Valle Piana è una splendida valle del territorio
di Castrovillari, una conoide di deiezione originata dalle pareti verticali del
Dolcedorme e Celsa Bianca. È il punto di partenza per itinerari particolarmente
difficoltosi, l'ingresso al Crestone Sud dei loricati e al resto delle altre
vie più ardite per scalare il Tetto del Parco.Guardando verso nord est spicca il
Timpone Campanaro, una cima secondaria di 1492 m piuttosto vistosa grazie alla sua
forma inconfondibile di perfetta piramide. Si tratta infatti di un classico
esempio di pilastro tettonico, una specie di grosso sperone roccioso che
fuoriesce dalla valle.

Ci tengo a dire che solitamente il Campanaro è
una meta intermedia per salire sul Dolcedorme lungo la cresta che raggiunge
prima il Cozzo Sorvolato(1966m.) e subito dopo la Timpa del pino di Michele (2069
m.) e prosegue infine per il maestoso crestone Est fino in vetta. Ma anche fermandosi
soltanto al Campanaro si può godere di un panorama mozzafiato perché è una fantastico
balcone sull'intero versante sud della catena che va dai dirupi di Celsa Bianca
al monte Manfriana.
L'accesso può avvenire da Cozzo Palumbo risalendo
integralmente l'intera Valle Cupa fino a raggiungere il passo che la separa
dalla Valle Stiavucca (Colle Campanaro). Raggiungere Cozzo Palumbo necessita però
di un mezzo fuoristrada. Un'alternativa sarebbe quella di intraprendere la
rotabile che porta all’Orto botanico di Castrovillari e prima di raggiungere il
sottopasso piegare a destra per una sterrata finché il fondo lo permette, e poi
a piedi fino al Cozzo.La via più comoda ma più lunga invece è quella che
abbiamo fatto noi, cioè proseguire fino al sottopasso dell’autostrada e prendere
a piedi la sterrata che raggiunge la località di partenza Valle Piana. Da qui
parte il sentiero per la Direttissima fino al Passo di Valle Cupa a 1317 m. Scendendo
e tagliando trasversalmente Valle Cupa si raggiunge agevolmente il Colle
Campanaro e poi l'omonima vetta in dieci minuti.
Due curiosità: a dispetto del nome che porta,
Valle Piana è piana solo all'inizio. Giunti infatti al bivio che a destra va per
la Direttissima e a sinistra verso il Varco del Pollinello, essa si impenna
toccando inclinazioni quasi verticali, tali da rendere le ascensioni in questo
versante estremamente impegnative, faticose e di tipo alpinistico. Valle Cupa invece
è davvero cupa, una valle misteriosa e selvaggia, un po' claustrofobica per via
della sua conformazione ad imbuto. Chiusa a monte dagli immani scoscendimenti
di Serra Dolcedorme e lateralmente dalle creste del Campanaro e dei Loricati, lascia
filtrare poca luce mentre si procede tra i boschi di faggio e pino nero.
Abbiamo intrapreso questo itinerario partendo dai
750 m. del sottopasso autostradale in una giornata grigia e nuvolosa. Tutta la
valle è di una bellezza selvaggia. Si attraversano rimboschimenti di pini di
varie specie, lecci, carpini e aceri. Pioviggina da subito e saliti di quota la
pioggia si trasforma in nevischio a tratti fitto fino alla cima del Campanaro. Aspettiamo
insperate aperture per fare qualche foto decente ma niente di che. Di fronte a
noi si para la vertiginosa cresta del Campanaro che ci invita, ma i
contrafforti del Dolcedorme oggi sono avvolti da una fitta nebbia e spazzati da
una sorta di blizzard, raffiche di vento molto forti, circa novanta, cento chilometri orari e
conseguente visibilità nulla. Questa volta ci fermiamo qui in attesa
dell'inverno serio che ci possa regalare grandi e avventurose ascensioni sul
nostro splendido massiccio.