Dopo la
terza rinuncia del 2 marzo per l’ennesima “perturbazione di Fantozzi” ci
riproponiamo il sabato successivo giorno 9. Questa volta meteo perfetto ma ci
lasciamo dietro una settimana di gran caldo che asciuga tutto nei versanti a
sud. Per quelli a nord invece nutriamo concrete speranze di trovare buone
condizioni di innevamento. Destinazione parete Nord del Pollino che di solito
mantiene un buon manto compatto anche a fine inverno.
Purtroppo
ancora una volta per raggiungere Colle dell’Impiso siamo costretti a fare il
giro “lungo”. Dal versante calabro si aggira il massiccio e si raggiunge
Viggianello per intersecare infine la strada Ruggio Visitone.Due ore di
macchina solo perche’ i dieci chilometri di strada che vanno da Colle del
Dragone all’Impiso non vengono spalati suscitando l’ira di tutti i
frequentatori calabri delle nostre montagne in periodo invernale.
Colle
dell’Impiso è strategicamente la località di partenza più importante
dell’intero parco, che permette di raggiungere in tempi contenuti e dislivelli
mai eccessivi le cime più importanti ed elevate del Pollino.E il tutto cade
nella totale indifferenza di chi dovrebbe provvedere, che si tratti di ente
parco, comune di Morano e istituzioni varie.

Durante la
marcia per nostra fortuna troviamo un bel traccione simile a quelli sulle vie
alpine che ci evita una ravanata su neve sfondosa. Ringraziamo chi ci ha
preceduto anche perché avevamo deciso di non portare le ciaspole. Ormai i segni
della primavera che avanza sono molto evidenti, anche se i rilievi conservano
ancora un discreto manto nevoso. Raggiungiamo in tal modo l’imbocco di Piano
Toscano dopo meno di due ore, punto di osservazione di tutte le vie a Nord del
Pollino.

Al nostro sguardo
purtroppo si presenta un quadro piuttosto deprimente perche’ le vie sono quasi tutte
scoperte. Quella che ci interessa presenta diversi salti scoperti. In
particolare, proprio nel punto più delicato, quando essa volta a sinistra verso
la rampa finale è praticamente asciutta. Compare soltanto una labile
strisciolina bianca sulla sinistra, ma dal caldo che fa potrebbe anche essere
che la neve non sia per niente portante.

Il gioco non
vale la candela e pertanto decidiamo di dirottare i nostri passi verso la Via
dei Lupi che storicamente mantiene un bel fondo anche a stagione inoltrata. Ci
avviamo risalendo la pendice boscosa che fuoriesce sull’ampio anfiteatro della
Grande Frana.Lo spettacolo da questo punto è unico. Le impervie pareti rocciose
del versante Nord Est del Pollino fanno davvero impressione e al contempo qui fa
davvero tanto caldo perche’ la zona diventa una fornace, una sorta di
gigantesca lente che riflette i raggi del sole.


Dopo aver
attraversato il bosco nella neve molle, qui essa pare cambiare consistenza. Calziamo
i ramponi e tiriamo su le nostre piccozze. In breve dopo il traverso che taglia
trasversalmente la Grande Frana, tralasciamo la rampa che costituisce la via
originale della Via dei Lupi, aperta da alcuni componenti del Cai Castrovillari
tra cui anch’io che suggerii il nome per via di molte tracce di lupo incontrate
durante il cammino e raggiungiamo l’attacco alla variante B, più inclinata e
tecnica della prima. Si attrezza la sosta su un tronco e parto ma mi accorgo
che la neve non è molto portante. Mi sposto sulla sinistra e metto da subito un
chiodo e più in alto qualche fittone anche se trovo difficoltà a piazzarli sulla
neve morbida. Devo cercare punti discreti ma non è facile




Capisco che non
sarà come le volte precedenti, occasioni in cui salimmo fluidamente, senza problemi
particolari e una volta anche senza corda. Oggi il canale è difficoltoso e
ostico e pertanto ci darà filo da torcere. Le picche infatti lavorano solo in
appoggio e non hanno molta presa. Il caldo purtroppo è stato devastante anche
per questo versante e bisogna procedere con attenzione. Per superare il
passaggio chiave, un buco dove la neve sfonda devo andare in opposizione fra
due rocce e arrampicare con le mani su un passaggio a 70°. Anche qui faccio vari
tentativi con le piccozze ma è inutile. Quest’anno è una maledizione perche’ a
trovare ghiaccio o neve dura proprio non se ne parla.



Superato
l’ostacolo riesco a fare una buona sosta su chiodo e recupero il compagno, poi
punto decisamente il grosso pino loricato sulla sinistra dove attrezzo la
seconda sosta. Il posto è molto angusto e scomodo ma in compenso più sicuro. Dall’albero
in diagonale vado verso il canalino rinviando con un fittone e un chiodo su
roccia. Su questo tratto la neve migliora divenendo più compatta. Dopo un
ultimo sforzo affronto la prima uscita a 55° e guadagno la labile crestina
nevosa. Qui attrezzo la sosta su piccozze e recupero il compagno.



Il più è
fatto. Il panorama ora si apre immenso sulla bastionata nordorientale del
Pollino, sul Dolcedorme, sui soleggiati Piani di Pollino e le due Serre, Ciavole
e Crispo festonate di pini loricati. Dopo una meritata sosta riprendiamo
l’ascensione in conserva affrontando la rampa e il canalino finale, percorso
comune alla via dei Lupi originale, quella che proviene da nord est.



Guadagnata
la cresta Sud Est smontiamo la ferramenta e riponiamo il tutto nei nostri zaini
che ridiventano pesantissimi. Cosi dopo un quarto d’ora arriviamo in vetta
tormentati dal solito vento teso che su questa montagna soffia praticamente
sempre. E per concludere in bellezza scendiamo per la parete nord dove il vento
attraverso strani giochi ha modellato il manto nevoso assolutamente ghiacciato creando
forme simili alle increspature del mare. Che dire, anche se la Via dei Lupi
l’ho fatta diverse volte è sempre una storia nuova da raccontare e una emozione
unica. Di nuovo il Pollino non ha deluso le nostre aspettative facendoci vivere
un’avventura intensa e avvincencente.
