Alcune idee a volte mi vengono dalla voglia irrefrenabile di
mettere le mani sulla roccia e dall’istinto di “creare qualcosa di nuovo”, e quì
sul Pollino le possibilita’ non mancano.Io lo definisco alpinismo o escursionismo
esplorativo,che ti da l’ebbrezza di non sapere quello che c’e’ oltre mentre
procedi, e dove non hai nessuna informazione in merito al percorso o alla via
che stai facendo.Questo è forse lo spirito che animava gli esploratori e i
pionieri del passato e che ora inevitabilmente sta scomparendo limitandosi nella
stragrande maggioranza dei casi a calcare vie gia’ straconosciute e percorse.

L’idea da attuare riguardava il Castello di Roccia
dell’avancorpo occidentale di monte Pollino, che per la sua bellezza, unicità e
solennità non ha eguali in tutto il territorio del parco tanto che gli è stato
attribuito l’epiteto di “Castello Incantato”. Sulle sue pareti corrono le
mitiche vie di misto quali Dyrekta, Squirrell e I Diavoli ed’e’ incredibile il
connubio tra rocce e pini loricati che vegetano in perfetta convivenza in
quell’ambiente ostile tra verticalità ed equilibri precari, quasi a sfidare la
gravita’ e ogni logica comprensibile.



Anni fa con il socio Pasquale partendo dai ruderi del
Colloreto raggiungemmo il pianoro di Gaudolino e individuammo un canale molto
ripido che si staccava proprio dallo spigolo ovest appena a sinistra del
Valangone.Lo risalimmo con piccozza e ramponi fino ad uno sbarramento roccioso
scoperto che ne segnava la fine che valutammo IV+. Non avendo con noi la corda fummo
costretti a disimpegnarci in un traverso a destra fino ad uscire sul Valangone.


Chissà con l’attrezzatura questa volta avremmo forse
completato e chiuso quella via che battezzammo “Isabel”. Sta di fatto che in estiva
risalire un canale erboso per andare infine a riprendere quella parete di dieci
metri a monte non è proprio il massimo dell’estetica e allora ecco l’idea
improvvisa. Se facessimo proprio la cresta, quella che separa il Valangone dalla
via Squirrell? Detto fatto. Ci si mette d’accordo, ci si carica di corda e
ferramenta e si parte sabato 27 ottobre.


Arriviamo a Colle dell’Impiso alle 7.30 circa e partiamo con
i nostri “primi zaini pesanti” della stagione. La giornata è fresca al punto
giusto tanto da rendere gradevole la camminata tra le faggete dall’aspetto
autunnale. Purtroppo l’optimum cromatico si è ormai attenuato, non vi è più quell’esplosione
di colori che avevo osservato appena la settimana prima presso Piano
Novacco nei monti di Orsomarso. Raggiungiamo in breve tempo piano Gaudolino dove
troviamo la solita mandria di cavalli che pascola a brado e che si da’ alla
fuga al nostro arrivo. Nel frattempo ci sorprende anche un vento teso
occidentale che dara’ filo da torcere durante l’intera ascensione e che fin qui
non pareva dar fastidio.



Dal brullo pianoro dal colore verde intenso Intraprendiamo il
sentiero per la via normale al Pollino che abbandoniamo subito dopo tagliando a
sinistra nel bosco. Avanzando in forte pendenza che man mano va ad aumentare arriviamo
alla base del Valangone.Dopo aver attraversato un infido ghiaione ecco che
siamo alla base dello spigolo all’altezza di un tronco secco di loricato
adagiato a terra.



Ci sono diverse possibilità di attacco, la parete di sinistra
e una crestina a destra che ci sembra però abbastanza elementare. Osservando
bene lo scenario optiamo per la cresta centrale, quella che affianca il
canalino fatto in invernale. L’attacco è una parete verticale di 40 metri circa
che permette di svariare durante l’arrampicata. Al centro sorge un immenso
loricato il cui tronco esce dalle rocce e si innalza dritto maestoso.


Preparata la corda e l’attrezzatura attacchiamo il primo
tiro. La roccia si presenta a tratti compatta, a tratti marcia e bisogna stare
attenti a cosa si prende in mano. Attrezzata la sosta con una fettuccia
attraverso un foro di una radice parto da primo cercando i passaggi più comodi.
Metto un ottimo chiodo da roccia tanto che il compagno avrà al suo passaggio difficoltà
a rimuoverlo e più in alto una fettuccia sul tronco di un loricato. Dopo
essermi districato tra i rami riesco a superarla portandomi su una comoda selletta
dove sostare sul solito loricato. Ne risulta un bel tiro di IV+ su roccia
instabile. Intanto il vento si rinforza rendendo difficoltoso farmi sentire dal
socio.



Recuperato Pasquale si fa il secondo tiro più facile, su crestina, direi passaggi di III ma piuttosto esposti. Avanzo fino ad un piccolo sbarramento a forma di diedro sormontato da esemplari straordinari di pini loricati dalle forme bizzarre. Riesco anche ad affacciarmi sull’orlo ad osservare il canale Squirrell, veramente vertiginoso con alcuni massi incastrati che in invernale a seconda delle condizioni creano problemi al loro superamento.


Terzo tiro,si supera il diedro,un III+ buono e dopo una
meritata pausa si prosegue di nuovo su terreno piu’ facile puntando un grosso e
tozzo loricato dove faccio sosta dopo essermi insinuato con difficolta’ al di
sotto di un altro loricato dal tronco orizzontale (50 m II+).Al di sopra sfrutto
un bel foro nel legno secco per fare una comoda sosta.A questo punto il
paesaggio si apre grandioso sulla mastodontica Serra del Prete che domina verso
nord ovest e sulle balze rocciose del Valangone del Pollino.

Ora si para dinanzi una bella parete alta quaranta metri. E’
la stessa fatta alcuni anni fa quando, sempre con Pasquale risalimmo Squirrell
e non riuscendo a superare un salto con masso incastrato per le pessime
condizioni di innevamento, operammo un adrenalinico traverso sbucando proprio
alla base della parete.In tal modo ci apprestiamo a ripeterla.
Comincio a mettere qualche chiodo piatto e a un certo punto
mi parte dal piede un sasso che rotolando prende la direzione del “povero” Pasquale
in sosta che però riesce ad evitare senza problemi. Passato l’inghippo supero
gli ultimi metri su passaggi di IV, portandomi al di sopra di un loricato secco
e un ginepro emisferico dove sosto. Qui’ terminano le difficoltà. Completiamo però
la via andando in conserva per gli ultimi quaranta metri su un esile crestina
facile ma esposta di I. Davanti abbiamo la spettacolare cresta nord ovest del
Pollino con le sue balze rocciose sferzata da un vento fortissimo a
dimostrazione che Eolo su questa montagna non manca mai. Per questo rinunciamo
alla vetta e ci buttiamo nel Valangone prendendo la via del ritorno.
Dobbiamo prestare la massima attenzione al ghiaione in fondo
che in discesa è infido e pericoloso. Infine accompagnati da una placida e un
po’ malinconica atmosfera autunnale rientriamo a Colle Impiso con la certezza
che ancora una volta il Pollino ci ha saputo regalare un’altra piccola perla, nuove
emozioni, nuove soddisfazioni, che certamente alimenteranno il nostro
entusiasmo per nuove prossime avventure.

