




Dopo qualche foto dal soleggiato pianoro l’istinto dell’esploratore mi prende e comincio a valutare una possibile variante alla via normale e subito i miei occhi si posano sulle pareti rocciose del versante ovest.Si tratta di un avancorpo roccioso disposto a franapoggio come strati di pacchi di giornale intervallati da cenge erbose.Lo scenario offrirebbe interessanti possibilità alpinistiche ma aimè non ho con me neanche il becco di un moschettone o un pezzetto di corda.Dunque,meglio non rischiare e cercare un passaggio sicuro che dia la possibilità di tornare sui propri passi.
Così mi avvio nel bosco in direzione opposta rispetto al sentiero puntando un muraglione che scende obliquo da sopra.Nel punto più basso arrampico per alcuni metri portandomi su una cengia.La risalgo (il pendio,ripidissimo e invaso da piccoli faggi contorti,rende la marcia difficoltosa)fino a raggiungere un enorme tronco di faggio marcescente riverso a terra.Qualche metro più su mi affaccio su un fantastico belvedere a picco sulle pareti sottostanti dominando
Dovrebbe essere il passaggio che mi porterà oltre i muri di roccia facendomi guadagnare la cresta fino alla confluenza col canalone Sud-Ovest affrontato lo scorso inverno durante una terribile bufera di vento.Da qui un ultimo sforzo per guadagnare la cima.
Il panorama è grandioso:sotto di me uno scenario di rocce e pini loricati che sembrano fondersi tra loro. Sopra l’immenso anfiteatro di vetta di Monte Pollino che si staglia su un cielo terso.La constatazione questa che quando si pensa di aver visto tutto della propria terra essa stessa sa regalarti nuovi scenari.Un’altra vera scoperta in questa terra magica di Pollino.