Pollino inizio
gennaio. Nuova avventura “a caccia d’inverno” ma le condizioni sono appena
accettabili soltanto nelle zone più interne del massiccio centrale, sulle cime più
alte attorno ai Piani. Neve discreta a partire da 1500 m. lungo i sentieri in
ombra e sui pianori d'alta quota, notevoli accumuli di neve farinosa sui pendii
boscati dei versanti occidentali e settentrionali. Uscendo allo scoperto nelle aree
sommitali invece, scarsissima neve sotto forma di ghiacciolino crostoso, lastre
di vetrato dove ha soffiato la tramontana e neve spazzata. Ecco il quadro
clinico poco confortante che ha caratterizzato la seconda uscita invernale della
stagione.
Questa situazione e il solito problema
di raggiungere le località di partenza alle quote più alte ci costringe a
partire dal basso. E per variare scenari e paesaggi optiamo per una salita su Monte
Pollino partendo dai ruderi del Colloreto che sorgono a 910 m. su un costone
roccioso al di sopra della galleria dell'A2 nei pressi dello svincolo Morano
Castrovillari. Per essere precisi ci avviano dall’agriturismo omonimo che sta ad
una sessantina di metri più giù dove termina la strada proveniente dal paese. Dagli
stabili dove abbiamo parcheggiato l'auto raggiungiamo a breve i ruderi del monastero
agostiniano del Colloreto.
Fondato nel 1546 venne soppresso definitivamente dalle leggi francesi (leggi murattiane che abolivano gli ordini religiosi possidenti) nel 1809.Il luogo è incantevole. Immersi in un boschetto di lecci guardano le immani pareti rocciose del Pollinello e Gaudorosso e verso occidente la mole del Timpone Viggianello incendiato dalle prime luci del sole. Verso sud lo sguardo impatta sul Monzone che domina la cittadina di Castrovillari.
Dopo una
fugace visita ai resti del convento in cui spiccano la torre campanaria e la
bellissima fontana ricavata nella pietra ancora in ottimo stato, intraprendiamo
la famosa Scala dei Moranesi o di Gaudolino. Osservando la strettissima gola tra
Serra del Prete e monte Pollino, nessuno immaginerebbe possa esserci un
sentiero avvincente e duro per lunghezza e dislivello, più di 900 metri per
raggiungere il piano di Gaudolino.
Un tempo era frequentato dai pastori e tutt'ora rappresenta l'unico valico che permette di superare la barriera tra Calabria e Basilicata. Veniva inoltre utilizzata dai pellegrini per raggiungere la Madonna del Pollino in occasione della festa che si tiene tutt’ora a inizio luglio e dai venditori di neve che la prelevavano dalle neviere sotto forma di ghiaccio trasportandola con i muli a valle per venderla infine al mercato di Castrovillari. La leggenda vuole che ogni moranese deve percorrerla almeno una volta nella vita per essere un “vero moranese”.
Nel primo tratto si attraversa un territorio vario caratterizzato
da vegetazione fitta composta in prevalenza da lecci, agrifogli, aceri e
pungitopi. Due ruscelli generati da altrettante sorgenti, quella di Tufarazzo e
la policroma Sorgente della Serra vanno ad alimentare una copiosa cascata
osservabile già dal sentiero di fianco o più da vicino operando una breve
digressione verso l'interno. Dopo la sorgente della Serra l’ambiente di tipo
mediterraneo comincia a cambiare cedendo il posto alla faggeta mista a pino
nero. E mentre la valle ci ingoia, lontano si apre un angolo di panorama sul
borgo di Morano e i contrafforti orientali di Monte Caramolo.
Finalmente a quota 1300 mettiamo i piedi sulla prima neve
e raggiungiamo i Gendarmi di Pietra dove la mulattiera si trasforma in gradini
scavati nella roccia. Questa è la Scala vera e propria, il tratto più
impegnativo nella salita verso Gaudolino. Ad un'ampia curva dove si incontrano
faggi secolari la pendenza diminuisce, ma aumenta il manto nevoso. Ci
domandiamo se sarebbe stato meglio portare con noi le ciaspole anche se per ora
non ci sono problemi, ma più in alto? Proseguendo la nostra lunga salita
raggiungiamo uno stazzo in cemento che indica la vicinanza del pianoro che avvistiamo
candido e luminoso.
Guadagnando ulteriori metri appare sulla destra la
maestosa bastionata rocciosa del versante ovest del Pollino festonata di pini
loricati e la mastodontica Serra del Prete sulla nostra sinistra, mentre alle
sue pendici occhieggia il piccolo rifugio incustodito Gaudolino. Spettacolo
puro.
La nostra meta adesso è risalire la cresta Nord del
Pollino che rimanendo in ombra dovrebbe garantire condizioni accettabili. Purtroppo
nell’attraversare piano Gaudolino ci rendiamo conto che le ciaspole non
sarebbero dispiaciute. Quando rientriamo nella faggeta dal lato opposto per
prendere il sentiero che lo collega a Piano Toscano, realizziamo che la neve
nonostante le bassissime temperature di questi giorni non si è trasformata affatto.
Lungo il sentiero più battuto la neve è abbastanza “camminabile” ma quando lo
abbandoniamo per impegnare l'erto pendio sulla destra ci rendiamo conto che
sarà una ravanata pazzesca.
Procediamo con difficoltà su pendenze che raggiungono anche
i 45° con accumuli di neve inconsistente fino a 50 cm. Cerchiamo di zigzagare
nella speranza di trovare terreni migliori ma oggi il Pollino proprio non ha
pietà di noi. Continuiamo a sprofondare e guadagnare pochi metri faticosamente.
Consulto spesso il gps per verificare la quota e la posizione ma sembra di stare
sempre allo stesso punto. Questa dura rampa nel bosco diventa allora
interminabile e impieghiamo la bellezza di un'ora e mezza solo per colmare i
300 metri di dislivello uscendo allo scoperto a quota 2000 veramente provati.

E dopo 1200 metri di dislivello dobbiamo profondere un
ultimo sforzo per farne altri 250 per raggiungere l'agognata vetta. In questo
versante ombreggiato ma allo scoperto soffia una tramontana tesa che con le
basse temperature di partenza genera un windchill severo ma sopportabile. Sono
le condizioni a lasciarci perplessi. Dopo tanta neve nel bosco, la parete ora
appare quasi spoglia, un magro strato di ghiacciolino increspato e vetrato nei
punti battuti dal vento. I ramponi però mordono bene e la salita adesso diventa
agevole e divertente.
Un primo strappo ci porta a valicare una fascia rocciosa
oltre la quale ci si porta sul ciglio di cresta che si affaccia sul Valangone. E
mentre i colossali pini loricati che popolano questo versante ci stanno a
guardare, giungiamo all’anticima nord di Monte Pollino e infine ai 2248 m della
vetta.
Arrivo stanco ma veramente soddisfatto, felice come un
bambino, quasi fosse la prima volta, come se avessi fatto una grande conquista.
Faccio foto a raffica mentre il compagno preferisce deviare verso la dolina a
qualche decina di metri dal pilastrino in cemento mettendosi al riparo dal
vento. Il panorama è circolare e superbo sulle maggiori elevazioni del
massiccio fino ai monti dell’Orsomarso coperti da nubi basse. Nonostante ciò
Pasquale, acquattatosi sulla neve con la sua mirrorless dopo diversi tentativi
riesce anche ad individuare e immortalare il lontano Etna col suo onnipresente pennacchio.
Dopo una meritata pausa iniziamo la discesa lungo la soleggiata
via normale procedendo su poca neve molle. Sulla cresta parallela della Serra
del Pollinello attira lo sguardo il Candelabro, un altro caratteristico pino
loricato simbolo del Pollino. In breve raggiungiamo quota 2000 all’altezza
della grande Dolina del Pollino dove bisogna invertire direzione lungo il
sentiero classico che porta a Gaudolino.
Anche qui dobbiamo fare i conti con accumuli di neve che
rendono la marcia faticosa, ma almeno siamo in discesa. Dal pianoro riprendiamo
la traccia della Scala e dopo aver consumato il panino, un arancio e un buon
bicchiere di the caldo aromatizzato alla grappa scendiamo velocemente fino
all'auto che ormai si è fatto buio.
Negli ultimi tornanti mentre un'argentea luna sorge dalle
balze del Pollinello, sento qualcosa che non va allo scarpone destro che purtroppo
si apre completamente, tutto il blocco suola se ne viene via. Le mie “La
Sportiva Nepal Top” dopo 12 anni di onorato servizio in tutta Italia mi
abbandonano. Proverò a ripararle? Vedremo. Per il momento mettiamo in
cassaforte anche questa grandiosa e impegnativa scalata sperando ancora in un
inverno più decente che purtroppo si sta facendo desiderare in tutto
l'Appennino, da nord a sud.