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domenica 29 marzo 2026

Monte Alpi Via del Corvo e vetta di Pizzo Falcone

La primavera astronomica quest'anno inizia inaspettatamente all'insegna del freddo accompagnata da copiose nevicate anche a quote medio basse azzerando il quadro delle condizioni nivologiche degli itinerari alpinistici. E allora non resta che dire: "benvenuto inverno". Così domenica 22 marzo, giornata grigia e fredda che non ha nulla a che vedere appunto con la primavera, portiamo a casa un'altra bella uscita sui monti del Pollino.













Tra i vari settori montuosi troviamo il giusto compromesso optando per il monte Alpi, che presenta un innevamento in proporzione più contenuto rispetto ai rilievi più elevati. E tra i suoi innumerevoli itinerari scegliamo la via del Corvo, forse l'unica della parete nord del Santa Croce che può garantire una godibile progressione con piccozza e ramponi risparmiandoci una penosa e inutile ravanata su neve alta e farinosa.



Mentre procediamo, la via si presenta infatti con uno strato di circa quindici centimetri di neve fresca che ricopre quella vecchia, più compatta e portante. Le vie più tecniche della parete per contro, paiono ad occhio molto magre e ricoperte da neve inconsistente, quindi impraticabili.



Partenza molto presto dal Tellus Mater che raggiungiamo senza problemi visto che con nostra sorpresa la strada è completamente libera. Il tratto più ostico risulta il costone che dalla Neviera risale e costeggia l'omonimo Fosso. Troviamo neve assolutamente inconsistente che ricopre sfasciumi e blocchi insidiosi che richiede una buona lettura del terreno, prima nell'intrico dei faggi e poi nel delicato traverso inclinato che ci porta fino all'attacco destro della via del Corvo. Poco più in alto vi è quello originale che però in sostanza non cambia niente.



La via logica e lineare corre lungo una fascia rocciosa costellata di stalattiti e candelotti di ghiaccio che separa l'anfiteatro della Neviera dalla parete nord e raggiunge in direttissima la Timpa del Corvo quotata 1880 m. ma che su diverse mappe non è nominata.



L’uscita tecnica in corrispondenza di una parete rocciosa sommitale è impraticabile e poco proteggibile. Vi è roccia affiorante con copertura discontinua di neve sottile, instabile e ghiacciolino effimero. Non ci resta che continuare a seguire la rampa nevosa fino in cresta.



Invece di dirigerci poi a sinistra verso il Santa Croce puntiamo stavolta su Pizzo Falcone che con i suoi 1900 m tondi è la vetta più elevata del Monte Alpi. Dopo essere scesi alla sella che separa le due cime affrontiamo la cresta aerea ed elegante che ci conduce direttamente in vetta. Il cielo è coperto da nuvole dense e grigie, creando un’atmosfera fredda e austera mentre la luce è diffusa, senza ombre nette. La temperatura stimata è di qualche grado sottozero.



Procedendo sulla neve dura spazzata dal vento nel primo tratto raggiungiamo in breve la vetta dove compare un omino di pietra ricoperto da neve soffice. Inutile sottolineare come questa montagna isolata regala panorami mozzafiato in tutte le direzioni anche se i monti in lontananza appaiono sfumati, quasi dissolti in tonalità bluastre e grigie.



Scendendo lungo il versante nord ovest sottovento vi sono accumuli notevoli di neve pesante che crea il tipico e fastidioso zoccolo sotto i ramponi. Entrati in faggeta andiamo ad intercettare la testata di un canale che presenta alcuni salti ripidi da disarrampicare faccia a monte, davvero interessante se si dovesse fare in risalita. Potrebbe essere oggetto di un futuro sopralluogo, ma vista la quota e lo sviluppo all'interno del bosco potrebbe essere difficile che vada in condizione.



Al termine seguendo a ritroso il sentiero del Belvedere di Monte Alpi, oltrepassati due bivi ci ricolleghiamo al sentiero di partenza fino al rifugio dove ci aspetta l'auto a chiudere questo bellissimo e inedito anello.








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domenica 30 aprile 2023

Santa Croce Via del Corvo variante La 7

Ormai siamo agli sgoccioli di questa stagione invernale, tanto bizzarra e altalenante da fare impazzire anche i meteorologi. Basti pensare a questo mese di aprile, freddo e piovoso che ha riportato nevicate abbondanti in tutto il centro sud riempiendo tra l’altro le piste da sci che stavano già chiudendo i battenti, come a Campo imperatore, sommerso dalla neve. La strada che il 12 maggio sarà teatro dell’arrivo di una tappa del giro d’Italia è stata utilizzata fino ad un paio di giorni fa come pista da sci e si è vista la funivia del centro turistico di Fonte Cerreto letteralmente presa d’assalto da una folla di 3000 persone in un giorno.. pazzesco. Ormai sono sempre più convinto che il meteo invece che un fatto scientifico sia più un atto di fede.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante tutto nell’ultima decade del mese la natura si ricorda che siamo a primavera inoltrata e decide di farla finita con queste follie. Giorno 22 tentiamo una salita alpinistica sul versante nord di monte Alpi, quest’anno completamente trascurato. Si guarda la webcam e rispetto a tre settimane fa pare che il caldo sopraggiunto non si sia mangiato totalmente la neve. Chiaro, non ci aspettiamo condizioni da urlo ma si va ugualmente. Con Falk che viene dalla Puglia ci diamo appuntamento all’uscita di Lauria nord dove proseguiamo per Castelsaraceno fino a raggiungere l’ormai fatiscente rifugio Tellus Mater, base di partenza per tutte le ascensioni al versante nordest del Santa Croce.



Ad occhio la parete sembra sufficientemente piena ma in realtà non sarà proprio così. L’avvicinamento nel bosco è relativamente breve e dopo un’ora circa raggiungiamo la Neviera dove cominciamo a saggiare la consistenza della neve purtroppo bagnata e poco portante. Su un tronco avvistiamo anche un grazioso scoiattolo nero che si dilegua fra i rami.



In ogni caso tiriamo fuori i ramponi e le picche e cominciamo a risalire il fosso Neviera che ci consente una progressione agile e veloce. Avendo una conformazione ad imbuto spesso accumula così tanta neve da diventare impraticabile e affrontarla di petto in quelle condizioni diventa proibitivo. In questi casi molti preferiscono risalire il costone laterale per guadagnare quota. La nostra meta è la variante chiamata “La VII” della via del Corvo, la più orientale del versante nord, più tecnica della più semplice e breve via originale che si sviluppa lungo un costone roccioso che fa da limite alla parte alta della Neviera, laddove si apre ad anfiteatro.



Raggiunto l’attacco notiamo a malincuore che in parete prevalgono le zone scoperte rispetto a quelle innevate. In ogni caso decidiamo di provare ugualmente sfruttando le esili cenge traverse scarsamente innevate ed esposte anche se questo ci porterà fuori dalla linea originale. Nel frattempo nuvoloni neri da est che minacciano pioggia cominciano ad addensarsi sulla montagna ma questo sarà un bene perché il sole, ogni qualvolta fa la sua comparsa ci cuoce.



Dopo aver allestito la sosta parto io da primo lungo un traverso nevoso molto esposto. Dopo una curva a sinistra compare un nevaio molto ripido, circa 55° che infine va ad impattare in parete. A questo punto invece di risalire l’espostissimo salto di sinistra, completamente scoperto, quindi non in condizione, che rappresenta il proseguimento della via originale optiamo per il diedro-camino alla nostra destra, anch’esso scoperto ma più sicuro. Purtroppo dobbiamo utilizzare la tecnica del drytooling procedendo su roccia mediocre, massi instabili e terriccio fangoso. Peccato perché ghiacciato sarebbe stato un bel couloir a 65°.Invece andiamo su misto con un passo di III su roccia prima di guadagnare un comodo terrazzino dove si sosta.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da questo punto panoramico è visibile verso est il piccolo nevaio che sovrasta il salto evitato prima e che costituisce il proseguimento della variante vera e propria. Pensiamo che si possa correggere il tiro ma la neve è da cinque in pagella per cui preferiamo continuare sui nostri passi. Qui’ mi vola anche il secchiello che si va a depositare su una cengetta nevosa cinque, sei metri più in basso. Disarrampicata supplementare per recuperarlo. Mezzo metro oltre e lo avrei salutato per sempre.



Nel terzo tiro risalgo per un paio di metri la crestina rocciosa ma per ritrovare nuovamente la neve sono costretto a spostarmi ancora verso destra su un traverso molto esposto e non proteggibile culminante con una cornice sospesa da scavalcare fino a portarmi su terreni più sicuri. Terminate le difficoltà procediamo per terrazzini chiazzati di neve su pendenze modeste, circa 40° fino a un’ulteriore crestina che si affaccia sulla Via del Corvo con la quale ne condivideremo l’ultima parte fino in vetta.



Raggiungiamo i 1893 m della croce di vetta con un cielo nero e qualche accenno di pioggia. Il panorama assolutamente circolare qui non manca. Spicca come sempre su tutto la piramide perfetta di Pizzo Falcone, la cima più alta del monte Alpi che oggi è divisa in due, innevata a nord, totalmente scoperta a sud. Per la discesa impegneremo il ripido costone nord-nord ovest del Santa Croce fino ad incrociare la sterrata che ci porterà all’auto.



Oggi abbiamo avuto a che fare con molti salti scoperti, roccia da discreta (nelle soste) a mediocre e neve inconsistente. In poche parole: fattibile, anche se un po’al limite, non difficile ma assolutamente non banale. Tutto sommato quello che conta è che ci siamo divertiti facendo una variante della variante come sovente accade in questo settore della nord, molto vario e articolato di una montagna che ogni volta ci regala belle emozioni.



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