A dodici
anni dall’ultima volta a Gressoney e a quattro dal mio ultimo “quattromila”,
sua maestà il Cervino, rieccomi finalmente per una nuova avventura nell’Arco
Alpino destinazione massiccio del Monte Rosa. La scelta è caduta su un percorso
prevalentemente di cresta rocciosa da compiere in giornata visto i soli tre
giorni a mia disposizione compreso il lungo viaggio di andata e ritorno dalla
Calabria, la Cresta del Soldato che porta
direttamente in vetta alla Punta Giordani (4046 m.)





Si parte
dunque da Gressoney Saint Jean, bellissimo e pittoresco borgo Walser dell’Alta
Valle del Lys. Il termine è una contrazione del tedesco walliser, ovvero
vallesano, abitante del Canton Vallese. Si tratta di una popolazione di
origine germanica che abita le regioni
alpine attorno al massiccio del Monte Rosa. Definiscono la loro parlata Titsch,
imparentato con Deutsch. Nel XII-XIII secolo coloni Walser si
stabilirono in diverse località dell’arco alpino spinti alla ricerca di nuovi
pascoli per il loro bestiame sfruttando valichi di montagna come il Teodulo e
il Colle delle Cime Bianche che in quel periodo erano percorribili quasi
l’intero anno.

Giunto in
zona il giorno precedente, ad attendermi c’è brutto tempo e pioggia, colpa una
veloce perturbazione piombata dal nord Europa
che con l’estate non ha niente a che fare, pare una giornata uggiosa di
Novembre. Dopo essermi ritemprato e sistemato in un accogliente agriturismo in
località Stobene (si pronuncia Shtòbene) penso di andare a fare un giro in paese
destinazione finale Lago Gover e Castel Savoia con l’aiuto del provvidenziale
ombrello di emergenza acquistato in mattinata al mercato di Pont Saint Martin.
Alla fine risulterà una bella e lunga passeggiata sotto la pioggia insistente di
circa cinque o più chilometri fino al maestoso castello immerso nel verde del
bosco. Al ritorno però opto per il bus risparmiandomi altri cinque chilometri a
piedi.

Seguono
sempre tutte le considerazioni di natura morale ed etica sulla pericolosità di
andar per monti. Poi rifletto, quando leggo alcune relazioni dove si dice
“facile e divertente” che di facile in montagna non c’è niente, altrimenti non
si spiegherebbe la scomparsa recente dei tre alpinisti svizzeri sulla Cresta
della Punta Gniffetti che molti considerano una facile passeggiata.
Fatta questa
piccola considerazione ritorniamo alla nostra cronaca. Il buon Ioris mi attende
sulla strada con il suo furgone direzione Staffal, qualche chilometro più su
per prendere la funivia. Rispetto a dodici anni fa è stato aggiunto un altro spezzone
a mezzo Funifor che dal Passo dei Salati porta ai 3260 m. di Punta Indren
risparmiandoci circa 400 metri di dislivello.
A Punta
Indren dove si può già osservare la cresta e l'itinerario di salita non pare
faccia tutto il freddo pronosticato dalle previsioni meteo e ce ne accorgiamo raggiungendo
il Ghiacciaio di Bors dopo aver attraversato un area rocciosa sfasciata che
passa dalla vecchia stazione di arrivo della funivia proveniente da Alagna. Fa
veramente caldo e si suda tantissimo anche perché sempre ingannato dal meteo ho
pure indossato una calzamaglia aggiuntiva sotto i pantaloni che di solito metto
soltanto in inverno quando fa veramente freddo. Ormai la devo sopportare fino
alla fine.

Attraversiamo
il ghiacciaio in salita guadagnando quota e puntando all’evidente sella nevosa
che separa la cresta sud est della Giordani con Punta Vittoria. Si pensava che
la pioggia caduta a valle il giorno precedente sarebbe stata neve in alta
quota, ma così non è, e la nostra cresta risulta asciutta e scoperta. Quì comincia l’arrampicata, non difficile su
rocce rotte ed instabili alternate a roccia migliore procedendo in conserva.
Intanto c’è qualche altra cordata che ci
precede e che lasciamo allontanarsi. In questi casi e su questo tipo di terreno
è buono evitare di stare troppo vicini o sotto ad altri scalatori per evitare
che eventuali scariche di pietra ti prendano in pieno.
Magnifico
colpo d’occhio verso il gruppo del Gran Paradiso con i suoi ghiacciai e la Grivola più a
destra. Mentre l’arrampicata continua su difficoltà di II e III grado
raggiungiamo un piccolo punto panoramico dove appare all’improvviso verso Nord
Est la Punta Parrot, imponente e maestosa. Leggermente più a destra nascosta
dalle nubi occhieggia invece la Punta Gniffetti e il Rifugio Margherita che
dall’alto dei suoi 4554 m è il più eccelso d’Europa.
Si riprende
a fatica l’ascensione e il mio compagno mi fa notare che a volte vado in
“apnea” facendo respiri corti e accelerati durante i tratti di arrampicata.
Dovrei invece respirare più profondamente per incamerare più ossigeno durante
gli sforzi più sostenuti. Comunque, a parte un po’ di dispnea mi rincuora il
fatto di non avere quei sintomi davvero fastidiosi descritti sopra e riscontrati
in altre occasioni. Si supera un
passaggio di III + non banale e si vede in alto una fascia di rocce grigie da
risalire sopra le quali vi è il passaggio più ostico dell’intera ascensione,
una placca liscia di IV protetta da due chiodi ravvicinati. Io credo comunque
che si possa azzardare anche un V e arrampicare con zaino pesante, scarponi da
ghiaccio a 4000 metri direi che non è come in falesia.


Dopo questo
elegante “sforzo” e dopo aver raggiunto prima la sommità di un pinnacolo e
averne aggirato un altro da sinistra arriviamo in vetta,4046 metri della Punta
Giordani dove troviamo altre cordate, qualcuna che ci ha preceduto sulla Cresta
del Soldato, altre giunte dalla più facile via normale risalendo il ghiacciaio
di Indren, quattro ore totali. Subito si apre uno scenario ancor più grandioso
verso Nord, una fantastica sequenza di quattromila che da sinistra a destra va
dalla Piramide Vincent (4215 m), il Balmernhorn(4167 m),il Corno Nero (4322
m),la Ludwingshoe (4342) e la Parrot (4436 m),mentre la Gniffetti resta chiusa
completamente dalle nubi.

Ebbene in tre anni appena l’Indren si è
abbassato di almeno quattro metri e questo la dice lunga sul riscaldamento
globale ed effetto serra che sta subendo il nostro pianeta. Forse le
generazioni che verranno scaleranno queste montagne completamente scoperte,
solo su roccia con danni notevoli non solo all’attività ludica in montagna che
è l’aspetto meno importante ma per le conseguenze estremamente gravi che questo
comporterà al territorio, all’ambiente e all’ecosistema.
