Nel sud Italia le vie ferrate si
contano sulla punta delle dita, anche se la natura del territorio ne consentirebbe
la realizzazione di molte altre. Alludo in particolare al versante orientale
del parco del Pollino, scenario incredibile di pareti verticali e creste
rocciose senza soluzione di continuità. In Calabria vi sono soltanto la ferrata
della Gravina o Caldanello a Cerchiara e il sentiero attrezzato della via delle
Capre, una cengia vertiginosa che corre a strapiombo sulle gole del Raganello, per
giunta interdetto perché sito di nidificazione del capovaccaio, specie protetta.
In Campania vi è un altro sentiero attrezzato che si sviluppa lungo l'aguzza
cresta del Varco del Paradiso sull'Acellica e in Basilicata ne abbiamo quattro,
due a Pietrapertosa e Castelmezzano e infine le uniche due che ancora mi
mancavano, quelle di Sasso di Castalda, nel parco nazionale dell’Appennino
lucano Val d'Agri.
Così giorno 28 di uno splendido sabato
di fine settembre con il socio Pasquale decidiamo di andarle a fare. Sasso di
Castalda è nota soprattutto per l’impressionante Ponte alla luna, con una
campata unica di 300 metri e sospeso nel vuoto a 102 metri di altezza.
Le due ferrate si chiamano Arenazzo e
Belvedere e si sviluppano lungo la stretta valle del fosso Arenazzo. Parcheggiata
l'auto ci dirigiamo verso l’attacco attraversando i vicoletti del caratteristico
borgo. Si scende per un sentiero fino al primo ponte sportivo tibetano. Esso ha
una lunghezza di 15 metri, il camminamento su unica fune a 7 metri di altezza. Dopo
aver attraversato il ponte parte la ferrata sulle pareti rocciose del versante
opposto al fosso. Si guadagna quota fino a passare sotto il primo ponte sospeso
parallelo al ponte della luna, sul quale molto timidamente e lentamente attraversano
alcuni turisti.
Così giungiamo al secondo ponte sportivo che conclude la via
ferrata. Questi è più impegnativo e adrenalinico perché lungo 45 metri e
sospeso a 20 metri di altezza. Si affronta lungo un unico cavo con piede fermo
e assenza di vertigini perché soggetto ad oscillazioni non indifferenti che
mettono alla prova l’equilibrio dell'escursionista. Avanzare con gli scarponi
di traverso mentre il cavo fa questo gioco mette sicuramente un po' di pepe
all’attraversata.

Ritornati al centro storico e
intrapreso il sentiero beneventano in cinque minuti raggiungiamo l'attacco
dell'altra ferrata, la Belvedere. Si trova in prossimità della prima parete
rocciosa che si innalza fin su la stazione di arrivo del ponte alla luna. Il
percorso è stato attrezzato lungo le balze rocciose dapprima verticali, poi
meno accentuate. Un’ultima placca verticale ci conduce sotto la sky-walk del
ponte alla luna. Ci passiamo sotto facendo un piccolo traverso e concludendo
infine sulla sommità dove sorgono i ruderi dell’antico castello. Si tratta di
due ferrate mediamente difficili, brevi ma divertenti.
Considerata l'ora che è ancora presto quale migliore occasione trasferirsi in auto a Castelmezzano per andare a percorrere la bellissima ferrata Salemm. In realtà ci eravamo già stati un paio d'anni fa ma l'avevamo attaccata più in alto perché il nuovo ponte nepalese e il tratto iniziale attrezzato sulla parete verticale che lo sovrasta non erano ancora stati ultimati.
Castelmezzano, incastonato nello
scenario del Parco regionale delle Piccole dolomiti lucane è uno splendido
borgo dominato da protuberanze rocciose di arenaria composta da quarzo, miche e
feldspate cementate da calcaree, uniche nel loro genere. Il posto è
meraviglioso e i panorami sono da urlo.
Parcheggiata l'auto scendiamo lungo il
sentiero delle Sette pietre, raggiungendo l'antro delle streghe e il ponte
romano nella valle attraversata dal torrente Caperrino. Il percorso visivo
sonoro ivi realizzato trae ispirazione dai racconti tramandati oralmente tra
generazioni e dall’immaginario collettivo su cui si fonda il testo “Vito
ballava con le streghe” di Mimmo Sammartino.
Dopo circa quindici minuti di
cammino si arriva in un valloncello, dov’è posta una struttura alle cui spalle
vi è un bivio che divide l’inizio di due ferrate: Ferrata Marcirosa a destra e
Ferrata Salemm a sinistra. Il comodo sentiero ci porta dritti al nuovo ponte
nepalese. E’ lungo 72 metri e si trova a 35 metri di altezza. Comunque rispetto
al ponte sportivo dell’Arenazzo, attreversarlo è una bazzecola. Subito dopo
attacca la ferrata Salemm. La difficoltà complessiva
è PD.
Il segmento iniziale permette di superare una
parete strapiombante fino alla radura dove parte l'attacco alto, quello che si
intraprendeva prima di realizzare il ponte nepalese. La parte centrale presenta
passaggi più elementari con ferramenta superflua mentre altri passaggi seguono
un itinerario non logico cercando di collegare le varie paretine, attraverso
canalini e placche inclinate. Sotto questo aspetto a mio parere si poteva far
meglio, ovvero far passare il cavo sulle placche rocciose e non dentro i canalini.
Per i due terzi del percorso fino al belvedere della chiesetta del Santo Sepolcro” Madonna
dell’Ascensione” patiamo un caldo allucinante, reso ancor più penoso dal sole
forte che picchia e riflette sulle pareti. Rinfrescatici un po' all'ombra
riprendiamo per affrontare il tratto più interessante, passaggi in forte
esposizione lungo pareti a strapiombo. E mentre a Sasso di Castalda assistevamo
al lento incedere dei turisti sul ponte alla luna, qui sulle nostre teste, molto
più in alto vediamo sfrecciare a 120 chilometri orari gruppi di impavidi sul
volo dell’Angelo, ulteriore richiamo turistico dei borghi di Pietrapertosa e
Castelmezzano.
Le numerose staffe
metalliche poste sotto il cavo in questo settore sono giustificate dal fatto
che la parete è praticamente liscia e non vi sono appoggi per i piedi. Infine
usciamo da tutte le difficoltà affrontando le ultime placche poco inclinate
fino alla stradina che a breve ci conduce verso il centro storico del paese.
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Che dire, abbiamo trascorso una bella e intensa giornata tra ferrate, ponti tibetani e ponti nepalesi in complessi ambientali di eccezionale bellezza quali sono gli areali che circondano i pittoreschi borghi di Sasso di Castalda e Castelmezzano. Per quanto mi riguarda non mi resta, la prossima volta che o se ci ritornerò, di andare a provare il Ponte alla luna e il volo dell’Angelo anche se a detta di qualcuno queste attrazioni paiono avere più un carattere circense che altro, una sorta di nuova moda invece che una vera e propria attività di montagna. In ogni caso si vedrà.