E’ ancora
vivo il ricordo della grande ravanata fatta l’ultima volta sulla neve alta di Celsa
Bianca. Nell’organizzare questa uscita invernale ancora una volta dobbiamo fare
i conti con la neve fresca caduta Giovedi 31 gennaio anche se meno abbondante e
a quote più elevate. Dunque per scongiurare una sfacchinata bis teniamo conto
della quota e della esposizione dell’itinerario che andremo a fare perché il
giorno precedente, venerdì si è verificato anche un rialzo termico notevole
sciogliendo molta neve nei versanti a Sud e impedendo di trasformarla in quelli
a Nord.
La nostra
destinazione di sabato 2 Febbraio pertanto diventa Monte Santa Croce, rimandata l’ultima volta. E’ una
delle tre cime di Monte Alpi, la splendida montagna dal profilo piramidale a
Ovest con una lunga e rocciosa cresta a sud est che a ridosso del paesino di
Latronico raggiunge i 1893 m. della croce di vetta.
Latronico, posto
a 888 m. è conosciuto per La Pietra Calcarea Grigia “di Latronico”, una roccia
sedimentaria a grana fine estratta dal Monte Alpi e dalle terme in località
“Calda” le cui sorgenti note fin dalla notte dei tempi, offrono acque ipotermali
bicarbonato calciche e sulfuree che sgorgano alla temperatura di 22°.
Giungo nell’accogliente
borgo della Val Sinni già alle 7 e in attesa che arrivi anche Falk dalla Puglia
ne approfitto per fare qualche scatto al paesino con lo sfondo le aderte cime
di Monte Alpi discretamente innevate nei versanti di sud ovest. Ci dirigiamo poi
in località Salicone nei pressi di una cava che raggiungiamo in dieci minuti e
ci prepariamo armandoci di attrezzatura alpinistica per conquistare la nostra
meta, il Canale dei Tarantini.
Si tratta di
una spaccatura dritta nella parete detta Pietralonga che non è visibile dal nostro
punto di partenza avendo un orientamento a Nord Ovest.Lo avevamo inizialmente
confuso con un altro canalone più in alto dall’andamento sinuoso ma meno
inclinato (da fare).
Diviene
assolutamente evidente scendendo invece per la via del ritorno nel vallone
Malconsiglio.Ci avviamo dunque lungo la pista che fa anche parte del Sentiero
Italia e procediamo finche’ individuiamo l’attacco del canale alla nostra
destra.
Dalle
informazioni ottenute in precedenza constatiamo che si tratta di una via di
media difficoltà con inclinazioni che vanno dai 40 gradi iniziali ai 45 prima
del passaggio chiave, un saltino a 60 per poi rientrare sulle pendenze precedenti.
Siccome però non conosciamo le condizioni del fondo del canale che rimane quasi
per intero in ombra preferiamo caricarci di ferraglia da tirar fuori in caso di
necessità.

Durante la
progressione utilizziamo solo le due piccozze e naturalmente i ramponi perche’
il manto nevoso piuttosto molle riduce quasi a zero i rischi di eventuali
scivolate. In caso di ghiaccio o neve compatta avremmo proceduto sicuramente in
conserva assicurata attrezzando un tiro nel passaggio chiave.
Nel
complesso il canale risulta molto bello e lineare e al di sopra del salto posto
nel mezzo vi è la possibilità di operare delle varianti molto tecniche sulla
sinistra anche se la quota d’attacco, circa 1300 e l’esposizione difficilmente
gli consentono di andare in condizione.
Appena
usciti sulla cresta a 1700 m. circa ci sorprende un vento teso da sud, non
particolarmente freddo ma estremamente fastidioso che ci accompagnerà per tutta
la cavalcata fino in vetta e anche oltre durante la discesa verso la sella tra
Pizzo Falcone e Santa Croce.


All’uscita
del canale, dopo una meritata pausa al riparo dal vento riprendiamo la marcia e
raggiungiamo Punta Corvo, quotata sulla carta 1742 m. Da questo culmine lo
spettacolo delle cime di Monte Alpi è assoluto ma la cresta da percorrere su
neve fresca è ancora lunga.
Per
proseguire dobbiamo perdere quota e raggiungere una selletta boscata dove la cresta
diviene un crinalino affilato finché si congiunge alla base della rampa per la
cima di Santa Croce.Da qui proviene il sentiero normale da Bosco Favino.Inoltre
vi è stata installata in tempi recenti anche una stazione meteo con webcam incirporata.
Faticosamente
e con il vento incessante che tormenta il nostro lato sinistro raggiungiamo la
croce incrostata di ghiaccio del Santa Croce. Intanto un timido, glabro e
imbiancato Monte Raparo ci osserva da Nord mentre a sud occhieggia il borgo di
Latronico disposto a macchia d’olio.
Il cielo
ingrigito di nubi dove un sole pallido appare e scompare, non ha il miglior
aspetto ma ugualmente ci permette di ammirare il paesaggio. Spicca nel suo
elegante profilo la vetta di Pizzo Falcone, di un bianco candido e dalla
perfetta forma a piramide.
Dopo le foto
di rito abbandoniamo la cima e scendendo di pochi metri raggiungiamo la Timpa
del Corvo, dalla quale giungono le diverse vie alpinistiche della parete
Nord.La spettacolare cresta che stiamo percorrendo divide la parete rocciosa a
sud dall’anfiteatro della Neviera a Nord.Si ha veramente l’impressione di
percorrere una cresta sulle Alpi e invece siamo sull’Appennino meridionale a poco
meno di duemila metri.
In poco
tempo guadagniamo la sella che divide Santa Croce da Pizzo Falcone dove è posta una
tabella indicative. Riprendiamo la discesa incuneandoci nella faggeta su neve alta
ma che non crea grossi problemi durante la marcia.
Anche se
esiste un sentiero ufficiale, scendiamo giù dritti senza tenerne conto fino ad
intercettarlo in basso quando il faggio lascia il posto al pino nero seguendolo
fedelmente onde evitare di incappare nella vegetazione fitta tipica delle quote
più basse. Su una radura abbiamo modo di osservare il nostro canale che da
questo punto è visibile per intero.
Dopo essere
passati per la sorgente Fontanelle ritroviamo la sterrata che infine conduce
nei pressi della cava e alle nostre auto. Così anche questa è andata, aggiungendo
al nostro palmares una via nuova di questa montagna spettacolare che d’inverno ci
da sempre tante soddisfazioni.