cinque metri si presenta completamente scoperta e in forte esposizione. Bisogna fare presa con le piccozze, cercando appoggi tra ciuffi d'erba, terra e piccoli punti di consistenza. In questo tratto vietato sbagliare. Ogni tanto, un po’ di "herbatooling" non guasta.” Superato questo tratto insidioso, punto deciso verso l’uscita risalendo una rampa nevosa con inclinazione sostenuta, fino a raggiungere la bella cornice sommitale. Dopo una quindicina di metri lungo una crestina meno ripida, esco definitivamente dalle difficoltà. Nel frattempo il vento aumenta sensibilmente d’intensità accompagnandomi lungo terreni ormai più tranquilli fino al pilastrino di vetta, tra rocce, neve e ginepri.



Dopo una visita al nevaio del Pollino, il più meridionale d’Europa, decido di scendere lungo la via normale, sul versante sud ovest, dove ormai la neve è alle ultime battute. Anche la dolina del Pollinello, infatti, si trova in una fase di disgelo avanzato. Oggi voglio respirare il tipico profumo di primavera del Pollino: un profumo di transizione, di soglia, in cui le ultime tracce d’inverno ancora resistono, mentre la primavera avanza con la fragranza della terra e dell’erba umida che riaffiorano.



Devo dire, però, che lungo la discesa sul "Sentiero del Pollino", fino a Gaudolino e poi oltre la sorgente di Spezzavummola, ho ritrovato ancora tanta neve. In ogni caso i teneri crochi dei pianori e i piccoli fiori alpini, con la loro dolcezza discreta, quasi timida, mi suggeriscono che 'forse" è arrivato il momento di salutare, per quest’anno, una stagione invernale sul Pollino generosa e appagante.



Scarica la traccia gpx



sabato 17 maggio 2025

Gran Sasso Corno Grande Canale Roux Ghiglione

Domenica 4 maggio degna conclusione della stagione invernale sul re dell'Appennino, il Corno Grande. Scelta quasi inevitabile, dettata dal desiderio di chiudere un inverno che, dalle mie parti, era cominciato sotto buoni auspici, salvo poi svanire troppo in fretta. Al contrario, il Gran Sasso, la Maiella e i Sibillini hanno goduto di un destino più generoso, regalando scenari invernali degni di nota fino alla fine.


Così, per quest’ultima uscita di stagione, mi sposto in Abruzzo, dove mi attende Francesco, barese trapiantato a L’Aquila per motivi di lavoro, con cui lo scorso anno ho condiviso la splendida salita al Corno Piccolo lungo il canale Sivitilli.


In ballottaggio ci sono diversi itinerari per me ancora inediti che mettiamo al vaglio. E dopo un consulto dell’ultimo momento, la scelta ricade infine sulla Roux Ghiglione, considerabile una variante alta del canale Moriggia Acitelli ma più tecnica. Quest’ultimo è una delle vie invernali più logiche e frequentate per raggiungere la vetta occidentale del Corno Grande, ma oggi preferiamo qualcosa di più stimolante, perfetto per chiudere la stagione con un pizzico di sfida in più.


A causa delle temperature insolitamente elevate per il periodo e delle condizioni della neve in rapido deterioramento, decidiamo di partire prima dell’alba dal capoluogo abruzzese per Campo Imperatore che raggiungiamo intorno alle sei. Notiamo che alle basse quote grazie alle piogge abbondanti dei giorni precedenti la natura è fiorente e tutta verde. Dopo qualche scatto nei pressi del laghetto di Pietranzoni arriviamo al semideserto piazzale dell'albergo Campo imperatore attualmente chiuso.


Dal parcheggio ci incamminiamo lungo il sentiero estivo che, a mezza costa, conduce alla Sella di Monte Aquila, accompagnati da un vento teso proveniente da sud ovest e con la vetta del Corno Grande avvolta da nubi scure ma passeggere. L'avvicinamento continua lungo il panoramico sentiero di cresta, da cui lo sguardo si apre magnificamente sulla piana di Campo Imperatore, sovrastata dalle vette della catena del Centenario, Campo Pericoli incorniciato dalle cime aguzze del Cefalone, dell’Intermesoli e dei loro satelliti. 


In lontananza tra i vari sistemi montuosi si distinguono la Maiella, il Sirente e il Terminillo. In una radura erbosa facciamo una piccola sosta e prima di proseguire calziamo i ramponi e indossiamo l’imbrago.


Tenendoci alla nostra destra i declivi di Monte Aquila, puntiamo decisi verso i 2610 metri del Sassone, ben visibile ai piedi della frastagliata muraglia del Corno Grande. Affrontiamo la ripida salita obbligata, un po’ monotona, su neve crostosa che cede sotto il peso degli scarponi.


Giunti finalmente al bivio per il sentiero alpinistico Bafile, il pensiero va inevitabilmente a Cristian Gualdi e Luca Perazzini, caduti nella bufera di Natale precipitando nel canalone sottostante mentre scendevano dalla Direttissima del Corno Grande. Un evento tragico come questo ci ricorda con forza quanto anche una via apparentemente semplice, come la Direttissima invernale, possa rivelarsi fatale con condizioni climatiche proibitive.


Dal bivio scendiamo per alcuni metri su roccette instabili e neve sfatta, per risalire subito una ripida rampa nevosa che ci porta ad una spalla. Da qui un traverso ci introduce nel canale Moriggia Acitelli, già risalito da me il 3 maggio del 2015.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le pendenze inizialmente si attestano sui 40°, per poi aumentare fino ai 50° in corrispondenza della strettoia più in alto. Superata la strozzatura, anziché proseguire lungo l’evidente ramo principale del canale, già impegnato da alcuni sci alpinisti, deviamo a destra, portandoci all’attacco dello stretto canalino Roux Ghiglione. Qui è presente un fix con cordino, dove tiriamo fuori la corda e predisponiamo la prima sosta.


Francesco affronta il tiro da primo su pendenze comprese tra i 55° e i 60°, mentre io lo assicuro dal basso. La via, costantemente in ombra grazie alla protezione di uno spallone roccioso, non risente delle temperature miti, mantenendo il fondo compatto. Poco più in alto si incontra il primo breve ma ostico salto roccioso, piuttosto magro ma ghiacciato. Questo tratto rappresenta il passaggio chiave della via che ci mette alla prova, con una pendenza che tocca gli 85°. Alla base del salto, sulla sinistra, è presente uno spit utile per proteggere, mentre poco più in alto, a destra, notiamo un anello di corda che decidiamo di non utilizzare. Superato l'ostacolo, di fronte si affronta un secondo salto su misto, con inclinazione inferiore, intorno ai 70°, oltre il quale è posizionata la seconda sosta.


Al secondo tiro vado io da primo e piazzo una prima grappetta da ghiaccio dopo un paio di metri. Da questo punto il canale si appoggia lievemente, ma le condizioni del manto nevoso peggiorano sensibilmente. Più in alto inserisco una seconda grappetta, più psicologica che efficace, su neve fradicia e instabile. A due terzi della lunghezza, il canale ora raggiunto dal sole e ulteriormente deteriorato si allarga e si biforca. Scelgo il ramo di sinistra, cercando di sfruttare brevi tratti ancora in ombra dove vi è neve trasformata, fino a raggiungere il filo di cresta.


Recuperato il compagno, proseguiamo lungo il crinale che conduce all'anticima sud. Superato l’intaglio che separa l’uscita del canale Moriggia Acitelli da quella del Centrale, tra spettacolari scenari appenninici e una vista epica, raggiungiamo i 2912 metri della Vetta Occidentale del Corno Grande, già affollata da diversi alpinisti saliti dal Moriggia e dalla Direttissima.


Immancabile foto di rito e via, giù per la Direttissima. La neve, inizialmente portante, dopo la strettoia diviene molliccia e cedevole, ma in una quarantina di minuti arriviamo comunque a valle. Raggiunto il Sassone, rifacciamo a ritroso il percorso fino al punto di partenza.


Scendendo poi con l'auto di alcuni chilometri andiamo ad ammirare le fioriture di crochi (Crocus vernus subsp. vernus) a Campo Imperatore, uno spettacolo naturale mozzafiato che tinge l'altopiano di lilla e viola tra fine aprile e inizio maggio. In questo periodo, migliaia di crochi selvatici sbocciano creando un tappeto colorato che contrasta con le cime del Gran Sasso, ancora innevate.


Questo fenomeno, attualmente al suo apice attira innumerevoli visitatori per escursioni, passeggiate e picnic, grazie soprattutto alla riapertura della strada per Campo Imperatore rendendo facilmente accessibile questo meraviglioso spettacolo della natura.


Infine giunti in città, grazie all'ottimo consiglio di Francesco che ringrazio per la sua disponibilità ad accompagnarmi in questa avventura, ci concediamo un terzo tempo alla gelateria Duomo che ha ricevuto nel 2019 tre coni Gambero Rosso. In una meravigliosa cornice architettonica, questo accogliente e rinomato locale riesce ad esaltare al meglio la generosa tradizione aquilana, invogliando a provare gusti originali quali "transumanza" e "sapori aquilani", realizzati con ingredienti tipici locali quali zafferano, torrone, ricotta. Quale modo migliore per terminare alla grande questa magnifica trasferta in terra d'Abruzzo tra cime maestose, copiose e vivaci fioriture e delizie per il palato.

 

Scarica la traccia gpx