A un anno
dalla sciagura in cui persero la vita dieci escursionisti, torno a parlare del
Raganello. Per la cronaca a fine luglio si sono chiuse le indagini, vi sono diversi
indagati e da prassi inizieranno i processi. Come finirà difficile dirlo.Visto
il divieto totale imposto dalle autorità di percorrere il tratto basso delle
gole del Raganello che termina al ponte del Diavolo di Civita, per quest’anno avevo
deciso di lasciar perdere in attesa di tempi migliori.
Inaspettatamente
però si fa vivo l’amico Carlo da Roma che tramite un whatsapp mi propone di fare
la discesa. Mi si accende una lampadina. Si potrebbe forse spostare l’attenzione
alle gole di Barile, che rientrano nel comune di S.Lorenzo Bellezzi? Chiedo
informazioni e in effetti mi si lascia intendere che si può fare assumendosi
però le proprie responsabilità, come in effetti si è sempre fatto. Dov’è la
novità? Proviamo dunque.


Ci diamo
appuntamento a Francavilla Marittima venerdì 9 agosto a mezzogiorno. Carlo and family
(si è aggiunta anche sua moglie Angela) mi raggiungerà direttamente da Roma. La
giornata è torrida, perfetta per una discesa in acqua, non vediamo l'ora. Raggiungiamo
San Lorenzo Bellezzi dopo un’ora scarsa in auto percorrendo i tornanti della
strada che collega Francavilla alla località Fonte Scosa. La carrabile si
innesta poi presso San Lorenzo con quella principale proveniente da Cerchiara
di Calabria.


Il paese come
presumevo è semideserto e senza perdere ulteriore tempo giungiamo alla località
Barile nei pressi di una masseria dove parcheggiano l'auto. Tutta questa
desolazione fa impressione perché negli ultimi anni era comune risalire il
torrente in compagnia di numerosi gruppi organizzati e non, vedere gente in
costume da bagno, gli infradito ai piedi, senza casco e qualche ombrellone come
fossero in spiaggia. Le vicende dell’anno scorso hanno inevitabilmente mutato
questo scenario.

Mentre ci prepariamo
però sbuca un pastore che ci avvisa di un divieto relativo alla risalita del
torrente. Decidiamo in ogni caso di accertarcene. Constatiamo però che sono
stati apposti soltanto un paio di cartelli indicanti “pericolo di alluvione”.
Quindi si tratta di semplici avvisi di pericolo, non di divieto dunque. Bene, si
scende sul greto del torrente e si comincia la risalita.


Il panorama
attorno è semplicemente maestoso. Dominano il paesaggio le mastodontiche timpe
di Cassano alla nostra sinistra e S.Lorenzo a destra con pareti precipiti,
scoscendimenti e brecciai paurosi. Eppure il torrente Raganello, nel corso di
milioni di anni di lenta erosione raschiando la superficie (da cui il termine
ragare) è riuscito a incidere questi colossi.


L'ingresso alla
forra ci dà qualche grattacapo perché alcuni massi ciclopici, i cosiddetti
Guardiani del Barile ne sbarrano l'accesso. Come alternativa ad una calata di
corda lungo uno scivolo bisogna passare con difficoltà attraverso un buco naturale
tra i massi, cosa fattibile solo in caso di scarsa portata dell’acqua, quando
il suo livello è basso. Per il resto fino al famigerato Cucchiaio è una
splendida passeggiata tra marmitte, cascatine e salti di roccia.


Il Cucchiaio
appunto è un salto assolutamente verticale alto più di due metri liscio come il
vetro sovrastato da uno scivolo concavo (da cui il nome cucchiaio) ancor più levigato.
Se il primo non vuole arrampicare lungo la paretina di V+ che sta di lato deve
forza maggiore farsi aiutare. Una volta salito utilizzando uno spit in parete
piazza uno spezzone di corda e cerca di issare i secondi con atletiche manovre
di tiraggio.È bello osservare i ragazzi che superato un momento iniziale di incertezza
ora si divertono alla grande nell'eseguire queste manovre e al contempo godere
della bellezza unica di questo santuario della natura.

Il torrente
alterna tratti di ampi spazi ad altri molto stretti e inforrati dove le pareti
raggiungono anche 500 metri di altezza. Si oltrepassa un passaggio un po'
ostico attraverso un altro buco con cascata e si raggiunge finalmente
l’anfiteatro del Diavolo, un luogo di assoluto incanto che ogni volta mi
emoziona. Qui l’immane parete ovest della Timpa di S.Lorenzo con le sue rocce
disposte a pacchi di giornale ci sovrasta per 800 metri circa. L'ambiente è
grandioso e noi piccoli uomini che osiamo profanare questi luoghi sacri non siamo
che nullità, solo un battito di ciglia nella linea del tempo.


Alla base vi
è il Gomito, una sorta di toboga che si supera con una certa difficoltà quando la
corrente opposta dall’acqua è forte. Oggi invece non vi è alcun problema vista
la modesta portata.Poco più su ci imbattiamo nel ciclopico masso incastrato sotto
il quale bisogna passare per proseguire. Si supera un altro angusto passaggio in
arrampicata per giungere ad un’altra stretta e misteriosa forra oscura, dove le
sue pareti distano non più di due metri tra esse e la luce del sole stenta a filtrare
al suo interno.


Appena oltre
questo strettissimo canyon giungiamo al capolinea, un enorme salto che ci
sbarra la strada con cascatina laterale. In realtà in una sola occasione sono
riuscito ad arrampicarlo, ma all'epoca il livello dell’acqua era molto più alto,
facilitandomi in tal modo il compito. Oggi non si può e quindi si torna indietro.
In ogni caso il canyon vero e proprio termina poco dopo questo punto, al
cosiddetto Grande diedro.Io e Carlo raggiungiamo il resto della truppa che nel
frattempo ci aspetta un centinaio di metri prima del masso incastrato e percorriamo
a ritroso la forra fino ad uscire dai Guardiani del Barile e rientrare
all'auto.


E' stato
bello rivedere Carlo dopo qualche anno, sua moglie Angela e i suoi ragazzi,
Ramya e Ratheesh che non conoscevo ancora. Abbiamo condiviso una mezza giornata
serena in un luogo simbolo del Pollino, nella quiete e nella tranquillità più
totale. Sembra che in questo lembo di territorio la natura si sia un attimo
resettata riprendendosi il suo spazio e il suo tempo……..chissà però per quanto
ancora.
