Sabato 10 febbraio
è giunta una intensa perturbazione a sud che ha portato piogge, vento e neve in
montagna. Quando si verificano nuove nevicate per ragioni di sicurezza è buona norma
prestare attenzione alla scelta delle ascensioni per il giorno successivo, soprattutto se si tratta di vie alpinistiche a motivo delle cornici che si possono
formare e il pericolo slavine.
Di conseguenza ne è seguita una frenetica attività di messaggistica tra me e i compagni del giorno dopo su "dove e cosa" fare. Io avevo pensato alla spettacolare cresta ovest di Celsa Bianca che nonostante sia molto lunga e richieda un notevole impegno non necessita di attrezzature di assicurazione. Dall'altra parte l'amico Davide alias "Vesuviano" era più orientato per una salita tecnica sul Sirino o Monte Alpi, idea dettata più che altro da esigenze di brevità e distanze chilometriche dalla sua zona di provenienza.




Alla fine ci
accordiamo per una salita sulla nord di Santa Croce (Monte Alpi) sempre che si
possa giungere alla località di partenza. Avremmo valutato e scelto in loco tra
le innumerevoli vie presenti su quella parete. Fortunatamente ci accorgiamo
strada facendo che gli effetti della perturbazione sono stati più contenuti
rispetto a quello che si immaginava. E' caduta infatti poca neve, non più di
quindici centimetri mista a grandine e sporca di sabbia.

Giunti in località contrada Miraldo e
imboccato il bivio per Carbone troviamo però la strada semighiacciata ma
riusciamo a raggiungere senza problemi il rifugio dove parcheggiamo le auto. Il
gruppo è composto oltre me da Davide, Ciro e Luca già conosciuti sul Sirino, poi
tre new entry, Renato, Sofia e gradita sorpresa Giacomo Caputo da Postiglione, un
altro "tracciatore" di Wikiloc con cui ci conoscevamo da qualche
tempo solo virtualmente.
La montagna è
ricoperta interamente di neve e alle quote più elevate è avvolta dalla nebbia ed
è spazzata da un vento teso. Siamo intorno ai meno 1 quando ci avviamo
direzione Fosso Neviera che raggiungiamo dopo un'ora circa. All'ultima
diramazione prendiamo a sinistra verso il suo margine impegnando l'erta pendice
che lo costeggia e poi tramite un comodo canalino usciamo all'aperto
dove si apre una splendida visuale sul versante nord-nord est della parete di
Santa Croce.

In questo
settore partono diverse vie alpinistiche tra le quali Via del Corvo, Titanic e
Hansel&Gretel. Nelle ultime uscite durante il rientro in discesa lungo la
Neviera avevo notato tra il dedalo di rocce e canalini un bel corridoio a forma
di S che va ad insinuarsi in una piccola strettoia con salto, una linea molto
logica ed estetica che intendevo fare in futuro. Si trattava in realtà di
"Vivi e lascia vivere", valutata dagli apritori AD+ 55' con passi a
70 ed è proprio quella che andremo ad affrontare oggi.


C'è da dire che
le vie di questo settore paiono quasi tutte uguali e sono molto vicine tra
esse. Non è infatti difficile durante la progressione intersecare o toccarne
un'altra, perché si tratta più che di canali evidenti e ben delimitati come
quelli del settore adiacente, tipo “Solco Dritto” o “Coitus”, di passaggi,
corridoi e salti tra rocce sparse che non seguono perfettamente una linea
logica.

Siccome non sono
così puntiglioso da seguire alla lettera quello che dicono le guide che quasi
diventa un "reato" discostarsi dalla via originaria, a volte mi
lascio guidare dall'istinto nel valutare e affrontare i vari passaggi, e così
se capita di spostarmi dal percorso originale, alla fine chi se ne importa!!


Detto questo
formiamo tre cordate, due da due e una da tre. Con me c'è Renato, poi Ciro
insieme a Luca e infine Davide, Sofia e Giacomo. Visto che la proposta è stata
promossa da me, Davide il capo spedizione mi manda in avanscoperta per tastare
la consistenza del manto nevoso perché c'è il dubbio che si possa passare, ed eventualmente
vorrebbe dirottare le cordate per la Via del Corvo, sicuramente meno complicata
di questa e già risalita da me qualche anno fa.

Dopo esserci
legati, con Renato facciamo da battistrada e constatiamo che non ci sono
problemi rilevanti nella progressione. Vi è solo una quindicina di centimetri
di neve fresca che fa da cappotto alla neve dura sottostante determinando condizioni
non eccezionali ma tutto sommato discrete.


Prima di
raggiungere la strettoia su un delicato traverso esposto pianto un fittone
corto per proteggere il passaggio e la stessa cosa faccio alla base del salto che
da lontano pareva più difficile ed invece risulta più' abbordabile. A questo
punto dò il via agli altri informandoli via radio che il manto nevoso non desta
preoccupazioni.

Dopo il primo
salto ne incontriamo un secondo più ostico che sbuca su una selletta con
affaccio sull'altro versante della parete. Vista l'esposizione importante uso due
fittoni e le picche per fare sicura alternandoci con il compagno nei tiri e
usando il mezzo barcaiolo per bloccare una eventuale caduta. Nei tratti meno
esposti invece procediamo in conserva assicurata.


Dalla selletta
seguiamo accuratamente il filo di cresta spostandoci poi leggermente a sinistra
dritti per continuare in progressione frontale lungo la parete completamente "glassata",
superando salti di misto abbastanza tecnici ma non eccessivamente esposti. In
un punto delicato utilizzo anche un friend medio piccolo riuscendo ad inserirlo
nella fessura di una roccia affiorante. La pendenza media non supera i 55, 60'
con brevi risalti a 70.


Al termine delle
difficoltà le pendenze si abbattono fino a raggiungere le spettacolari
rocce della via del Corvo, interamente ricoperte di ghiaccio. Purtroppo il
fitto nebbione che si alza riduce la visione del paesaggio praticamente a zero,
tranne che per qualche sporadica apparizione della cresta sud. Avvisiamo i compagni
via radio che raggiungeremo la cima di Santa Croce e rientreremo successivamente per la
cresta nord fino a riguadagnare le tracce dell'andata chiudendo in tal modo
l'anello.
Da quel punto
scorgiamo le altre due cordate dalla parte opposta lontane e nella nebbia sul
filo di cresta alle prese ancora con le ultime difficoltà. Infine ci
ricongiungiamo tutti alle auto scambiandoci le impressioni e i pareri di questa
bella giornata trascorsa su una delle più ardite montagne dell'Appennino lucano
che quest'anno credo ci offrirà ancora tante emozioni.