Chi se lo
sarebbe mai aspettato di fare un’altra uscita in ambiente innevato sui monti
del Pollino al 20 di aprile. Certo non potevamo pretendere di trovare neve portante
visto le temperature alte di questi giorni, colpa dell’anticiclone africano che
ha portato clima sciroccoso su quasi tutta la penisola. Ci siamo accontentati e
abbiamo ringraziato.
La voglia di
fare un’alpinistica è tanta cosi con il socio Pasquale ci rechiamo sul settore orientale
del massiccio, superiamo Colle Marcione fino a che la strada diviene sterrata e
incrocia il torrente del Vascello. Li parcheggiamo l’auto. L’idea è quella di
fare una via di misto su Serra delle Ciavole che mi manca ma osservando il
versante Est, roccioso, verticale e tormentato notiamo che le vie sono molto
discontinue, ci sono salti e uscite scoperte e la neve è magrotta.
Di
conseguenza spostiamo l’attenzione a sinistra dove sorge il nostro gigante,la
Serra Dolcedorme che avendo una morfologia meno aspra e inclinazioni minori ha
conservato un eccellente manto nevoso e un aspetto tipicamente invernale.La
decisione è subito presa.Molliamo corda e ferramenta,ad eccezione di picche e
ramponi naturalmente e ci incamminiamo lungo la traccia che si insinua nella
foresta della Fagosa.Estesa a perdita d’occhio essa rappresenta l’accesso orientale
al Massiccio,servita da una rete di sentieri e sterrate che si inoltrano verso
l’interno e permettono di raggiungere il cuore del Parco attraverso la Grande
Porta e il Varco del Pollino,rispettivamente a nord e a sud di Serra delle
Ciavole.
La più
importante è quella chiamata “strada della Fagosa” che noi incrociamo ad un
certo punto dopo aver attraversato un’ampia radura. Dopo un breve tratto si
prende il bivio che porta al Piano di Fossa,che introduce l’attacco della nostra
via e appena prima troviamo la neve.Davanti si erge maestosa la parete Nord Est
del Dolcedorme coperta nella parte iniziale dai faggi.
In mezzo al
bosco però è ben evidente un taglio, un canale dritto che termina intorno ai
1800 m,limite naturale altimetrico della faggeta.A guardia del canale,nella
parte alta sorge un poderoso pino loricato bifido quasi secco.Presenta un buon
innevamento e non oppone difficoltà tecniche.Le pendenze infatti vanno dai 35° iniziali
ai 40° all’uscita.
E la memoria
corre a una quindicina di anni fa quando lo risalimmo per la prima volta con
uno dei miei primi compagni di avventura. La neve allora arrivava fino all’anca
e fu davvero un calvario procedere senza ciaspole nella neve molle. Alpinismo
d’altri tempi dove non si badava tanto a tecnicismi vari, previsioni meteo
dettagliate, altezza e consistenza della neve. Si andava e si rischiava.
Usciti dal
bosco siamo colpiti da tanto candore. La parete è un paginone bianco. Solo
alcuni gruppetti di loricati sparsi qua e là spezzano quell’uniformità
cromatica. La salita ramponi ai piedi è abbastanza agevole anche se il
dislivello da colmare è notevole. Verso nord emerge la rocciosa e frastagliata
Serra delle Ciavole costellata di pini loricati.
Lasciamo
correre lo sguardo sulla cresta sud est dove scorgiamo “Italus”, il pino
loricato più vecchio in assoluto e l’albero più antico d’Europa.Con i suoi 1230
anni supera di gran lunga anche il precedente detentore del titolo, il
Patriarca del Pollinello.Riusciamo a fotografarlo zoommando di molto con le
nostre fotocamere e dopo averlo ammirato riprendiamo a salire senza percorso obbligato.
Nel frattempo una brezza frizzantina che soffia da nord est ci costringe a
mettere la giacca a vento.
Dopo quest’ulteriore
pettata guadagniamo il crinale Est del Dolcedorme con i suoi vertiginosi affacci
sui dirupi meridionali. Contemplare le sue creste seghettate così ricolme di
neve ci porta indietro di qualche mese quando affrontammo i suoi verticali e
paurosi canali in un contesto assolutamente invernale. Guardando ad Ovest anche
le lontanissime vette della Mula e del Pellegrino, sui monti di Orsomarso
conservano un abbondante manto nevoso.
Risaliamo
faticosamente gli ultimi metri lungo il filo di cresta fino a raggiungere la
vetta dove dovrebbe essere posizionato il contenitore del libro di vetta, ma è
tutto sepolto dalla neve.Cosi oggi la quota del Dolcedorme risulta essere di un
metro superiore ovvero 2268 m. Panorami mozzafiato si aprono in tutte le direzioni
dal tetto del parco e dell’Appennino meridionale. Lo sguardo corre dallo Jonio
con il Golfo di Sibari in bella evidenza alla la Piana omonima e la Sila
lontana. Poi tutte le vette più importanti del Parco in processione, dall’Orsomarso
al Pollino e i Piani e poi guardando ad Est le Timpe rocciose e il piramidale
Monte Sellaro che chiude il quadro.

Ci sediamo
sulla neve a consumare il nostro panino guardando in direzione dell’anfiteatro
di Celsa Bianca verso Monte Pollino. Contemplando incantati ogni dettaglio di
questo fantastico paesaggio, visto innumerevoli volte ma ogni volta nuovo, diverso
ed emozionante. Oggi sui nostri monti regna un silenzio irreale. A parte
qualcuno che è salito sul Pollino e su Serra Crispo di cui ho avuto notizia
dopo, non riusciamo a scorgere anima viva, ma forse è meglio così. E’ la
dimensione selvaggia e aspra di questa terra che in ambiente innevato vede solo
pochi scalatori in paragone ad altri complessi montuosi più blasonati.
Immersi in
questa sorta di ascetica meditazione ci rialziamo per tornare sui nostri passi.
Ripercorriamo quasi la stessa traccia dell’andata, ridiscendendo al solare
Piano di Fossa e poi proseguendo lungo una pista che transita per l’amena
sorgente del Vascello. E’ un luogo d’incanto dove diverse polle d’acqua
sgorgano dal terreno per incanalarsi nel Vascello che man mano va ad ingrossare
la sua portata.
Prima di
giungere all’auto abbiamo modo di ammirare la rocciosa Timpa della Falconara
che emerge dal bosco e la straordinaria Timpa di San Lorenzo con il suo
paretone verticale che si innalza per 800 metri proprio di fronte a noi. Infine
concludiamo la nostra magnifica uscita immersi nell’ebbrezza dell’aria
primaverile tra i ronzii degli insetti, allietati da fragranze floreali e il
fresco profumo dell’erba, salutando anche per quest’anno sulle nostre montagne
una stagione invernale capricciosa quanto ballerina ma in ogni caso intensa ed
avvincente come sempre.