Dire che la Timpa di San Lorenzo è una montagna
straordinaria credo sia anche riduttivo perché qui la natura ha fatto davvero
cose egregie. La sua parete sud ovest infatti è uno strapiombo alto 850 m. e presenta
una cresta lunga circa quattro chilometri. Alla sua base scorre il torrente
Raganello che dopo milioni di anni di lento lavorio ha scavato un canyon
impressionante.

Vista da sud appare come un colossale lastrone di roccia
sollevato da forze immani ed è come se fosse stata tranciata di netto da una
gigantesca scure.Geologicamente si tratta della monoclinale calcarea piu’
imponente dell’Appennino meridionale e l’impatto visivo che si ha giungendo nei
pressi di San Lorenzo Bellizzi lascia senza fiato.Insieme alla Timpa di Cassano,aspra,dirupata
e piu’ verticale dal versante est, e alla più lontana Timpa della Falconara il
paesaggio proietta il visitatore in un altro pianeta,sulla luna forse e ogni
volta che personalmente mi reco in questo mondo di roccia ho la sensazione di
trovarmi alla fine del mondo.

E’un luogo che ti cattura, dov’è veramente tangibile la
potenza della natura espressa attraverso i costanti e impercettibili movimenti geologici
in atto dall’epoca del mare primordiale Tetide fino ai nostri giorni. La
testimonianza piu’evidente è la stratificazione sedimentaria delle bancate rocciose
che ricorda molto i pacchi di giornali sovrapposti. Per giunta la sua quota di
1652 m. non deve assolutamente ingannare l’escursionista perché cavalcare la
sua cresta vertiginosa richiede tenacia, resistenza, motivazione e soprattutto assenza
di vertigini.
Siamo nel settore orientale del Pollino tra San Lorenzo
Bellizzi e Terranova del Pollino nell’alta Valle del Raganello.Dopo 8 anni
tondi tondi ritorno a fare la Cresta delle Aquile con il socio Pasquale.Questa
volta pero’ dopo aver toccato la vetta invece di ritornare sui nostri passi
come ho fatto le volte precedenti, scenderemo in esplorativa a percorrere la
cengia proprio sotto la cima fin dove si puo’ visto che non abbiamo con noi
attrezzatura alpinistica.Poi torneremo per la via normale incrociando la
Granpollina e chiudendo in tal modo il percorso ad anello. La data scelta, il
13 ottobre è azzeccata in quanto sfruttiamo una finestra di tempo splendido posto
tra due fasi di spiccato maltempo e allerta meteo.
Si parte alle 6 dal mio paese che è ancora buio e
raggiungiamo San Lorenzo dopo un’ora. Occorre un’altra mezz’ora per recarci
alla nostra localita’ di partenza nei pressi di un ripetitore posto a un paio
di chilometri dopo aver imboccato la Grampollina, strada di collegamento tra
San Lorenzo e Terranova del Pollino, asfaltata fino a Colle di Conca ma che
diviene sterrata subito dopo. Parcheggiamo di conseguenza ad uno stretto
tornante nel punto esatto in cui la strada tocca la base della parete.
Alle 7.30 diamo inizio alle danze attaccando la parete che da
subito si impone con un’inclinazione importante, dai 35 ai 45 gradi di
pendenza. Senza sentiero si procede risalendo faticosamente brecciai, lastroni
di roccia, i cosiddetti lisci, colatoi e campi solcati (Karrenfelder)e a volte
dobbiamo mettere le mani sulla roccia durante la progressione. E’molto evidente
il fenomeno del carsismo che ha prodotto solchi, fessure, buchi e grotte di
sprofondamento. Dopo una prima pettata allo scoperto penetriamo una fascia
boscosa in gran parte di leccio che ci costringe ad alcuni zig zag ma dopo
un’ora e mezza di forte salita finalmente guadagnamo il primo posto della
platea in teatro dal quale si apre l’infinito. Siamo sul ciglio della Cresta
delle Aquile.
Questo straordinario balcone ti cattura in un attimo perche’
ti trovi sul bordo di uno spaventoso baratro che precipita per centinaia di
metri sul torrente Raganello.Di fronte il panorama che non ha eguali si
apre sulle quinte di monti che formano
il massiccio vero e proprio del Pollino.A sud fa da contraltare alla Timpa San
Lorenzo il monoblocco calcareo delle Timpe di Porace e Cassano mentre dietro
parte la spettacolare Via dell’Infinito, la lunga cresta che inizia con la
Timpa del Principe e termina col il Dolcedorme.A seguire, proprio dirimpetto
sorgono Serra delle Ciavole e Serra Crispo mentre il Monte Pollino si affaccia con
i suoi brecciai settentrionali tra Dolcedorme e Ciavole. Ai piedi di queste
cime aderte e selvagge si estende a perdita d’occhio il bosco della Fagosa come
un immenso tappeto dalle tinte autunnali mentre sotto la Timpa i campi
coltivati delle masserie appaiono minuscoli ai nostri piedi come chiazze variopinte.
Dopo esserci saziati di tanta bellezza cominciamo la dura
salita interamente sul filo di cresta.La prima parte che ci permette di
raggiungere una delle anticime è molto divertente dovendo risalire dei lastroni
solcati molto inclinati aggirando
laddove la vegetazione fitta non ci consente di passare.Alcuni massi ciclopici sono
poggiati sul ciglio del precipizio in un equilibrio talmente precario che
sembra debbano staccarsi da un momento all’altro.
Si procede allo stesso modo per una seconda e una terza anticima e ogni volta pare di essere arrivati ma è solo un inganno. Anche l’aquila fa la sua comparsa volteggiando in lontananza e scomparendo dietro le rocce. Affrontata la parte più ripida, ci ritroviamo su una radura dove spiana un po’ ma dura poco perche’ dobbiamo risalire tre gobbe che introducono allo spettacolare anfiteatro di vetta.

Da questo punto finalmente è visibile la cima ma per
raggiungerla dobbiamo procedere scomodamente su un crinale molto inclinato dalle
rocce fessurate e dopo un breve tratto in ripida salita siamo in vetta. Al
panorama già descritto si aggiunge la Timpa della Falconara, dalla forma
piramidale, un dente di roccia che emerge da una gengiva d’argilla. Terranova
del Pollino sorge invece a destra mentre la Timpa di Pietrasasso si nota
piccolissima all’orizzonte. Si tratta di uno splendido esempio fossile di lava
a cuscino (Pillow) di roccia ofiolitica alta una cinquantina di metri posta in
una zona di grande importanza geologica, la Timpa delle Murge, un antico
vulcano spento. Oggi, con questa luce stupenda il panorama in tutte le
direzioni è sublime e non potevamo chiedere di meglio.
Dopo le foto di rito scendiamo al di sotto della cima
aggirando da destra per andare a dare un’occhiata alla cengia che corre sotto
l’anfiteatro di vetta. Vi sono alcune grotte com’è facile immaginare di trovare
in un ambiente carsico e riusciamo a raggiungere un poggio oltre il quale
diventerebbe pericoloso procedere senza attrezzatura alpinistica perché la
cengia si assottiglia a una manciata di centimetri. Ora per non tornare
indietro individuiamo sullo spigolo sotto il quale ci siamo fermati, un punto
debole che risaliamo in arrampicata libera prestando la massima attenzione
perché si tratta di un III- ma in spiccata
esposizione. Sotto di noi infatti vi è il baratro, un salto diretto sul
Raganello di 800 metri.

Ci ritroviamo di nuovo sul crinale già percorso ma questa
volta aggiriamo da sotto la cima per andare ad intercettare la via normale
proveniente da Colle di Conca dove sorge la piccola e rustica chiesetta di
Sant’Anna, meta di centinaia di pellegrini durante la festa della domenica
successiva al 26 luglio in cui si svolge la processione sull’omonimo piano. Nella
discesa lungo la traccia di sentiero abbiamo modo di osservare sui Lisci
Pascalone alcuni campi solcati davvero particolari. Fossero di ghiaccio
sarebbero identici ai seracchi alpini. Più in basso sorgono imponenti le
vertiginose pareti del complesso roccioso della cresta nord est, molto estetica
e intetessante per una futura salita alpinistica.
Al termine del sentiero nei pressi di una masseria
individuiamo una pista che scende direttamente a collegarsi con la
rotabile.Molto bello da questo punto osservare le placche lisce sovrapposte e i
lastroni di roccia venuti giu’per scivolamento.Questi luoghi non smettono mai di
sorprende perche’ raccontano milioni e milioni di anni di storia geologica,dall’epoca
in cui l’intero massiccio era completamente immerso e dove per sedimentazione
si sono formati i colossali strati rocciosi gia’ descritti e successivamente emersi dal mare.
Raggiungiamo infine l’auto scendendo a piedi lungo la strada
asfaltata di recente chiudendo la fantastica giornata al bar del paese con
birra e gelato assolutamente meritati.