Per me che fare altro nei mesi invernali è un insulto, la neve e il ghiaccio me lo vado a cercare a tutti i costi. E su quel poco di accettabile presente in questa stagione di magra, penso alla nord del Dolcedorme. Questo versante sempre in ombra infatti potrebbe conservare buone condizioni per una salita con ramponi e piccozza.
Detto fatto, si va sabato 15 febbraio direzione Civita proseguendo per
Colle Marcione fino alla sorgente di Acquasalata dove lasciamo l'auto. Il
toponimo non è ben chiaro. Una cosa è certa, l’acqua della sorgente non è per
niente salata, anzi è ottima, tanto che un amico la usa tra l’altro per fare la
birra artigianale.
Purtroppo
Colle Impiso non è ancora facilmente raggiungibile perché in strada ci sono
tratti ghiacciati nelle zone in ombra. Dal versante orientale invece non ci
sono problemi di accessibilità per via dell’esposizione e della quota meno
elevata di partenza, circa 1100 metri. Il dislivello di conseguenza è maggiore,
anche se abbastanza diluito fino al lontanissimo Varco del Pollino che dovremmo
raggiungere per attaccare la cresta nord del Dolcedorme.
Ci
avviamo mentre i primi raggi di sole incendiano la montagna. La pioggia caduta
il giorno prima ha spolverato i rilievi più elevati che appaiono coperti appena
appena da un impalpabile velo bianco. Per contro, nella zona che interessa noi,
il manto nevoso appare più denso e corposo.
Si
attraversa rapidamente un vasto campo aperto all’inizio del percorso fino a
prendere una pista che si collega alla strada della Fagosa. Una successiva deviazione
all'interno di una giovane faggeta ci consente in breve tempo di raggiungere la
sorgente del Vascello dove facciamo una prima sosta. La tabella dei sentieri
indica Piano di Fossa a 40 min. ma noi in mezz’ora siamo già lì e finalmente
troviamo la neve.
Quella
fresca caduta ieri è appena due centimetri scarsi. Attraversato il piano proseguiamo
per la “Scaletta”, il ripido sentiero che lo collega a Piano di Acquafredda colmando
un dislivello di 200 m.Nei pressi di Piano d’Acqufredda avvistiamo Italus, il
loricato millenario che svetta sul fianco di un ripido pendio da 1231 anni. Foto
obbligatoria a questo straordinario patriarca, testimone del tempo il cui primo
anello si formò all'incirca quando fu incoronato Carlo Magno.
Dopo
un ultimo strappo raggiungiamo finalmente il Varco del Pollino già Passo delle
Ciavole, porta d'accesso a quota 1880 m. del versante sud orientale dei Piani di
Pollino. E qui si spalancano d'improvviso le porte del paradiso. Il paesaggio
si apre immenso sull'intero versante settentrionale del Dolcedorme e sulla sua elegante
cresta denominata Tommaselli. Il versante sud di Serra delle Ciavole, roccioso
e tormentato, è appena velato di ghiaccio. Ad ovest il maestoso Pollino più
imbiancato forma un bellissimo quadro con gli stupendi loricati che fanno da
cornice.
Cominciamo
la salita lungo la cresta nord attraversando prima una radura in cui vegetano
stupendi loricati con la chioma a bandiera per poi rientrare nel bosco fino ad
una spalla nevosa. Guadagniamo l’accesso alla cresta scoperta superando qualche
accumulo di neve. Una volta fuori la neve è stupenda, portante e ghiacciata. La
parete nord est è baciata dal sole, ma è un sole radente che non incide molto
sulla temperatura del manto.
Procediamo
lungo il fianco sinistro, più sgombero da vegetazione affrontando pendenze che
toccano in alcuni punti anche i 50°. Mentre i nostri ramponi mordono ottimamente
raggiungiamo e costeggiamo una fascia rocciosa in prossimità della vetta. Mi
sposto sul lato sud ovest per ripararmi dal vento e rimettermi uno strato più
pesante. Infine aggirando le roccette da sinistra percorro gli ultimi metri che
mi separano dai 2267 m. della cima. Il compagno prosegue invece lato nord est.
Nel
frattempo dalla parte opposta di buona lena sopraggiunge un solitario. Partito
da Frascineto alle 4 del mattino ha risalito da sud la Manfriana proseguendo
poi verso la cresta est del Dolcedorme fino in vetta colmando quasi 1800 m. di
dislivello. Calza però scarpe da escursionismo, niente picche e ramponi e anche
se il versante sud è completamente scoperto, dal Passo del Vascello compare la
neve con tratti ghiacciati lungo il crestone. Con queste condizioni sarebbe opportuno
salire in sicurezza e con attrezzatura adeguata. A volte può volerci poco per
andar giù.
La luce oggi è bellissima, il cielo luminoso, soprattutto portando lo sguardo sul mar Jonio che appare limpido e cristallino. L’amico avrebbe anche scorto i monti dell'Albania dalla Manfriana. Tutto meravigliosamente bello anche se la stagione è quella che è.
Nota
dolente, troviamo il libro di vetta completamente rovinato. Qualcuno lo avrà
sbadatamente lasciato al di fuori del contenitore metallico inzuppandosi e diventando
un mattone congelato, praticamente inutilizzabile. Anche se verrà sostituito a
breve, purtroppo mesi e mesi di firme, sensazioni, dediche ed emozioni da parte
di escursionisti e visitatori saliti fin quassù da ogni dove sono andati
irrimediabilmente perduti.
Dopo
esserci saziati di tanta bellezza rientriamo scendendo un tratto di cresta fino
alla seconda anticima. E mentre la nebbia fa la sua comparsa salendo da sud, deviamo
decisamente verso la testata del canale nord est affrontato già lo scorso
aprile in salita. Esso nasce da Piano di Fossa e incide la faggeta fino ad un
grande pino loricato secco.
Guardando
il canale dall’alto ci rendiamo conto che la rampa finale, un’ottantina di
metri, è maledettamente inclinata, quasi 60°. La cosa non sarebbe problematica
se non fosse che abbiamo una sola piccozza. La volta precedente non lo
ricordavo con questa pendenza, tanto che lo valutai massimo 40°.Probabilmente
era molto più innevato e con neve accumulata, altrimenti non mi spiego questa
differenza.
Sta
di fatto che accenniamo ad una disarrampicata faccia a monte, ma con una picca
risulta rischioso. La neve è ghiacciata e un errore ci farebbe scivolare per 50
metri almeno. Decidiamo di provare a sinistra verso i piccoli faggi guadagnando
in tal modo diversi metri in discesa protetti dagli alberelli. Fuori dal
boschetto ci troviamo ad affrontare inevitabilmente gli ultimi quaranta metri
scoperti.La pendenza più o meno è uguale e inoltre compaiono piccoli salti
scoperti. Con la massima attenzione e concentrazione, facendo i giusti
movimenti fra traversi delicati e manovre in retromarcia ci tiriamo fuori da
questa situazione rognosa in cui ci siamo andati a complicare la vita.
Infine
raggiungiamo il grande pino loricato secco dove le pendenze si abbattono
notevolmente e il resto del canale si addolcisce. La lezione per le prossime volte
è di portare dietro sempre e comunque due piccozze a prescindere dalla
difficoltà delle vie.Da Piano di Fossa in un'ora e mezza scarsa raggiungiamo
l'auto. Notiamo che nel corso della giornata quel velo di neve che aveva
leggermente imbiancato i monti circostanti si è sciolto. Dunque chiedo:
“inverno finito o inverno mai iniziato?” A voi montanari e camminatori l'ardua
sentenza.