Questa sortita
fa eco a quella dello scorso dicembre che prevedeva l'anello dello Scalone o
Via delle Creste. Essa parte dall'omonimo passo, raggiunge la Castelluccia e
poi in successione conquista il Cannitello, Serra Croce e il monte Faghitello
passando per la Melara. La bellezza di questo itinerario sta proprio negli
straordinari paesaggi che si possono ammirare sia lato mare sia lato montagna
snodandosi quasi interamente su crinale.
Purtroppo quella
volta fummo sopraffatti da un nebbione fitto che da La Castelluccia ci avvolse
completamente precludendo ogni visione e costringendoci altresì a ripiegare
verso il rifugio Belvedere con ritirata finale a Trifari. Perciò la voglia di
ripeterla o meglio completarla era davvero tanto. Anche questa volta vi è un
po'di perplessità sulle condizioni meteo che prevedono il solito innalzamento
delle nubi di condensa dal vicino Tirreno nel primo pomeriggio con rischio di
qualche goccia di pioggia.
Siamo fiduciosi
però che attaccando molto presto riusciremo ad arrivare almeno in cima al
Cannitello godendo di buona visibilità. Un'altra fonte di timore almeno per me è
il gran caldo di questi giorni considerato che la quota massima che andremo a
toccare non supererà i 1484, quella del Cannitello. Fortunatamente il ponente
impetuoso del giorno prima provvede ad attenuare la calura portando aria umida
ma notevolmente più fresca.
Siamo in tre, con
me c'è il prode Davide alias "Vesuviano" in vacanza nelle vicinanze e
l'inarrestabile Pasquale. Ci ritroviamo così sulla piccola piazzola del Passo
dello Scalone alle 6.30 e dopo un quarto d'ora ci avviamo per la comoda
sterrata laterale seguendola per un beve tratto. Nel punto più comodo
l'abbandoniamo impegnando l'erta boscosa alla nostra sinistra fino a prendere
il filo di cresta in alto. L'uscita ci offre di già un bello affaccio
sull'alpestre Montea, regina indiscussa del comprensorio, sulla cima bifida del
Faghitello e la piramide del Cannitello.
Contrariamente
alle fosche e indecifrabili previsioni oggi ci sono tutte le premesse per
realizzare un'esaltante giro. Raggiungiamo in breve tempo la Pietra Pizzuta, un
singolare torrione appuntito dove un cagnolino marrone attira la nostra
attenzione abbaiandoci in continuazione. Il povero che ha anche la coda tagliata
è purtroppo affamato e da lì in avanti ci seguirà fino al completamento
dell'anello. Chiameremo il simpaticone Coda Mozza.
Attraversando tratti di erba alta e vaste fioriture gialle raggiungiamo la panoramicissima Castelluccia che pur non avendo una quota eccezionale, solo 1295 m. permette di contemplare con lo sguardo la costa dell'Alto Tirreno da Sangineto a Diamante. Davanti a noi si erge il frastagliato e precipite versante ovest del Cannitello che pare gettarsi in mare con i suoi aderti salti di roccia. Verso Est invece lo sguardo impatta sulla profonda e lussureggiante Valle dell'Esaro dominata dalla Montea con i suoi orridi e le creste seghettate del Faghitello.
E' tutto un mondo fatto di crinali aguzzi costellati di pini loricati, canyon impressionanti incisi fra profondi valloni e fitte foreste che conferiscono all'ambiente un aspetto veramente primordiale.Intanto le solite folate di nebbia giungono dal mare rincorrendosi creando un'atmosfera suggestiva non interferendo però in alcun modo al nostro incedere in quanto bloccate da un campo di alta pressione presente sulla valle dell'Esaro che le dissolve prontamente.
Per raggiungere
la base del Cannitello dobbiamo perdere un centinaio di metri di quota fino
alla selletta. Decidiamo a questo punto di abbandonare il sentiero segnato impegnando
direttamente il ripido costone che si innalza sulla destra. Esso raggiunge la
base del cono terminale che ci permette di arrivare in cima mettendo le mani
sulla roccia per un breve tratto nel risalire un canalino e da ultima la
crestina finale.


Dopo aver
conquistato il Cannitello scendiamo lungo il sentiero della normale fino alla
selletta che separa le due cime. Qui si inverte direzione procedendo in faggeta
a mezza costa lungo la parete nord fino a fuoriuscire sui dirupi e poi dritti a
Serra Croce. Coda Mozza continua a seguirci pronto a gettarsi sulle nostre
gambe ogni qualvolta apriamo gli zaini in cerca di qualcosa da mangiare. Sulla
cresta gli incontrastati dominatori sono i pini loricati, vivi e secchi. In
alcuni punti vi sono vaste aree di argentei loricati secchi colpiti
probabilmente da fulmini o devastati da incendi a formare dei veri e propri
cimiteri dall'aspetto spettrale.
In breve raggiungiamo Serra La Croce dove si
scorge la piccola cappella con la grande e direi antiestetica croce di ferro
bianca che la sovrasta. Facciamo una meritata pausa per sgranocchiare qualcosa
e anche il buon Coda Mozza rimedia la carcassa di un piccolo animaletto.
Questo punto
rappresenta un crocevia strategico dove si congiungono il tracciato delle
Creste da cui siamo venuti noi, il sentiero proveniente da Trifari che passa
per il rifugio Belvedere e la pista che prosegue verso il passo della Melara e
scende lungo il Vallone dell'Esaro fino al Passo dello Scalone. Dalla Melara
poi si può salire sulla Montea per la cresta Ovest, sul Petricelle per la Est e
al Faghitello. Si comprende come l'intera zona sia tutto un programma.

Naturalmente ci
dirigiamo verso il Passo della Melara transitando per il monumentale pino
loricato plurigemino che sorge maestoso di fianco al sentiero, un vero
capolavoro del creato, così fiero e così integro da lasciare stupefatti. In
fitta foresta raggiungiamo finalmente il Passo della Melara dove giacciono i
resti di una teleferica. Essa serviva a trasportare a valle i tronchi durante
il poderoso disboscamento indiscriminato avvenuto negli anni trenta ad opera
della società tedesca Rueping in tutto il territorio del Pollino devastandolo e
deturpandolo, un reperto di archeologia industriale molto ben conservato.
A questo punto
Davide che vuole salire sulla Montea decide di proseguire da solo mentre io e
Pasquale vorremmo andare sul Faghitello anche perché vi manco da una quindicina
d'anni. Dalla vetta di Montea Davide sarebbe poi sceso lungo un canalone
boscoso verso sud fino ad intercettare il sentiero che rientra a Renazzo e
infine al Passo dello Scalone.

La nostra
prossima meta, il Faghitello presenta due cime, la prima piuttosto arrotondata
che si raggiunge in pochi minuti dal bivio lungo il sentiero, l'altra più
distante ed elevata (1437 m.) scendendo sulla selletta che le separa e
risalendo un aderto crinale fino alla vetta rocciosa il cui versante sud
occidentale precipita vertiginosamente con salti verticali e scoscendimenti
impressionanti.
Sulla sua cima
consumiamo il nostro panino prima di effettuare l'infinita discesa lungo il
vallone dell'Esaro accompagnati dai cavi metallici arrugginiti della vecchia
teleferica. Sul versante opposto le cime del Cannitello,Serra Croce,La Caccia e
Petricelle sono ormai avvolte dalle nuvole. La Montea presenta invece una
copertura parziale e i nostri pensieri vanno a Davide che ancora ne avrà per
molto.
Quasi alla fine
della valle costeggiamo le pittoresche cascate policrome che tempo fa
discendemmo in stile canyoning proprio con Pasquale. Riscontriamo però che i
salti sono purtroppo ridotti a rivoli d'acqua. L'ultimo tratto all'uscita è
caratterizzato da fenomeni di permeabilizzazione del letto del fiume Esaro
costituito da un acciottolato bianchissimo.
Usciti allo
scoperto al pianoro di Renazzo dove ci sono dei coltivi e dei ruderi non ci
resta che percorrere l'ultimo tratto di sterrata in salita prima di intersecare
la statale e ritrovare più avanti l'auto. Un saluto al nostro caro Coda Mozza
che ci ha accompagnati per l'intero viaggio e rientro a casa. Il nostro amico
Davide giungerà all’auto circa quattro ore dopo.