Saputo che tutte
le ferrate del Gran Sasso erano state rifatte ex novo mi sono prontamente
attivato per organizzare un'uscita al fine di fare le due che ancora non
conoscevo. Si tratta della Guido Brizio che corre lungo il fianco nord della
vetta Occidentale, parallelamente e molto più in basso rispetto la via normale
e la nuova ferrata che scende dalla vetta orientale del Corno Grande proprio a
fianco della via normale.
Avrei incluso
chiaramente anche la Ferrata Ricci per chiudere un fantastico ed impegnativo
anello partendo dal Piazzale di Campo Imperatore. Al bivio della Sella del
Brecciaio sarei sceso sulla sinistra per andare ad intercettare la Brizio
percorsa la quale avrei raggiunto la Sella dei due Corni e il rifugio
Franchetti. In successione avrei facilmente attaccato la ferrata Ricci fino in
vetta all'Orientale con discesa lungo la nuova ferrata. Infine, dalla base sul
Calderone mi sarei ricongiunto alla sella del Brecciaio lungo il sentiero per
il Passo del Cannone. Già il progetto si sarebbe potuto attuare l'anno scorso
ma allora preferii fare la via dei Laghetti al Prena che ancora mi mancava.
Contatto alcuni
amici della zona e come al solito Gianluca da Ortona che non mi dice mai di no
accoglie con entusiasmo l'invito. Con lui c'è una coppia di amici, Matteo e
Simona pronti ad aggregarsi. Quando chiedo notizie sulla condizione della
Brizio però sorge un problema. Sembra che ad ostacolare la riuscita del tutto
ci sia un nevaio che attraversa la ferrata ricoprendo il segmento di cavo. Questi
inoltre avrebbe danneggiato seriamente la scala lunga rendendola a detta di
alcuni pericolante.


Dal gestore del
rifugio Franchetti vengo a sapere anche che ufficialmente la Brizio è chiusa
per i motivi suddetti e qualcun altro mi dice invece che con corda, ramponi e
piccozza l'ostacolo si può superare. Siccome Gianluca è un tipo tosto mi dice
senza esitare: "e allora ci portiamo ramponi e piccozze!". Alla situazione
della coppia che verrebbe con noi che dispone soltanto del set da ferrata si
sarebbe ovviato proponendo loro di separarci alla sella del Brecciaio per
raggiungere il Franchetti dove ci saremmo ritrovati. Da quel punto avremmo
proseguito per la via Ricci completando il nostro iter insieme.

Un altro fattore
di rischio era dato dal meteo che in questo periodo pseudo-estivo portava
temporali dal pomeriggio e sinceramente trovarsi attaccati ai cavi metallici
durante le scariche di fulmini non sarebbe stata la situazione migliore. In
effetti i timori erano giustificati perché il giorno prima giungendo all'Aquila
ero stato colto per strada da poderosi acquazzoni e in lontananza verso il
Velino i fulmini si erano fatti vedere e sentire in sequenza.

Mi rincuorava
però scorgere che verso il Gran Sasso vi erano ampie aperture che lasciavano
sperare al meglio per il giorno dopo. Lo stesso giorno diversi componenti della
mia sezione cai erano saliti sulla vetta Occidentale per la normale trovando
tempo perturbato il pomeriggio e beccando l'acqua sulla via del ritorno.


Fatte tutte le
considerazioni decidiamo in ogni caso di rispettare il programma anche se per
me e Gianluca significherà partire con zaini pesanti tipo "invernale"
solo per non correre il rischio di tornare indietro al punto critico della
ferrata. Dopo aver ammirato l'alba sul Prena e preso qualcosa all'ostello alle 8.30 partiamo da Campo Imperatore risalendo lungo il classico
sentiero che porta verso la prima Sella mentre il rifugio Duca degli Abruzzi
occhieggia dall'alto del colle.


La giornata è
splendida e mentre noi e una marea di gente si avvia per la Sella del Brecciaio
approfittando del bel tempo ammiriamo gli altri giganti del Gran Sasso che
imperano ad Ovest, quali il Pizzo Cefalone, l'Intermesoli e il Corvo. Giungiamo
così alla Sella del Brecciaio invasa da molti escursionisti e dopo una meritata
pausa io e Gianluca ci separiamo da Matteo e Simona che invece proseguono verso
la Sella dei due Corni.



Occorrono dieci
minuti per attaccare la Brizio che nel primo tratto è da considerarsi più un
sentiero attrezzato che una ferrata vera e propria. Abbiamo però modo di
apprezzare i cavi di acciaio e i fittoni nuovi di zecca e rilucenti. La
progressione continua assumendo un andamento a tratti verticale e a tratti su
cenge in parete. Incontriamo in alto un estetico nevaio mentre più su una
immensa processione di gente sta salendo verso l'Occidentale tra cui Matteo e
Simona che ci salutano da lontano. Davanti a noi si staglia il versante Nord
del Corno Piccolo, con le sue spalle e i suoi torrioni aguzzi.


Dopo un tratto
verticale servito da una scaletta metallica verso il basso scorgiamo il nostro
nevaio che appare molto vicino ma solo in apparenza. Dobbiamo avanzare ancora
di parecchio manovrando sul cavo per giungere alla "famigerata"
scala. Osserviamo la situazione e constatiamo che non è "tragica"
come invece era stata dipinta. La scala è ben fissata su quattro fittoni, due
in testa e due al centro, mentre risultano spezzati di netto i due alla base. Nonostante
sia piegata assumendo un andamento sinuoso a causa della pressione esercitata
dal peso della neve dell'inverno risulta sicura e solida.



La discesa ci
porta in tal modo all'interno del crepaccio alto un paio di metri, ovvero nella
spaccatura tra il nevaio e la parete. Qui Gianluca lo risale verso l'alto per
vedere se è aggirabile. Una corda fissa invece suggerisce di scendere verso il
basso. Io non ci penso due volte e calzo i ramponi, impugno le mie picche e
aggredisco atleticamente il muretto di neve dura uscendo in alto. Nel frattempo
noto che il compagno lo ha aggirato agevolmente dall'alto e contemporaneamente
un gruppo proveniente dalla parte opposta, presumibilmente del Veneto sta
passando un po' a fatica dal basso.
Morale della
favola, non ci sarebbe stato bisogno né di attrezzatura invernale quantomeno di
corde. Purtroppo per non aver voluto rischiare un dietrofront dovrò sobbarcarmi
il peso dello zaino per il resto dell'escursione. Dal mio punto di vista la
ferrata non è male. L'unica considerazione che faccio è che siccome il suo
percorso è stato modificato si sarebbe potuto evitare di farla passare per quel
nevaio che pare investa la scala ogni inverno rischiando di renderla inagibile
perennemente e con essa l'intera ferrata.


Dispiace anche
di esserci separati da Matteo e Simona quando invece sarebbero potuti venire
con noi tranquillamente. Pazienza, è andata così, si consoleranno con la Ricci
e l'altra ferrata. Usciti dal sentiero attrezzato ci dirigiamo verso la Sella
dei due Corni e in fondo scorgiamo un bel branco di camosci, forse una trentina
che scorrazzano lungo il pendio a valle, davvero mai visti così tanti insieme. Infine,
dopo una pettata tremenda raggiungiamo la Sella dei due Corni scendendo successivamente
al rifugio Franchetti gremito di gente come formiche dove ci aspettano i nostri
amici. Pausa meritata con panino e via ad attaccare la via Ricci alla vetta
Orientale.....to be continued
